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Georges Ivanovitch Gurdjieff

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On 4 Aprile 2019
Last modified:29 Aprile 2019

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Bentrovati all’articolo di approfondimento di Incontri con uomini straordinari, libro di Georges Ivanovitch Gurdjieff...

Incontri con uomini straordinari - Georges Ivanovitch Gurdjieff (approfondimento)Titolo: Incontri con uomini straordinari (Rencontres avec des hommes remarquable).
Autore: Georges Ivanovitch Gurdjieff.
Argomenti: esistenza, autobiografia, storia.
Editore: Adelphi.
Anno: 1930 ca.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati all’articolo di approfondimento di Incontri con uomini straordinari, libro di Georges Ivanovitch Gurdjieff.

Come al solito, ne leggiamo alcuni brani, utili sia ad avere informazioni immediatamente valide, sia ad inquadrare meglio il testo e a capire se fa al caso nostro. Cioè, vostro, io l’ho già letto.

Partiamo da un’affermazione a dir poco profetica di Gurdjieff, che evidentemente sapeva cosa stava osservando: parliamo dei mezzi di comunicazione di massa… e non oso immaginare cosa avrebbe detto della televisione.
“Le esigenze della civiltà contemporanea hanno generato un’altra forma molto specifica di letteratura, che viene chiamata “giornalismo”.
Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell’intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male dei nostri tempi, nel senso che esercita un’influenza funesta sui rapporti umani.
Questo genere di letteratura si è molto diffuso negli ultimi tempi perché – ne sono fermamente convinto – esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà. finisce così per atrofizzare la loro ultima possibilità di acquisire i dati che permettevano loro, finora, di prendere più o meno coscienza della loro reale individualità, unico mezzo per raggiungere il ricordo di sé, fattore assolutamente indispensabile per il processo di perfezionamento del sé.
Per sfortuna di noi tutti questo genere di letteratura, che invade ogni anno di più la vita quotidiana degli uomini, fa subire alla loro intelligenza, già molto indebolita, un indebolimento ulteriore, consegnandola inerme a ogni genere di inganni e di errori; essa li mette fuori strada a ogni passo, li distoglie da qualsiasi modo di pensare più o meno fondato.“

Il concetto è lo stesso, ma propongo anche questo brano giacché è breve.
“Per me non v’è alcun dubbio: fra tutte le cause delle anomalie esistenti nella civiltà contemporanea, la più evidente, quella che occupa il posto predominante, è la letteratura giornalistica, per l’azione demoralizzante e perniciosa che esercita sullo psichismo degli uomini.”

Passiamo ora a un brano sul legame tra anima e corpo.
“La mia famiglia, in un primo tempo, mi aveva destinato al sacerdozio, ma padre Bors aveva una concezione tutta sua di ciò che doveva essere un vero prete.
Secondo questa concezione, il prete doveva non soltanto occuparsi delle anime del suo gregge, ma anche conoscere tutte le malattie del loro corpo e saperle curare.
Secondo lui, gli obblighi del prete andavano di pari passo con quelli del medico. Un medico che non può penetrare l’anima del paziente, diceva, è incapace di essergli realmente di aiuto; non si può parimenti essere un buon prete senza essere nello stesso tempo medico, perché il corpo e l’anima sono legati l’uno all’altra.”

Ci trasferiamo ora verso un altro argomento: parliamo di morale, uno dei concetti su cui il maestro armeno batteva più spesso, giacché esso faceva rima con consapevolezza.
“Nel mondo esistono due morali: l’una oggettiva, stabilita dalla vita da migliaia di anni, e l’altra soggettiva, propria tanto di singoli individui quanto di intere nazioni, imperi, famiglie, categorie sociali, ecc.
Sono le convenzioni di cui siamo imbottiti che costituiscono la morale soggettiva. Ma una vita vera esige la morale oggettiva, che può venire soltanto dalla coscienza.
La coscienza è la stessa dovunque: qui come a Pietroburgo, come in America, nella Kamchatka o nelle Isole Salomone.”

E, a proposito di consapevolezza, ma anche di coscienza, compassione e fiducia, leggiamo un passo sulla fede… qualità che, come tutte quante, l’uomo deve maturare da sola, e che è il risultato del lavoro interiore e quindi del proprio progresso evolutivo: nessuno può trasferire niente a nessun’altro. E d’altronde lo stesso Gesù diceva a chiare lettere che era merito della fede altrui, e non dei suoi “poteri”.
“Non si dà la fede agli uomini.
La fede che nasce nell’uomo e vi si sviluppa attivamente non è il risultato di una conoscenza automatica, fondata sulla constatazione dell’altezza, della larghezza, dello spessore, della forma o del peso di un oggetto determinato, né tanto meno di una percezione mediante la vista, l’udito, l’odorato o il gusto: essa è il risultato della comprensione.
La comprensione è l’essenza di ciò che si ottiene partendo da informazioni intenzionalmente acquisite e da esperienza personalmente vissute.
Per esempio, se il mio fratello più caro venisse in questo momento da me e mi supplicasse di dargli non fosse che la decima parte della mia comprensione e io, con tutto il mio essere, volessi farlo, non potrei neppure comunicargli la millesima parte di questa comprensione, per quanto ardente sia il mio desiderio di farlo, perché egli non ha in sé la conoscenza che io ho acquisito né le esperienze attraverso le quali mi è stato dato di passare nel corso della mia vita.
È infinitamente più facile far passare un cammello dalla cruna di un ago, come è detto nelle Sacre Scritture, che trasmettere a un altro la comprensione che si è formata in noi.”

Altro concetto forte di Gurdjieff: la differenza tra conoscenza concettuale e comprensione interiore.
“Il sapere e la comprensione sono due cose completamente differenti.
Soltanto la comprensione può portare all’essere.
Il sapere di per se stesso non ha che una presenza passeggera: un nuovo sapere caccia via il precedente, e, in fin dei conti, non è altro ch del nulla versato nel vuoto.”

Si torna dunque sempre al solito punto: il lavoro su di sé. Passa tutto da qui, compreso il sottoporsi ad energie elevate.
“Prima di poter entrare realmente nella sfera di influenza e di azione delle forze superiori, è assolutamente indispensabile avere un’anima, e quest’anima si può acquisire soltanto per mezzo di esperienze volontarie e involontarie, come pure per mezzo della conoscenza intenzionalmente acquisita di alcuni avvenimenti accaduti nel passato.
Ciò è possibile soltanto in gioventù, finché i dati appropriati dispensati dalla Grande Natura non sono ancora stati sperperati per degli scopi fantastici, che sembrano desiderabili soltanto grazie alle condizioni anormali della vita degli uomini.”

Si può comunque star tranquilli su un punto: il lavoro produce sempre frutto, e non va mai perduto. Se si semina si raccoglie, sempre e comunque, anche se il come e il quando sono imprevedibili.
“Nel mondo un lavoro cosciente non va mai perduto.
Prima o poi, qualcuno deve pagare per esso.”

Chiudiamo con le frasi forse più intense dell’intero Incontri con uomini straordinari.
Nella prima, viene effettuato un elogio, l’ennesimo, della consapevolezza interiore, rispetto alla quale tutto passa sullo sfondo, essendo anzi irrilevante.
“Se IO è presente in me, non contano più né Dio né il diavolo.”

Nella seconda, viene enunciato il principio unitario, per cui si partecipa tutti alla medesima cosa, il Sé.
“Io sono te, tu sei me.
Egli è nostro, tutti e due siamo suoi.
Che tutto sia per il nostro prossimo.”

Con Incontri con uomini straordinari di Georges Ivanovitch Gurdjieff abbiamo terminato.
Alla prossima occasione e buone cose.

Fosco Del Nero

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