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Thorwald Dethlefsen

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4
On 20 Agosto 2013
Last modified:7 Dicembre 2013

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Fatta la recensione de Il destino come scelta, ottimo libro di Thorwald Dethlefsen, è tempo dell’articolo di approfondimento.

Il destino come scelta - Thorwald Dethlefsen (esoterismo)Titolo: Il destino come scelta (Schicksal als chance).
Autore: Thorwald Dethlefsen.
Argomenti: esoterismo.
Editore: Edizioni Mediterranee.
Anno: 1979.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino, Amazon.

 

Fatta la recensione de Il destino come scelta, ottimo libro di Thorwald Dethlefsen, è tempo dell’articolo di approfondimento.
Che, inevitabilmente, non potrà che proporre alcuni spunti estemporanei, non potendo per sua natura riprodurre lo spirito di fondo che sta dentro il libro.
Per una visione unitaria ovviamente rimando alla lettura del libro, che potrete decidere da soli se meritevole (per me lo è assolutamente) magari approfittando proprio degli spunti seguenti.

Partiamo dalla regola di base, peraltro comune a molte scuole spirituali o esoteriche.
“Se l’uomo impara la prima regola importante, che cioè tutto ciò che esiste è buono in quanto esiste, troverà sempre più pace e tranquillità.
E solo in questa pace imparerà a considerare le cose, e queste gli riveleranno il loro significato.”

Seconda regola, relativa al modo in cui ciascuno percepisce la realtà “oggettiva”, che gioco forza è vista secondo gli occhiali-filtri che indossa la persona.
“Ogni persona può percepire solo quegli aspetti della realtà per i quali possiede capacità di risonanza.
Questo non vale soltanto per il campo della percezione puramente sensoriale, ma per tutta la percezione della realtà. Dato che tutto ciò che si trova fuori dalla propria capacità di risonanza non può essere percepito, per la persona in questione non esiste affatto. Per questo ognuno crede di conoscere tutta la realtà e che al di fuori di quella non ci sia niente. Se uno legge un libro, crede di capirlo fino in fondo, sebbene di quanto legge possa recepire solo quello che si trova in armonia col suo stato di coscienza del momento. Che le cose stiano così, lo si capisce quando si rileggono certi libri dopo anni. La coscienza in questi anni si è ampliata, e quindi si capisce il libro ancora meglio.
Queste cose sono più evidenti a ognuno e hanno solo lo scopo di rendere più chiaro il principio che vogliamo appunto applicare al destino in generale. Si può venire in contatto soltanto con le idee, le persone e le situazioni per le quali abbiamo una nostra risonanza, o, come ci esprimeremo in seguito, una affinità. Senza una adeguata affinità non si potrà mai arrivare a una manifestazione. Se uno si ritrova in una rissa o in una baruffa, questo non avviene mai a caso, ma sempre sulla base della propria affinità con simili esperienze.”

Il risultato di ciò è la corrispondenza inevitabile tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, punto su cui peraltro insistono molti autori o maestri spirituali.
“Il cosiddetto mondo esterno è in realtà uno specchio in cui ognuno vive se stesso. Non potrà mai vedere qualcosa di diverso da se stesso, in quanto dalla realtà generale vera, oggettiva, uguale per tutti, filtra solo quello per cui ha personalmente un’affinità.
Quando la mattina mi guardo allo specchio e in questo specchio vedo un viso che mi guarda in modo poco amichevole, posso strapazzare per bene questo viso per la sua poca cordialità. Il viso nello specchio non si lascia per questo impressionare, anzi invia altrettanti insulti. In questo modo è facile arrabbiarsi sempre di più finché non si comincia a colpire il viso incriminato e lo specchio va in frantumi.
Nessuno però si comporterà in questo modo con lo specchio del bagno, perché siamo ben consapevoli della sua funzione di specchio. Tuttavia quasi tutti gli uomini si comportano nella vita quotidiana nel modo sopra descritto. Lottano contro nemici del mondo esterno, contro i vicini o i parenti indisponenti, contro le ingiustizie dei superiori, contro la società e altro ancora.
Tutti in realtà combattono soltanto contro se stessi.”

Detto di come ciascuno percepisce la vita, e di come dovrebbe interpretarla a partire da ciò che avviene intorno a lui, passiamo al punto dolente dei nostri tempi: la mancanza di senso dell’esistenza.
“Senza un significato la vita diviene insopportabile per l’uomo. La ricerca del significato della vita è un bisogno fondamentale. Solo quando l’uomo è pronto a sciogliere la sua vita dall’isolamento dell’unicità e a considerarla un anello di una lunga catena, è in grado di riconoscere il significato e la fondamentale giustizia del destino. Infatti il destino di una vita è il risultato del processo di apprendimento vissuto fino in fondo a quel momento, nella sua globalità.
Questo rapporto tra le azioni del passato e l’attuale decorso del destino si chiama in generale karma. Il karma è la legge che fa sì che l’uomo venga confrontato di nuovo col medesimo tipo di problema finché attraverso il suo modo di agire il problema non viene risolto e accettato come espressione di una legge. Questo rende ogni azione e anche ogni pensiero immortale e incancellabile. Perché tutte le azioni e i pensieri aspettano solo di essere compensati da un movimento contrario.
La legge del karma esige dall’uomo l’assunzione della piena responsabilità del proprio destino, un passo che l’uomo del nostro tempo non vuole fare.

Parliamo ora quindi di karma e di reincarnazioni.
Vediamo come mai non ci ricordiamo le vite passate… e come mai gli uomini non sono tutti uguali, nonostante gli slogan che ci hanno sempre fatto sentire.
“Tutto quello che abbiamo imparato nella catena delle nostre incarnazioni si rispecchia nella maturità e nel livello di coscienza con cui la persona nasce. Da questo derivano le differenza di intelligenza, maturità, abilità, eccetera.
La psicologia continua a discutere sul problema se l’intelligenza sia acquisita o ereditata. La risposta è: né l’una né l’altra. L’anima porta con sé un determinato livello di evoluzione, e questo non ha niente a che vedere né con l’ereditarietà né col tanto spesso chiamato in causa influsso dell’ambiente.
Gli uomini non sono tutti uguali, anche se oggi l’uguaglianza viene proclamata ogni momento.
Se le diverse incarnazioni corrispondono alle diverse classi di una scuola, analogamente i diversi uomini appartengono a diverse classi di apprendimento, e a nessuno verrebbe in mente di tormentare un alunno della terza elementare col calcolo integrale. Ognuno ha i suoi compiti e i suoi problemi proporzionati al livello al quale si trova.
[… ] Lo stesso avviene per tutti i problemi umani. Troppo facilmente si dimenticano i diversi livelli di coscienza degli uomini, e questo viene fatto ogni volta che si tenta di rendere accessibile a tutti un determinato problema e si va alla ricerca di soluzioni valide per ognuno.
[… ] Ci si affidi quindi tranquillamente al destino e si lavori con le capacità che ci sono state date, senza lagnarsi costantemente di quello che non si ha. In questo universo nulla va perduto, e questo vale non soltanto per la forma fisica, ma anche per la via che porta alla maturazione di un’anima.
L’oblio delle incarnazioni precedenti non è certamente uno sciocco errore della natura, ma ha lo scopo di liberare la coscienza da pesi inutili e di rendere più facile la ricezione del qui e dell’adesso.

Chiudo l’articolo di approfondimento con la chiusura stessa del libro, che è molto bella. Forse al lettore casuale mancherà un po’ lo spirito di fondo del testo di cui ho parlato in apertura, specialmente riguardo al tema del destino, ma credo che se ne possa apprezzare la bellezza comunque.
“Solo quando l’uomo è pronto ad assumersi tutta la responsabilità di quello che vive e che gli accade, scopre la significatività del destino. La malattia del nostro tempo è la mancanza di significato della vita, e questa mancanza di significato ha sradicato l’uomo dal cosmo. La mancanza di significato è il prezzo che l’umanità ha dovuto pagare per il suo tentativo di evitare la responsabilità. I segni del tempo portano a pensare che questa malattia collettiva si trasformerà in salvezza e sempre più persone saranno indotte a riconquistare il senso del loro esistere.
Chi è disponibile ad assumersi la responsabilità del proprio destino si ritrova inserito nelle leggi di questo universo e perde tutte le paure in quanto ha ritrovato il rapporto con la sua origine prima. Soltanto questo ritrovato rapporto è il contenuto della vera religio. Solo la conoscenza della propria origine prima consente all’uomo di riconoscere il proprio fine. Il fine è la perfezione. La perfezione è l’espressione dell’unità. Questa unità noi la chiamiamo Dio.”

Bene, ho terminato con Il destino come scelta di Thorwald Dethlefsen. Raccomandando libro e autore, vi do appuntamento al prossimo articolo di approfondimento.
Tante belle cose a tutti.

Fosco Del Nero

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