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Allan Kardec

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On 4 Marzo 2021
Last modified:4 Marzo 2021

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Eccoci qui col libro "Il libro degli spiriti", scritto da Allan Kardec nell'ormai lontanissimo 1860.
Siamo all’interno dello spiritismo...

Il libro degli spiriti - Allan Kardec (spiritismo)Titolo: Il libro degli spiriti (Le livre des esprits).
Autore: Allan Kardec.
Argomenti: spiritualità, spiritismo.
Editore: Casa del Nazareno Edizioni.
Anno: 1860.
Voto: 6.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci qui col libro Il libro degli spiriti, scritto da Allan Kardec nell’ormai lontanissimo 1860.
Siamo all’interno dello spiritismo, e leggiamo qualche brano tratto dal libro in questione da me selezionato (in effetti, la selezione potrebbe far apparire il testo più “evoluto” di quanto non sia davvero).

Partiamo da una sorta di manifesto dello spiritismo, assolutamente condivisibile nelle sue fondamenta concettuali, che peraltro sono comuni a tante dottrine spirituali: parliamo di anime, di percorso evolutivo, di reincarnazione, di elevazione e di ritorno alla divinità… tutto questo in una citazione piuttosto lunga.
“Gli spiriti dei ranghi inferiori sono inclini alla maggior parte delle nostre passioni: odio, invidia, gelosia, orgoglio, ecc; inoltre si compiacciono del male.
Gli spiriti non appartengono in eterno allo stesso ordine. Tutti migliorano passando attraverso i vari gradi della gerarchia spirituale. Questo progresso avviene attraverso l’incarnazione, imposta a certuni come espiazione e ad altri come missione. La vita materiale è una prova che essi devono subire a più riprese finché non abbiano raggiunto la perfezione assoluta: è una specie di esame o di epurazione da cui emergono più o meno purificati.
Dovendo lo spirito passare attraverso molte reincarnazioni, ne consegue che noi tutti abbiamo avuto molte esistenze e che ne avremo altre ancora, più o meno perfezionate, sia su questa Terra sia in altri mondi.
Le varie esistenze dello spirito sono sempre progressive e mai regressive, ma la rapidità del progresso dipende dagli sforzi che ognuno di noi compie per raggiungere la perfezione. Le qualità dell’anima sono quelle dello spirito che è incarnato in noi. Così l’uomo dabbene è l’incarnazione di uno spirito buono, mentre l’uomo perverso è quella di uno spirito impuro.
Lo spirito incarnato è sotto l’influenza della materia. l’uomo che supera questa influenza con l’elevazione e la purificazione della sua anima si avvicina ai buoni spiriti con i quali si troverà un giorno. Chi si lascia dominare dalle cattive passioni e ripone tutta la sua felicità nella soddisfazione degli appetiti più grossolani, si avvicina agli spiriti impuri, lasciando predominare la natura animale.
Gli spiriti incarnati abitano globi differenti dell’universo. Gli spiriti non incarnati non occupano una regione determinata e circoscritta; si trovano ovunque nello spazio e al nostro fianco, vedendoci e passandoci accanto di continuo. Una vera e propria popolazione invisibile si muove intorno a noi.
Gli spiriti esercitano sul mondo morale, e anche sul mondo fisico, un’azione incessante. Le relazioni degli spiriti con gli uomini sono costanti. I buoni spiriti ci incitano al bene, ci sostengono nelle prove della vita e ci aiutano a sopportarle con coraggio e rassegnazione. I cattivi spiriti ci incitano al male: è per loro una gioia vederci soccombere ed essere simili a loro. Le comunicazioni degli spiriti possono essere occulte o manifeste. Le comunicazioni occulte hanno luogo attraverso l’influenza buona o cattiva che essi esercitano su di noi a nostra insaputa. È nostro compito discernere le ispirazioni buone da quelle cattive.
Gli spiriti sono attirati a misura della loro simpatia per la natura morale dell’ambiente. Agli spiriti superiori piacciono le riunioni in cui predomina l’amore per il bene e il desiderio sincero di istruirsi e migliorarsi. La loro presenza allontana gli spiriti inferiori, che trovano invece libero accesso e possono agire in tutta libertà fra le persone frivole e ovunque possano incontrarsi dei cattivi istinti.
Non esistono errori imperdonabili che non possano venire cancellati con l’espiazione. L’uomo ne trova il mezzo nelle varie esistenze, che gli permettono di avanzare, secondo la sua volontà e i suoi sforzi, sulla via del progresso e verso la perfezione che è il suo scopo finale.”

Il secondo brano proposto tratta del momento della morte o, meglio, di ciò che la segue; tale evento sarà assai diverso a seconda della purezza e della consapevolezza della creatura che è morta.
“Al momento della morte, tutto all’inizio è confuso. All’anima necessita un po’ di tempo per riconoscersi. Essa è come stordita, è nello stato di chi esca da un sonno profondo e cerchi di rendersi conto della situazione. La lucidità delle idee e la memoria del passato le ritornano nella misura in cui si cancella l’influenza della materia, di cui si va liberando e in cui si dissipa quella specie di nebbia che oscura il suo pensiero.
La durata del turbamento che segue la morte è molto varia. Può essere di qualche ora, come di molti mesi e persino di moti anni. È molto meno prolungata per coloro che si sono identificati, nella loro vita, con il loro stato futuro, perché comprendono immediatamente la loro situazione. Questi turbamenti presentano delle circostanze peculiari secondo il carattere degli individui e soprattutto secondo il tipo di morte.
Il turbamento che segue la morte non ha niente di doloroso per l’uomo dabbene: egli è calmo e in tutto simile a uno che si svegli tranquillamente. Invece, per colui la cui coscienza non è pura, la morte è piena di ansietà e di angosce che aumentano man mano ch’egli acquista coscienza di sé.”

Fatta una citazione sulla morte, facciamone una sulla vita, e nel dettaglio una su concezione, nascita e incarnazione dell’anima; tale citazione si compone di domande e risposte.
“‘In quale momento l’anima si unisce al corpo?’
L’unione ha inizio al momento della su concezione, ma non è completa che al momento della nascita. Dal momento della concezione, lo spirito designato ad abitare un determinato corpo si unisce a esso con un legame fluidico, che va sempre più consolidandosi, fino all’istante in cui il bambino viene alla luce. Il grido che prorompe allora dal bambino annuncia ch’egli fa parte dei viventi e dei servitori di Dio.
‘L’unione fra lo spirito e il corpo è definitiva fin dal momento della concezione? In questo primo periodo lo spirito potrebbe rinunciare ad abitare il corpo designato?’
L’unione è definitiva nel senso che nessun altro spirito potrebbe sostituire quello che è stato designato per quel corpo. Ma poiché i legami che lo uniscono a esso sono molto fragili, possono facilmente rompersi e possono essere rotti per volontà dello spirito, che indietreggia davanti alla prova che ha scelto. Ma in questo caso il bambino non vive più.
‘Essendo l’unione dello spirito con il corpo completa e definita solo dopo la nascita, si può ritenere che il feto abbia un’anima?’
Lo spirito che deve animarlo esiste, in un certo senso, fuori di lui. Esso non ha dunque, propriamente parlando, un’anima, poiché l’incarnazione è soltanto in via d’attuazione; ma il feto è legato all’anima ch’egli deve possedere.
‘Quali sono, per lo spirito, le conseguenze dell’aborto?’
L’aborto è un’esistenza annullata che dev’essere ricominciata.

Segue ora una citazione più breve sul progresso spirituale: è inevitabile, anche perché quanto è conquistato dallo spirito è conquistato per sempre.
“Gli spiriti possono restare stazionari, ma non regrediscono, e allora la loro punizione è quella di non avanzare e di dover ricominciare le esistenze impiegate male, nell’ambiente che più conviene alla loro natura.”

Il progresso dell’anima avviene in due direzioni, vien detto ne Il libro degli spiriti: una è la conoscenza, e l’altra è la purezza. Servono entrambe.
“Lo spirito deve progredire in conoscenza e moralità: se è progredito solo in un senso, deve progredire anche nell’altro, per raggiungere la sommità della scala.
Quanto più l’uomo avanza nella sua vita presente, tanto meno le prove successive saranno lunghe e penose.”

L’ultimo brano proposto definisce con una breve considerazione l’antico dilemma sulla casualità o causalità del cosmo: un ordine e uno schema perfetto è evidente, per cui…
“L’armonia che regola le leggi dell’universo rivela combinazioni e determinati obiettivi e, proprio per questo, rivela una potenza intelligente.
Attribuire la formazione primaria al caso sarebbe un nonsenso, perché il caso è cieco e non può produrre gli effetti che l’Intelligenza produce.
Un caso intelligente non sarebbe più un caso.”

L’approfondimento de Il libro degli spiriti di Allan Kardec è terminato.
Alla prossima occasione e buone cose nel frattempo.

Fosco Del Nero

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