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Baird T. Spalding

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On 22 Agosto 2016
Last modified:4 Gennaio 2018

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Vita e insegnamenti dei maestri del Lontano Oriente di Baird T. Spalding è uno di quei libri per me molto impegnativi…

Vita e insegnamenti dei maestri del Lontano Oriente - Baird T. Spalding (esistenza)Titolo: Vita e insegnamenti dei maestri del Lontano Oriente (Life and teachings of the masters of the Far East).
Autore: Baird T. Spalding.
Argomenti: esistenza.
Editore: Il punto d’Incontro Edizioni.
Anno: 1924.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Vita e insegnamenti dei maestri del Lontano Oriente di Baird T. Spalding è uno di quei libri per me molto impegnativi… nel senso che dopo che li leggo dedico decine di ore a copiare centinaia di citazioni, sia per questo articolo di approfondimento, sia per la pagina facebook.
L’articolo verrà assai lungo, e c’è solo una piccola parte di quanto trascritto.

Andiamo a cominciare con una breve citazione sull’effetto boomerang delle energie, che lo si chiami legge di attrazione, legge di risonanza, karma, o in qualche altro modo.
“Ciò che esprimo ritorna a me altrettanto sicuramente di quanto è vero che io lo esprimo.
Non esprimo quindi altro che il bene, ed esso ritorna a me come tale.”

Tale concetto di “ritorno delle energie emesse” viene ora descritto in modo più ampio e direi anche illuminante, tanto che vi consiglio di leggerlo almeno due volte e di stamparvelo bene in mente.
“A questo punto uno del nostro gruppo chiese quale potere abbiano i nostri pensieri e le nostre parole sulla nostra vita.
Ella allungò una mano e in un attimo un piccolo oggetto vi era posato sopra.
Quindi disse: ‘Lascio cadere questo ciottolo in questo recipiente d’acqua. Potete osservare che le vibrazioni causate dal ciottolo che viene in contatto con l’acqua si irradiano dal centro in anelli che si espandono sempre di più, finché raggiungono il bordo del recipiente, il limite esterno dell’acqua dove, alla vista, esse sembrano perdere forza e fermarsi.
Ciò che realmente accade è questo: appena le vibrazioni hanno raggiunto il limite dell’acqua, iniziano il loro viaggio di ritorno, fino al punto in cui il ciottolo è entrato nell’acqua, e non si fermano finché non raggiungono quel centro. Questo rappresenta esattamente il destino di ogni pensiero o parola che pensiamo o pronunciamo.
Il pensiero o la parola mettono in moto certe vibrazioni che avanzano in cerchi che si espandono sempre di più, finché abbracciano l’intero universo. Poi ritornano, nello stesso modo in cui hanno preso vita, a colui che li ha lanciati. Ogni pensiero o parola, buona o cattiva, con sicurezza torna a noi, così come l’abbiamo inviata.
Questo è il Giorno del Giudizio. Ogni giorno sarà un giorno del Giudizio’.”

Passiamo poi a una citazione tra le più impegnative come convinzioni interiori: qua ci viene detto che, proprio come i semi della natura danno frutti non soggetti alla morte, se non per incidenti o interventi esterni, così potrebbe essere per l’uomo.
“Guardate le foglie e i germogli all’estremità del più vecchio dei banjan. Non sono giovani come il seme da cui questo gigante si lanciò verso la vita?
Poiché le loro reazioni vitali sono le stesse, l’uomo può certamente beneficiare delle esperienze di vita della pianta. Allo stesso modo in cui le foglie e i germogli del banjan sono altrettanto giovani quanto la cellula originale dell’albero, così i gruppi di cellule che formano il corpo dell’uomo non devono necessariamente morire per perdita graduale di vitalità. Proprio come l’ovulo o cellula originale, possono restare giovani senza mai appassire.
In verità, non c’è ragione perché il corpo non sia altrettanto giovane e carico di vitalità quanto il seme da cui è stato creato. Il banjan si espande sempre, simbolizzando la vita eterna. Non muore che accidentalmente.
Non esiste alcuna legge naturale di vecchiaia, non esiste alcun processo di invecchiamento suscettibile di portare danno alla vitalità delle cellule del banjan. È la stessa cosa per la forma divina dell’uomo: non esiste alcuna legge di morte o di vecchiaia per essa, salvo l’incidente.”

Altro brano, dedicato al luogo del potere… che è sempre un luogo interiore, mai esterno.
“Ecco il Tempio del Silenzio, il luogo del potere.
Poiché silenzio è sinonimo di potere, quando raggiungiamo il luogo del silenzio nella nostra mente, siamo nel luogo del potere, dove tutto non è che unità, un solo potere, Dio.
‘Siate silenti e sappiate che io sono Dio.’
Potere disperso è rumore. Potere concentrato è silenzio.
Quando ci concentriamo, quando raccogliamo le nostre forze in un centro di energia unico, prendiamo contatto con Dio nel silenzio. Siamo uno con Lui, dunque uno con tutto il potere. Tale è l’eredità dell’uomo.
‘Io e il Padre siamo uno.’
Il solo modo di essere uniti al potere di Dio è entrare coscientemente in contatto con Dio.
Questo non si può fare dall’esterno, poiché Dio emana dall’interno.
‘Il Signore è nel suo tempio santo. Che tutta la Terra faccia silenzio davanti a lui.’”

Segue un brano anch’esso dedicato al silenzio interiore quale fattore evolutivo.
“Il silenzio, o calmare la mente, è importante affinché la Mente Divina possa illuminare la coscienza in tutto il suo splendore. Allora si comprende come il sole della rettitudine si levi, portando la guarigione sulle sue ali. La Mente di Dio inonda la coscienza come il sole inonda una stanza buia.
La Mente Universale penetra nella mente individuale come l’aria pura in un locale chiuso. Si erge sola, suprema, e realizziamo di dover costruire un solo tempio.
Il Tempio del Dio Vivente è il fondersi del maggiore col minore, cosicché il minore diventi uno con il maggiore. La mancanza di purezza deriva dalla separazione del minore dal maggiore. La purezza risulta dalla loro unione. Non vi è più che una sola aria pura, buona e sana.
Così dobbiamo sapere che Dio è uno e che tutte le cose visibili e invisibili sono uno con lui. La separazione ha causato peccato, malattie, miseria e morte. L’unione fa divenire esseri completi e fa divenire consci di essere completi.”

Altra citazione in tema, su ciò che ci aspetta (letteralmente) dentro di noi.
“Quando desideriamo venire a contatto con Dio, non pensiamo a qualcosa di lontano da noi e di difficile da conseguire.
Tutto ciò che dobbiamo sapere è che Dio è sia all’interno che tutt’attorno a noi, che siamo completamente assorbiti in Dio, che siamo all’interno della presenza di Dio.
Quindi, non abbiamo bisogno di ponderare, ma prendiamo il sentiero che conduce direttamente al Dio interiore. Qui il Cristo si erge stabile e supremo e rimaniamo per sempre con Dio.”

E segue ora un brano sul risultato finale e perfetto di tale silenzio interiore: l’entrata nel Regno dei Cieli.
“Il Cielo è uno stato di coscienza perfetto, un mondo perfetto sulla terra, qui e adesso.
Basta che noi lo accettiamo. Esso è qui, tutt’attorno a noi, in attesa che apriamo l’occhio interiore grazie al quale il nostro corpo diverrà luce. Quella luce non è né quella del sole né quella della luna, ma quella del Padre, e il Padre è là, nel più profondo del nostro essere.
Nulla è materiale, tutto è spirituale.”

Ma per entrare in esso, riprendendo la metafora di prima del seme… il seme deve fare atto di resa.
“Per crescere, svilupparsi e moltiplicarsi, il seme piantato nella terra deve rinunciare a se stesso.
Allo stesso modo, anche noi dobbiamo rinunciare a noi stessi per arrivare a svilupparci.
Affinché il seme cresca, bisogna che il suo involucro scoppi. Così, affinché la nostra crescita abbia inizio, bisogna fare scoppiare il nostro involucro di limitazioni.
Una volta raggiunto il perfezionamento interiore, inevitabilmente sbocciamo nella nostra bellezza, come il fiore.”

Ampliamo un poco il concetto della resa-abbandono.
“L’uomo abbandonerà di sua spontanea volontà il regno creato dall’uomo ed evolverà fino al Regno Divino.
Il figlio dell’uomo deve realizzare la sua divinità, rivelarla nel suo corpo e nella sua vita, e diventare il Cristo di Dio nel Regno di Dio.
Non sapete che siete dei?
Sappiate che questo Regno di Dio, all’interno di voi, è la cosa più naturale del mondo. Avete semplicemente sottovalutato il fatto che se l’uomo è in Cristo, egli è una nuova creatura. È volontà del Padre darvi il regno e ogni uomo vi è destinato.
La domanda che viene posta è ‘Quando?’.
La risposta, come sempre, è ‘Quando l’esterno sarà come l’interno’.”

Ed ecco il percorso totale in grande sintesi.
“La separazione dall’unità è la discesa degli angeli sulla scala della coscienza.
Il ritorno all’unità è l’ascesa degli angeli.”

Nel bel mezzo di questo percorso, c’è da vincere una sfida, e c’è da vincere un nemico.
“Non v’è nessuno di più straniero per l’uomo dell’uomo stesso.
Se egli vuole conoscere questo straniero, che rientri nel suo studio e chiuda la porta.
Là troverà il suo più pericoloso nemico e imparerà ad avere la meglio su di lui.”

Tale sfida si può vincere in vari modi… ed essenzialmente le strade sono due.
“Quando siete stanchi per le difficoltà della vita, quando siete sfiniti e avete nostalgia di casa, con passi tremanti potete ritornare alla casa del Padre. Questo può essere fatto percorrendo la strada dell’amara esperienza o con un gioioso lasciar andare tutte le cose materiali.
Non importa in che modo la comprensione e la conoscenza vengano ottenute, alla fine sarete spinti in avanti verso la meta. A ogni passo diventerete più forti e più arditi, finché non esiterete e non inciamperete più.
Allora cercherete all’interno di voi l’illuminazione e poi, nella vostra coscienza risvegliata, realizzerete che la dimora è qui, che è la Divina Onnipresenza in cui tutti viviamo, in cui ci muoviamo e abbiamo il nostro essere.
La respiriamo a ogni respiro. La viviamo a ogni battito del cuore.”

Rimane sempre fermo un fatto esistenziale, vera e propria legge.
“Quello che si contempla viene portato alla luce.”

Se non si portano le cose alla luce, invece, rimangono nell’ombra, da cui dubbi, paure e insoddisfazioni.
“Poche persone si sono aperte e hanno realizzato ciò che la vita ha in serbo per loro. Scopriamo che la grande maggioranza viaggia attraverso la vita insoddisfatta, stordita, schiacciata o incerta.
Ognuno deve imparare ad afferrare la vita cominciando a esprimere, dal suo stesso centro vitale, con un’azione definita e finalizzata, i doni che Dio gli ha dato. Ognuno deve dischiudere la propria vita. nessuno può esprimere la vita di un altro.
Nessuno può esprimere la vostra vita per voi, e nessuno può dire come dovete farlo.”

Altro breve brano, questo sul destino dell’uomo, sua destinazione finale.
“Tutti possono manifestare il Cristo?
Sì, c’è un solo fine, una sola meta. L’uomo è venuto da Dio e deve tornare a Dio.
Ciò che è sceso dai cieli deve farvi ritorno.”

Erano solo tre brevi frasi, ma significative.
Ne seguono ora altre tre, ugualmente importanti, sul proprio pensiero… e sul collegamento col cammino altrui.
“Mentre percorrete il sentiero, esso diventa più facile per i vostri simili.
Dovete avere fede in voi stessi, conoscendo che quella fede è Dio all’interno.
Infine dovete sapere di essere il tempio di Dio.”

Poteva mancare un riferimento ai sette chakra? Ovviamente no.
“Nel vostro corpo ci sono sette centri che possono essere usati come riflettori. Potete far sì che essi brillino di uno splendore più grande di qualunque luce artificiale e quando desiderate inviare questa luce, essa risplenderà con potenza ancora più grande e arriverà più lontano di qualunque luce elettrica.
Illuminando contemporaneamente tutti questi centri, sarete completamente circondati da un’armatura che nulla potrà penetrare. Vi ergerete come il Signore della Creazione, veritieri e trionfanti, tuttavia pacifici, amorevoli, con Dio assiso nel vostro corpo.”

Arrivano ora le ultime due citazioni tratte da Vita e insegnamenti dei maestri del Lontano Oriente.
Nella prima si sottolinea la differenza tra il Dio entità esterna e antropomorfa (credenza tipica dei bambini spirituali che sfocia per forza nell’idolatria) e il Dio essenza onnidiffusa e onnipervadente.
“Dio non può essere manifestato con una persona o un’immagine personale, ma come una universalità che tutto include, che pervade tutte le cose.
Nel momento in cui personalizzi, fai dell’idolatria. Allora avrai l’idolo vuoto, avrai perso l’ideale.
Questo ideale non è un salvatore morto o un dio morto. Per rendere Dio vivo e vitale per te, devi pensare e sapere che tu sei Dio. Questo è più vivo e vitale per te di qualunque cosa. Questa è la scienza divina del tuo essere. Allora il tuo vero essere, il Cristo, il tuo ricattatore, diventa vivo e uno con te. Tu sei quello. Questa diventa la forza motivante di tutta la tua intera vita.
Stai riscattando te stesso, il tuo vero Sé; sei uno con Dio, veramente Dio.”

Ultimo brano, sulla perfezione dell’esistenza e di quello che ci accade… difficoltà comprese, pure se estreme.
“Ciascuno di noi è capace di padroneggiare ognuna delle cosiddette difficoltà in cui si trova e, nel momento in cui le lascia andare, esse cessano di esistere.
Questo può sembrare incredibile, ma è un fatto assoluto.”

Bene, e con ciò abbiamo terminato con Vita e insegnamenti dei maestri del Lontano Oriente di Baird T. Spalding.
Alla prossima occasione.

Fosco Del Nero

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