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Anodea Judith

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On 19 Gennaio 2016
Last modified:19 Gennaio 2016

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L’articolo di approfondimento di oggi è dedicato al libro di Anodea Judith Chakra - Ruote di vita, un vero e proprio classico sull’argomento dei chakra...

Chakra - Ruote di vita - Anodea Judith (benessere)Titolo: Chakra – Ruote di vita (The weels of life).
Autore: Anodea Judith.
Argomenti: esistenza, benessere, salute.
Editore: Bis Edizioni.
Anno: 1987.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’articolo di approfondimento di oggi è dedicato al libro di Anodea Judith Chakra – Ruote di vita, un vero e proprio classico sull’argomento dei chakra.
Tra l’altro si tratta di un tomo piuttosto sostanzioso come lunghezza, e molto ricco di citazioni utili, di cui in questa sede dunque proporrò solo una piccola parte.

Approfitterò peraltro della struttura dei chakra per proporre dapprima un paio di citazioni generiche sull’argomento, e poi un brano per ciascun chakra.

Prima citazione generale, sul valore del corpo umano.
“Il corpo è un veicolo di coscienza.
I chakra sono le ruote della vita che permettono a questo veicolo di muoversi, attraverso sfide, tribolazioni e trasformazioni.
Per far funzionare un veicolo senza scosse, abbiamo bisogno di un manuale di istruzioni e di una mappa che ci indichi come percorrere il territorio da esplorare con il nostro veicolo.”

Seconda citazione generale, su come l’autrice vede il sistema dei chakra.
“La somma totale dei chakra forma nel nostro corpo una colonna verticale detta sushumna. Questa colonna è un canale centrale che integra e connette i chakra e le loro varie dimensioni.
Può essere considerata una superstrada lungo la quale viaggiano queste energie, proprio come le strade asfaltate sono i canali attraverso i quali i prodotti viaggiano dal fabbricante al consumatore. Potremmo dire che la sushumna porti l’energia psichica dal fabbricante, la pura coscienza (Dio, la Forza, la Mente Divina, la Natura, etc), al consumatore, che è l’individuo mentale e fisico sul piano terrestre.
Si possono immaginare i chakra come le principali città localizzate lungo la superstrada, ciascuna responsabile della produzione di un certo tipo di bene.
Anziché città, però, io le vedo piuttosto come camere sacre nel tempio del corpo, dove la forza vitale della coscienza può raccogliersi a diversi livelli.
Accanto e intorno alla sushumna vi sono anche molte strade secondarie, come i meridiani dell’agopuntura cinese, e le migliaia di altre “nadi” che gli indù hanno trovato nel corpo sottile. Possono essere considerate come canali alternativi, come la rete telefonica, le linee del gas o i letti dei fiumi, dove vi sono speciali canali per certi tipi di energia, tutti che passano attraverso lo stesso vortice.”

Terza citazione generale, con un riassunto sintetico dei vari chakra, del loro posizionamento e dei loro significati energetici.
“I chakra sono associati ai sette livelli fondamentali di coscienza.
Quando sperimentiamo l’apertura di un chakra, sperimentiamo anche una più profonda comprensione dello stato di coscienza associato a quel livello. Questi stati possono essere riassunti dalle seguenti parole-chiave, anche se bisogna ricordare che queste parole sono una grossolana semplificazione della complessità di ciascun livello.
Chakra uno: localizzato alla base della spina dorsale, è associato alla sopravvivenza; il suo elemento è la Terra.
Chakra due: localizzato nella parte inferiore dell’addome, è associato alle emozioni e alla sessualità; il suo elemento è l’Acqua.
Chakra tre: localizzato nel plesso sola,è associato al potere personale e all’energia metabolica; il suo elemento è il fuoco.
Chakra quattro: localizzato sopra lo sterno, è associato all’amore; il suo elemento è l’aria.
Chakra cinque: localizzato nella gola, è associato alla comunicazione e alla creatività; il suo elemento è il suono.
Chakra sei: localizzato nel centro della fronte, è associato alla chiaroveggenza, all’intuizione e all’immaginazione; il suo elemento è la luce.
Chakra sette: localizzato in cima alla testa, è associato alla saggezza, alla comprensione e alla coscienza trascendente; il suo elemento è il pensiero.
I chakra possono essere aperti o chiusi, in eccesso o in carenza, o trovarsi in uno stato intermedio. Questi stati possono essere aspetti fondamentali della personalità di qualcuno nel corso della vita, oppure qualcosa che muta di momento in momento, in risposta a una determinata situazione.”

Quarta citazione generale, sull’apertura e la chiusura dei chakra.
“I chakra possono essere aperti o chiusi, in eccesso o in carenza, o trovarsi in uno stato intermedio. Questi stati possono essere aspetti fondamentali della personalità di qualcuno nel corso della vita, oppure qualcosa che muta di momento in momento, in risposta a una determinata situazione.
Un chakra sofferente può essere incapace di mutare facilmente il suo stato, essendo “fissato” in uno stato chiuso o aperto. Allora il chakra ha bisogno di essere guarito, scoprendo e rimuovendo qualunque cosa lo blocchi.
Se un chakra è bloccato in uno stato di chiusura, allora non è in grado di generare o ricevere energia, come l’energia dell’amore o la comunicazione, a quel piano particolare.
Se un chakra è bloccato in uno stato aperto o eccessivo, ciò significa che tende a incanalare tutte le energie attraverso quel piano particolare, ad esempio sfruttando ogni situazione per usare il proprio potere o per soddisfare le necessità sessuali, quando invece sarebbero più adatte altre forme di comportamento.
Un chakra chiuso evita costantemente determinate energie, mentre un chakra eccessivamente aperto è una fissazione cronica.
La qualità e la quantità di energia che si incontrano su un particolare piano hanno a che fare con l’apertura o la chiusura del rispettivo chakra, o con la loro capacità di controllare l’apertura e la chiusura nei momenti appropriati. Questo governa la quantità di attività e la complessità che si possono efficacemente maneggiare ad ogni livello dato.”

Quinta e ultima citazione generale, sorta di manifesto di base sul sistema dei chakra, comprendente i concetti principali.
“A questo punto alcune delle teorie fondamentali di questo libro devono essere espresse.
Le tesi sono:
– che esistono sette chakra principali e parecchi chakra minori nel corpo sottile che fungono da porte, le quali si aprono sulle dimensioni che vanno dalla materia all’esistenza,
– che nell’essere umano questi sette piani corrispondono ai livelli archetipi di coscienza oltre che a vari attributi fisici,
– che i chakra sono creati dall’intersezione di due principali correnti verticali,
– che i chakra inferiori hanno eguale valore e importanre di quelli superiori per gli esseri umani al nostro attuale livello di sviluppo,
– che il sistema dei chakra descrive uno schema evolutivo, e che attualmente stiamo passando dal terzo livello al quarto,
– che i chakra corrispondono anche a colori, suoni, deità, dimensioni e altri fenomeni,
– che il sistema è prezioso per la crescita personale e per la diagnosi e la guarigione,
– che questi sette livelli sono proporzionali al possibile numero di piani similmente ai sette colori dell’arcobaleno e allo spettro delle onde elettromagnetiche. I chakra sono semplicemente le vibrazioni che possiamo percepire con la nostra presente “attrezzatura”, così come i colori dell’arcobaleno sono tutto quello che possiamo percepire a occhi nudo,
– che i chakra sono in costante interazione e possono essere separati soltanto intellettualmente,
– che i chakra possono essere aperti tramite vari esercizi, la meditazione, i metodi gi guarigione, le esperienze di vita e la comprensione generale, portando così a un più profondo stato di coscienza.”

Passiamo ora ai singoli chakra… e giacché ci siamo, utilizziamo i colori per farlo.

Partiamo ovviamente da una citazione sul primo chakra, Muladhara.
“Il nostro viaggio salendo la spina dorsale comincia dalla base, la casa del primo chakra.
È questa la base dell’intero sistema, la prima pietra su cui tutti gli altri chakra devono riposare, ragion per cui questo chakra è di importanza cruciale.
È connesso all’elemento terra, e a tutte le cose solide terrestri, come i nostri corpi, la salute, la sopravvivenza, l’esistenza materiale e monetaria, e la capacità di manifestare e focalizzare le nostre necessità.
È la manifestazione della coscienza nella sua forma finale, solida e tangibile.
È la necessità dei nostri corpi di restare vivi e sani, e la necessità delle nostre menti di accettare i limiti e la disciplina tanto cruciali per la manifestazione.
In questo sistema, la Terra rappresenta la forma e la solidità, il nostro più condensato stato della materia e l’estremità più “bassa” nello spetto dei chakra. È visualizzata come un colore rosso cupo e vibrante, il colore dell’inizio, il colore con la maggiore lunghezza d’onda e la vibrazione più lenta nello spettro visibile.
Il nome sanscrito di questo chakra è Muladhara, che significa radice.”

Passiamo ora al secondo chakra, Svadhisthana.
“La coscienza nel secondo chakra è stimolata dalla danza delle polarità.
Nei chakra superiori raggiungiamo livelli di coscienza che trascendono la dualità, ma nel secondo chakra la dualità diventa la forza motivante del movimento e del cambiamento. La dualità, nascendo dall’unità iniziale, deve alla fine ritornare all’unità. Di conseguenza, gli opposti si attraggono.
Le polarità, per loro mutua attrazione, creano il movimento.
Se dobbiamo iniziare nella terra solida e trasformarci completamente fino ad arrivare alla coscienza infinita, deve esserci un qualche movimento che avvii il processo. Questo movimento è l’essenza dello scopo del secondo chakra nell’ambito del sistema generale dei chakra. È l’opposto dell’immobilità del primo chakra.
[…] Se il primo chakra cerca di trattenere e di creare una struttura, lo scopo del secondo chakra è quello di lasciar andare e creare un flusso. Il flusso permette a un elemento di connettersi energeticamente con un altro.
[…] Il chakra due è yin e racchiude perciò le qualità più “femminili” associate alla ricettività, alle emozioni e all’affetto. La nascita di una nuova vita, centrata nell’area di svadhistana (l’utero) è nettamente femminile. L’acqua è ricettiva perché adotta la forma di ciò che incontra, seguendo la strada di minor resistenza, e tuttavia acquistando potere e impeto man mano che fluisce.
Il secondo chakra è collegato alla luna. Come l’influsso della luna sulle maree, così i nostri desideri e le nostre passioni possono muovere grandi oceani d’energia. La luna governa ciò che è inconscio, misterioso, invisibile, oscuro e femminile. Questo dà al centro un potere molto sottile mano a mano che ci si muove dalle profondità interiori verso l’esterno per creare un mutamento nel mondo.”

Segue ora una citazione sul terzo chakra, Manipura.
“Gli attributi del terzo chakra (potere, volontà, vitalità e autodisciplina) in ultima analisi si basano sull’autostima.
Se abbiamo una forte autostima, siamo fiduciosi, sicuri di noi, attivi, disciplinati e fondamentalmente soddisfatti della vita.
Se abbiamo un’autostima scarsa, siamo pieni di dubbi e di recriminazioni, che agiscono un po come dighe sull’impulso psichico necessario per mettere in moto le cose. Se le dighe sono troppo numerose, perdiamo del tutto il nostro impulso, e finiamo per cedere all’inerzia. E quando ci troviamo invischiati nell’inerzia, il dubbio e le recriminazioni non fanno che peggiorare, e questo ciclo può bloccarci completamente.
Allora il demone della vergogna è entrato nel terzo chakra, e forse ne ha addirittura preso il controllo. La vergogna è l’antitesi dell’autostima. Essa fa crollare la sezione centrale del corpo, privandola della sua energia. Interrompe il flusso proveniente dalla base ed esagera l’energia mentale che scende dall’alto. Anziché proiettarsi all’esterno, l’energia si rivolta contro l’essere.”

Arriviamo così al centro del sistema dei chakra… nonché del corpo umano: il quarto chakra, Anahata.
“Col cuore abbiamo raggiunto il punto centrale del sistema dei chakra. Anche nella nostra lingua, il cuore si riferisce al centro delle cose, alla loro essenza, alla verità fondamentale, come nell’espressione “andare al cuore delle cose”. Il cuore è il nostro centro spirituale, il luogo che unisce le forze provenienti da sopra e da sotto, dall’interno e dall’esterno.
Il compito del chakra numero quattro è di integrare ed equilibrare i diversi aspetti del nostro essere. Così facendo, porta un senso radiante di interessa all’intero organismo e la realizzazione che noi siamo una squisita interpenetrazione dello spirito con la materia.
In questo senso di interezza si trova il seme della pace interiore.
[…] Il quarto chakra, nei diagrammi tantrici originali, è raffigurato come l’intersezione di due triangoli; quello rivolto verso il basso è quello dello spirito che discende nella materia, mentre quello rivolto verso l’alto rappresenta la dissoluzione della materia nello spirito.
Al livello del chakra del cuore queste polarità sono perfettamente equilibrate, e in effetti l’equilibrio è una delle qualità principali del chakra del cuore.
Il quarto chakra, nei diagrammi tantrici originali, è raffigurato come l’intersezione di due triangoli; quello rivolto verso il basso è quello dello spirito che discende nella materia, mentre quello rivolto verso l’alto rappresenta la dissoluzione della materia nello spirito.
Al livello del chakra del cuore queste polarità sono perfettamente equilibrate, e in effetti l’equilibrio è una delle qualità principali del chakra del cuore.
Per arrivare a un vero equilibrio nel cuore occorre una giusta miscela di pura energia sessuale proveniente dai chakra inferiori e la consapevolezza conscia derivante da quelli superiori.
In altre parole, la completezza richiede coscienza superiore, capacità di visione e di comunicazione bilanciate ed integrate con la volontà personale, le emozioni e gli istinti primari.”

Passiamo ora ai tre chakra superiori, cominciando ovviamente con il quinto chakra, Vishuddha.
“Il chakra della comunicazione, comunemente detto “chakra della gola”, è localizzato nella regione del collo e delle spalle. Il suo colore è l’azzurro, un azzurro luminoso, ceruleo, in opposizione all’indaco del chakra numero sei. è un loto con sedici petali, che contiene tutte le vocali della lingua sanscrita. Le vocali rappresentano tipicamente lo spirito, mentre le consonanti rappresentano la parte più dura della materia.
Questo loto è detto Visuddha, che significa “purificazione”. Questo implica due cose relativamente a questo centro: 1) per raggiungere e aprire il quinto chakra, il corpo deve arrivare a un certo livello di purificazione. Gli aspetti più sottili dei chakra superiori richiedono maggior sensibilità, e la purificazione del corpo ci apre a queste percezioni; 2) il suono, come vibrazione e forza inerente a tutte le cose, ha una natura purificante.
Il suono interessa la struttura cellulare della materia; ha inoltre la capacità di armonizzare le frequenze altrimenti dissonanti sia dentri di noi sia intorno a noi.”

E siamo a quota sei: siamo dunque arrivati al chakra Ajna.
“Gli indù chiamavano il chakra delle sopracciglia Ajna, che originariamente significava “percepire”, e in seguito “comandare”.
Questo termine si riferisce alla duplice natura di questo chakra, che accoglie le immagini con la percezione, ma costruisce anche immagini interiori in base alle quali noi governiamo la nostra realtà, una qualità comunemente indicata come visualizzazione creativa.
Conservare un’immagine nella nostra mente accresce la possibilità che essa si materializzi. Questa immagine diventa come un vetro colorato attraverso il quale risplende la luce della coscienza che porta alla manifestazione.
[…] I petali sono costantemente cresciuti di numero risalendo lungo Sushumna, ma improvvisamente troviamo due petali nel chakra Ajna.
Esistono molte interpretazioni del loro significato: i due mondi della realtà, manifesta e immani festa; le nadi Ida e Pingala, che si incontrano in questo punto; i due occhi fisici che circondano il terzo occhio. I petali assomigliano ad ali, e simboleggiano la capacità di questo chakra di trascendere il tempo e lo spazio, consentendo allo spirito interiore di “volare” in luoghi e tempi lontani.
È interessante notare che, se si paragona il caduceo ai chakra e alle nadi, le due ali si trovano proprio nella sede del sesto chakra.”

Eccoci al settimo a ultimo chakra: Sahasrara.
“Per lo sviluppo del settimo chakra non vi è maggiore attività della meditazione. È l’atto stesso attraverso cui la coscienza si manifesta, ed è essenziale per lo spirito come il cibo e il riposo lo sono per il corpo.
Vi sono infinite varietà di tecniche di meditazione. Si può regolare il ritmo del respiro, intonare mantra, visualizzare colori, forme o divinità, far risalire l’energia attraverso i chakra, camminare o muoversi con consapevolezza o semplicemente fissare il vuoto davanti a sé. Per essere utili, tutte queste forme devono avere una cosa in comune: devono favorire, calmare e armonizzare gli aspetti vibrazionali della mente e del corpo, liberando la mente dalla sua confusione abituale.”

Termino l’articolo con una concetto brevissima, che fornisce quello che probabilmente è il metodo di lavoro sui chakra più semplice tra tutti: i colori, con i sette chakra che, come noto, analogicamente sono rappresentati dai sette colori dell’iride, dal rosso del primo chakra fino al viola del settimo (il quale però è sovente associato anche al bianco).

Bene, e con questo il lungo articolo di approfondimento dedicato a Chakra – Ruote di vita di Anodea Judith è terminato.
Al prossimo articolo e buone cose.

Fosco Del Nero

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