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James Redfield

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On 7 Novembre 2016
Last modified:20 Dicembre 2016

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Eccoci qua con l’articolo di approfondimento dedicato a La dodicesima illuminazione, libro di James Redfield uno dei tanti seguiti de La profezia di Celestino.

La dodicesima illuminazione - James Redfield (narrativa)Titolo: La dodicesima illuminazione (The twelfth insight).
Autore: James Redfield.
Argomenti: spiritualità, narrativa.
Editore: Corbaccio.
Anno: 2011.
Voto: 4.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci qua con l’articolo di approfondimento dedicato a La dodicesima illuminazione, libro di James Redfield uno dei tanti seguiti de La profezia di Celestino.
I temi sono sempre quelli, coincidenze ed energie, e in tal senso parla la recensione del libro.
Qua, viceversa, mi limito a proporre alcuni dei (pochi) spunti esistenzialmente interessanti presenti nel libro.

La prima citazione propone un episodio del romanzo in cui, prendendo spunto da un evento – un cervo che si fa vedere dal protagonista – si evidenzia l’importanza dello stato di presenza.
“D’improvviso un cervo balzò in mezzo alla strada. Abbandonai le mie riflessioni e frenai: l’animale attraversò sei corsie a tutta velocità e saltò la recinzione sul lato opposto.
Sapevo che anche il cervo ha un significato simbolico positivo, che indica attenzione e vigilanza.
Mentre contemplavo le colline, i cui colori autunnali risplendevano alla luce ambrata del tramonto, mi accorsi di sentirmi esattamente così: più vigile e pieno di vita. Questi pensieri avevano contribuito a rendere più intenso il mio livello di energia, accrescendo in me la capacità di percepire ogni cosa nei minimi dettagli, dalla bellezza del tramonto e del paesaggio alle idee che mi passavano per la testa, come se di colpo tutto avesse assunto un’importanza maggiore rispetto a prima.
Sorrisi in preda a una spontanea ondata di gioia. In passato avevo già sperimentato diverse volte questo stato mentale, che puntualmente mi aveva colto alla sprovvista: in primo luogo perché non me l’aspettavo, e poi perché continuavo a chiedermi come mai in passato l’avessi perso, visto che mi sembrava così positivo e naturale.”

Il secondo brano invece è un dialogo che esplora il tema della fiducia, nel contesto dell’episodio nello specifico, ma in generale nell’esistenza.
“Mi opposi: ‘Non possiamo restare qui senza cibo’.
Wil si limitò a lanciarmi un’occhiata e disse: ‘Certo che è una sfida, ma non sta succedendo esattamente la stessa cosa in tutto il resto del mondo? Pensaci un attimo. Milioni di persone si trovano in una situazione identica: da un giorno all’altro si presentano al lavoro e scoprono di essere state licenziate, e all’improvviso non hanno più i soldi per mangiare. Anche loro sono in una posizione simile alla nostra, anzi addirittura peggiore’.
‘Ma come faremo a mangiare? Non c’è nelle vicinanze qualcuno dei tuoi amici Opi?’
‘No’, rispose, ‘Sono già molto più a nord. Possiamo soltanto contare sul fatto di incontrare qualcuno a cui chiedere del cibo.’
Lo guardai di traverso: ‘Facile a dirsi’.
‘Assolutamente no, ma d’altra parte nel mondo reale non proprio ciò su cui tutti dobbiamo contare? Svolgiamo tutti un’attività di qualche tipo, giusto? Persino se fossimo impiegati statali, qualora nessuno volesse acquistare quello che abbiamo da vendere, o usufruire dei nostri servizi, non potremmo sopravvivere. Quindi, in un modo o nell’altro, tutti dobbiamo essere fortunati. Se l’Universo non ci è favorevole, se insomma non abbiamo fortuna, allora sì che siamo nei guai. Ed è proprio in situazioni come queste che ci rendiamo conto di dipendere esclusivamente dalla comparsa di sconosciuti che, in pratica, ci diano da mangiare.’
La situazione non mi era mai stata descritta con tale crudezza, eppure sapevo che Wil aveva perfettamente ragione. In parole povere, siamo sempre tutti n balia degli altri.
‘È evidente, dunque’, continuò Wil, ‘che esistono dei principi occulti, che agiscono dietro le quinte, in base ai quali determinate persone appaiono oppure no. Si tratta di principi che siamo in grado di comprendere e con i quali possiamo porci in allineamento.’
‘D’accordo’, gli dissi, ‘vediamo come va a finire.’”

Passiamo ora da episodi in qualche modo significativi a un esercizio sull’intuizione.
“Il documento menzionava un’altra tecnica di cui ci si poteva servire se in una data situazione si avvertiva con urgenza la necessità di farsi guidare da un’intuizione, o se si desiderava una prospettiva più elevata.
Invece di aspettare, ci si poteva mettere attivamente alla ricerca di una guida “entrando in sintonia”.
Ad esempio, quando si deve decidere se è il caso di andare da qualche parte o no, basta semplicemente immaginare di essersi già messi in cammino e di essere arrivati a destinazione. Lo scopo di questo metodo è scoprire quanto possa essere facile visualizzare il viaggio.
Se si ha una visione nitida di se stessi mentre si sta viaggiando, allora significa che è una buona idea. Se invece è difficile visualizzare delle immagini, o se non si riesce a vedere assolutamente nulla, bisogna prendere delle precauzioni.
Il documento ribadiva che, quando si intravede la giusta linea d’azione, si verifica un’elevazione corrispondente di energia, o una sensazione di “urgenza”, come se si fosse ispirati a entrare in azione.”

Siamo in dirittura d’arrivo: la penultima citazione descrive un momento di risveglio del protagonista del libro. Un po’ troppo mental-concettoso per certi versi, ma comunque bello.
“Con l’acuirsi dei sensi, la mia consapevolezza si ampliò ancora di più, fino a includere non solo la luna, ma anche il sole, che splendeva al di là dell’orizzonte occidentale, illuminando da laggiù la superficie della luna. Il risultato fu che la mia percezione dello spazio, da quella zona limitata che si estendeva attorno alla cima su cui mi ero appostato, si era allargata al cosmo intero, e non investiva solo tutto quello che esisteva sopra la mia testa e attorno a me, ma era esplosa in tutte le direzioni. La sentivo persino sotto i piedi, fin sull’emisfero opposto della Terra.
In questa prospettiva, ogni cosa acquistava un risalto maggiore, che andava oltre la tridimensionalità ed esaltava la presenza e l’autenticità di tutto quello che si trovava nel mio campo di percezione, dai piccoli insetti che mi sfioravano il viso, alle stelle della galassia che luccicavano dietro la luna. Il mio modo di vedere le cose si era allargato a una prospettiva più estesa, insomma, universale.
Tutto quello che mi circondava sembrava dotato di vita propria, e di una bellezza e di una maestosità sconcertante: i colori delle rocce e degli alberi erano smaglianti, e ogni raggio di luce ne esaltava i contorni e le crepe con riflessi variopinti. Il pino enorme che cresceva sull’orlo del crinale alla mia destra sembrava esplodere in una varietà di mille scintille ambrate e celesti.
Mentre mi lasciavo trascinare da questo crescente senso di bellezza, mi sentii espandere anche a livello emotivo, e provai un profondo senso di amore e di connessione con tutto ciò che mi circondava. Qualcosa che avevo nel petto sembrò esplodere verso l’esterno, e ora sapevo senza più alcun dubbio di essere a casa, accudito e protetto in tutto e per tutto.”

Ed eccoci alla fine: l’ultimo brano proposto da La dodicesima illuminazione ci parla della fiamma della consapevolezza… che ovviamente va sempre curata e tenuta accesa.
“Sono venuto a dirti che non dobbiamo permettere che la fiamma che alimenta la consapevolezza si estingua.
Stiamo vivendo un periodo storico davvero importante. È l’ora della decisione, e ogni essere vivente dovrà fare una scelta.”

E con questo abbiamo terminato con La dodicesima illuminazione di James Redfield.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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