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Salvatore Brizzi

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On 21 Marzo 2016
Last modified:4 Gennaio 2018

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Salvatore Brizzi è uno di quegli autori la cui lettura dei libri mi mette in difficoltà... nel momento in cui mi accingo a copiarmi i punti di valore che mi sono segnato durante la lettura, per il semplice fatto che sono tantissimi.
La porta del mago non ha fatto eccezione...

La porta del mago - Salvatore Brizzi (evoluzione personale)Titolo: La porta del mago.
Autore: Salvatore Brizzi.
Argomenti: esistenza, evoluzione personale.
Editore: Anima Edizioni.
Anno: 2006.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Salvatore Brizzi è uno di quegli autori la cui lettura dei libri mi mette in difficoltà… nel momento in cui mi accingo a copiarmi i punti di valore che mi sono segnato durante la lettura, per il semplice fatto che sono tantissimi.

La porta del mago non ha fatto eccezione, e anche stavolta è stata una ricca messe. Faticosa, ma ricca.
Parte di quanto mi sono segnato è inclusa in questo articolo di approfondimento, mentre il grosso figurerà nella pagina facebook, che vi consiglio spassionatamente di frequentare, anche se non usate molto facebook.

Ma veniamo a La porta del mago, e cominciamo con una citazione sulla figura del mago-alchimista e sul processo del risveglio.
“Il mago è un individuo che non si ferma all’acquisizione intellettuale di conoscenza o alla partecipazione a rituali, ma decide di lavorare su di sé per ottenere una reale trasformazione della propria coscienza; egli provoca una vera deflagrazione del proprio essere che è costretto a mutare in qualcosa di nuovo e sconosciuto.
L’energia che lo muove è una indicibile sete di conoscenza – di ordine cosmico e quindi non riferita al potere materiale – che lo porta a sacrificare se stesso – il suo attuale ego – fino a fondere la propria coscienza in quella dell’Uno, pur restando sempre autoconsapevole.
In cambio dei suoi prolungati e indefessi sforzi si aspetta di conseguire questi risultati:
– il risveglio interiore, cioè l’uscita dal sonno della coscienza per approdare all’amore incondizionato e alla Verità,
– l’immortalità, che si ottiene come conseguenza dell’apertura del Cuore e dell’identificazione completa con l’anima,
– la conoscenza delle misteriose leggi della sua psiche, il che conferisce al mago la capacità di interagire consapevolmente con i mondi sottili.”

Il secondo brano è invece dedicato all’osservazione.
“Cosa vuol dire osservarsi?
Dobbiamo cominciare a considerare ogni manifestazione della nostra personalità come materiale di studio, senza identificarci con le emozioni e i pensieri che essa produce in continuazione. L’aggressività, l’invidia, la competitività, la paura, il senso di inadeguatezza… sono espressioni dell’animale di cui siamo ospiti che noi dobbiamo prima conoscere e poi imparare a controllare e sfruttare a nostro vantaggio.
Non possiamo però ottenere risultati tentando di controllare direttamente la macchina. Il mago/alchimista agisce con astuzia: si limita ad osservare tutto senza provare ad alterare nulla… anche perché all’inizio non sapremmo cosa è meglio cambiare e cosa è meglio che resti com’è.
Tali considerazioni non implicano, si badi bene, l’indifferenza o addirittura il disprezzo per la personalità… tutt’altro, l’amore per essa e per le sue difficoltà è l’energia che deve muovere la nostra osservazione distaccata. Il giudizio nei confronti della nostra personalità, così come il giudizio verso quella degli altri, ci ricaccia nell’ego, impedendoci ogni genere di sviluppo. Comprenderemo che noi certamente non siamo né mente né materia, ma allo stesso tempo sentiremo il bisogno di amare ed elevare mente e materia, spiritualizzandole.”

Ancora osservazione, stavolta applicata al tema della trasmutazione interiore.
“Per “vincere” un demone sono necessari osservazione, ricordo di sé, non-giudizio e perdono.
Se osserviamo un aspetto della nostra psiche e lo giudichiamo, cioè lo rifiutiamo, lavorando per eliminarlo, allora non lo vinceremo mai, perché lui si nutrirà del nostro odio per diventare ancora più forte: ogni volta che si taglia una testa dell’Idra, ne ricrescono due.
Il demone va esposto al nostro Sole interiore, il Cuore, osservandolo attraverso la luce del persone e dell’amore. Non va attaccato: Ercole infatti si inginocchia davanti al mostro per poterlo poi sollevare oltre il buio della palude, sotto i raggi del Sole.
L’amore solare, innanzitutto verso se stessi, è il Fuoco che trasmuta.”

E ancora trasmutazione interiore, e cambiamento delle energie della persona… compresi eventuali equivoci con chi si ha intorno.
“Il risveglio ci modifica caratterialmente: tutti gli aspetti superflui della nostra personalità, tutti i ruoli che di norma ci costringiamo a recitare in presenza di amici e parenti – il simpatico, l’estroverso, l’intellettuale opinionista – progressivamente perdono forza e scompaiono. Di conseguenza alcuni potranno trovarci meno interessanti, più noiosi o troppo seri.
In realtà non stiamo diventando meno interessanti, è solo che disidentificandoci dalla personalità e identificandoci con l’anima, non rispecchiamo più le aspettative della società, la quale si fonda sulle caratteristiche della macchina biologica: essere al centro dell’attenzione, manifestare competitività, discutere con coinvolgimento degli argomenti più futili e più alla moda in un dato momento, esprimere inutili opinioni su qualunque avvenimento di cronaca… e così via.
Non ci interessa far sapere agli altri cosa ne pensiamo di un dato politico o di una particolare attrice, perché non ci preme più dare all’esterno un’immagine di “persone informate”. Cogliamo la futilità – e la sostanziale mancanza di autonomia del pensiero – che si nasconde dietro il voler commentare con gli amici tutto ciò che viene detto al telegiornale.
E ci stiamo veramente liberando, a un certo punto, fortunatamente, non riusciremo più ad avere opinioni. Ma dobbiamo prepararci al fatto che tutto ciò verrà interpretato dagli altri come mancanza di attenzione e menefreghismo, e non per quello che è: un processo di svincolamento dall’illusione.
D’altra parte diventeremo sempre più interessanti e riconoscibili agli occhi di chi ha intrapreso un percorso di risveglio simile al nostro, o di chi possiede anche solo una visione più profonda e meno scontata dell’esistenza. Le nostre frequentazioni subiranno inevitabilmente dei cambiamenti.”
Adesso segue un brano in cui si elencano i principali modi con cui si disperde la propria energia, così fondamentale per il risveglio.
“Tutti noi abbiamo in noi stessi la capacità di costruire un nuovo corpo che ci permetta di “entrare nel Regno dei Cieli”, la dimensione dell’anima, una realtà di consapevolezza e beatitudine completamente diversa da quella che percepiamo nelle condizioni ordinarie. Ma per fare ciò necessitiamo di una quantità notevole di energia.
All’inizio tale energia viene ricavata semplicemente dalla drastica riduzione degli sprechi. L’essere mano infatti possiede già nella sua macchina biologica l’energia necessaria a svolgere un lavoro su di sé, ma non ne può disporre perché la disperde continuamente in attività inutili o dannose. Uno dei primi obiettivi deve essere quindi il risparmio di energia. Questo ci consentirà di disporre della vitalità necessaria a fare ulteriori sforzi per il ricordo di noi stessi.
Per risparmiare energia dobbiamo lottare contro le abitudini che ci costringono a disperderla:
– sprechiamo energia provando emozioni negative di ogni sorta: quando siamo in ansia, ci lamentiamo di qualcosa, ci arrabbiamo con qualcuno, siamo nervosi, depressi o gelosi,
– sprechiamo energia lasciandoci ossessionare dall’immaginazione negativa: pensiamo a episodi spiacevoli che potrebbero accadere a noi o ai nostri cari, ricordiamo con rabbia o con piacere avvenimenti del passato, costruiamo dialoghi immaginari nella nostra testa, alimentiamo inutili fantasie di ogni sorta, realizzabili o irrealizzabili che siano,
– sprechiamo energia utilizzando male il nostro corpo: nel compiere i movimenti contraiamo molti più muscoli di quelli necessari, assumiamo posture sbagliate, compiamo gesti superflui dettati dall’abitudine.”

Ancora parlando di energie e di dispersione e abbassamento delle stesse, ecco una citazione sull’alimentazione.
“La carne è generalmente legata all’aggressività, i cibi piccanti all’eccitamento, sessuale e non, quindi il loro inserimento o la loro esclusione dalla dieta può indubbiamente provocare importanti effetti sul comportamento dell’essere umano.
Attraverso un testo scritto è possibile fornire unicamente consigli di carattere generale. Si tenga però presente che ogni apparato psicofisico è differente da tutti gli altri e che eventuali variazioni dietetiche devono essere apportate in base ai bisogni specifici di ogni individuo, tenendo conto di quanto gli può essere maggiormente utile per compiere il suo prossimo passo sul sentiero alchemico.
In linea generale possiamo dire che la carne, gli alcolici e lo zucchero sono gli alimenti che più di tutti danneggiano il corpo umano e ne abbassano la frequenza vibratoria, ancorandolo alla materia.
Per quanto concerne la carne, essa è intrisa della paura, della sofferenza emotiva e del dolore fisico che gli animali provano dapprima nelle spaventose condizioni in cui sono sottoposti sul luogo di allevamento, durante il trasposto e poi al momento del macello. Inoltre è bene rammentare, a chi lo avesse dimenticato, che quando un essere vivente viene ucciso… è un cadavere, per cui nel corpo comincia immediatamente il processo di decomposizione, che può essere rallentato dalla conservazione in ambienti a bassa temperatura, ma mai impedito.
L’astinenza dai cibi morti apporta esclusivamente vantaggi nel fisico e nello spirito, perché aiuta il corpo a stare meglio aumentandone forza e resistenza, ci avvicina empaticamente a tutte le creature popolanti l’Universo e tempra il carattere alla rinuncia e alla disciplina.”

Cambiamo ora argomento, passando a uno dei cavalli di battaglia di Salvatore Brizzi: il non giudizio.
“Il non-giudizio deve servici da faro per la nostra navigazione nel mondo della Magia. Se ci impegniamo nell’astenerci dal giudicare persone e situazioni, non è possibile che deviamo dalla retta via e la nostra trasformazione andrà rapidamente a buon fine.
Il non-giudizio va rivolto in particolare verso noi stessi, cioè nei confronti di tutti quegli aspetti di noi, fisici o emotivi che siano, che non accettiamo e vorremmo eliminare.
I nostri giudizi orientati verso il prossimo non sono che giudizi rivolti a noi stessi, a quelle caratteristiche di noi che non sopportiamo, che non vogliamo ammettere di avere e che quindi proiettiamo sul mondo esterno additandole negli altri.”

Altra citazione sul giudizio, stavolta più teorico-esistenziale (per quanto la suddivisione tra teoria e pratica è fittizia, fatta solo per nostro comodo di comprensione).
“Ogni volta che giudichiamo ci stiamo allontanando dal fine per cui esistiamo – il ritorno all’Uno – e questo non può che creare attrito nelle nostre vite.
Giudicare significa dividere in due – giusto e sbagliato – un Universo che invece è Uno.
Il nostro scopo è tornare all’Uno non perché l’abbia deciso qualche filosofo o perché faccia parte della moda new age, ma semplicemente perché noi siamo Uno, lo siamo sempre stati, e lo saremo sempre. Non ci possono essere due esistenze, l’Esistenza è una e noi siamo quell’Unità.
Il nostro problema è che non riusciamo a realizzarlo in questo istante perché ce lo siamo dimenticati, ci siamo addormentati in una macchina biologica che deve lottare per sopravvivere e pertanto divide tutto fra giusto e sbagliato, e come conseguenza del nostro sonno ci sentiamo separati.
Ogni giudizio, ogni schema mentale che implica la divisione fra giusto e sbagliato, crea un impedimento sulla via del ritorno all’Uno. Ogni impedimento è un attrito, un freno allo scorrere del fiume della vita. ogni attrito è sofferenza. Ogni sofferenza, nel momento in cui viene osservata e trasmutata, diventa occasione per ricongiungerci all’Uno.”

Ancora sul giudizio, stavolta con un brano riferito agli altri, a coloro che magari giudichiamo… dimenticandoci che ognuno fa quello che fa perché non può fare altrimenti (se no lo farebbe).
“Ogni abitante della Terra si trova al suo particolare livello evolutivo e non può che comportarsi secondo quella che è la sua attuale apertura di coscienza. I concetti di giusto e sbagliato non hanno motivo di esistere, perché ogni atto è giusto in relazione allo stato di coscienza di chi lo compie.
Una persona che ruba sta forse sbagliando? Il rubare è un’aberrazione del Creato oppure riveste un ben preciso significato all’interno di un contesto evolutivo? Chi ruba è uno sbaglio della natura o sta solo esprimendo i bisogni tipici di un determinato livello di coscienza? Le anime bambine attraverso il furto costruiscono la propria identità: esistono in quanto posseggono, e hanno bisogno di possedere sempre di più per sentirsi vive.
Non si può giudicare sbagliato il crimine, né sperare di estinguerlo, così come non si possono eliminare alcuni anni dell’infanzia di un bambino costringendolo a diventare adulto prima del tempo.
Esiste una fase dello sviluppo del bambino nella quale comincia a fare i capricci, un’altra nella quale rompe i giocattoli, e così via. Se a noi dà fastidio che nostro figlio faccia i capricci, non possiamo per questo sperare di eliminare quella tappa della sua evoluzione, perché come conseguenza crescerebbe con alcune deficienze psichiche.
Piuttosto, dovremmo applicare la Legge dello Specchio e capire quando anche noi “facciamo i capricci” con i colleghi di lavoro o con il partner.”

Torniamo ai nostri disagi interiori; ignorarli è inutile, perché si ripresenterebbero in altro modo.
“È inutile scappare dalla malattia, dal problema psicologico, dal parente che non sopportiamo, dal lavoro che non ci soddisfa, dal partner che non ci capisce… perché se il problema è dentro di noi, ci si presenterà la stessa malattia, o una nuova più grave della prima; un nuovo problema psicologico, o un acuirsi dello stesso, derivante dal voler scacciare la difficoltà a colpi di psicofarmaci; un vicino di casa che ci farà arrabbiare come il nostro parente; un lavoro dove incontreremo gli stessi impedimenti incontrati in quello precedente; l’ennesimo partner che non ci capisce…
Questo non vuole essere un invito a non curare le malattie, a non cambiare mai un lavoro o a non lasciare il partner, bensì la semplice enunciazione di una legge naturale: non possiamo allontanare ciò che è dentro di noi, perché ci seguirà ovunque andremo.
Se questo concetto è stato completamente assimilato, sta poi alla sensibilità di ognuno decidere quando è il momento di agire anche sul piano materiale prendendo la medicina o cambiando lavoro. Tutto quanto faremo sarà perfetto, se lo faremo con la consapevolezza cristallina che i demoni non possono venire scacciati, ma devono essere accettati e trasmutati in angeli.
‘Abbandono mio marito, perché la situazione attuale è diventata insostenibile, ma so bene che il problema si ripresenterà fino a quando non lo avrò risolto al mio interno’.”

Le cose non accadono a caso, dunque.
“Tutto quanto ci accade è lì per aiutarci a compiere il prossimo passo nel cammino di ritorno verso l’Uno.
Viviamo esclusivamente le situazioni che ci sono più utili per trasformare i nostri giudizi e i nostri attaccamenti; anzi, sarebbe più corretto dire che i nostri giudizi e i nostri attaccamenti attirano delle situazioni che ci mettono in grado di operare la loro trasmutazione.”

E chi sa ciò non lotta contro l’esistenza, ma anzi ringrazia per le possibilità di trasmutazione-elevazione che gli vengono offerte.
“Il vero alchimista è quello strano individuo – non identificabile con alcuna società, religione o periodo storico – che decide di dedicare la propria vita alla trasmutazione del Piombo in Oro. Questa figura è sempre esistita ed esisterà sempre.
Se ci dedichiamo all’Ars Regia dobbiamo tenere in massimo rispetto proprio la sostanza meno nobile, il Piombo, in quanto questa è la materia prima da cui sappiamo di poter ricavare un bene assai più prezioso. Certamente non cerchiamo di rifuggirlo, bensì ringraziamo il Cielo tutte le volte che ne incontriamo una certa quantità sul nostro cammino.
L’alchimista ama sommamente il Piombo perché ha la capacità di vedere oltre le apparenze: non lo giudica per ciò che è, ma per ciò che può divenire nelle sue mani. Egli sente nel profondo di sé che il dolore è una porta, non un muro. Il dolore va sfruttato, non rifiutato.
Ebbene, noi tutti siamo alchimisti venuti sulla Terra a trasmutare il Piombo in Oro, ma allo stesso tempo siamo ominidi impegnati nella lotta per la sopravvivenza, per cui allontaniamo istintivamente da noi il Piombo appena ne fiutiamo anche solo l’odore.
Il Piombo è la nostra sofferenza… e la nostra sofferenza è di piombo.
L’Oro rappresenta la gioia, l’amore, la creatività, l’imprevedibilità… e tutte le altre qualità che è possibile ricavare da una corretta trasmutazione delle emozioni negative.”

Adesso propongo un brano su uno degli argomenti centrali de La porta del mago: la creazione di un testimone-osservatore, preludio dell’entrata nell’anima.
“Di consueto viviamo le nostre sofferenze restando interamente identificati con esse. Non ci è possibile osservarle come manifestazioni meccaniche di un apparato psicofisico, in quanto crediamo ancora che siano nostre.
Per quanto possa apparir strano, noi abbiamo sviluppato attaccamento per le nostre difficoltà, e siamo gelosi delle nostre pene. Essere identificati significa proprio non avere la facoltà di prendere le distanze dai programmi di reazione all’ambiente messi in atto dalla macchina biologica.
In questa situazione veniamo letteralmente vissuti dal nostro malessere, non lo stiamo vivendo attivamente, quindi non siamo in grado di realizzare alcuna trasformazione cosciente. Finché crediamo di essere il nostro stesso male, non possiamo guarire quel male.
L’osservazione dà origine a un osservatore che non è più totalmente coinvolto nei giochi illusori della personalità. Questo osservatore possiede il potere necessario per cavalcare la sofferenza senza restarne invischiato.
Lo stadio di coscienza definito con il termine “testimone”, dotato di un centro di gravità permanente, si colloca a metà strada fra la coscienza della personalità e quella dell’anima. Pur non essendo ancora un vero e proprio nuovo ente, quale è invece il Sé, è tuttavia uno stato della coscienza “esterno” alle manifestazioni della macchina biologica. È, in un certo senso, l’ancora di salvezza per chi non ha ancora aperto il Cuore.”

Altro concetto cardine, legato anche al giudizio: il perdono: con poche righe il dilemma è risolto.
“Cos’è il perdono?
È l’abilità di realizzare in un lampo di intuizione che l’altra persona non ci ha mai fatto nulla, e quindi non c’è niente che dobbiamo perdonarle.
Di solito possediamo questa infantile visione del perdono: “Mi hai fatto male, mi hai fatto soffrire, ma ti perdono lo stesso”.
Mentre l’autentico perdono dice: ‘Stavo provando rabbia e desiderio di vendetta nei tuoi confronti, ma il mio Cuore si è aperto e ho visto che non mi hai mai fatto nulla. Sono le mie emozioni a creare gli eventi, e non viceversa’.
Nell’istante del perdono avviene un’immediata identificazione con la nostra anima; questo ci consente di percepire uno squarcio di realtà, di Regno dei Cieli, oltre il velo dei condizionamenti della macchina biologica. Un’anima immortale non può che vedere perfezione intorno a sé: non ha paura che le facciano del male, non teme di perdere soldi, non desidera vendicarsi, non è ansiosa per quanto potrebbe accaderle in futuro… ecco perché può permettersi di perdonare tutto e tutti!”

Con l’ultima citazione torniamo un po’ alla prima, che riguardava la figura del mago. Quest’ultima invece riguarda la magia.
“La Magia è quanto di più sacro esiste sul pianeta: essa concerne la reale possibilità per l’uomo di “farsi Dio”, permettendo in tal modo a Dio di “farsi carne”.”

E con questo abbiamo terminato con l’eccellente La porta del mago di Salvatore Brizzi, che se la gioca come articolo di approfondimento più lungo della storia del sito.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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