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Mariavittoria Spina

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On 8 Ottobre 2018
Last modified:1 Novembre 2018

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Ecco l’approfondimento del libro di Mariavittoria Spina "Resilienza alimentare", sottotitolato "I segreti del benessere consapevole del Nuovo Millennio"...

Resilienza alimentare - Mariavittoria Spina (salute)Titolo: Resilienza alimentare.
Autore: Mariavittoria Spina.
Argomenti: evoluzione personale, salute, benessere.
Editore: Spazio Interiore.
Anno: 2018.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci qui con l’approfondimento dedicato al libro di Mariavittoria Spina intitolato Resilienza alimentare, e sottotitolato “I segreti del benessere consapevole del Nuovo Millennio.
Come da nostra abitudine, andiamo a leggerne qualche citazione, cosa utile sia a completare la recensione, e ad evidenziarne la vocazione alimentare ma anche più generalista, sia ad avere qualche spunto immediatamente disponibile.

La prima citazione tratta da Resilienza alimentare non riguarda l’argomento principale del libro, ma i suoi contorni, ossia la società in cui viviamo… che poi non è molto diversa nei suoi principi di governo da quella antica: parliamo di metodi di distrazione di massa.
“I metodi di dominio della popolazione di qualunque tempo e luogo sono principalmente due, gli stessi che consentirono all’Impero Romano di conquistare il mondo conosciuto e imporre per millenni le proprie regole: da un lato “panem et circenses” (lett. “pane e giochi circensi”), dall’alto “divide et impera” (lett. “dividi e comanda”). Ecco spiegate le origini della demagogia e della dittatura, più o meno esplicita, che il potere inumano unisce per far prevalere indisturbato i propri interessi, estinguendo o schiacciando ogni volontà di cambiamento grazie a un immenso e ingegnoso sistema di bisogni indotti, spettacolari distrazioni, alienazione individuale e disimpegno sociale.
Solo una sana e consapevole resilienza alimentare consente di uscire dalla logica aberrante di questo sistema inumano, che intrappola le persone in una gabbia invisibile di paure, pregiudizi e consumismo sfrenato, fiaccandole nel corpo, distraendole mentalmente e isolandole dalla realtà contingente.”

Il secondo brano sottolinea ciò che è stato abbondantemente evidenziato a livello scientifico: l’essere umano può vivere molto ma molto di più della media di vita attuale: il potenziale c’è.
“La chiave scientifica del benessere è iscritta nel nostro patrimonio genetico, l’eredità non puramente materiale dell’umanità.
Le ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il nostro DNA virtualmente è quasi immortale, ma i numerosi fattori ambientali lo espongono a un logoramento tale per cui non può riprodurre se stesso a tempo indeterminato; nonostante questo, il nostro genoma è programmato per farci vivere in media fino a centoventi anni in buona salute.”

Andiamo avanti parlando di alimentazione, cibo e fame nel mondo, col quadro generale che sarebbe ironico se non fosse drammatico.
“Considerando il rapporto tra alimentazione e nutrizione, a livello mondiale il genere umano versa in condizioni critiche.
Circa 800 milioni di persone soffrono la fame, sono quindi denutrite, disponendo di risorse insufficienti persino a raggiungere il fabbisogno calorico minimo indispensabile alla sopravvivenza.
La quasi totalità della popolazione mondiale rimanente, non arrivando nemmeno a sfiorare i cento anni di età in buona salute, soffre di invecchiamento e morte precoci, ricollegabili a un’errata alimentazione. Sono quindi persone malnutrite, per lo più iperalimentate (eccesso calorico a fronte di una vita sedentaria) e iponutrite (carenza di nutrienti). Tra di esse, più di due miliardi è già in sovrappeso.
La fame nel mondo, che si affianca all’emergenza idrica in cui versano molte popolazioni denutrite, potrebbe essere debellata cambiando approccio riguardo all’utilizzo delle risorse alimentari. Da un lato, converrebbe destinare alla fruizione umana i cereali e l’acqua oggi consumati dall’allevamento, che rappresenta uno spreco di risorse suicida, considerando che per produrre due chili di carne sono in media necessari ventisei chili di cereali e la stessa quantità d’acqua che soddisferebbe il fabbisogno idrico di un essere umano per un anno. Dismettere le pratiche di allevamento comporterebbe un aumento immediato di risorse destinabili a coprire il fabbisogno alimentare di chi ancora muore di fame nel mondo, un risultato di primaria importanza, anche senza considerare le ripercussioni positive che avrebbe sull’ambiente per la conseguente riduzione del disboscamento e della desertificazione dei terreni riservati al pascolo e la minore produzione degli scarti che, dalle deiezioni ai liquami, sono tra i principali fattori di inquinamento del pianeta.
Inoltre, gli animali, in quanto essere senzienti complessi e affini all’essere umano, non andrebbero in nessun caso considerati macchine per produrre cibo, e il fatto che una specie che si ritiene evoluta e civile possa arrivare anche solo a valutare questa evenienza è indicativo del suo effettivo grado di sviluppo, decisamente primitivo, potendo vantare solo un avanzamento tecnologico che non libera dal brutale sfruttamento dei più deboli e anzi lo legittima, a fronte dei profitti crescenti ma privi di qualsiasi riguardo verso la vita e la salute dell’ecosistema.”

Segue ora un breve brano sull’anatomia umana… un fatto spesso dimenticato ma che va ricordato.
“Dal punto di vista anatomico l’essere umano è un animale frugivoro (placenta discoidale, incisivi sviluppati, molari smussati, saliva e urine alcaline, intestino lungo dieci volte il tronco), ovvero con una costituzione fisica adatta a un’alimentazione a base di frutta e di altri vegetali crudi. Nel corso della storia, ha introdotto il consumo di cibi di origine animale, probabilmente a causa di carestie o di altri cataclismi che resero più difficile reperire il suo nutrimento d’elezione.
Oggi disponiamo di conoscenze e tecnologie tali da poter facilmente adottare un’alimentazione più adatta alla costituzione anatomica e fisiologica umana, ovvero quella vegetale e integrale.”

Andiamo avanti con l’approfondimento di Resilienza alimentare: segue ora un’altra citazione su un altro fatto notorio, ma anch’esso importante da sottolineare: la cottura abbatte i nutrienti dei cibi, tanto più quanto essa è aggressiva.
“Il modo in cui i cibi e le bevande vengono prodotti, conservati e preparati influisce notevolmente sull’apporto finale di nutrienti e sulla loro biodisponibilità. Sarebbe pressoché inutile, ad esempio, assumere cibi ricchi di vitamina C cotti, in quanto questo prezioso nutriente è molto termolabile.
In generale, le cotture al forno, arrosto, la frittura e la tostatura sono controindicate per la salute, perché a temperature superiori ai 120° nei cibi si sviluppa acrilamide, un composto mutageno e cancerogeno con elevata tossicità sistemica; la frittura oltre il punto di fumo produce anche acroleina, presente nei fumi “neri” (da quello di sigaretta all’olio esausto) e altamente tossica per fegato e mucosa gastrica. In ogni caso, poiché all’ingestione di cibo cotto l’organismo innesca la leucocitosi (aumento dei globuli bianchi nel sangue), reagendo in pratica come farebbe per contrastare gli effetti di un agente patogeno, conviene abituarsi a una dieta tendenzialmente crudista, che prevede nei metodi di preparazione che non innescano reazioni immunitarie e mantengono inalterati i nutrienti presenti negli alimenti. Nel caso in cui la cottura sia indispensabile, come ad esempio in fase di transizione verso una nutrizione più consapevole,quando la flora intestinale non è ancora abituata ad assimilare cibo prevalentemente crudo, sono da preferire la cottura al vapore per massimo 10 minuti, la scottatura in padella senza grassi aggiunti o in acqua bollente per non più di qualche minuto ed eventualmente la bollitura in acqua non salata.”

Lasciamo indietro l’aspetto dell’alimentazione e torniamo ad elementi più sottili, ma non per questo meno “sostanziosi”: l’intrattenimento ed energie cui ci si sottopone letteralmente modificano l’essere umano.
“Ciò da cui ci lasciamo intrattenere cattura la nostra attenzione e, instaurando una risonanza con le nostre frequenze bioenergetiche, contribuisce a modellarci, entrando letteralmente a far parte della nostra visione del mondo. Questo fenomeno ha delle implicazioni enormi e per lo più sottostimate. Ad esempio, le attività di intrattenimento, generalmente considerate innocue perché ritenute slegate dalla vita “reale”, costituiscono uno degli strumenti di degrado più efficaci e diffusi nel riproporre continuamente modelli di vita primitivi, che stimolano e consolidano una visione del mondo egocentrica tendente all’estremismo. I cosiddetti contenuti espliciti e violenti non sono appannaggio esclusivo di film e videogiochi, ma anche di gran parte dell’arte, del teatro e della letteratura che viene esaltata oggi.
La sindrome di Stendhal rileva da secoli gli effetti manifesti della produzione artistica sulla psiche umana e si spiega facilmente alla luce della legge di risonanza, un principio universale molto semplice da comprendere se lo rappresentiamo attraverso il funzionamento di uno specchio: ciò che guardi ti guarda. La descrizione attualmente più condivisa di universo secondo la prospettiva quantistica è proprio l’immagine di uno specchio che riflette un altro specchio in un infinito sistema olografico.
Conviene prestare molta attenzione a ciò che mettiamo nel nostro personale specchio, la finestra della nostra attenzione, poiché oltre a riflettersi su di noi comincerà letteralmente a corrisponderci.
Possiamo però volgere il principio dello specchio a nostro vantaggio, optando per un intrattenimento che corrisponda a ciò che vorremmo far rientrare nel nostro mondo.”

Ancora più in alto col principio di impermanenza come parte della vita e importante apprendimento esistenziale.
“Inalterabilità e impermanenza costituiscono una mera velleità, vista la natura intrinsecamente dinamica dell’esistenza e la necessaria transitorietà della vita mortale.
Grandi maestri hanno dedicato il loro insegnamento a disperdere l’illusione (Lao Tzu), l’ignoranza (Buddha) e l’avidità (Cristo) dell’ego, e nondimeno l’essere umano si dibatte tra la paura della morte e la sofferenza della vita, senza considerare che sono entrambe sue costrizioni psichiche, interpretazioni disfunzionali di processi naturali.
L’incapacità di comprendere il dolore come parte naturale del ciclo della vita genera una resistenza interiore che di per sé produce sofferenza, paura e altre emozioni a bassa frequenza, amplificate in caso di eventi ineluttabili come la morte.”

L’ultima citazione riguarda il lavoro su di sé ed è un invito in tal senso, e inoltre rivela la vocazione del testo non solo alimentare e salutistica, ma culturale ed evolutiva in generale.
“Allo stato attuale della scienza e coscienza umana, i segreti per il benessere consapevole sono già stato rivelati. La loro applicazione risulta semplice, ma il vero segreto è la pratica regolare, perché solo l’esperienza può trasformare la sapienza in conoscenza, l’idea ispirata nella realizzazione di una vita.
Alla fine, non esiste nessun segreto che non si riconduca al lavoro su di sé come premessa e prerogativa quotidiana.”

L’approfondimento di Resilienza alimentare di Mariavittoria Spina è terminato.
Alla prossima occasione.

Fosco Del Nero

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