SCHEDA DI “LA FINE È IL MIO INIZIO”.
Titolo: La fine è il mio inizio.
Genere: drammatico, esistenziale.
Regista: Jo Baier.
Anno d’uscita: 2010.
Attori: Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvart, Nicolò Fitz-William Lay.
Valutazione qualitativa (1/5 stelle): ⭐⭐⭐⭐.
Livello di interesse esistenziale (1/5 stelle): ⭐⭐⭐.
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TRAMA DI “LA FINE È IL MIO INIZIO”.
Passo subito alla trama del film, in realtà davvero semplice: Tiziano Terzani è vicino alla morte e, in previsione della stessa, convoca il figlio Folco, il quale vive negli Usa, al suo capezzale, ossia sui monti dell’Orsigna, dove lui e la moglie Angela stanno in una sorta di ritiro simil-himalayano (con tanto di capanna in stile tibetano).
Qui, i due parlano a lungo, e Folco raccoglie il materiale per il libro da cui poi è stato tratto il film.
Tra i tanti temi affrontati, in modo più o meno diretto, il distacco dalla vita e dalle cose materiali, l’abbandono, la ricerca della serenità interiore.
VALUTAZIONE DI “LA FINE È IL MIO INIZIO”.
Da decenni sono un simpatizzante di Tiziano Terzani, e precisamente da quando, durante la preparazione dell’esame universitario di “Storia e istituzioni dell’Asia Orientale”, mi lessi come complemento il suo libro In Asia, cui poi seguirono altri suoi testi. Cui seguì, soprattutto, l’interesse per le tematiche esistenziali-spirituali, che poi è ciò verso cui Terzani ha diretto la sua vita: dopo l’esplorazione esterna, l’esplorazione interna (è peraltro il meccanismo tipico dell’essere umano, che prima si dà da fare fuori e poi dentro).
Era dunque solo questione di tempo prima che vedessi il film La fine è il mio inizio, tratto dall’omonimo libro di Tiziano Terzani, risultato di una collaborazione a quattro mani con il figlio Folco, avvenuta poco prima della morte del padre, tanto che il libro è uscito postumo.
Preciso che non ho letto il libro in questione, e che quindi ho visto il film “pulito”, senza riferimenti precedenti.
Dico subito una cosa: non mi ha convinto il casting, né Bruno Ganz (il protagonista del classico Il cielo sopra Berlino) nei panni di Tiziano Terzani, né Elio Germano nei panni di Folco Terzani, e già questo è un difetto grave per un film basato essenzialmente sui dialoghi tra due personaggi e sulla loro presenza scenica.
Ho inoltre qualche dubbio sul fatto che Terzani sia stato rappresentato al meglio, ma questa è una sensazione mia.
Altra cosa: certe scene sono un po’ frettolose, mentre certi dialoghi un po’ forzati.
Detto questo, parliamo anche dei due punti forti del film: la bellezza dei panorami e della natura e alcuni dialoghi a sfondo esistenziale, con contenuti discretamente importanti.
SCENE O CITAZIONI DA “LA FINE È IL MIO INIZIO”.
Ecco alcuni tra i passi più ispirati del film.
“Sinché l’uomo non cambia, sinché l’uomo non fa questo salto di qualità, sinché l’uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, al proprio interesse, tutto si ripete e si ripete in modo costante.
E da qui il mio passo verso l’unica rivoluzione che può servire, che è la rivoluzione dentro di noi.”
“Io sono un fallito come meditatore, non ci sono tanto portato: riesco a restare seduto in silenzio una mezz’ora, a volte anche un’ora, posso creare intorno a me un po’ di quiete per lasciare che la mente si calmi, ma non sono mai diventato un esperto di meditazione.
Il mio maestro diceva sempre: ‘Ho visto tante galline sedute a covare le uova, ma nessuna di loro ha mai raggiunto l’illuminazione’.
Non si tratta soltanto di stare seduti, bisogna entrare in un altro stato: uno stato in cui tutto il resto svanisce: i rumori, il cinguettio degli uccelli, le passioni, le delusioni… raggiungi quel vuoto… e quel vuoto sei tu, il tu della grande totalità. E non parlo soltanto dell’umanità, ma del cosmo.
E se cominci a vedere le cose in questo modo, allora anche loro cominciano a cambiare.”
“Dopo aver in fondo sostenuto l’idea delle guerre giuste, delle guerre che vanno fatte, io ho capito che nessuna guerra porta al fine che promette. La guerra porta solo altro dolore, altra miseria, distruzione, morte.
E allora, come Gandhi avrebbe detto, se noi continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, torniamo a dove eravamo prima. È così ovvio.
Ora ci sono le guerre giuste, le guerre umanitarie… che cosa significa? La guerra è guerra, e non c’è nessuna guerra che ha messo fine alle guerre.”
“Qualunque identità è limitativa: tu non hai la possibilità di essere nient’altro.
Proprio perché non sono niente di specifico, mi posso permettere di pensare che sono tutto.
La verità è una terra senza sentieri.”
“Chi tiene assieme tutta questa roba? Chi o cosa?
Chi fa cantare gli uccellini?
C’è questo essere cosmico, e se tu per un attimo hai la folgorazione di appartenergli, non hai più bisogno d’altro dopo.
Ed è lì che cominciamo.”
“La natura segue il suo corso.
Tu muori… ma che gliene importa?
Stai male… vabbè, passerà.
La natura continua, maestosamente distaccata: niente l’altera, niente la eccita.
Perché non imparare questa lezione?”
“L’altro giorno mi hai chiesto che cosa vedo quando guardo il mondo.
Prima vedevo me separato da quello che vedevo.
Ora non vedo più quella separazione: mi vedo come parte di tutto.
Allora è un tutt’uno, e quando vedi tutt’uno le cose cambiano immensamente.”
CONCLUSIONE.
Nel complesso, La fine è il mio inizio mi è piaciuto, giacché vi sono contenuti di valore e molta bellezza visiva, ma sono certo che il film avrebbe potuto essere qualcosa di molto più importante (e ispirante per tante persone) e che da questo punto di vista sia stata un’occasione in parte sprecata.
Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce
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