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Salvatore Brizzi

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On 31 Luglio 2013
Last modified:4 Gennaio 2018

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Ciao a tutti, bentrovati all’articolo di approfondimento del libro di Salvatore Brizzi La rinascita italica. Un libro, come gli altri di Brizzi, non molto corposo, ma veramente denso di spunti...

La rinascita italica - Salvatore Brizzi (miglioramento personale)Titolo: La rinascita italica.
Autore: Salvatore Brizzi.
Argomenti: esoterismo, politica.
Editore: Antipodi Edizioni.
Anno: 2011.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino, Amazon.

 

Ciao a tutti, bentrovati all’articolo di approfondimento del libro di Salvatore Brizzi La rinascita italica.
Un libro, come gli altri di Brizzi, non molto corposo, ma veramente denso di spunti, tanto che ogni volta escono fuori decine e decine di citazioni, sia per gli articoli di approfondimento che per la pagina facebook.

Anche questo, dunque, è un approfondimento piuttosto lungo.
Partiamo dunque senza indugi, con un brano sul rapporto tra cittadino e stato… e sulla salute di una nazione.
“Il risultato del progressivo scollamento fra cittadino e Stato è una politica che invece di favorire l’evoluzione interiore degli individui, diviene asservita agli interessi di economia e finanza. Da tempo le multinazionali e le grandi banche collocano senza difficoltà i loro uomini nelle posizioni di potere all’interno degli Stati, e quindi di fatto governano.
Lo Stato è sempre per definizione al servizio di qualcuno, ma se non lo è dei cittadini lo è dei mercati, delle banche centrali, delle agenzie di rating.
Sotto l’incalzare delle crisi economiche e delle oramai quotidiana emergenze finanziarie, la sovranità del popolo progressivamente si riduce fino a venire agevolmente calpestata; si commissariano i Paesi che non si adeguano alle direttive, ma in tal modo si delega ai tecnici, agli eurocrati e alle banche centrali quel ruolo di leadership che spetterebbe alla politica.
In tal modo la politica, intesa come arte del governare e scienza del governare, scompare, lasciando il posto a una somma di processi burocratici il cui fine è permettere a tecnici esperti di finanza di amministrare la nazione.
Come se le difficoltà di un popolo nascessero dal vuoto delle sue tasche e non da quello del suo Spirito.”

Ora un punto forte di Brizzi: il collegamento tra mondo interno e mondo esterno, stavolta applicato proprio al rapporto cittadino-stato.
“Inizialmente sembra che gettare all’esterno di sé la colpa per una certa situazione disagevole, affibbiandola al capro espiatorio di turno, possa risultare in qualche modo vantaggioso, ma a ben guardare ci si rende presto conto che per tale via si è condannati alla schiavitù, si delega automaticamente anche il potere di cambiare tale situazione.
‘Se il governo non fa questo noi non possiamo essere felici’, è la linea di pensiero comune. Ma questo sottintende che il governo ha potere sulla felicità del singolo. E ciò dovrebbe risultare piuttosto indesiderabile, a meno che non si sia deciso di intraprendere una carriera da soggiogati.
Il cittadino del futuro sa che la felicità è interamente nelle sue mani e che la classe al potere può solo riflettere lo stato di coscienza medio del popolo.
Ne consegue che se i cittadini cambiano, la classe politica è costretta a cambiare di conseguenza. Pensare in questo modo significa riprendersi il potere.”

Seguono adesso due brani brevi, su quale dovrebbe essere lo scopo esistenziale dello stato da un lato… e su cosa invece è dall’altro.
Primo brano.
“Ciò che non ha come obiettivo la propria evoluzione spirituale, sia esso un individuo o una civiltà, inevitabilmente degenera.
Ciò che non è capace di puntare verso l’avanti/l’alto fatalmente discende. Se la politica manca di venire ispirata dai valori, l’atavico e bestiale desiderio di sopravvivenza di cui ciascuno è intriso per natura assurge al ruolo di unico valore. Invece di “fare politica” ci s’inchina al motto mors tua vita mea.”

Secondo brano.
“La tecnica usata per irretire i cittadini è sempre la stessa ed è molto semplice: mai proibire apertamente qualcosa, bensì concedere un surrogato del valoreo che viene richiesto dal popolo definendolo con il termine che identifica il valore autentico.
Per esempio, la gente vuole democrazia? Le diamo un’oligarchia e la chiamiamo democrazia.
La gente vuole libertà? Le diamo un sistema che è condizionante fin dall’infanzia e lo chiamiamo ‘società libera’.
La gente vuole uguaglianza? La costringiamo all’omologazione e la chiamiamo uguaglianza o globalizzazione.
La gente vuole arte? Le diamo e le insegnamo nelle scuole la tecnica (un’attività della mente) e la chiamiamo arte (un’attività del cuore).”

Di fronte a tale situazione, lamentarsi non serve a niente, mentre al contrario serve lavorare al proprio interno…
“Lavora indefessamente al tuo interno per trasmutare il piombo in oro.
È molto semplice: comincia ad auto-osservarti giorno dopo giorno e smetti di lamentarti e giudicare. Questo deve diventare il tuo obiettivo massimo, l’unica preoccupazione della tua vita. Non pensare ai soldi, perché questo è l’obiettivo sbagliato. Non pensare al successo, alla tua missione, al posto di lavoro o alla felicità di coppia. Successo, lavoro, coppia, denaro… tutti questi aspetti ti sono dovuti e andranno al loro posto naturalmente; saranno costretti a farlo come conseguenza di ciò che avrai modificato al tuo interno. Il mondo non ha volontà propria, può solo obbedire, può solo riflettere la tua crescita interiore. Se vuoi una vita diversa, devi diventare una persona diversa.
Il rapporto esistente fra la psicologia d’un uomo e gli eventi che accadono nella sua vita è un campo di ricerca ancora poco esplorato (i libri di Bruce Lipton rappresentano un’ottima eccezione).
Ma questo è l’elemento decisivo nella questione del libero arbitrio. Capire che gli eventi del mondo non causano, bensì rispondono ai nostri stati interiori, è la chiave per trasformare un individuo nel leader di se stesso.
Solo l’’uomo verticale’, ossia quello che una volta veniva chiamato ‘il mago’, possiede libero arbitrio, in quanto ha ottenuto un controllo completo dei suoi stati interiori: l’attività mentale e quella emotiva.
[…] La tua psicologia è il tuo destino.
Il fatto che tu in questo momento sia nella gioia oppure pieno di rabbia decide inesorabilmente quale sarà il tuo futuro.”

E se l’esistenza ci presenta qualcosa che non ci piace, o che ci fa soffrire, è importante sapere che è qualcosa che ci serve, e che abbiamo scelto noi stessi a livello animico.
“Ognuno di noi crea, spesso inconsciamente, le situazioni e le persone che gli sono più utili per compiere il passo successivo sul suo cammino evolutivo.
Le persone e le cose non sono fuori di noi, bensì dentro di noi.
L’anima – la coscienza – letteralmente materializza nel cosiddetto mondo esterno solo ciò di cui ha bisogno.
Nella misura in cui noi siamo identificati – addormentati – nel corpo, non siamo coscienti di stare creando il mondo e quindi subiamo le decisioni della nostra stessa anima come se non fossero nostre. Solo l’incapacità di udire la voce della nostra vera essenza ci fa apparire improvvisi e inaspettati gli eventi della vita.
Mentre nella misura in cui ci identifichiamo con l’anima diveniamo anche coscienti di stare materializzando tutto ciò che ci accade momento dopo momento.
La conseguenza di questo nuovo atteggiamento è che svanisce ogni paura e diveniamo finalmente liberi.”

Alla fine contiamo solo noi, letteralmente.
“Il Monaco Guerriero sa che l’avversario è sempre solo una parte di sé.
In realtà non c’è nessuno là fuori, non c’è nessuno oltre i confini della sua coscienza.
I suoi nemici sono quelli della sua casa. Mentre combatte vede nell’altro solo un frammento del suo essere da reintegrare. Infatti il suo scopo non è ucciderlo, ma imparare a conoscerlo e quindi dominarlo.”

Chiudo l’articolo di approfondimento de La rinascita italica con una speranza di Brizzi, che è anche la mia e a cui dunque mi unisco con tutto il cuore
“Voglio che un giorno autori come Gurdjieff, Osho, Aivanhov, Castaneda, Anne Givaudan, Leadbeater, Annie Besant, Alice Bailey, Joe Vitale, Eckhart Tolle… vengano insegnati ai miei figli in una scuola pubblica.
Non voglio che i miei figli vengano educa strati dall’attuale istruzione, la quale è solo capace di fabbricare tecnici/servi che andranno ad affollare i gironi impiegatizi. Non voglio che i miei figli vivano pensando di essere su questo pianeta ‘a caso’, voglio che imparino a scoprire chi sono e vivano credendo in qualcosa di superiore.”

Bene, con La rinascita italica di Salvatore Brizzi è tutto.
A presto e tante belle cose a tutti.

Fosco Del Nero

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