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James Twyman, Anajha Coman

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On 8 Febbraio 2021
Last modified:15 Marzo 2021

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"The proof - La prova", libro scritto a quattro mani da James Twyman e Anajha Coman (col primo che è l’autore principale) è un testo che si presta a fraintendimenti sin dal titolo...

The proof - La prova - James Twyman, Anajha Coman (esistenza)Titolo: The proof – La prova (The proof).
Autore: James Twyman, Anajha Coman.
Argomenti: esistenza, spiritualità, mente.
Editore: My Life Edizioni.
Anno: 2009.
Voto: 7.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

The proof – La prova, libro scritto a quattro mani da James Twyman e Anajha Coman (col primo che è l’autore principale) è un testo che si presta a fraintendimenti sin dal titolo: The proof, infatti, è il titolo che lo stesso James Twyman ha dato a un documentario girato tempo prima, in cui egli mostrava che riusciva a trovare un oggetto nascosto in qualche luogo degli Stati Uniti, collegandosi a suo dire con la mente della persona che aveva nascosto l’oggetto e ricavandone così il nascondiglio.
Tale video-esperimento seguiva di qualche anno un corso che aveva diffuso online in cui istruiva le persone su come piegare i cucchiai con la forza della mente, un po’ come faceva decenni fa il noto esp israeliano Uri Geller.

Beh, se avessi saputo queste due cose, non mi sarei messo a leggere The proof – La prova, giacché chi punta su miracoli ed effetti sensazionalistici quasi sempre ha pochi contenuti esistenziali da offrire, tanto che per l’appunto deve ricorrere al fumo (e che sia fumo reale o fumo finto non fa alcuna differenza).

Tra l’altro, un altro equivoco è insito nel titolo italiano: se The proof è correttamente tradotto con La prova, il sottotitolo italiano “Un programma di 40 giorni per raggiungere la propria unicità” è clamorosamente sbagliato, dal momento che il termine inglese tradotto con “unicità” è “oneness”, che significa “unità” e non “unicità” (anche questa seconda traduzione non sarebbe del tutto errata, ma in tale contesto è chiaramente sbagliata e fuorviante). La cosa curiosa è che all’interno del testo la traduzione è corretta, e anzi ogni capitolo utilizza il termine “unità”: “Il respiro dell’unità”, “Il ritmo dell’unità”, “Il suono dell’unità”, etc… peraltro in modo a volte forzato e contro-concettuale (“Il desiderio dell’unità”, “Le tenebre dell’unità”, “La paura dell’unità”… a quaranta capitoli bisognava pur arrivare in qualche modo). Anche in certi punti del testo si parla di un “programma di quaranta giorni per raggiungere l’unità” (programma-promessa che peraltro è ingannevole per definizione perché non si può promettere un evento del genere), cosa che rende ancora più incomprensibile il sottotitolo in copertina.

L’errore di traduzione è equivoco in quanto un lettore potrebbe attendersi legittimamente, da un titolo del genere (in realtà sottotitolo, che però assurge a valore di titolo in quanto il titolo principale è in inglese, breve e poco esplicativo), un programma su come divenire più spontanei, vivi, autentici, creativi… insomma, un lavoro più sulla personalità che non sull’anima.
Mentre, per l’appunto, The proof – La prova si situa a un livello più alto e punta proprio all’unità intesa come unione tra anima ed essenza universale.

In che modo viene dispiegato tale programma?

Ci sono quaranta capitoletti, contenenti ognuno un breve dialogo tra i due autori James Twyman e Ananda Coman, e concludentisi con un esercizio. Ogni capitoletto, come recita il titolo-sottotitolo, andrebbe letto un giorno e poi un altro capitolo il giorno dopo, fino ai quaranta giorni conclusivi (cifra che riprende i canonici quaranta giorni necessari a un vero cambiamento interiore).
A fine volume ci sarebbe anche una breve sezione staccata in cui Twyman illustra come riuscire a trovare un oggetto nascosto da qualcun altro, dapprima sensibilizzandosi come mentalista (ossia leggendo i segnali sottili del corpo altrui) e in seguito connettendosi con la banca dati dell’unità.

Lasciando perdere le cose triviali e tornando ai contenuti più seri, e dunque ai capitoli suddetti, ognuno è preceduto da tre citazioni di diversissima estrazione, tra induismo, scienza, sufismo, filosofia e altro ancora, le quali rendono bene l’idea del livello di consapevolezza medio presente nell’opera (in perfetto omaggio al proverbio “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”): discreto-medio-buono.

Il testo sconta ancora qualcosa a livello di conoscenza e saggezza, e ogni tanto si fa prendere da effetti spettacolaristici (Twyman) o da volute di incenso new age (Coman), ma globalmente parlando offre molti spunti a chi lo legge, un po’ per le citazioni proposte e un po’ per i commenti dei due autori. Valido anche qualche esercizio.
Tuttavia vi sono ogni tanto anche svariati scivoloni, i quali comunque non annullano il valore offerto nel resto del libro, né impediranno ai giusti fruitori di ricevere da esso quanto son pronti per ricevere… potesi esp e incenso compresi.

Fosco Del Nero

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