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India – La civiltà perduta – Enrico Baccarini (approfondimento)

18 Mar 2024 | Storia

Product by:
Enrico Baccarini

Reviewed by:
Rating:
4
On 18 Marzo 2024
Last modified:18 Marzo 2024

Summary:

Come evidenziato in recensione, "India - La civiltà perduta", di Enrico Baccarini, non è un testo di genere esistenziale, ma storiografico...

India - La civiltà perduta - Enrico Baccarini (storia)Titolo: India – La civiltà perduta.
Autore: Enrico Baccarini.
Argomenti: storia.
Editore: Uno Editori.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiGiardino dei libri, Amazon.

 

Come evidenziato in recensione, India – La civiltà perduta, di Enrico Baccarini, non è un testo di genere esistenziale, ma storiografico.
Mi sono sforzato in ogni caso di estrapolare alcune citazioni in qualche modo interessanti.

La prima, lapidaria, riferisce una cosa affermata in tanti antichi testi e culture: gli esseri umani del passato erano più di quel che sono oggi… non di meno, come ritengono i babbani.
“La tradizione vedica afferma che nell’antichità gli uomini erano fisicamente e intellettualmente superiori all’uomo attuale.”

Secondo brano proposto, questo piuttosto sottile e sofisticato: parliamo di vocalizzazione e di corrispondenza tra le cose e la loro essenza interiore, che il sanscrito rispetterebbe.
“Le varie vocali e consonanti che costituiscono le parole sanscrite sono composte da radici sonore denominate “bija”. Secondo l’induismo i Rishi dell’antichità percepirono all’alba del tempo questi suoni-seme e da questi riconobbero e identificarono ogni cosa del creato. Ogni forma materiale, nell’induismo, è infatti associata a un suono che è quell’elemento attraverso cui tale forma si è concretizzata nel mondo materiale.
Una parola sanscrita, pertanto, non è un nome scelto per indicare qualcosa ma il riflesso del suono inerente tale oggetto, concetto o fenomeno. La pronuncia giusta di una parola sanscrita replicherebbe quindi per gli induisti l’esatta natura o essenza di ciò a cui si riferisce.”

Passiamo all’advaita vedanta e alla natura ambivalente dell’esistenza.
“Shankara espose la dottrina dell’Advaita, che afferma la realtà assoluta come unica realtà e la realtà fenomenica come continuo divenire.
Quindi l’unica realtà possibile è quella non duale, mentre il mondo, soggetto al continuo divenire, ha una natura illusoria, in quanto impermanente.”

Ancora sul vedanta, in questo caso in relazione alla conoscenza, materiale e spirituale.
“Il Vedanta costituisce la dottrina scientifica e teologica dell’induismo e mostra nei suoi principi come non esista alcun conflitto tra principi scientifici e religiosi considerandoli “semplicemente” due facce di una stessa medaglia.
Nel Vedanta questi due aspetti sono “complementari” principalmente in ragione del fatto che la comprensione di questi due domini è ben delineata e codificata.
Nell’induismo esistono due categoria legate alla conoscenza: la prima è la para vidya ovvero la “conoscenza spirituale”, mentre la seconda è la apara vidya, la “conoscenza materiale”. Per l’induismo la conoscenza materiale conduce a quella spirituale.”

Veniamo all’ultima citazione presa da India – La civiltà perduta: torniamo indietro fino ai Sette Saggi della tradizione vedica, una tradizione comune a molti luoghi e popoli del pianeta… una di quelle coincidenze colossali a cui credono solo le menti e gli animi semplici.
“La tradizione afferma che il primo insegnamento yogico fu impartito dal dio Shiva sul Monte Kailash (Tibet) ai Sapta Rishi, i Sette Saggi indiani. Il Tibet corrisponde anche all’approdo di Manu e dei Sette Saggi a seguito del Pralaya, il Grande Diluvio Indiano.
Tale conoscenza divenne il dono di Shiva all’umanità per tramite dei Sapta Rishi, i Sette Saggi, considerati i veri autori dei Veda e delle Upanishad, inviati nel mondo per civilizzarlo! Per volere di Shiva e attraverso i loro viaggi, sempre secondo i testi sacri, percorsero tutta l’Asia, la Persia, il nord Africa e il Sud America.
Curiosamente abbiamo riscontrato, nei nostri studi, in molti popoli del pianeta una tradizione speculare, la memoria di sette sapienti giunti da terre remote per aiutare e civilizzare i popoli. Troviamo riferimenti alla loro esistenza nell’antica Persia/Iran con gli Amesha Spenta, in Egitto con i Sette Sapienti dei Testi di Edfu, in Cina o in Giappone così come tra i Sumeri con gli Apkallu, per citarne solo alcuni.”

Il breve articolo di approfondimento dedicato a India – La civiltà perduta, interessante testo di Enrico Baccarini, è concluso.

Fosco Del Nero

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