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Igor Sibaldi

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4
On 2 Aprile 2014
Last modified:7 Luglio 2014

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Bentrovati, amici lettori.
Oggi siamo qui con l’approfondimento de Il tuo aldilà personale, di Igor Sibaldi.

Il tuo aldilà personale - Igor Sibaldi (spiritualità)Titolo: Il tuo aldilà personale.
Autore: Igor Sibaldi.
Argomenti: spiritualità, esistenza.
Editore: Edizioni Spazio Interiore.
Anno: 2012.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati, amici lettori.
Oggi siamo qui con l’approfondimento de Il tuo aldilà personale, di Igor Sibaldi.
Libriccino veramente piccolo, ma comunque ricco di spunti nonostante la sua brevità.

Partiamo subito con un brano curiosissimo su come parlare con i propri gatti.
Tra l’altro, la cosa mi ha riportato alla mente il romanzo di crescita personale che avevo iniziato a pubblicare online, e se leggerete scoprirete il perché: 21 dicembre 2012 – Il romanzo.
Sentiamo che ci dice il buon Sibaldi sui gatti.
“Non è affatto difficile parlare con i gatti. È una questione di frequenze: se avete un gatto adulto, il vostro gatto ha la vostra frequenza e può ascoltare i vostri pensieri come un uomo ascolta la radio.
Per conversare con un gatto occorre che anche tu trovi e ricordi la sua frequenza: ci si arriva con il seguente esperimento. Mentre il gatto è tranquillo in una stanza, tu sei in cucina, immobile, e pensi: “Vorrei dare dei croccantini al gatto”.
Dopo meno di un minuto, il gatto arriva con un’espressione che dice: “Ho sentito che pensavi una cosa interessante”.
Dopodiché, cioè dopo avergli dato i croccantini,si tratta solo di ritrovare quella frequenza in cui hai pensato ai croccantini; basta che ricordi lo stato d’animo che provavi in quel momento. Da lì partiranno i dialoghi.
Non sono vere e proprie conversazioni, non senti la voce interiore del gatto: invii la domanda e dopo pochi secondi ti ritrovi in mente la risposta. È una specie di chat.

Secondo spunto, ancora più interessante: stavolta, e sembrerà strano dato il personaggio orientato su vangeli, religioni e spiritualità, siamo in pieno cospirazionismo… ed è ora che ci risvegliamo una buona volta.
“Nella selva della nostra civiltà è in corso una grave nevrosi di massa.
A determinarla, da circa sessanta anni, è un sistema di condizionamento molto potente, capillare, mai visto nella storia dell’Occidente. Neanche i fascisti e i nazisti erano così bravi a plagiare; e questo perché, dopo la guerra, i loro metodi di massificazione sono stati ripresi e perfezionati dagli apparati che dominano la nostra tarda società industriale.
È la società della cultura di massa, scambiata malamente per democrazia. Sarebbe una società bellissima, perché ha un livello di benessere mai raggiunto prima. Oggi mancherebbe poco a che la gente si accorga che può lavorare di meno e vivere di più. Lavorare quattro ore al giorno, così da avere quanto basta per sopperire alle vere necessità, e nelle altre venti ore pensare, capire, scoprire, godere, sperimentare, creare.
Meglio ancora: potrebbe essere l’epoca di una radicale riforma della pensione, che assegni la pensioni a tutti dai diciotto ai quarant’anni, invece che dopo i sessanta.
Basterebbe così poco lavoro quotidiano?
Penso che avanzerebbe anche: e l’abbondanza di beni di cui dispone oggi la nostra società potrebbe venire cortesemente deviata, in grandi quantità, verso quei paesi che soffrono la fame. Questo permetterebbe non solo che noi occidentali lavoriamo quattro ore al giorno, ma che anche il resto del mondo faccia lo stesso.
Dicevo: “ci mancherebbe pochissimo” ad arrivare alla realizzabilità di questi cambiamenti, basterebbe solo accorgersi un po’ di più che oggi si può…
E appunto perciò oggi è diventata particolarmente forte la pressione dei condizionamenti sugli individui perché non succeda questa cosa bella che ribalterebbe i rapporti di potere nel mondo.”

Bisso con il brano che segue, che ci dice che va fatto a riguardo: niente lotte, niente drammi, ma solo evoluzione personale, ed esempio-guida a chi ce lo chiede. A un certo punto supereremo una soglia, e la società cambierà per sua forza-energia interna.
“Esiste una cosa che si chiama speciazione: è quando una specie, a un certo punto della sua evoluzione, comincia a scindersi in due specie. Allora nasce quella che i biologi chiamano una “specie figlia”, mentre la specie da cui nasce si chiama “specie madre”.
Avviene nel regno vegetale, nel regno animale, e anche nelle culture, nelle nazioni, nei popoli.
Cosa succede quando si ha una speciazione in una cultura, in un popolo, in una civiltà?
Alcuni individui, pochi, nella specie madre si accorgono di volere un po’ di più di quello che vuole la maggioranza, e di voler vivere diversamente. A quei pochi individui, la maggioranza dice: “Lascia perdere, la banana che vuoi è troppo in alto”.
Ma quei pochi vogliono davvero qualcos’altro, ne hanno bisogno, non ce la fanno a stare senza. Così si allontanano dal comportamento della “specie madre”. Guardano altrove, pensano diversamente, e diventano diversi. Diventano una specie nuova.
Delle persone di potere hanno capito perfettamente che è in corso una speciazione, e fanno in modo che tanti non sappiano che c’è, e che perdano l’occasione.
Non ci vorrà molto, per perderla. Tra cinque o sei anni, al massimo, il periodo di speciazione sarà finito…
Alcuni saranno diventati una “specie figlia”, più evoluta: gente che pensa di più, ha più scelte, pià possibilità, vive di più, vuole di più.
E molti saranno rimasti tali e quali a prima, o addirittura staranno cominciando a regredire, come avviene spesso a chi perde l’occasione, in questi periodi evolutivi.
La distanza tra gli uni e gli altri sarà diventata troppo grande, i molti non riusciranno più a mettersi al passo con i pochi, e quei pochi avranno la possibilità, se vorranno, di trattare i molti come una sottospecie umana, da adoperare come i servi della gleba nel Medioevo i la plebe ai tempi di Roma.
Questo è chiaramente il progetto di quelle persone di potere che sono sempre state bravissime a sfruttare le masse, e che oggi gestiscono i condizionamenti, fingendo di fare gli interessi della “specie madre”.
Che vuoi fare? denunciare questi avvelenatori alla pubblica opinione? Combatterli?
Non puoi farcela. Hanno un’intera “specie madre” dalla loro parte.
Vuoi parlare più forte di loro? Gridare che in questi anni c’è una grande svolta evolutiva? E a chi lo gridi? Alle masse della “specie madre”, che non possono vivere senza essere mandria, e venerano i capi e odiano i diversi? Lascia perdere.
Adesso puoi solo occuparti della tua personale lotta. Semmai, puoi agire soltanto con l’esempio: “Io parto, ciao”.
E se qualcuno ti chiedesse dove vai, dà quella risposta famosa di Gesù: “Vieni e vedrai”.”

Concludo con un’altra citazione piuttosto lunga… e non poteva mancare, parlando di Sibaldi, una citazione sull’intuizione.
“Il “volere” è semplice, sapete?
Tanti dicono che sia uno sforzo; conoscete l’espressione “sforzo di volontà”… beh, è sbagliata. In realtà, il volere è impersonale. È come l’appetito, la sete, il sonno o il desiderio sessuale.
Durante la giornata ogni tanti hai appetito. O sonno. O desiderio sessuale.
Proprio allo stesso modo, durante la giornata tu, ogni tanto, vuoi. In te si leva, come un vento, l’impulso impersonale del volere, che ti dice: “Fidati di me! Sono come un vento, ti porterà dove mi comandi: sono più grande di te, posso muovere la tua intelligenza, il tuo intuito, posso muovere tutta quanta la tua vita e tantissime circostanze intorno a te. Sono quello che ti prepara il passo ovunque tu vada. Sono il genio della lampada: hai mai letto la favola di Aladino? Bene, sappi che parla di me, ed è tutto vero!”.
Questo è ciò che ti dice il “volere”, più volte al giorno.
E lì dipende da te. Se non hai ancora chiarito che cosa puoi chiedere al volere, va a finire che gli chiedi soltanto ciò che hai intorno: quello chiedi, senza neanche accorgertene, e quello ti viene dato.
Invece impara a scoprire che cosa ti manca davvero, che coda desideri: in latino de-siderare significa “guardare più in là delle sidera, delle stelle, cioè delle configurazioni astrologiche che stabilivano che cosa poteva capitare e cosa no”.
Guarda oltre tutto ciò che ti offre il tuo mondo di adesso. Scopri cosa ti manca, attraverso i tuoi problemi, e poi da’ indicazioni interessanti al tuo volere.
Perché una persona non ci riesce? Perché non osa sapere cosa le manca.”

Bene, con Il tuo aldilà personale di Igor Sibaldi abbiamo terminato.
A presto e tante belle cose a tutti.

Fosco Del Nero

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