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Bruce Davis

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On 8 Novembre 2012
Last modified:7 Luglio 2014

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Eccoci arrivati a un nuovo articolo di approfondimento, stavolta con Il richiamo della gioia di Bruce Davis.
Libro con numerosi spunti interessanti...

Il richiamo della gioia - Bruce Davis (miglioramento personale)Titolo: Il richiamo della gioia (The calling of joy).
Autore: Bruce Davis.
Argomenti: crescita personale, spiritualità
Editore: Centro di benessere psicofisico.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci arrivati a un nuovo articolo di approfondimento, stavolta con Il richiamo della gioia di Bruce Davis.
Libro con numerosi spunti interessanti, tra i quali andrò a fare una cernita.

Il primo che propongo ha come argomento i desideri e il nutrimento della nostra vita.
“Se nella nostra vita è presente il vero nutrimento, i nostri desideri non sono poi così numerosi. Se ogni giorno di prendiamo il tempo necessario per nutrirci a fondo, non abbiamo bisogno di tante cose e attività che ci tengono occupati.
La maggior parte delle persone desiderano di più e di meglio, perché dentro si sentono piccole e insignificanti. Hanno bisogno di una casa grande, di un’automobile nuova o di tanti abiti costosi, perché giorno dopo giorno vivono la separazione dalla loro gioia.
Quando ci godiamo la vita, siamo immersi nella corrente del nostro vero essere. Allora il possesso di oggetti costosi, l’apparire importanti agli occhi degli altri e le vacanze esclusive non sono così importanti: la vita stessa è una vacanza, la vita è gioia.
Le persone hanno bisogno di un mucchio di cose quando dentro di loro non succede niente. Sentono la necessità di far colpo sugli altri, quando provano poco interesse per se stessi.
Non vi è successo, per quanto grande, che possa compensare una vita percepita come fallimentare. Accumulare amicizie non serve a guarire un cuore che si sente solo e separato dalla gioia. Non è certo il numero di cose possedute che può fare la differenza per chi si sente indegno ed è privo di passione e vitalità. Una vacanza trascorsa distesi al sole a rimuginare sui problemi della vita e in lotta con se stessi non può essere definita vacanza. Le battaglie continueranno finché la gioia non ci avrà nutriti e non avrà guarito le nostre ferite. Fino ad allora le ferite ci accompagneranno ovunque andremo.
Il desiderio di avere sempre più cose non ci abbandonerà finché non vivremo nel fiume della gioia, quel sentimento che corrisponde alla nostra vera essenza ed è il di più e il meglio a cui realmente aspiriamo.
Per quanto acquistiamo a consumiamo, la nostra vita resta vuota, se non abbiamo trovato noi stessi.”

Ora un breve brano sulla paura e il cambiamento.
“Se ci ritraiamo dalla vita negando i nostri desideri è perché spesso siamo più preoccupati di conseguire la sicurezza materiale.
La paura è l’antitesi della gioia e le preoccupazioni materiali fanno sì che le nostre paure, grandi e piccole, non ci lascino mai, sempre pronte ad imporsi alla nostra attenzione. C’è sempre qualcosa pronto a distogliere il cuore dalla gioia.
Perlopiù associamo la sicurezza al nostro lavoro, alla famiglia e alle attività che svolgiamo, ma la nostra vita sociale è in perenne mutamento. Un lavoro veramente sicuro non esiste e i rapporti cambiano; la vita stessa è cambiamento, e dove c’è cambiamento c’è paura. La verità è che, finché viviamo la nostra vita separati dal vero nutrimento, la nostra gioia, la paura non ci abbandona mai, e con lei l’insicurezza. Finché viviamo separati dal vero nutrimento, tutto ciò che facciamo è far passare il tempo. Siamo soli e senza gioia. E le paure, grandi e piccole, dominano le nostre giornate.”

Parliamo ora dell’aprirsi alla gioia.
“Alcuni hanno paura di aprirsi alla gioia. Che cosa accadrebbe se mi fermassi un attimo e mi rendessi conto dei miei sentimenti? Magari rischio di esagerare. E se finisce che lascio il mio lavoro o la mia famiglia? E se la gente pensa che sono strano? E se tutto cambiasse e non fossi mai più lo stesso? La paura è al timone. La ricerca e l’apprezzamento del vero cibo non sono istantanei: un’esperienza, un attimo alla volta. E lentamente le nostre paure diminuiscono e il nostro senso del sé si rafforza. Non vi sono risposte per i mille interrogativi che ci frullano in mente: si tratta di domande dettate dalla paura. Invece, col tempo, ogni gioia accolta guarisce e riduce la nostra separazione dal sé.
I più non faranno mai l’esperienza di questo processo né si libereranno mai dalle loro paure. Restano prigionieri dell’esistenza in attesa che qualcosa cambi. Nel campo del lavoro vivono in attesa delle vacanze o della pensione; in famiglia vivono in attesa che l’altro cambi. Prima di rendersene conto, si ritrovano imprigionati nelle limitazioni della vecchiaia. Rimangono intrappolati in uno stile di vita in cui si cerca confort, mentre dentro soffrono di paura e di solitudine. Con scarsa propensione alla gioia, hanno troppa paura di lasciare il lavoro per esplorare altre possibilità. Privi di fiducia in se stessi, non hanno la forza di amare oltre la cerchia familiare e di trovare il proprio vero sentiero.
La vita passa loro accanto.
Chi invece conosce la fonte della propria gioia può avere due o tre carriere nello spazio di una vita, è capace di chiudere e ricominciare, può allacciare nuovi rapporti, stringere nuove amicizie, iniziare nuove attività, una nuova vita, a qualsiasi età e indipendentemente dalla ricchezza accumulata. Senza gioia siamo paralizzati, incapaci di cambiamento. Con la gioia le possibilità sono infinite.”

Andiamo adesso a vedere la definizione di successo di Bruce Davis.
“Trovare il nostro vero lavoro equivale a trovare la nostra gioia. Se seguiamo il fiume della nostra gioia, il denaro affluisce nella nostra vita. Il successo è ben più della somma delle nostre ricchezze e delle nostre attività: è la danza della nostra anima nel mondo. È stare alzati fino a notte fonda a lavorare su un progetto, del tutto dimentichi e incuranti dell’ora. Il successo è il cuore che batte all’impazzata talmente è creativo, è nei piccoli istanti quotidiani in cui si manifesta la bellezza, è rendere più felici gli altri, rendendo più facili le loro vite, più pieni i loro cuori. Il successo è la capacità di essere onesti con tutti quelli con cui lavoriamo, è godere della fiducia che ci permette di prenderci un paio di giorni di vacanza. Successo è il modo in cui l’Universo reagisce a una buona idea e il fatto che le buone idee continuino ad arrivare.
Il successo è la nostra vera natura: scaturisce dalla nostra anima perché è una cosa sola con essa.
Nel vero lavoro la gioia è manifesta. La vediamo nei volti, nella qualità del prodotto, nell’atmosfera che caratterizza il posto di lavoro. La vediamo nel modo in cui le persone si ascoltano a interagiscono. Lavorando con l’anima portiamo l’amore nel mondo, ciascuno a modo suo. Lavorare con gioia significa meno preoccupazione e più divertimento. Il lavoro è divertimento! A lavorare bene ci si diverte un mondo! Non è forse la gioia la cosa più importante da trasmettere al mondo? E se non la conosciamo e non la pratichiamo, come possiamo pensare di trasmetterla agli altri? Immaginiamo tutte le ore, i giorni, le settimane, i mesi e gli anni di inutili preoccupazioni trasformati in gioia! Invece che montagne di stress ci ritroviamo ad essere fiumi di gioia, semplicità, pace e successo. Questo è il nostro vero lavoro. Siamo chiamati a impegnarci per diventare fiumi di pace. Questo significa ricordare chi siamo.”

Parliamo ora di saggezza.
“A differenza dei nostri pensieri e sentimenti che ci separano dagli altri, la saggezza unisce, completa, esiste. Spesso la saggezza è semplicemente il buonsenso che ci dice cos’è meglio.
La saggezza si fida del nostro istinto, della nostra intuizione e della nostra creatività. È la conoscenza del nostro essere.
Cresce ascoltando ed esercitando la nostra verità, con o senza aiuto esterno, a seconda delle situazioni. La saggezza è anche consapevolezza di non sapere e scegliere di essere senza pensare troppo. La saggezza trova dimora fra le ali spiegate della gioia.
Molti fanno l’esperienza della gioia quasi per caso, quando la incontrano. Ma presenza del cuore, comprensione, compassione, capacità di perdonare e saggezza confluiscono nel fiume della gioia, il fiume della vita che scorre naturalmente.
Saggezza è la consapevolezza che nasce dal fiume che ci trasporta! Se la vita è complicata, se tutto sembra difficile, è perché siamo separati dalla nostra piena coscienza, dal nostro fiume. Prima di affrontare le difficoltà, il vero cibo ci ricorda chi siamo veramente e ristora il nostro cuore. A quel punto il fiume dell’essere riprende a fluire e il sentiero ci appare. Non ci sono promesse, scuse o problemi che possano indurci ad abbandonare noi stessi, il nostro fiume. Il fiume siamo noi, la nostra vita, che è sempre il cammino della gioia.”

Cosa succede quando la gioia entra nella nostra vita?
“Man mano che la gioia assume un ruolo di spicco nella nostra consapevolezza, la nostra storia individuale passa in secondo piano. La trama della vita e i suoi dettagli perdono di importanza. La gioia, tanta gioia, e le semplici gioie hanno preso il sopravvento. Ci preoccupiamo meno di sapere come finirà questo capitolo o quando inizierà quello nuovo. Viviamo nel presente. Siamo in questa frase, in questo paragrafo, in questa pagina. Non abbiamo nessuna fretta di andare da un’altra parte.
Viviamo una vita equilibrata. Il nostro corpo e il mondo fisico sono parte dell’anima, quella parte che possiamo vedere e sentire facilmente. E quando i corpo e il mondo smettono di esistere siamo soltanto un’anima.”

Ora un breve spunto sulla mente.
“Molti credono che sia normale avere la mente sempre occupata, ma di fatto la mente è naturalmente vuota, è non sé, cielo sereno. Anni e anni vissuti nella paura, intenti a inseguire desideri nella nostra mente, hanno offuscato il nostro non sé. La nostra abitudine ad identificarci in modo erroneo ci ha cambiati, facendoci cercare la sicurezza nel mondo quotidiano. È la moderna convinzione che il mondo fisico sia tutta la realtà a tenere occupata la mente, la convinzione che le risposte si trovino fuori di noi e che Dio sia separato da noi. La mente naturale, il nostro non sé, è vuota. Laddove c’è bisogno di pensare, pensiamo. La mente è un muscolo come gli altri, non va tenuta occupata quando non è necessario.”
Semplice, no?

Concludiamo questo lungo articolo di approfondimento con uno spunto sulla vita e suoi suoi doni.
“Imparare a morire significa imparare a vivere pienamente. Siamo consapevoli di quanto sia preziosa la vita, compresi i doni rappresentati dal nostro corpo, dalla personalità, dalla famiglia, dagli amici. La nostra gioia non ci permette di dare per scontati i doni della vita intorno a noi. Ogni giorno dobbiamo apprezzarne i tanti momenti: dobbiamo ricevere la vita pienamente. Essere un’anima in un corpo, vedere, udire, toccare, sentire la vita attraverso il cuore, tutto è fonte di continua meraviglia. La gioia ha guarito buona parte della nostra separazione dalla vita, dagli altri e da noi stessi, e nel guarirci dalla separazione ha costruito un ponte fra la vita quotidiana e l’eternità. La gioia è l’essenza comune a entrambi i mondi. Nel nostro cuore comprendiamo l’unicità e il valore della nostra vita, mentre siamo già consapevoli della presenza dell’eternità. Ogni giorno è colmo di semplici momenti di bellezza. La vita è sacra.”

Bene, ho terminato con Il richiamo della gioia di Bruce Davis.
A presto e tante belle cose a tutti.

Fosco Del Nero

 

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