Ego - Vimala Thakar (spiritualità)Titolo: Ego (Ego).
Autore: Vimala Thakar.
Argomenti: evoluzione personale, spiritualità, esistenza.
Editore: Ubaldini Editore-Astrolabio.
Anno: 1970.
Voto: 8.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci qui con l’approfondimento del libro di Vimala Thakar intitolato Ego.
Il testo in questione non è molto lungo, ma è davvero ricco di spunti di valore, cosa che mi rende difficile sceglierne relativamente pochi per questo articolo, che comunque sarà discretamente lungo.

Il primo brano proposto ricorda molto uno dei versetti dei Tao te ching di Lao Tzu, e riguarda il rapporto tra l’unità dell’esistenza e la molteplicità del manifesto.
“Per me la vita è una totalità omogenea, indivisibile e non frammentabile.
È una totalità quando è nell’immanifesto, nell’invisibile e nel senza forma, ed è ancora una totalità quando si manifesta in una molteplicità di forme, quando entra volontariamente nella trappola dello spazio-tempo, forse a causa dell’amore o della compassione che è la natura della vita.
Così l’Uno si manifesta nei molti e i molti si fondono nell’Uno.”

La molteplicità del mondo ci distrae, lo sappiamo… ma occorre che ci sforziamo di non indirizzare tutte le nostre energie al di fuori.
“Se le energie che permeano gli organi sensoriali non indulgono inutilmente e senza motivo nel movimento verso l’esterno, rimangono all’interno degli organi sensoriali e il silenzio le riconduce alla loro sorgente priva di movimento. Le energie ritornano quindi alla loro sorgente, tendono al’assenza di movimento, al silenzio. Si riassorbono nella fonte da cui provengono.
Nutritevi solo di quanto è necessario: assumere cibo ha a che fare con le necessità del corpo e non significa indulgere nei piaceri del gusto. Anche gli abiti siano in accordo con i bisogni, senza ornamenti. Quando il silenzio diventa stabile, nella bellezza della solitudine e della vitalità vedrete che la vitalità non dipende dall’associazione con oggetti materiali o persone.
In questo modo le energie rivolte all’esterno ritornano alla sorgente, ed è questo che intendo con un modo di vivere che favorisce la ricerca spirituale.”

Un’altra cosa che occorre fare è non indirizzare troppe energie alla mente, giacché esse son sprecate.
“L’indagine verbale, l’indagine intellettuale esercitata intenzionalmente, deve cessare affinché il movimento della mente diventi volontariamente quiescente nel silenzio e nel rilassamento.
Se c’è attaccamento, conscio o inconscio, alla convinzione che la mente, che il pensiero possa portarmi a destinazione, la dimensione del silenzio rimarrà puramente immaginaria.”

Tutto ciò è da fare nell’unico momento che esiste; non ci sono altri campi di lavoro.
“Il presente è l’unica espressione dell’eternità a nostra disposizione.
Il presente senza tempo, il qui e ora, è l’unico modo di relazionarci con ciò che è.”

E tutto ciò va fatto da soli, dal momento che il percorso evolutivo è un percorso solitario… anche se l’essere umano medio cerca sempre guide e appoggi.
“Mi sembra che a volte non comprendiamo che la ricerca della realtà si fa nella solitudine. Siamo soli con la vita, come se la osservassimo per la prima volta.
Siamo soli con la vita e con la sua immensità, infinità ed eternità senza tempo.
Avremmo preferito non essere soli in quella immensità, in quella insondabilità, e avremmo voluto che qualcuno fosse con noi. Vorremmo qualche intermediario tra noi e la vita.”

Un altro rischio è quello di sviluppare una spiritualità teorica, da stanza di meditazione, che non tenga conto della vita materiale e dei rapporti personali, che invece sono il vero campo d’azione della spiritualità-consapevolezza.
“È sin troppo facile isolarsi su una montagna e ripetere a noi stessi “Io non sono il corpo, non sono la mente; io sono l’anima, lo spirito” e Dio sa cos’altro. Poi, quando si ritorna alla normale vita quotidiana, se il pranzo tarda di cinque minuti ecco la rabbia. Se fanno su di noi un commento sgradevole, ribolliamo dentro. Qualunque cosa turba la pace che abbiamo raggiunto con tanta fatica.
Personalmente non vedo alcun valore in una pace realizzata nell’isolamento e che viene turbata da qualunque contatto un po’ rude con la realtà. La vera pace e il vero silenzio sono quelli che nessuna difficoltà di rapporto può turbare e distruggere.
I nostri rapporti sono specchi in cui possiamo vedere la natura della nostra realtà. Non dobbiamo creare un’immagine di noi stessi e nutrirla e coccolarla nel cuore, ma essere attenti, lucidi e sensibili in ogni rapporto con gli altri e persino nel nostro rapporto con i vestiti o con il cibo. Osserviamo il gioco in atto tra l’oggetto e il soggetto. Se vediamo questo gioco, significa che la coscienza si è già spostata su un piano più alto da cui possiamo osservare simultaneamente l’oggetto e il soggetto, e agire muovendo dalla visione della totalità e non dall’identificazione con un lato soltanto.
Questa è la meditazione nella vita quotidiana. Questi sono l’umiltà e il silenzio nell’azione, e non nell’isolamento.”

Se riusciamo a portare nel mondo materiale quanto sviluppato nel mondo interiore, allora lo stato meditativo è una vera e propria rivoluzione.
“La meditazione è l’atto più rivoluzionario della vita. è l’unica azione totale, tutto il resto è frammentario.
La meditazione non è un atto di volontà, è un modo di vivere.”

O, per dirla in un altro modo, è uno stile di vita alternativo e più elevato.
“La spiritualità è la scienza della vita e del vivere. Non è solo un modo alternativo di vivere, ma una vera cultura alternativa. Non è solo una speranza, un’idea romantica, teorie e parole, ma riguarda il movimento della vita e l’immobilità all’interno di questo movimento.
La mente fa resistenza al fatto di avere delle limitazioni, è riluttante ad accettare la propria impossibilità a conoscere il segreto della divinità, ad accettare il fatto che nessun movimento mentale può avere il profumo del sacro. Non essendo mai giunta alla dimensione del silenzio, dell’immobilità e della solitudine, la mente si sente a disagio quando percepisce le limitazioni che le sono intrinseche.”

Da tutto ciò non può essere distaccata la compassione, altrimenti il percorso non è quello, ma una deviazione lungo la strada.
“L’amore e la compassione sono il profumo dell’intelligenza e non sono separabili dall’espressione della Coscienza, del Sé, dell’Assoluto o comunque vogliate chiamarlo.”

Stiamo in dirittura d’arrivo con l’articolo su Ego, di Vimala Thakar. Il terzultimo brano proposto è molto bello e sintetizza il fatto che ogni essere umano, in realtà, si sente eterno, dentro di sé sa di essere eterno… e per questo la morte sgomenta tante persone.
“Non c’è bisogno di fare esercizi specifici per sentire di esistere. Il corpo invecchia, ma dentro di voi non vi sentite vecchi: vi sentite immortali.
Avete il senso di esserci stati e di poter continuare a essere anche quando il coro decadrà. Non sto parlando dei processi biologici e psicologici, né di nessun altro processo. Sto parlando della proclamazione dell’eterna esistenza che sussurra nel nostro corpo. La semplice osservazione e i cambiamenti periferici che può indurre non sono sufficienti per trascendere la coscienza “io” se non sentiamo la spinta a una libertà incondizionata, non solo libertà dal dolore e dall’agonia prodotte dalle catene dell’io, ma anche libertà dal piacere, dalla soddisfazione e dal senso di sicurezza che questo stesso io fornisce.
Se non c’è la spinta alla libertà, alla totale libertà, questo superamento non può avvenire.
Quando avviene, avviene in un momento senza tempo, in un istante.”

Penultima citazione, anch’essa assai ficcante: questa analizza il fatto che l’ego-io-mente-personalità va sempre alla ricerca di esperienze. Dunque, la ricerca di esperienze di vita è un’attività dell’ego.
“Finché andiamo alla ricerca di esperienze rimaniamo sul piano mentale.
Se “io” sono alla ricerca di un’esperienza sensoriale, se “io” sono alla ricerca di un’esperienza extrasensoriale, se “io” sono alla ricerca di un’esperienza occulta o trascendente, questo “io”, questo “se”, continuerà a nutrire se stesso attraverso l’esperienza. L’io ha come unico sostegno l’esperienza, perché in assenza di esperienze si annoia. Per questo va continuamente a caccia di esperienze, se non sul piano materiale almeno sul piano mentale.
Se idee, teorie e ideologie non lo soddisfano più, si rivolge al piano extrasensoriale, all’occulto, al trascendente.
L’io va a caccia di qualunque esperienza, perché si nutre di esperienze. Il desiderio di qualunque esperienza è quindi un’attività incentrata sull’io.”

L’ultima citazione è rapidissima e sembra uscita da un testo di Gurdjieff, giacché riguarda la consapevolezza della propria schiavitù.
“Comprendere la natura della schiavitù è l’inizio della libertà.”

L’approfondimento dell’ottimo libro di Vimala Thakar, Ego, è terminato.
Al prossimo articolo.

Fosco Del Nero

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