Review of: Mindfullness
Product by:
Joseph Goldstein

Reviewed by:
Rating:
4
On 24 Agosto 2020
Last modified:24 Agosto 2020

Summary:

Bentrovati con l’approfondimento di Mindfullness, libro di Joseph Goldstein.
Il libro porta il titolo Mindfullness, pratica divenuta negli ultimi anni piuttosto famosa, ma in realtà propone contenuti tipicamente buddhisti, con tanto di citazioni di Buddha e monaci vari.

Mindfulness - Joseph Goldstein (buddhismo)Titolo: Mindfullness (Mindfullness – A practical guide to awakeking).
Autore: Joseph Goldstein.
Argomenti: buddhismo, spiritualità.
Editore: Ubaldini-Astrolabio.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati con l’approfondimento di Mindfullness, libro di Joseph Goldstein.
Il libro porta il titolo Mindfullness, pratica divenuta negli ultimi anni piuttosto famosa, ma in realtà propone contenuti tipicamente buddhisti, con tanto di citazioni di Buddha e monaci vari.
Qua tuttavia non proporrò citazioni dei vari Rinpoche, ma solamente brani dello stesso Joseph Goldstein

Andiamo a cominciare con una citazione su karma e percorso evolutivo.
“Secondo la legge del karma, la sola cosa di cui possiamo dirci a buon diritto proprietari sono le nostre azioni e le loro conseguenze; i risultati delle azioni ci seguono come un’ombra, oppure, per usare un’antica metafora, come la ruota del carro segue l’impronta del bue che lo tira.
Questo principio è così fondamentale e ricco di implicazioni da essere ripetutamente sottolineato da Buddha e dai grandi illuminati fino a oggi. I primi versi del Dhammapada lo esprimono così: ‘La mente è il precursore di tutte le cose. Se parli o agisci con mente impura, la sofferenza segue coma la ruota lo zoccolo del bue. La mente è il precursore di tutte le cose. Se parli o agisci con mente serena, la felicità segue come un’ombra fedele’.”

Il secondo brano afferisce la concentrazione interiore, concepita come un vero e proprio bastione difensivo.
“Uno dei grandi doni di una concentrazione consolidata è che aiuta a tenere a bada gli impedimenti mentali. È come alzare uno steccato che tiene fuori gli intrusi.
Attenuando temporaneamente l’attenzione e la brama, l’avversione e l’irrequietezza,ci predispone ad apprezzare piaceri mentali più sottili. E questo, a sua volta, ci fa sentire più motivati a sviluppare la concentrazione. Con il tempo, il livello medio di concentrazione si alza, modificando il nostro modo di sentire e di stare al mondo. Creiamo un ambiente interiore di pace.
Pur non essendo il fine ultimo della pratica, la concentrazione ha un ruolo essenziale nella via del risveglio.”

Parliamo ora di permanenza e impermanenza… e anche di attaccamento.
“Quando capiamo fino in fondo che ciò che è soggetto a sorgere è destinato a cessare, che tutto ciò che nasce è destinato a svanire, la mente è disincantata. Il disincanto porta al distacco. E attraverso il distacco la mente si libera.
È indicativo che nella nostra lingua le parole “disincantato”, “disilluso” e “distaccato” hanno spesso connotazioni negative. Ma se guardiamo meglio il loro significato, emerge un legame con la libertà. Disincanto significa spezzare l’incantesimo, svegliarsi a una realtà più piena e più ampia. È il lieto fine di tanti grandi miti e fiabe. Essere disillusi non è sinonimo di scoraggiamento o delusione. È riprendere contatto con ciò che è vero, senza illusioni. E distaccato non significa indifferente o apatico. Piuttosto, è una mente di grande apertura ed equanimità, priva di attaccamento.”

Proseguiamo l’approfondimento di Mindfulness, con un brano sulla presenza e sulla sua natura cumulativa (grazie a Dio, altrimenti saremmo fritti… e già lo siamo abbastanza).
“L’energia della presenza mentale, molto semplicemente, viene da noi accumulata. Possiamo iniziare con un oggetto primario di attenzione, come il respiro o la posizione seduta. Usare un particolare oggetto per concentrare e calmare la mente è comune a molte tradizioni spirituali. San Francesco di Sales scrisse: “Se il cuore va errando o vien distratto, riportalo gentilmente al punto e rimettilo alla presenza del suo Maestro. E anche se non hai fatto altro per un’ora che riportare il tuo cuore alla presenza di nostro Signore, anche se esso se ne va ogni volta che lo riporti, la tua ora sarebbe sempre ben impiegata”.
Quando la mente si è un poco calmata, possiamo iniziare a prestare attenzione a qualunque altro oggetto che diventi più predominante. Potrebbero essere sensazioni fisiche, suoni, o i pensieri e le immagini che si avvicendano nella mente. E via via che la presenza mentale si rafforza, lasciamo andare completamente l’oggetto primario per praticare una consapevolezza non selettiva, in cui semplicemente siamo consapevoli di ciò che sorge attimo per attimo.”

La citazione susseguente ci parla in breve del potere del respiro.
“L’umile respiro è un oggetto di meditazione eccellente perché è sempre presente ed è adatto a ogni tipo di personalità. Conduce sia alla concentrazione profonda, sia alla visione penetrante. È l’antidoto alla distrazione e ai pensieri discorsivi, ed è un fattore stabilizzante al momento di morire.
Non solo l’ultimo respiro della nostra vita può essere consapevole, ma anche l’ultimo respiro della nostra giornata.”

Il penultimo brano proposto afferisce ai desideri sensoriali.
“Come può essere eliminato il desiderio dei sensi una volta sorto?
Dato che questo tipo di desideri nascerà certamente, come ci comportiamo quando sono presenti?
In molti testi buddhisti appare Mara, personificazione dei desideri del regno sensoriale, ma egli perde ogni potere nel momento in cui viene riconosciuto: ‘Mara, ti vedo’ è la tipica frase che esprime il riconoscimento e che ho trovato molto utile nella mia pratica. Nel momento in cui siamo consapevoli del desiderio sensuale quando è già sorto, non siamo più persi nel desiderio, smettiamo di alimentarlo e di identificarci con esso. Essere consapevoli del desiderio ci permette di coglierne la natura impermalente e impersonale.
Il Buddha parla anche di “custodire le porte dei sensi”, ossia essere consapevoli nel momento preciso del contatto con ciascuno dei sensi. Parlò di moderazione nel mangiare e di associarsi ad amici saggi come metodi per prevenire il sorgere dei desideri dei sensi.”

Chiudiamo con i sette fattori del risveglio della cultura buddhista, qua elencati uno ad uno.
“I sette fattori del risveglio sono qualità mentali definite come i sette tesori di un Tathagata (appellativo usato dai Buddha per riferirsi a se stessi) e si dice siano peculiari all’insegnamento di un Buddha.
Il Buddha definì questi sette fattori “anti-impedimenti” perché controbilanciano le forze mentali che ci tengono nell’illusione. Sono chiamati “fattori del risveglio” perché portano la mente verso il nirvana, la libertà.
Quali sono?
La presenza mentale, l’investigazione, l’energia, il trasporto, la calma, la concentrazione e l’equanimità.”

Abbiamo terminato con il buon Mindfullness di Joseph Goldstein.
Al prossimo articolo di approfondimento

Fosco Del Nero

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