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Maria Gabriella Bardelli

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3
On 19 Settembre 2019
Last modified:19 Settembre 2019

Summary:

L’approfondimento di questa volta è dedicato al libro La guarigione è dei pazienti, di Maria Gabriella Bardelli, libro che unisce, o almeno si propone di farlo, la Nuova Medicina Germanica di R.G. Hamer con la Metamedicina di Claudia Rainville.

La guarigione è dei pazienti - Maria Gabriella Bardelli (salute)Titolo: La guarigione è dei pazienti.
Autore: Maria Gabriella Bardelli.
Argomenti: salute, medicina.
Editore: Edizioni L’Età dell’Acquario.
Anno: 2012.
Voto: 6.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’approfondimento di questa volta è dedicato al libro La guarigione è dei pazienti, di Maria Gabriella Bardelli, libro che unisce, o almeno si propone di farlo, la Nuova Medicina Germanica di R.G. Hamer con la Metamedicina di Claudia Rainville.
Non mi sono segnato tante citazioni, ma quelle poche vado a proporvele.
Ne abbiamo quattro della stessa Maria Gabriella Bardelli, e tre di Bert Hellinger, che ogni tanto vien citato nel testo.

Il primo brano proposto è breve, e riguarda la visione del singolo essere umano.
“Non è tanto importante cosa è accaduto nella vita di una persona, ma come questa lo ha vissuto.
Proprio perché noi vediamo le cose come sono, ma come noi siamo.”

Il secondo brano è un po’ più lungo, ed è un’interessante osservazione sul modo di concepire la medicina proprio a partire da quanto tempo si dedica al processo di guarigione, poco o molto.
“Il primo degli aforismi di Ippocrate, che per 200 anni godettero di immensa fortuna tanto da essere tenuti in conto come la Bibbia del medico, diceva: “La vita è breve. L’arte è lunga”.
Lunga è l’arte della medicina, mentre breve è la vita dell’uomo. La medicina era definita “ars longa”. Un’arte lunga, lenta, paziente. Non sarà un caso che chi si rivolge al medico si chiami “paziente”. Al tempo di Ippocrate era in qualche modo ben radicata l’idea che il tempo avesse a che fare con la guarigione e che il più giusto degli atteggiamenti da parte del malato fosse quello di prendersi tempo.
Oggi sembra vero il contrario. Il primo forse a sembrare impaziente è il medico, prima di tutto a causa del protocollo a cui deve attenersi, che lo porta a non avere tempo, a intervenire e a prendere decisioni velocemente anche laddove non vi è una reale urgenza. Non esiste più l’idea che il corpo e la natura abbiano bisogno di tempo per “guarire”, piuttosto ci si affanna a fare le cose a tempo: il male avanza e occorre efficienza, tempestività e prevenzione. Il paziente è pressato dal medico che per il suo bene gli chiede il consenso per poter intervenire e contrattaccare i nemici quanto prima.”

Andiamo avanti, stavolta citando Antoine Béchamp, oltre che la stessa Metamedicina della Rainville.
“Il famoso scienziato (chimico e biologo) Antoine Béchamp (1816-1908) aveva affermato che non è sugli agenti esterni (batteri, virus e funghi) che è importante agire, ma sul terreno organico: se il terreno è sano e in armonia può mettere in campo i suoi meccanismi di autoguarigione.
Così la Metamedicina (fondata da una biologa) sostiene che se vi è un sintomo, vi è una causa emotiva. Allora che senso ha agire sul sintomo se non si interviene sul terreno che ne è all’origine?”

La quarta citazione di Maria Gabriella Bardelli proposta è tanto sintetica quanto bella e di valore: ci parla di rabbia, dolore e amore.
“Là dove c’è tanta rabbia, c’è tanto dolore.
E là dove c’è tanto dolore, c’è tanto amore.
La rabbia nasconde il dolore, e il dolore nasconde l’amore.”

Passiamo ora ai tre brani di Bert Hellinger, lo psicologo creatore delle Costellazioni familiari sistemiche.
Il primo brano ci parla ancora di paura, contrapposta alla fiducia.
“Chi ha paura che non vi sia più tempo per compiere qualcosa perde il contatto con la propria anima e diventa frenetico.
Chi è tranquillo confida in qualcosa di più grande, in un movimento che lo guida e lo sostiene.”

Il secondo brano, invece, ci mostra che il luogo di nascita è sempre quello perfetto: qua chiamiamo in causa tanto il destino quanto il principio di perfezione.
“Un bambino nasce in una determinata famiglia. Ha determinati genitori che provengono da un determinato popolo, stirpe, cultura e religione.
Il bambino non ha alcuna possibilità di scegliere.
Un albero non può scegliere il luogo dove crescere.
Il luogo giusto è quello dove è caduto il seme.”

L’ultimo brano, e di Hellinger e del libro, allarga ulteriormente il tiro, passando da fiducia e perfezione alla divinità.
“Per ognuno di noi il luogo dei genitori è l’unico possibile e quindi anche il solo giusto. Per ogni uomo il popolo a cui appartiene, la sua lingua, la sua razza, la sua religione sono gli unici possibili e quindi giusti…
Quando il bambino prende la vita come gli viene donata, senza domande, quando accetta la vita con tutto ciò che comporta in termini di destino, possibilità e limiti, gioia e dolore, non solo si apre ai propri genitori, non solo a un determinato popolo, non solo a una determinata cultura e a una determinata religione: si apre a Dio e a tutto ciò che immaginiamo vi sia dietro a questo nome.”

Abbiamo con ciò terminato col libro La guarigione è dei pazienti di Maria Gabriella Bardelli.
Alla prossima occasione.

Fosco Del Nero

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