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Paramhansa Yogananda

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On 17 Agosto 2020
Last modified:6 Gennaio 2021

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Questa è la seconda volta (o forse terza?) che leggo Autobiografia di uno yogi, il classico spirituale di Paramhansa Yogananda; quando lo lessi la prima volta ancora non avevo l’abitudine di scrivere un articolo di approfondimento...

Autobiografia di uno yogi - Paramhansa Yogananda (spiritualità)Titolo: Autobiografia di uno yogi (Autobiography of a yogi).
Autore: Paramhansa Yogananda.
Argomenti: biografia, yoga, meditazione, esistenza, spiritualità.
Editore: Astrolabio.
Anno: 1951.
Voto: 9.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Questa è la seconda volta (o forse terza?) che leggo Autobiografia di uno yogi, il classico spirituale di Paramhansa Yogananda; quando lo lessi la prima volta ancora non avevo l’abitudine di scrivere un articolo di approfondimento dedicato a ciascun libro recensito… per cui rimedio ora e a distanza di tanti anni scrivo il suddetto approfondimento.

I brani meritevoli sarebbero tanti; per diminuire i candidati escludo le citazioni non di Yogananda (e attribuite ai vari Sri Yukteswar, Lahiri Mahasaya, Babaji, etc) e propongo solamente frasi dello stesso maestro indiano… e anche così la cernita sarà impegnativa.

Il primo brano introduce l’elemento centrale di fondo: siamo immersi in un mondo di sogno e d’illusione: da un lato abbiamo le attrazioni del mondo e dall’altro la ricerca interiore.
“Gli inganni dei sensi sono simili all’oleandro sempreverde, che esibisce rosei fiori profumati, ma nasconde ovunque il suo veleno.
Il regno del benessere risanatore si trova dentro di noi, e irradia quella felicità che cerchiamo ciecamente fuori di noi, in mille direzioni diverse.”

Quale è la conseguenza di rivolgersi solo o prevalentemente al mondo terreno?
“Negli uomini soggetti a maya il flusso dell’energia vitale si è diretto verso il mondo esterno; accade così che le correnti vitali si consumano e si sprecano nell’attività sensoriale.
La pratica del kriya inverte la loro direzione; la forza vitale viene mentalmente guidata verso l’universo interiore, dove si riunisce alle sottili energie spinali. Con questo potenziamento della forza vitale, il corpo e le cellule cerebrali dello yogi sono rinnovati da un elisir spirituale.”

Per portare avanti la ricerca occorre disciplina.
“Le parole discepolo e disciplina sono collegate etimologicamente e praticamente.
Senza una buona dose di severità, il duro nocciolo dell’egotismo è difficile da rimuovere; ma quando questo accade, il Divino trova finalmente libero accesso, mentre i suoi tentativi di penetrare nel cuore di pietra restano vani.”

E anche una certa dose di solitudine, giacché il percorso è sempre un percorso solitario.
“La solitudine è necessaria per prender dimora stabile nel Sé, ma i maestri ritornano poi nel mondo per servirlo.
Perfino i santi che non compiono azioni esteriori elargiscono al mondo, con i loro pensieri e le loro sacre vibrazioni, maggiori e più preziosi benefici di quanti ne possa dare la più strenua attività umanitaria compiuta da persone non illuminate. “

Dolore e difficoltà sono necessari al percorso umano; non lo sarebbero per forza in teoria, ma in pratica lo son quasi sempre.
“Se non ci fosse la sofferenza l’uomo si preoccuperebbe ben poco di ricordare che ha abbandonato la sua dimora eterna.
Il dolore è uno sprone per ricordare.
L’unica via di scampo è la saggezza.”

Propongo ora due citazioni sul kriya yoga, la tecnica di evoluzione proposta da Yogananda. Nella prima citazione si pone l’accento sul percorso evolutivo.
“La tecnica del kriya yoga è semplice, ma ha il potere di accelerare l’evoluzione spirituale dell’uomo.
Le scritture induiste insegnano che l’ego, una volta incarnato impiega un milione di anni per raggiungere la liberazione da maya. Il kriya yoga permette di abbreviare considerevolmente questo periodo naturale. Ben sappiamo che è possibile accelerare la crescita delle piante ben oltre il loro ritmo normale; allo stesso modo anche lo sviluppo psicologico dell’uomo si può accelerare con un metodo scientifico.
Sii costante nel tuo sentiero, e potrai raggiungere il guru di tutti i guru.”

Nella seconda invece su benessere e longevità.
“Esiste un rapporto matematico fra il ritmo con cui l’uomo respira e le variazioni dei suoi stati di coscienza; sono molti gli esempi che si potrebbero portare al riguardo. Quando una persona è completamente concentrare su qualcosa, ad esempio quando cerca di seguire una complicata argomentazione intellettuale o di compiere un’attività fisica che richiede accuratezza e impegno, il suo respiro rallenta automaticamente. Per riuscire a concentrarci dobbiamo respirare lentamente; a una respirazione rapida o irregolare si accompagnano inevitabilmente stati emotivi dannosi, come la paura, la concupiscenza, la collera.
La scimmia, solitamente irrequieta, in un minuto respira 32 volte, a differenza dell’uomo che in media respira 18 volte. L’elefante, la tartaruga, il serpente e altre creature note per la loro longevità hanno un ritmo respiratorio più lento di quello umano. per esempio la tartaruga gigante, che può vivere fino a 300 anni, respira solo 4 volte al minuto.
Gli effetti rigeneranti del sonno sono dovuti al fatto che l’uomo in quel lasso di tempo non è consapevole del corpo e del respiro. quando dorme, l’uomo diventa uno yogi; ogni notte compie inconsciamente il rito yogico di liberarsi dall’identificazione con il corpo e di fondere la forza vitale con le correnti risanatrici della regione cerebrale, che è la dinamo principale, e delle sei dinamo ausiliarie dei centri spinali. Inconsapevolmente, mentre dorme, si ricarica dell’energia cosmica che sostiene ogni forma di vita.”

Ora due parole sulla perfezione della giustizia divino-universale.
“La fede in una giustizia che compensa naturalmente i torti patiti (pagando spesso con una moneta imprevedibile) acquieta l’indignazione che impulsivamente proviamo di fronte all’ingiustizia umana.
“A me la vendetta, sono io che contraccambierò”, dice il Signore (Romani, 12, 19).
Che bisogno c’è allora delle povere risorse dell’uomo? Ogni forza dell’universo concorre immancabilmente ad assegnare a ciascuno ciò che gli è dovuto.”

Che si può dire anche…
“Le scritture induiste spiegano che la legge equilibratrice del karma è la legge dell’azione e della reazione, della causa e dell’effetto, della semina e del raccolto. La giustizia naturale opera in modo che ogni uomo, con i propri pensieri e le proprie azioni, sia l’artefice del proprio destino.
Quali che siano le forze universali messe in azione da lui stesso, saggiamente o stoltamente, queste forze dovranno ritornare al punto di partenza, cioè a lui, come un cerchio che inesorabilmente si chiude.
Comprendere che il karma è la legge di giustizia posta alla base delle disuguaglianze della vita serve a liberare la mente umana dal risentimento nei confronti di Dio e degli uomini.”

O anche…
“Ogni forza dell’universo concorre immancabilmente ad assegnare a ciascuno ciò che gli è dovuto.”

E ora due parole su karma, reincarnazione e desideri umani.
La legge karmica esige che ogni desiderio umano trovi il suo appagamento finale.
I desideri non spirituali sono perciò la catena che lega l’uomo alla ruota delle rinascite.

Che si può dire anche…
“Gli esseri umani si reincarnano sulla Terra finché non riconquistano consapevolmente la propria condizione di figli di Dio.”

Segue una citazione sulle catene egoiche da distruggere.
“Per diventare amico di Dio, l’uomo deve vincere i demoni, che sono i mali del karma, ovvero delle azioni che lo inducono costantemente a una supina acquiescenza verso le illusioni del mondo di maya. Il ricercatore sincero che conosce la ferrea legge del karma si sente spinto a trovare la via per liberarsi definitivamente dai vincoli karmici.
Poiché questa schiavitù degli esseri umani è radicata nei desideri della mente ottenebrata da maya, l’obiettivo primario dello yogi è il controllo della mente. Cadono così tutti i veli dell’ignoranza karmica e l’uomo può finalmente conoscere se stesso nella propria essenza originaria.”

Che si può dire anche…
“Una volta uscita dal bozzolo dei tre corpi, l’anima si sottrae per sempre alla legge della relatività e diventa l’ineffabile Eterno.”

Le ultime due citazioni di Autobiografia di uno yogi sono la prima lunga e in punti e la seconda corta e sintetica.
“Il sistema dello yoga di Patanjali è conosciuto con il nome di “Sentiero degli otto passi”.
I primi passi sono:
1. yama (regole di condotta morale),
2. niyama (precetti religiosi).
I passi successivi sono:
3. asana (posizione corretta; la colonna vertebrale deve rimanere eretta e il corpo immobile in una posizione comoda per la meditazione),
4. pranayama (controllo del prana, le sottili correnti vitali),
5. pratyahara (controllo dei sensi).
Gli ultimi passi sono forme di yoga vero e proprio:
6. dharana (concentrazione, ovvero fissità della mente su un unico pensiero),
7. dhyana (meditazione),
8. samadhi (esperienza supercosciente).
Questo è il “Sentiero degli otto passi” dello yoga, che conduce alla meta finale dell’Assoluto, in cui lo yogi realizza la verità al di là di ogni percezione intellettuale.”

“Tutti i pensieri vibrano nel cosmo in eterno.”

Bene, abbiamo terminato (almeno per ora) con Autobiografia di uno yogi di Paramhansa Yogananda.
Al prossimo articolo e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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