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Franco Battiato, Gianluca Magi

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On 16 Maggio 2019
Last modified:22 Maggio 2019

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Lo stato intermedio, libretto firmato da Franco Battiato e Gianluca Magi, certamente non abbonda come quantità, e anzi ne è clamorosamente carente...

Lo stato intermedio - Franco Battiato, Gianluca Magi (esistenza)Titolo: Lo stato intermedio.
Autore: Franco Battiato, Gianluca Magi.
Argomenti: misticismo, esistenza, spiritualità.
Editore: Arte di Essere Edizioni.
Anno: 2015.
Voto: 4.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Lo stato intermedio, libretto firmato da Franco Battiato e Gianluca Magi, certamente non abbonda come quantità, e anzi ne è clamorosamente carente tanto da aver dato adito alla valutazione parimenti carente, tuttavia ha almeno un po’ di qualità – leggi comprensione e consapevolezza – per cui perlomeno ho potuto trarre da esso qualche citazione per questo articolo di approfondimento.

Non ho avuto la scelta che ho di solito con libri veri e propri, e peraltro nello specifico di Battiato non c’è quasi nulla, ma pazienza e valorizziamo quello che abbiamo.

Cominciamo da una citazione di Gianluca Magi che è un’analogia tra il mangiare e l’affrontare la vita.
“Mangiare in modo smodato rispetto alla naturale esigenza è un atto di esorcismo della morte.
Quando si mangia oltremodo cresce un’equazione alimentare inconscia: più mangio, più mi aggrappo alla vita. Questo è proprio un atto di esorcismo dell’inquietudine che procura il pensiero della morte.
La paura della morte non è effettivamente ciò che sembra, cioè il timore che la vita si arresti.
Se sperimento la vita come possesso, io ho paura della morte, ovvero di perdere ciò che ho. Avverto cioè la paura di perdere il mio corpo, il mio io, la mia identità, mia moglie, i miei figli, il mio lavoro, i possessi che ho accumulato, etc… la paura di affrontare l’abisso della non identità, dell’essere perduto.”

Anche il secondo brano è di Gianluca Magi, ed esso riprende una citazione di Meister Eckhart sull’attaccamento alla vita e alle cose della vita… e sulla sofferenza che ne deriva.
“Meister ha detto che la sola cosa che brucia all’inferno è la parte di te che rimane aggrappata alla vita: i ricordi, gli affetti. Ti bruciano via tutto.
Non lo fanno per punirti – sosteneva – ma per liberarti l’anima.
A suo modo di vedere, se abbiamo paura di morire e ci aggrappiamo di più alla vita, vedremo i diavoli strapparcela via.
Ma se raggiungiamo la pace, i diavoli diventeranno degli angeli. Ci liberano dalle cose umane.
È dunque solo un problema di approccio.
Quindi non preoccupiamoci.”

Altra citazione di Gianluca Magi… e altro riferimento letterario: questo volta andiamo fino in India per parlare di reincarnazione.
“Nella Katha Upanishad, il cui nucleo centrale è antecedente al Buddha, si narra il viaggio del giovane Naciketas nel regno dei morti. In questa discesa negli inferi, Naciketas incontra Yama, il signore dell’oltretomba.
Yama, dopo aver messo alla prova questo pellegrino ultraterreno, gli rivela che dopo la morte, sciolti dai lacci corporei, si rinasce.
Ma chi, durante la vita, si è comportato in un certo modo e ha scrutato dentro di sé per rimanere attento nei suoi pensieri, azioni e parole, troverà la chiave per giungere alla felicità dell’Assoluto.”

L’ultimo dei quattro brani di Gianluca Magi, prima di passare all’altro autore, applica il concetto di “luogo di mezzo” del Bardo thodol alla vita che stiamo vivendo adesso.
“Il “bardo” è lo stato intermedio tra due momenti. Ora, qui, ci troviamo nello stato intermedio tra la nascita e la morte: è il bardo di questa vita.
Il bardo di questa vita dura dal momento della nostra nascita sino al momento in cui trapasseremo. Durante il bardo di questa vita rischiamo di trascorrere il nostro tempo da morti, o non ancora nati, aspettando invano, sprecando anni in attesa di una telefonata, di una lettera o di uno s guardo di qualcuno o di qualcosa che sistemi le cose al posto nostro.
Il Libro tibetano dei morti ci ricorda, a suo modo, di non sprecare il nostro tempo. È non solo un libro per restare vivi dopo la morte, ma per diventare vivi dopo la nascita, in questo corpo attuale.
L’idea fondamentale è questa: se facciamo in modo che vi sia vita dopo la nostra nascita, allora ci sarà vita anche dopo la nostra morte.”

La prima delle due citazioni di Franco Battiato ci parla, in modo breve, dell’illusione della realtà sensoriale e della nostra infinitezza.
“Nulla è come sembra.
Siamo infiniti ed eterni quanto il cosmo.
In realtà siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure e potenti illusioni. Dunque non riusciamo a considerare consapevolmente di essere parte del tutto universale.”

La seconda e ultima prosegue sulla stessa linea, aggiungendo un concetto interessante: la vita è la preparazione al momento della morte, in realtà il più importante della nostra esistenza… e, curiosamente, l’unico che la società odierna ignora.
“Non moriamo mai davvero, se non con il corpo. Che è una residenza temporanea.
Nessuno di noi muore mai: ciò che facciamo è solo passare da uno stato a un altro stato.
Per gli straordinari mistici tibetani morire è u’opportunità e all’appuntamento fatidico possono realmente arrivare con la gioia nel cuore.
Posso dire che questa condizione non si raggiunge facilmente: occorre molta saggezza per conquistarla.”

Abbiamo così terminato l’approfondimento de Lo stato intermedio di Franco Battiato e Gianluca Magi.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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