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Vadim Zeland

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On 21 Luglio 2014
Last modified:11 Gennaio 2017

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Eccoci qui con l’articolo di approfondimento dell’ultimo libro di Vadim Zeland, ossia Scardinare il sistema tecnogeno, sorta di mix tra i libri originali del Reality Transurfing (da Lo spazio delle varianti in poi) ed il successivo più pratico Transurfing vivo.

Scardinare il sistema tecnogeno - Reality Transurfing 6 - Vadim ZelandTitolo: Scardinare il sistema tecnogeno.
Autore: Vadim Zeland.
Argomenti: esistenza, benessere.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2012.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino, Amazon.

 

Eccoci qui con l’articolo di approfondimento dell’ultimo libro di Vadim Zeland, ossia Scardinare il sistema tecnogeno, sorta di mix tra i libri originali del Reality Transurfing (da Lo spazio delle varianti in poi) ed il successivo più pratico Transurfing vivo.

Come sempre, con Zeland gli spunti sono tanti… ne selezionerò alcuni tra i tanti dunque.

Partiamo da quella che secondo Vadim Zeland è una sintesi dell’esistenza. Come sempre con Zeland, piuttosto schietta.
“I pensieri sono come i canali del televisore, e l’uomo è semplicemente un biotelevisore perfetto, in grado di connettersi a piacere all’uno o all’altro settore particolare dello spazio, dove si trovano questi stessi pensieri-programmi televisivi. E, similmente a un televisore, l’uomo non genera i programmi, li capta.
Tutti gli esseri viventi del nostro mondo sono connessi a un qualche programma. Le piante hanno i loro programmi, rigorosamente fissi. Gli esseri che sanno strisciare, nuotare, correre, volare, hanno dei programmi più flessibili, ma comunque “cuciti” in modo piuttosto aderente, a livello di istinti.
Solo l’uomo è in grado di saltare liberamente e consapevolmente da un canale all’altro.
Purtroppo, però, egli non utilizza pienamente questa sua possibilità e ciò a causa del fatto che si appassiona troppo al “serial televisivo” mandato in onda nella sua realtà. Questo serial, spesso triste, non finisce mai perché il telecomando si trova bloccato sullo stesso tasto.
L’uomo, però, è in grado di prendere in mano il suo telecomando e cambiare canale. Sì, la realtà non cambierà immediatamente: all’inizio, per forza di inerzia, verrà trasmesso lo stesso programma, ma se si insisterà a premere sul tasto giusto, il vecchio serial lascerà progressivamente posto alle scene del nuovo programma e alla fin fine la nuova realtà sostituirà completamente quella precedente. Così si materializzano i pensieri. L’unica condizione che bisogna osservare strettamente è la seguente: affinché la forma pensiero si materializzi, è necessario fissare su di essa la propria attenzione a lungo e in modo sistematico.”

Dato questo punto di partenza, ecco il problema di fondo dell’essere umano.
“La realtà che ci circonda è l’immagine speculare di ciò che si trova nei nostri pensieri.
E qui è tutto molto semplice: il compito di ciascuno è solo quello di formare quell’immagine che vuole vedere nello specchio. Se volete vedere una faccia felice, vi basterà sorridere; se volete che l’immagine riflessa vi venga incontro, basterà fare un passo in avanti.
Tuttavia, la difficoltà sta nel fatto che gli uomini cadono facilmente prigionieri dell’illusione speculare. Come incantati, senza staccare gli occhi, fissano lo specchio, cioè la realtà che li circonda. Ed esattamente come succede in sogno, si dimenticano di se stessi e della propria immagine di partenza, non si ricordano che dovrebbero seguirla e mantenerla consapevolmente nella forma desiderata.
Sembrerebbe che non ci sia nulla di difficile in questo processo, non è così? Basta distogliere l’attenzione dallo specchio, reindirizzarla verso l’immagine di partenza, formare l’immagine che si vuole vedere e poi osservare quello che succede nel riflesso.
Ma no, l’uomo fa esattamente il contrario: di fronte alla “dura realtà” si spaventa, crede che sia veramente così e così sempre sarà, si fissa un modello mentale e vive in questa realtà triste, senza avere la forza di distogliere lo sguardo dallo specchio e dirigerlo su di sé, sui suoi pensieri.”

In tutta questa difficoltà esistenziale, ecco il procedimento consigliato da Vadim Zeland per prendere decisioni, soprattutto le decisioni importanti.
“Ognuno di noi è padrone del proprio mondo, solo che fin dall’infanzia veniamo deviati dalla società-matrix.
Quando si devono prendere delle decisioni, soprattutto nei momenti di svolta della vita, bisogna riuscire a mandare a quel paese tutti i “benintenzionati” e i buoni consiglieri, bisogna immergersi nel silenzio, spegnere il televisore, andare nel bosco, chiudersi in camera, cessare di pensare soppesando i più e i meno, e lasciarsi semplicemente andare all’ascolto della voce sommessa del cuore.
La risposta sarà l’unica soluzione giusta, anche se a prima vista potrebbe sembrare illogica.
Tutto quello che serve per essere felice nella vita l’uomo ce l’ha sempre sotto il naso. E se egli ha trovato questo cammino con il cuore, tutto il resto (i vari beni materiali) arriverà da sé, a seconda delle sue necessità.”

Segue adesso una citazione su un punto su cui l’autore russo in Scardinare il sistema tecnogeno insiste molto: alimentazione e pulizia.
“Se ti nutri di cibi sintetici diventi un cyborg. Quando diventi un cyborg ti nutri di cibi sintetici.
Il sistema convoglia sempre l’attenzione del singolo in direzione di cose secondarie e inconsistenti.
Tutto quello che entra nell’uomo direttamente forma il suo corpo fisico, la sua coscienza e, di conseguenza, la sua realtà.
La maggior parte delle persone non si chiede nemmeno che cibo mangia, come e perché lo mangia. Mangia e basta.
Nutrirsi con alimenti naturali e possibilmente vivi come minimo sblocca l’attenzione. La coscienza diventa chiara e libera, per non parlare poi dell’aumento del tono generale, del potenziale energetico e della salute.”

Arriva adesso una reprise dai precedenti libri del Transurfing… ma talmente importante come concetto che la ripropongo con piacere: sto parlando della coordinazione dell’intenzione.
“Il Transurfing offre un sistema potente e al tempo stesso semplice: il principio della coordinazione dell’intenzione.
Lo ricordiamo: se avete l’intenzione di considerare come positivo un evento che vi sembra negativo, allora diventerà sicuramente positivo.
Ricordate, per quanto male viviate adesso, più avanti vi attenderà una sorpresa molto piacevole, a condizione che in questo momento manteniate la coordinazione.
Perché succede così?
La vita umana, come qualsiasi altro movimento della materia, è una catena di cause ed effetti. L’effetto, nello spazio delle varianti, si trova sempre vicino alla sua causa. Come uno deriva dall’altra, così i settori adiacenti dello spazio delle varianti si dispongono nelle linee della vita. Ogni evento nella linea della vita ha due diramazioni, una favorevole e l’altra sfavorevole. Ogni volta che vi trovate a vivere un qualsiasi evento esistenziale, scegliete il modo in cui affrontarlo.
Se considerate l’evento come positivo, capiterete nella diramazione favorevole della vita.
Purtroppo, la tendenza al negativismo costringe spesso a esprimere insoddisfazione e a optare per la diramazione sfavorevole. E ogni volta che qualcosa suscita fastidio arriva di seguito qualche altra contrarietà. Risulta così che “le disgrazie non vengono mai da sole”.
La serie di guai, però, fa seguito non al primo fastidio ma al modo in cui ci si è rapportati ad esso.
Il principio della coordinazione dell’intenzione vi offrirà la possibilità di cadere sempre sulla diramazione felice della vita.”

E ora, a conclusione dell’articolo, le due direzioni esistenziali di cui si parlava nella precedente citazione, esplicitate in modo molto variopinto.
“Manifestando insoddisfazione o imprecando contro il governo, gli impiegati, i calciatori, il tempo, i colleghi, i vicini, i familiari, per non parlare poi dei figli, trasmettete allo specchio del mondo un’immagine squallida e ricevete di conseguenza, di riflesso, una realtà altrettanto squallida.
Trasmettere alla frequenza della radio “Onde della fortuna” o della radio “Sciacquone del cesso” è una questione di scelta consapevole (o inconsapevole).
Non voglio certo dire che non si debba per principio né discutere, né difendere se stessi o altri, né mettere qualcuno in riga quando è veramente necessario. L’importante è che le vostre azioni e il vostro modo di rapportarvi alla situazione non siano gestiti dall’imprinting infantile, ma siano mossi da un’intenzione consapevole. Ci si scontra spesso con circostanze in cui non è affatto obbligatorio manifestare una reazione negativa. Perché lamentarsi di cose che non vi riguardano direttamente o di persone che non vi hanno fatto personalmente alcun male? Non potete cambiare quello che si è già prodotto nel mondo, così come non potete influire su un film che vedete allo schermo. Però è in vostro pieno potere cambiare la pellicola.
Aggredire lo schermo o regolare il proiettore sono due modi di esistere completamente diversi, e, di nuovo, è una questione di scelta personale.”

E con questo ho terminato con Scardinare il sistema tecnogeno di Vadim Zeland.
A presto e buon surfing a tutti.

Fosco Del Nero

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