Review of: Dhammapada
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Buddha

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5
On 7 Settembre 2016
Last modified:19 Ottobre 2016

Summary:

Il Dhammapada è uno di quei testi il cui articolo di approfondimento potrebbe essere lungo decine e decine di pagine, da quanti sono gli spunti di valore in esso inclusi…

Dhammapada - Buddha (esistenza)Titolo: Dhammapada.
Autore: Buddha.
Argomenti: esistenza, spiritualità.
Editore: Demetra.
Anno: 500 a.C. circa.
Voto: 9.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Il Dhammapada è uno di quei testi il cui articolo di approfondimento potrebbe essere lungo decine e decine di pagine, da quanti sono gli spunti di valore in esso inclusi… praticamente ogni riga, con una densità che raramente ho visto altrove, persino nei Vangeli.
Non è un caso se questo è uno dei testi più amati del canone buddhista, nonché uno dei più citati in ambito esistenzial-spirituale.

Premesso che ve ne consiglio caldamente l’acquisto e la lettura e la rilettura, vediamo ora alcuni tra i tanti brani ispiranti che ne fanno parte, rispettando peraltro la struttura del testo, andate a capo comprese.

Buddha, o comunque chi ha scritto queste righe, mette subito in chiaro una cosa: le nostre energie sono nostre e di nessun altro, e la nostra ombra segue noi, e nessun altro.
“Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero torbido
è seguita dalla sofferenza,
come la ruota del carro
segue lo zoccolo del bue.
Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue,
inseparabile.”

Seconda cosa messa in chiaro subito, che peraltro ricorda la metafora dei sepolcri imbiancati di Gesù (e non è affatto l’unica cosa che i Vangeli hanno richiamato dal Dhammapada): non conta la formalità esterna, ma l’energia interiore.
“Chi recita a memoria le scritture,
ma non le mette in pratica,
è come un mandriano
che conta le vacche altrui.
Costui non è partecipe
della vita dello spirito.”

Terza cosa subito evidenziata, peraltro conseguenza delle precedenti: è sempre e solo un discorso di consapevolezza, o al contrario di inconsapevolezza.
“La consapevolezza conduce alla vita eterna,
l’incosapevolezza alla morte.
Chi si è risvegliato alla propria vera natura
non muore.
L’inconsapevole vive come se fosse già morto.
Perciò svegliati, osservati,
agisci con purezza e con attenzione
conformemente alla legge eterna.”
Notate che l’invito è quello fatto da ogni maestro di ogni tempo: state attenti e all’erta… e anche questo è ripreso nei Vangeli con i tanti inviti alla veglia-presenza.

Ancora sulla consapevolezza:
“Con la consapevolezza,
con la padronanza di sé,
il saggio si costruisce un’isola
che nessun diluvio può sommergere.”

Ancora sull’attenzione-presenza:
“L’attenzione è il sentiero che conduce all’immortalità,
la disattenzione è il sentiero della morte.
Gli attenti non muoiono,
i disattenti sono già come morti.”

E ancora sulla consapevolezza-inconsapevolezza-attenzione-risveglio:
“Squarciato il velo dell’inconsapevolezza,
dall’alto della torre della saggezza
il saggio contempla l’umanità sofferente
come chi dalla vetta di una montagna
guarda verso gli abitanti della pianura.
Attento fra i distratti,
desto fra i dormienti,
il saggio si stacca dalla massa
come un veloce cavallo da corsa.”

Detto ciò, va detto cosa occorre fare… e il Dhammapada illustra quello che è il vero lavoro dell’uomo: la trasmutazione interiore.
“Come il contadino incanala l’acqua,
come il fabbro raddrizza le sue frecce,
come il falegname lavora il legno,
così il saggio lavora se stesso.”

E ci dice diverse volte su cosa occorre lavorare, ossia la mente:
“Come il fabbro raddrizza una freccia,
così il saggio governa i suoi pensieri,
per loro natura instabili, irrequieti
e difficili da controllare.
I pensieri fremono e si dibattono
per sfuggire alla morte
come pesci tolti alla loro dimora liquida e gettati sulla terraferma.
La padronanza della propria mente,
ribelle, capricciosa e vagabonda,
è la via verso la felicità.”

Altro brano sulla mente agitata e sulla mente serena:
“Come può una mente agitata
comprendere la legge eterna?
Se la serenità della mente è turbata,
la saggezza non può manifestarsi.
Il risvegliato,
colui la cui mente è serena,
e che ha trasceso il dilemma del bene e del male,
è libero da ogni timore.”

Torniamo ora ai parallelismi con i Vangeli: ecco la metafora del ricco che bada ai raccoglimenti materiali e che muore prima che egli abbia badato alle cose più importanti (ossia se stesso):
“Come un’alluvione trascina via
un villaggio addormentato,
così la morte rapisce
chi è intento a cogliere
i fiori del piacere,
immerso nel sonno dell’inconsapevolezza.
La morte lo coglie
prima ancora che sia sazio
dei piaceri che cerca.”

Ed ecco che si prospettano le due vie, che poi sono il Regno dei Cieli-Dio da un lato e il mondo materiale-Mammona dall’altro:
“Due sono le vie:
una va verso l’acquisire nel mondo,
l’altra verso la liberazione.
Perciò il discepolo del Buddha
non cerca gli onori,
ma solo la saggezza.”

Il saggio sa bene quale strada abbandonare e quale strada percorrere:
“Il saggio lascia la via dell’oscurità
per quella della luce.
Lascia la propria casa nel mondo
per dimorare soltanto in se stesso.
abbandonando ogni desiderio
e ogni senso di possesso,
purifica il suo cuore
e conosce la gioia.
Ben radicato nei sette elementi dell’illuminazione,
libero da ogni attaccamento o appetito,
raggiunge la libertà ultima
e diviene un faro per questo mondo.”

Se segue la seconda, quella del risveglio e della centratura interiori, del distacco dalle cose del mondo (“essere nel mondo, ma non del mondo”), questo è il risultato che otterrà:
“Come una rupe non è scossa dal vento,
così il saggio non è scosso
dall’elogio o dal biasimo degli uomini.
Nell’udire la verità,
il suo cuore diventa come un lago profondo,
limpido e calmo.
Non desidera nulla
E non parla a vuoto.
Qualsiasi cosa gli accada,
nella fortuna e nella disgrazia,
va per la sua strada
senza attaccarsi a nulla.”

E, piuttosto che camminare in compagnia di persone che rallenterebbero il proprio cammino, è miglior cosa procedere per conto proprio, da soli.
“Se non trovi una guida
o degni compagni di viaggio,
va’ solo,
piuttosto che in compagnia degli inconsapevoli.”

Ecco ora un’altra eco dei Vangeli, il fuscello e la trave negli occhi.
“Anziché badare agli errori altrui
osserva i tuoi,
esamina ciò che hai commesso
e ciò che hai omesso di fare.”

Andiamo a concludere l’approfondimento sullo spettacolare Dhammapada.
La penultima citazione è quella più lunga dell’articolo, e ci propone la figura di colui che si è risvegliato. È la figura cristica (o buddhica, per l’appunto), il traguardo e l’obiettivo di ogni uomo.
“L’illuminato ha portato a termine il suo viaggio.
È andato al di là della sofferenza.
Ha spezzato ogni vincolo
E vive in piena libertà.
Egli non dimora in alcun luogo,
ma costantemente spicca il volo
come i cigni che lasciano il proprio lago.
Segue una rotta invisibile
come il volo degli uccelli.
Non accumula nulla
e si nutre di saggezza.
Conosce la libertà ultima.
Segue una rotta invisibile
come il volo degli uccelli.
Non desidera nulla
e si nutre del vuoto.
Conosce la libertà ultima
Ha domato la mente e i sensi,
è libero dall’orgoglio e senza macchia,
è ammirato perfino dagli dei.
Paziente come la terra,
saldo come una soglia,
trasparente come un lago limpido,
ha trasceso il ciclo della vita e della morte.
La sua mente è silenziosa,
le sue parole e le sue azioni irradiano pace.
La verità lo ha liberato.
È al di là di ogni fede,
conosce la realtà increata.
Ha tagliato ogni legame,
ha trasceso ogni desiderio,
è andato al di là di ogni tentazione.
Ha raggiunto l’apice dell’umano.
Dovunque egli viva,
nel villaggio o nella foresta,
nella valle o sulla collina,
regna la gioia.
Trova la gioia
anche nella profonda foresta,
non amata dagli uomini,
perché non desidera nulla.”

Detto del risvegliato-illuminato, ecco la ricetta per porre fine al sonno.
Anche questo è un classico di praticamente qualunque maestro di ogni tempo:
“In questo mondo l’odio non può porre fine all’odio.
Solo l’amore è capace di estinguere l’odio.
Questa è legge eterna.”

E abbiamo terminato col Dhammapada di Buddha.
Alla prossima occasione

Fosco Del Nero

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