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Cristina Aprato

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On 8 Marzo 2012
Last modified:21 Gennaio 2015

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Fatta la recensione di Baba Bedi e la via della gioia, è ora di fare l’articolo di approfondimento del libro di Cristina Aprato.

Baba Bedi e la via della gioia - Cristina Aprato (esistenza)Titolo: Baba Bedi e la via della gioia.
Autore: Cristina Aprato.
Argomenti: spiritualità.
Editore: Centro di Benessere Psicofisico.
Anno: 1996.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Fatta la recensione di Baba Bedi e la via della gioia, è ora di fare l’articolo di approfondimento del libro di Cristina Aprato, che in recensione è stato valutato assai positivamente, come ricorda il voto incluso anche in questo articolo di approfondimento, nel quale invece proporrò ai miei lettori qualche spunto tratto dal breve ma al contempo ricco libro edito dal Centro di Benessere Psicofisico e dedicato alla figura di Baba Phiare Lal Bedi.

Andiamo allora col primo spunto, su libertà, libero arbitrio e maestri.
“Una volta gli ho chiesto perché gli dava così fastidio essere considerato un maestro e lui mi ha risposto: ‘Molto semplice! Perché non voglio essere maestro di nessuno. Un maestro deve prendersi la responsabilità di ciò che gli allievi imparano e di come usano ciò che hanno imparato. Io non voglio nessuna responsabilità di altri sulle mie spalle. Ognuno deve portare la responsabilità della propria evoluzione e della propria vita sulle sue spalle. Io sono venuto solo per condividere ciò che ho ricevuto per grazia divina. Se a qualcuno interessa ciò che dico, può venire a sentire, poi può utilizzare ciò che ha imparato, secondo la sua coscienza etica. Come lo usa è una sua responsabilità!
[…] Nella società dell’acquario, ogni individuo deve essere totalmente responsabile di se stesso, ciascuno deve saper ricoprire il proprio ruolo autonomamente, senza più aver bisogno di qualcuno che gli dice cosa deve o non deve fare.
Bisogna dunque lavorare affinché ogni individuo trovi la propria consapevolezza e la propria autonomia. Basta con le regole e con l’autoritarismo. Basta con i maestri, i guru, i padroni…’”
Che differenza con un altro testo che ho letto di recente sulla figura di Sai Baba (personaggio controverso, accusato di molestie sessuali verso molti giovani e immortalato da alcuni video mentre imbroglia eseguendo i suoi presunti miracoli), che invece si faceva chiamare Divino Maestro e ordinava ai suoi discepoli di amare solo lui, concentrarsi solo su di lui, visto che lui avrebbe provveduto a tutto dal’alto della sua onniscienza e onnipotenza…

Ma continuiamo con Baba Bedi, passando all’argomento “conoscere se stessi”.
“Baba diceva che la sofferenza umana dipende dal fatto che l’uomo non conosce se stesso. Non conoscendo se stesso non può conoscere la finalità della propria vita e di conseguenza rischia di trascorrere tutta l’esistenza rincorrendo la felicità senza mai riuscire a conquistarla. Infatti si può essere veramente felici solo se ci si sente realizzati e per realizzarsi è necessario avere ben chiara la meta che si vuole raggiungere.
Il primo passo sulla via della gioia consiste quindi nel conoscere se stessi e nell’individuare la meta della propria realizzazione. Conoscendo la nostra essenza scopriamo anche quali strumenti abbiamo a disposizione per poter conquistare la mete, cioè conosciamo i nostri talenti.
Il secondo passo consiste nell’utilizzare i talenti per raggiungere la meta della propria realizzazione.”

Ora invece abbiamo una riflessione su rinunce e santità.
“La presunzione si vive quando si crede di essere ciò che non si è. Baba diceva che molti, scegliendo di percorrere la va del sacrificio, arrivano a pensare presuntuosamente di essere santi o di aver raggiunto un elevato livello di coscienza, per il solo fatto di riuscire a reprimere le esigenze del corpo.
Ricordo che una volta, durante un corso, gli è stato chiesto cosa ne pensava delle rinunce di coloro che praticano con scrupolosità le regole di alcune filosofie, per esempio dello yoga, o di quelli che seguono rigidamente una certa alimentazione, per esempio la macrobiotica. A questo proposito ha risposto: ‘Tutte le rinunce servono solo a creare delle frustrazioni, che vengono immagazzinate nell’inconscio. La strada della vera realizzazione è proprio quella in cui non si può rinunciare a nulla, perché si deve realizzare tutto’.
Ha poi aggiunto che i veri santi non praticano la rinuncia come normalmente si intende, essi infatti vivono coerentemente con le loro esigenze profonde ciò che agli occhi delle perone comuni può apparire come una vita piena di rinunce, in realtà è solo lì’espressione di ciò che loro profondamente desiderano. Infatti i veri santi hanno un unico desiderio, quello di raggiungere la perfezione, e fanno di tutto per soddisfarlo, seguendo le urgenze del proprio cuore.
Se un certo modo di vivere rende felici, certamente non è pieno di rinunce.
Chi invece reprime i propri desideri e non è coerente con il proprio momento evolutivo, non può essere felice. Uni stile di vita basato sulla rinuncia non conduce a nulla di positivo e spesso induce a credere di essere migliori di ciò che in realtà si è. Infatti un’autentica evoluzione spirituale implica la capacità di vivere pienamente e armonicamente la propria esistenza in questo mondo. Vivendo con coerenza e sincerità, rispettando e accettando i propri limiti e i propri tempi di maturazione, si procede anche sul cammino della Luce senza perdete tempo.”

Ora vi propongo un interessantissimo spunto sull’evoluzione e sul karma.
“Quando si ha intenzione di fare del male agli altri o a se stessi, come abbiamo detto poco prima, ci si oppone al fluire della vita e all’evoluzione, creando negatività. In quel momento la coscienza etica si fa sentire, allora si avverte un certo disagio interiore – nel linguaggio popolare si dice che ci si sente la coscienza sporca – e si è perfettamente consapevoli che si dovrebbe agire in modo diverso.
Purtroppo non diamo quasi mai ascolto a ciò che ci dice questo organo della Luce e creiamo le disarmonie e gli squilibri energetici che sono i presupposti della nostra sofferenza. Cerchiamo allora di comprendere meglio che cos’è e come agisce la forza negativa.
Innanzitutto sappiamo che ogni campo magnetico ha due poli, uno positivo e l’altro negativo, quindi anche il campo magnetico della creazione ha il polo positivo e quello negativo, che si differenziano l’un l’altro per la funzione che svolgono.
Inoltre la vita, per essere tale, richiede il movimento continuo, la continua trasformazione. In ogni istante migliaia di cellule del nostro corpo muoiono e altrettante si sviluppano, nel mondo migliaia di animali, di piante e di esseri umani muoiono e altrettanti ne nascono, nel cosmo migliaia di stelle si esauriscono e altrettante vengono generate. Tutto soggiace alla legge del moto perpetuo, nel microcosmo come nel macrocosmo.
Il polo positivo e quello negativo hanno proprio la funzione di mantenere la continuità di movimento.
Da questo punto di vista le parole positivo e negativo acquistano un significato totalmente diverso da quello che comunemente viene loro attribuito. È positivo il polo attivo ed è negativo quello ricettivo. Il primo crea, il secondo regola e mantiene l’equilibrio.
Finché il polo positivo non viene ostacolato e procede verso la realizzazione della creatività, il polo negativo lo segue di pari passo con la sola funzione di mantenere intatto il campo magnetico della creazione, regolando il processo di maturazione. Quando però si frappone un ostacolo all’avanzare delle forze positive, allora entra in azione il polo negativo per garantire il movimento continuo, con una forza equivalente, ma contraria, quindi più o meno intensa a seconda delle volte.
Anche l’essere umano è un campo magnetico e come tale soggiace a questa legge cosmica.
Quando con un’azione volontaria oppone resistenza al fluire delle forze positive, attiva immancabilmente un’energia negativa di uguale intensità.
Abbiamo visto che le positività procedono nella direzione evolutiva che porta alla totale realizzazione, quindi se la forza negativa procede nella direzione contraria, necessariamente frena l’evoluzione e la realizzazione, con tuta la sofferenza che ne consegue.
L’essere umano quindi è anche l’unico responsabile della propria sofferenza, perché questa è la conseguenza dei suoi comportamenti.
Secondo Baba il detto popolare ‘ognuno raccoglie ciò che semina’ costituisce il nucleo della teoria del karma, secondo la quale la forza negativa pareggia i conti, ripagando con la moneta della sofferenza e del dolore. Per questo motivo la coscienza etica, che ha la funzione di salvaguardare il processo evolutivo, fa sentire la sua voce e ci avverte quando stiamo per frapporre ostacoli al fluire della positività.”
Ed ecco che così abbiamo unito la legge di attrazione con la legge del karma

Ora una risposta secca alla domanda sul perché alcune persone dicono di vedere la Madonna, angeli, santi, etc.
“La Madonna e gli angeli sono visti solo dai cattolici, mai dai musulmani o dagli induisti. Come mai?
Perché si tratta di proiezioni inviate dalla coscienza etica della persona, attraverso la sua stessa sensibilità psichica, per indurla ad agire positivamente per sé e per gli altri, infatti danno sempre buoni consigli.
È la voce della Luce che è in noi che ci parla e assume le sembianze di un essere che riconosciamo come guida. Gli induisti vedono Shiva, i buddisti vedono Buddha, i cattolici vedono la Madonna, perché sono figure accettate come molto positive dalla loro cultura.”
Molto semplice, dunque, e nessuna “superiorità” religiosa.

Cosa è la contemplazione?
“La contemplazione è una tecnica molto semplice per comunicare con la Luce interiore. Non bisogna concentrarsi, ma rilassarsi totalmente, cioè andare sempre più verso lo zero. Se ci poniamo una domanda in questa condizione di totale rilassamento, la risposta viene dalla Luce che è in noi. Se contempliamo dopo aver attivato la sensibilità psichica, tutto l’universo si apre al nostro occhio interiore.
Possiamo contemplare su qualsiasi cosa, su una pianta, su un’energia, sull’intelligenza o su un pianeta.
Nella contemplazione, attraverso la sensibilità psichica, possiamo conoscere tutte le componenti proprie di un qualsiasi oggetto della creazione. Infatti ogni oggetto è formato da un quid di forze e ogni forza ha un colore, un suono, un profumo, una velocità e una lunghezza d’onda, perciò per conoscere la realtà di un oggetto, bisogna percepire tutti gli aspetti di tutte le sue componenti.
Fortunatamente abbiamo una tecnica che ci permette di attivare la sensibilità psichica, cioè di aprire il canale di comunicazione tra questo organo della Luce e la coscienza, organo centrale della percezione.”

Come si fa ad andare “verso lo zero”?
“Facendo il rilassamento acquariano.
Ti siedi comodamente con gli occhi chiusi, fai tre o quattro respiri lenti e profondi e ascolti tutte le sensazioni che senti nel corpo.
Quando senti una qualsiasi sensazione, passi tre volte una mano sulla zona in cui l’hai sentita, poi ritorni nella posizione di rilassamento.
Fai questo fino a quando non senti più alcuna sensazione in nessuna parte del corpo.
Allora ti troverai in una condizione di totale rilassamento fisico, in cui i sensi sono sospesi, ma la coscienza è perfettamente vigile.”

Che differenza c’è tra contemplazione e meditazione?
“La contemplazione e la meditazione sono due strade opposte che, se praticate correttamente, conducono alla stessa meta: l’illuminazione.
Con la contemplazione ti espandi nel macrocosmo. La tua coscienza si amplia al di là dei tuoi confini individuali, diventa infinitamente grande, ha un’espansione che a un certo punto ti porta a vivere l’unità con il Tutto. Man mano che la coscienza si espande, perdi sempre più la percezione della tua individualità fino a quando diventi Uno con il Tutto.
Con la meditazione ti concentri nel microcosmo. La tua coscienza si contrae sempre più dentro di te, diventa sempre più piccola, infinitamente piccola fino a perdere l’identità individuale. Si avvicina al punto zero.
A quel punto vivi la stessa esperienza di unità con il Tutto. L’infinitamente grande è uguale all’infinitamente piccolo.”

Sulla questione dell’evoluzione individuale e del presunto egoismo di essa, Baba Bedi ha detto: “Non si tratta di menefreghismo o di individualismo egocentrico, ma di consapevolezza delle responsabilità che si hanno verso se stessi e verso la propria evoluzione. Ciascuno di noi è l’unico responsabile della propria evoluzione e della propria realizzazione. Questo è il primo e più importante dovere che l’essere umano ha. Tutto il resto è di secondaria importanza. Se ogni individuo si occupasse in prima persona di realizzarsi totalmente, anche i rapporti sociali sarebbero più armonici. Scomparirebbero l’invidia, la competizione, l’arroganza, la sopraffazione, la gelosia, ecc.
[…] Se sei davvero consapevole di te stesso e dell’importanza della tua evoluzione e sei sicuro di fare davvero tutto quello che puoi per realizzarla, allora non ti aspetti più nessuna considerazione e nessuna accettazione, perché non hai più bisogno di alcun riscontro da parte degli altri. Quindi se non lo ricevi non te ne accorgi nemmeno e se invece lo ricevi ne gioisci come se ti avessero offerto un dono inaspettato.”

E ora un ultimo brano su malattie e sintomi fisici.
“Ogni alterazione dell’equilibro energetico è una malattia e i segnali d’allarme sono appunto i sintomi della malattia.
Per comprendere meglio, possiamo paragonare il corpo a un’automobile, le malattie ai guasti che l’automobile può avere e i sintomi delle malattie alle spie luminose situate sul cruscotto. Se si accende una spia, significa che nell’automobile qualcosa non funziona bene, perciò bisogna sapere a cosa corrisponde la spia, per poter intervenire affinché l’automobile non si fermi.
Ogni automobilista, quando lampeggia una lampadina rossa sul cruscotto dell’auto, riconosce il segnale d’allarme e si dà da fare per rimettere le cose a posto: se manca l’olio lo aggiunge, se la batteria è scarica la fa ricaricare, se manca benzina fa rifornimento, ecc. Eliminata la causa dell’allarme, la lampadina si spegne da sé. A nessuno è mai venuto in mente di risolvere il problema svitando semplicemente la lampadina rossa!
Analogamente se nel corpo compare un sintomo vuol dire che c’è un’alterazione dell’equilibro energetico ovvero una malattia. Tutti i sintomi fisici si possono considerare come segnali d’allarme che vengono attivati affinché l’essere umano prenda coscienza delle disarmonie interiori che creano gli squilibri energetici e le corregga attraverso un processo di trasformazione della personalità.
A seconda dello squilibrio, l’intervento sarà diverso: può essere necessario eliminare le rigidità mentali, liberarsi dei condizionamenti, dei complessi, delle paure oppure vivere i propri talenti, ecc.
Per poter intervenire sul difetto, cioè sulla vera causa che ha creato la disarmonia, è necessario quindi saper interpretare i sintomi e conoscere la corrispondenza tra gli organi fisici e gli stati d’animo negativi. Ogni emozione negativa, infatti,come abbiamo visto si somatizza in un particolare organo fisico.
Qual è invece l’atteggiamento più comune quando la nostra macchina-corpo lancia dei segnali d’allarme attraverso i sintomi di una malattia? L’errore più grossolano, che generalmente si compie quando compare un sintomo, è quello di scambiare la malattia con il suo sintomo e di pensare di essere guariti se il sintomo scompare. Molto spesso, ad esempio, appena si manifesta la febbre si assumono medicinali antipiretici per far ritornare la temperatura corporea nei valori normali e quando questo avviene, si crede di aver superato la malattia.
Allo stesso modo, quando si ha mal di testa si assume qualche farmaco che lo faccia passare, pensando di risolvere il problema.
Non è affatto così. La febbre e il mal di testa sono segnali d’allarme che indicano la presenza di una situazione disarmonica, di un’alterazione dell’equilibro energetico: sono sintomi, non malattie.
Ritornando all’esempio dell’automobilista, assumere l’antipiretico o l’antidolorifico e credere di essere guariti equivale a svitare la lampadina rossa e credere di aver risolto il problema dell’auto.
Se si svita la lampadina o si sopprime un sintomo, il problema rimane tale e quale, viene solo eliminato il segnale d’allarme.
La medicina psicosomatica ha da tempo ampiamente dimostrato che gli stati d’animo negativi sono causa di un gran numero di malattie, le cosiddette malattie psicosomatiche. Esse sono quindi la conseguenza di una disarmonia interiore che altera l’equilibro originario.
Gli stati d’animo negativi, dunque, possono essere considerati delle vere e proprie malattie dell’anima e, poiché il corpo è lo specchio dell’anima, è ovvio che in esso si manifestino gli squilibri energetici corrispondenti alle disarmonie vissute, appunto sotto forma di malattie.”
Anche questo molto semplice… quasi ovvio direi.

Bene, terminato questo lunghissimo articolo di approfondimento di Baba Bedi e la via della gioia di Cristina Aprato, vi do appuntamento al prossimo articolo.

Fosco Del Nero

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