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Jiddu Krishnamurti

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On 3 settembre 2018
Last modified:1 novembre 2018

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Benvenuti all’articolo di approfondimento dedicato ad Ai piedi del maestro, libro di Jiddu Krishnamurti assai risalente, essendo datato 1910...

Ai piedi del maestro - Jiddu Krishnamurti (esistenza)Titolo: Ai piedi del maestro (At the feet of the master).
Autore: Jiddu Krishnamurti.
Argomenti: esistenza, spiritualità, teosofia.
Editore: Edizioni Teosofiche Italiane.
Anno: 1910.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Benvenuti all’articolo di approfondimento dedicato ad Ai piedi del maestro, libro di Jiddu Krishnamurti assai risalente, essendo datato 1910… e tecnicamente nemmeno di Krishnamurti, ma per tale dettaglio vi rimando alla recensione.

Cominciamo subito l’elenco di brani proposti, col primo che elenca i quattro ambiti in cui si deve impegnare il viandante spirituale.
“Quattro sono i requisiti per questo sentiero: discernimento, assenza di desiderio, retta condotta e amore.”

Il secondo brano sintetizza viceversa i due gruppi di esseri umani presenti nel mondo.
“In tutto il mondo vi sono soltanto due specie di uomini: quelli che sanno e quelli che non sanno, e ciò che conta è questa conoscenza.”

Parlando di conoscenza e sapienza, segue una citazione davvero evocativa nella sua bellezza e forza.
“Dio è Sapienza al pari di Amore, e quanto più sai tanta più parte di lui puoi manifestare.”

Torniamo ora sulla Terra e nel prosaico, parlando dei tre corpi umani e della necessità di dominarli e di non esserne al contrario dominato. La citazione si conclude con il solito invito alla presenza, fattore centrale e focale di ogni vero percorso evolutivo.
“Il corpo è un animale al tuo servizio, il destriero sul quale cavalchi.
Perciò trattalo bene e abbine cura; non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande pure, e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola macchia di sudiciume.
Perché senza la perfetta nettezza e la perfetta salute del corpo non potrai compiere l’arduo lavoro di preparazione, non potrai sopportare lo sforzo che esso richiede.
Devi essere sempre tu che padroneggi quel corpo, e non il contrario.
Il corpo astrale ha i suoi desideri… desideri a profusione: vuole che tu vada in collera, che tu dica parole aspre, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui, che ti lasci sopraffare dallo sconforto.
Esso desidera tutte queste cose e molte altre ancore, non perché voglia farti male, ma perché ama le vibrazioni violente e gli piace cambiarle continuamente.
Ma tu non vuoi nulla di tutto questo e perciò devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo.
Il tuo corpo mentale desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a sé e poco al prossimo. Anche se riuscirai a distoglierlo dagli interesse mondani, cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti pensare al tuo progresso anziché al lavoro del maestro e all’aiuto da dare agli altri.
Quando mediti, cercherà di farti pensare alle molte varie cose che esso brama, anziché all’unica cosa che tu vuoi.
Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva e perciò in questo è necessario il discernimento.
Vigila senza posa, altrimenti fallirai.”

Il brano seguente tratto da Ai piedi del maestro invita alla serenità costante, al di là dei fatti esteriori.
“La tranquillità della mente implica coraggio, così che tu possa affrontare senza timore le prove e le difficoltà del Sentiero.
Significa anche fermezza, che ti consenta di prendere alla leggera i guai che vengono ad ognuno nella vita e di evitare l’angustia continua per cose da poco, nella quale tanta gente trascorre la maggior parte del tempo.
Ciò che accade ad un uomo esternamente non ha la minima importanza; dispiaceri, guai, malattie, disgrazie, tutte queste cose devono contare come nulla e non bisogna permettere che la tranquillità della mente ne sia turbata.
Queste cose sono il risultato di azioni passate e quando ti capitano sopportale con cuor contento, rammentando che ogni male è transitorio e che è tuo dovere mantenerti sempre sereno e pieno di gioia.”

Adesso seguono alcune righe che invitano il lettore ad un esercizio che, praticamente, è un esercizio che mi ero inventato e assegnato da solo tempo fa: una benedizione al giorno (mia ulteriore specifica: rivolta preferibilmente o a chi ne ha bisogno o a chi ci piace meno).
“Adopera quotidianamente il potere del pensiero a scopi benefici; sii una forza a favore dell’evoluzione.
Pensa ogni giorno a qualcuno che sai afflitto, sofferente o bisognevole di aiuto e riversa su di lui il tuo pensiero amorevole.”

Parliamo ora di possesso e attaccamento, nemici della libertà, della leggerezza e della serenità.
“Devi rinunziare a ogni sentimento di possesso.
Il karma potrà toglierti le cose a cui tieni maggiormente, perfino le persone che più ami.
Anche in questo caso devi essere contento, pronto a distaccarti da qualsiasi cosa e da tutto.”

Ci stiamo avvicinando alla conclusione di questo bell’articolo di approfondimento dedicato ad Ai piedi del maestro. Questo brano ci invita ad avere una determinazione inarrestabile.
“Nulla di deve distogliere, sia pure per un istante, dal Sentiero nel quale sei entrato.
Nessuna tentazione, nessun piacere del mondo, perfino nessun affetto deve mai farti deviare.
Perché tu stesso devi divenire uno col Sentiero; esso dev’essere tanta parte della tua natura che tu lo possa eseguire senza bisogno di riflessione ed il deviarne sia impossibile.”

Viceversa, questa ulteriore frase rimarca ulteriormente il valore dell’amore.
“Di tutti i requisiti il più importante è l’Amore, poiché, se esso è sufficientemente sviluppato in un uomo, l’obbliga ad acquisire tutti gli altri, e tutti gli altri senza di esso non sarebbero mai sufficienti.”

Meno tre al termine: la terzultima citazione de Ai piedi del maestro invita al servizio agli altri in ogni sua forma.
“Nella vita quotidiana l’amore implica due cose: primo, abbi cura di non nuocere ad alcun essere vivente; secondo, che tu sia costantemente in guardia per non lasciarti sfuggire le occasioni di recare aiuto.”

La penultima ci parla degli effetti del pensiero di bassa vibrazione, effetti rivolti sia agli altri che a se stessi.
“Se pensi al male di un altro fai contemporaneamente tre cose malvagie:
1. riempi i tuoi vicini di pensieri cattivi anziché di pensieri buoni e così accresci la sofferenza del mondo,
2. se vi è in quell’uomo il male a cui pensi, lo intensifichi e lo nutri e così, invece di migliorare tuo fratello, lo rendi peggiore.
3. riempi la tua mente di pensieri cattivi, anziché di pensieri buoni e così ostacoli il tuo proprio progresso.”

Ultimo brano proposto, questo focalizzato sulle tre qualità che occorre sviluppare in sé.
“Il Sapere che rende capaci di aiutare, la Volontà che dirige quel sapere, l’Amore che ispira quella volontà: questi sono i vostri requisiti.
Volontà, Sapienza ed Amore sono i tre aspetti del Logos, e voi che desiderate arruolarvi al suo servizio dovete rispecchiare questi tre aspetti nel mondo.”

Bene, e con Ai piedi del maestro di Jiddu Krishnamurti (al tempo noto come Alcyone) abbiamo terminato.
Saluti e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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