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George Ivanovitch Gurdjieff

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On 4 Febbraio 2019
Last modified:11 Febbraio 2019

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Di recente ho deciso di dare un’occhiata ai lavori di Gurdjieff, a partire dal suo primo libro: I racconti di Belzebù a suo nipote....

I racconti di Belzebù a suo nipote - George Ivanovitch Gurdjieff (esistenza)Titolo: I racconti di Belzebù a suo nipote.
Autore: George Ivanovitch Gurdjieff.
Argomenti: esistenza, quarta via.
Editore: Neri Pozza.
Anno: 1925-1930.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Fino a questo momento mi ero accostato a G.I. Gurdjieff “per interposta persona, ossia tramite i resoconti dei suoi allievi, in primis P.D. Ouspensky (Frammenti di un insegnamento sconosciuto, La quarta via, ma anche il film Incontri con uomini straordinari e altre fonti, dalla musica di Franco Battiato ai testi di Salvatore Brizzi e altro ancora, compresa un’amica che è stata a lungo all’interno di una sorta di comune-scuola di quarta via).

Di recente ho deciso di dare un’occhiata di persona, e ho voluto seguire la trilogia predisposta dallo stesso maestro armeno, che comincia con un libro mica da ridere, già nel titolo: I racconti di Belzebù a suo nipote.

Il titolo, di per se stesso provocatorio, è nulla in confronto a ciò che aspetta il lettore al suo interno, cosa che chiarisce in modo molto chiaro quanto intendeva Ouspensky quando diceva che “monsieur Gurdjieff” rendeva ai suoi allievi il lavoro complicato e impegnativo (anche in banalità come nell’avvisarli tardi e all’improvviso di una riunione del gruppo), proprio per testarne la motivazione e accrescerne la forza e l’attenzione grazie alla pratica di uno sforzo.

Beh, tutta la lettura de I racconti di Belzebù a suo nipote è la pratica di uno sforzo, e anzi lo sforzo è richiesto già prima di cominciare, nel momento di decidere di leggere un mattone (infatti è rosso) di quasi 1000 pagine stampate in modo discretamente fitto.

Presa la difficile decisione, occorre affrontare come prima cosa una lunghissima introduzione, in cui non viene detto niente di rilevante e che sembra scritta a bella posta per scoraggiare e fiaccare lo spirito dei più.
Se si resiste a tale parte introduttiva (di circa 120-130 pagine…), si constata un linguaggio pesantissimo, fatto di frasi lunghissime, ricche di subordinate, aggravate dal punto di vista dell’uomo contemporaneo da un linguaggio antico, e ulteriormente appesantite da moltissimi termini inventati, una moltitudine… che a volte Gurdjieff spiega e a volte no, in modo da mantenere sempre viva l’attenzione del lettore.
Peraltro, l’autore consiglia di leggere il libro tre volte in modo da padroneggiarne per bene i contenuti… una vera e propria impresa titanica. Anzi, tre imprese, giacché un’impresa è anche solo la singola lettura, tanto che perfino nei centri di quarta via si salta sovente la lettura di tale libro, ricorrendo invece a qualche riassunto (il che fa ridere solo a dirlo, ma vabbè). In effetti, ci saranno forse venti o trenta persone in tutta Italia ad aver letto  I racconti di Belzebù a suo nipote

Detto della struttura e dello stile volutamente complesso, criptico, pesante e fiaccante, veniamo ora ai contenuti del libro…
… che, tecnicamente, è un libro di fantascienza, dal momento che racconta la storia di un alieno, di nome Belzebù, un essere umanoide con tanto di corna e coda, il quale illustra al suo caro nipote Hassin le caratteristiche psicologiche degli strani esseri che abitano il pianeta Terra, i quali ha avuto il caso di conoscere per via di numerose discese sul pianeta lungo molte migliaia di anni, essendo Belzebù un essere dalla lunga durata di vita.

Con questo escamotage, che peraltro per certi versi sa di ufologia ante litteram (ante litteram si fa per dire, visto che vi sono testimonianze ufologiche in ogni luogo e in ogni tempo, anche antichissimo, geroglifici egizi compresi), G.I. Gurdjieff mostra al lettore le distorsioni di vita del genere umano del passato e del presente (siamo intorno al 1930), mostrando al contempo, pur senza dirlo mai a chiare lettere, la direzione opposta verso cui andare.

In ciò, il maestro armeno fa in tempo a parlare di tutto (vorrei ben vedere, in 1000 pagine), e soprattutto di cose pratiche: alimentazione, vestiario, igiene, sessualità, usanze sociali, sport, guerre.
Ma soprattutto, tra le righe, invita a una visione ampia dell’esistenza e all’aumento della consapevolezza, che in fin dei conti è l’unico modo affinché le cose migliorino da ogni punto di vista: salute personale, salute collettiva, guerre, educazione, società, compassione, etc.
In tutto ciò, non manca un certo lieve umorismo, che contribuisce a rendere più gradevole la lettura del mattone rosso.

Non mi dilungo nella recensione del libro, lasciando solo un mio breve commento finale, sul fatto che valga la pena leggerlo o meno. Di mio, caldeggio sempre la lettura dei grandi insegnanti del passato, perché se erano grandi c’era e c’è tuttora un motivo, e la loro consapevolezza permane nelle opere che hanno lasciato.
Tuttavia, hanno senso anche gli insegnanti del presente, pur se fossero meno grandi, in quanto parlano con un linguaggio e degli esempi più vicini all’essere umano di oggi. In questo senso, la forbice, la distanza con i tempi presenti de I racconti di Belzebù a suo nipote è enorme, letteralmente, e quel che è sicuro è che per la gran parte delle persone la lettura del suddetto libro sarebbe tempo impiegato non al meglio. Senza contare che qualcuno potrebbe anche avere già assimilato quanto espresso da Gurdjieff, e allora la lettura sarebbe ancora meno utile. E senza contare che la gran parte delle persone non ce la farebbe proprio a leggerlo.

Come sempre, ognuno deve decidere per sé, sapendo in questo caso che i contenuti ci sono, che il lettore sarà costretto a un grande sforzo e che, rimanendo attento, certamente apprenderà qualcosa su vari livelli (e comunque lo sforzo è sforzo e produce risultati da sé).
Nel caso, un consiglio: cominciare il libro tenendo un breve dizionario dei termini inventati da Gurdjieff (indimenticabili i “partk dolg-doveri esserici”, per non parlare dell’“organo kundabuffer”, che credo mi perseguiterà per tutta la vita).

Andrò a leggermi ora il secondo libro della trilogia prevista da Gurdjieff stesso, ossia Incontri con uomini straordinari, seguito poi a sua volta da La vita è reale solo quando io sono.
Ne approfitto anche per sintetizzare l’obiettivo dei tre libri come riferito da Gurdjieff stesso: il primo avrebbe dovuto demolire le convinzioni errate dell’uomo moderno, il secondo avrebbe dovuto preparare il terreno per nuovi apprendimenti, e il terzo avrebbe dovuto effettivamente portare i suddetti nuovi insegnamenti.

Vi sarebbero inoltre altri due libri esterni alla trilogia prevista da Gurdjieff per trasmettere il suo insegnamento: il primo è Vedute sul mondo reale, mentre il secondo è Il nunzio del bene venturo (in realtà la sua prima pubblicazione, ma poi da lui stesso fatto ritirare dal commercio).

Nel caso siate dei coraggiosi, buon divertimento con I racconti di Belzebù a suo nipote di George Ivanovitch Gurdjieff.

Fosco Del Nero

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