Review of: Colorpower
Product by:
Mariella D’Amico

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Rating:
3
On 25 Maggio 2020
Last modified:25 Maggio 2020

Summary:

L’approfondimento odierno è dedicato al libro di Mariella D’Amico Colorpower.
Andiamo subito a leggerne alcuni brani, per capire di cosa si tratta e per avere subito qualche elemento di lettura utile...

Colorpower - Mariella D’Amico (colori)Titolo: Colorpower.
Autore: Mariella D’Amico.
Argomenti: benessere, colori, energia.
Editore: L’Età dell’Acquario Edizioni.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’approfondimento odierno è dedicato al libro di Mariella D’Amico Colorpower.
Andiamo subito a leggerne alcuni brani, per capire di cosa si tratta e per avere subito qualche elemento di lettura utile.

Il primo brano proposto lo propongo non perché sia rilevante riguardo al tema oggetto della trattazione, ma perché è constatazione interessante relativamente allo stato di dormiveglia delle persone.
“Mi capita spesso, quando presto consulenza per le scelte cromatiche degli ambienti, di far compilare ai miei clienti un breve questi natio, in cui chiedo di descrivere le stanze dove trascorrono il loro tempo.
Sui colori della propria casa sono abbastanza ferrati: li hanno scelti in prima persona, o hanno partecipato un po’ più attivamente alla loro definizione, quindi in qualche modo ce li hanno presenti. Quando si passa alla descrizione dei colori dell’ufficio o del luogo di lavoro, dove spendono almeno otto ore di ogni giornata, cadono un po’ dalle nuvole e cominciano a farfugliare: “Mah, non saprei… beige o grigino… bianco, sì, bianco!”. Poco tempo fa, dopo aver dato una risposta simile a questa, un cliente il giorno successivo al test ha rettificato: “Architetto, oggi ho guardato il colore del mio ufficio: non è beige come le avevo detto, è rosso scuro!”.
Io subito ho riso. Poi ho pensato che se alle persone capita così spesso di non ricordare i colori di una stanza dove trascorrono la maggior parte del tempo per settimane, mesi o anni, vuol dire che molti attraversano il mondo senza guardarlo.”

Con il secondo brano andiamo “in medias res”: in antichità luce e colori erano noti e usati a scopo terapeutico… come sarà anche in futuro in una società più sveglia e consapevole.
“Anche la civiltà egizia usava i colori a scopo terapeutico. Nel papiro di Ebers, che è uno dei documenti medici più antichi (risale al 1550 a.C.), si scopre che unguenti, minerali, pietre preziose e cristalli colorati ridotti in polvere erano normalmente usati per curare le persone. Heliopolis, a nord-est del Cairo, capitale del regno della quinta dinastia, fu il maggior centro religioso del culto del dio-sole e importante luogo in cui si praticava la cromoterapia. Gli egizi credevano fermamente al potere benefico e curativo dei raggi solari, tant’è che il sole divenne anche una delle divinità più importanti (Ra). Nell’intero Egitto si crearono templi con vetri colorati alle finestre, attraverso le quali il sole filtrava e raggiungeva i corpi delle persone, curandoli: a Karnak e Tebe ci furono i più famosi. Gli archeologi hanno stabilito che molti di questi luoghi di culto e di cura venivano costruiti in maniera tale che i raggi del sole fossero scomposti e potessero essere usati per le terapie. Essi pensavano che il blu fosse relazionato alla mente, il giallo influenzasse lo spirito e il rosso condizionasse la parte fisica.
Gli egizi, ma anche gli assiri e i babilonesi, esponevano regolarmente i loro corpi al sole e fecero di quest’abitudine una vera e propria terapia, convinti del potere curativo e benefico dei raggi solari.
I greci appresero molte delle conoscenze dell’antico Egitto. Anche loro utilizzavano minerali, cristalli, gessi colorati, indumenti e unguenti per le loro terapie: tra gli studiosi più noti ricordiamo Pitagora, che credeva di poter curare le malattie con l’aiuto del colore, della musica e della poesia.
A Ippocrate, fondatore della medicina moderna, si può attribuire l’uso del colore nelle diagnosi.”

Nella citazione seguente seguono alcuni numeri e un invito assai sensato.
“Le ultime generazioni di ragazzi trascorrono sempre meno tempo all’aria aperta e, dopo ore passate nell’edificio scolastico, continuano a rimanere in ambienti confinati, davanti al televisore o al pc.
Uno studio del 2009 evidenzia che un ragazzo americano trascorre in media 2372 ore all’anno davanti ad apparecchiature elettroniche (pc, cellulare, tv, videogiochi): sono quasi tre mesi e mezzo, per 24 ore al giorno!
La situazione non migliora per gli adulti che per la maggior parte della giornata sono al lavoro, a contatto anche loro con apparecchiature elettroniche, in ambienti spesso mal illuminati e con colori totalmente inadeguati.
L’unico periodo dell’anno in cui il tempo trascorso al sole prevale sulle ore passate al chiuso è l’estate. È ovvio che concentrare l’esposizione nei quindici giorni di vacanza può risultare nocivo: la pelle e il corpo non sono preparati a questo eccessivo irraggiamento, che dovrebbe essere invece più regolare e più giornaliero. La luce del sole è gratuita, a disposizione di tutti e produce una serie di vantaggi enormi per la salute dell’uomo… perché non approfittarne?”

Poche citazioni, ma corpose: in questa penultima tratta da Colorpower leggiamo alcune ricerche ed esperimenti sul potere rilassante del colore rosa, i quali mostrano, e anzi provano, come sarebbe cosa saggia per l’essere umano utilizzare ciascun colore non a caso (inconsapevolezza) ma in ragione della sua vibrazione di fondo (conoscenza e consapevolezza).
“Il dott. Alexander Schauss, attraverso numerose sperimentazioni, ha evidenziato che dopo una breve esposizione al rosa definito Baker-Miller si rileva una riduzione della frequenza cardiaca, del polso e delle forze, con un conseguente stato di rilassamento. Nel 1979 questa tonalità di rosa fu testata da Schauss in un istituto di correzione a Seattle: dopo circa 150 giorni di monitoraggio si evidenziò che non ci furono più episodi di violenza aggressività da part dei detenuti che all’arrivo in carcere sostavano per circa un quarto d’ora in una salta di confinamento iniziale, interamente rosa. Una semplice esposizione di quindici minuti era sufficiente a sedare anche i casi più difficili e l’effetto durava anche per mezz’ora dall’uscita dalla stanza.
Furono eseguiti altri test da diversi terapeuti alle prese con persone violente e tutti hanno ottenuto lo stesso effetto nell’arco dei quindici minuti. L’effetto calmante del rosa non può essere controllato con uno sforzo conscio ed è efficace anche sui daltonici.
In un articolo del Corriere della Sera si legge che il rosa è stato recentemente utilizzato a Zurigo nella centrale della polizia denominata ZAS, dove vengono portati i giovani fermati in città perché ubriachi o sotto effetto di stupefacenti. Una delle dodici celle, che accoglie i reclusi più violenti, è stata interamente dipinta di rosa. Beat Kach, responsabile della centrale, ha dichiarato che “anche il cliente più difficile si è tranquillizzato in questa cella rosa”.”

Ultimo brano: questo a molti sembrerà inutile, ma lo propongo perché è interessante notare come certi popoli prediligano alcuni colori: ciò ovviamente dice molto sull’energia dominante in quei popoli.
“In molti paesi europei oggi il blu è primo in classifica tra i colori preferiti.
Alcune indagini hanno rilevato che sia in Europa che negli Stati Uniti, in ordine di preferenza, il colore più amato è il blu (più del 50%) seguito dal verde (meno del 20%), bianco e rosso (circa l’8% l’uno), con gli altri a seguire. Questa graduatoria è sostanzialmente modificata se si intervistano i bambini, perché il rosso nei primi anni di vita prevale nettamente sulle altre tinte. Crescendo, nella preadolescenza, qualcuno comincia ad apprezzare maggiormente i colori freddi, dopodiché, secondo il carattere e altre variabili, i gusti cambiano da persona a persona.
Fanno eccezione alla classifica di cui sopra Spagna e America Latina, dove al primo posto c’è il rosso, seguito da giallo e blu.
In Oriente, per esempio in Giappone, troviamo il bianco (30%), il nero (25%), il rosso (20%).”

Abbiamo terminato con Colorpower di Mariella D’Amico.
Al prossimo articolo di approfondimento.

Fosco Del Nero

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