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Siddharta – Hermann Hesse (approfondimento)

11 Ago 2015 | File audio, Narrativa, Spiritualità

Review of: Siddharta
Product by:
Hermann Hesse

Reviewed by:
Rating:
4
On 11 Agosto 2015
Last modified:18 Agosto 2015

Summary:

Ormai parecchio tempo fa avevo pubblicato la recensione dell’audiolibro di Siddharta, il classico di Hermann Hesse.
Al tempo non accompagnavo ancora le recensioni con gli articoli di approfondimento, per cui provvedo ora, approfittando di un nuovo ascolto dell’audiolibro in questione.

Siddharta - Hermann Hesse (audiolibro)Titolo: Siddharta – Audiolibro (Siddharta).
Autore: Hermann Hesse.
Argomenti: narrativa, spiritualità, esistenza.
Editore: Verdechiaro Edizioni.
Anno: 2009.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Giardino dei libriAmazon.

 

Ormai parecchio tempo fa avevo pubblicato la recensione dell’audiolibro di Siddharta, il classico di Hermann Hesse.
Al tempo non accompagnavo ancora le recensioni con gli articoli di approfondimento, contenenti citazioni tratte dalle opere recensite, per cui al suddetto articolo di approfondimento provvedo ora, approfittando di un nuovo ascolto dell’audiolibro in questione.

Partiamo da un brano che descrive un momento di risveglio di Siddharta, tra ego-personalità e immanenza dell’essenza divina.
“Siddharta camminava pensieroso, e si chiedeva: ‘Che cosa dunque avresti voluto apprendere da maestri e dottrine e che cosa loro, che pure ti hanno insegnato tanto, non hanno potuto insegnarti?’.
Ed ecco che trovò: ‘Era l’io ciò di cui volevo conoscere il significato e l’essenza. Era l’io ciò di cui volevo liberarmi che volevo superare. Non potei però superarlo, riuscii soltanto ingannarlo, a sfuggirli. In realtà, nessuna cosa al mondo mi ha dato tanti pensieri quanto questo mio io. Questo enigma che io vivo: il fatto di essere uno, distinto e separato da tutti gli altri. Il fatto di essere Siddharta. E tuttavia di nessuna cosa al mondo so così poco come di Siddharta. Io sono rimasto così estraneo a me stesso perché nel profondo cercavo l’atman, il divino, l’assoluto, e intanto andavo perduto a me stesso’.
Siddarta aprì gli occhi e si guardò intorno. Un sorriso gli illuminò il viso, e un profondo sentimento di risveglio come da lunghi sogni lo percorse fino alle dita dei piedi, e subito si rimise in cammino, correndo veloce, come un uomo che sa cosa deve fare.
‘Adesso non voglio più lasciarmi sfuggire Siddharta. Non voglio più cominciare il mio pensiero e la mia vita con l’atman e il dolore del mondo. I miei maestri non devono essere più gli yoga veda, gli asceti, le dottrine : io voglio imparare da me stesso, io voglio imparare a conoscere me stesso.’
Si guardò intorno come se vedesse il mondo per la prima volta: era bello il mondo! Era pieno di colori, strano e misterioso. Tutto questo giallo, azzurro, fiume e bosco colpiva per la prima volta gli occhi di Siddharta, e non era più il velo di maya, non era più insensata e casuale molteplicità di manifestazioni del mondo, disprezzabile agli occhi del bramino che aborre tale molteplicità e cerca solo l’unità. Era da ricercarsi nel giallo, nell’azzurro, nel cielo, nel bosco e in Siddharta il modo di esprimersi del divino. Il senso e l’essenza non erano da qualche parte dietro le cose; erano nelle cose stesse, erano nel tutto.
‘Come sono stato sordo e ottuso’, pensava Siddharta camminando rapidamente, ‘Io che volevo leggere il libro del mondo e il libro del mio stesso io. Ho disprezzato i segni; chiamavo illusione il mondo delle manifestazioni; ho definito ingannevoli il mio occhio e la mia lingua. Tutto questo è passato, io mi sono ridestato e nasco oggi per la prima volta.’”

A approfondiamo: auto-consapevolezza e ancora illusione della dualità.
“Di se stesso Siddharta voleva fare esperienza, perché già da tempo si era convinto che il suo stesso io era l’atman, della stessa eterna natura di Brahman.
Nella notte, mentre dormiva nella capanna di paglia di un barcaiolo sulla riva del fiume, Siddharta fece un sogno: davanti a lui c’era il suo amico Govinda, che gli chiedeva tristemente ‘Perché mi hai abbandonato’. Allora lui abbracciava Govinda e, mentre lo stringeva al petto e lo baciava, non era più Govinda, ma una donna. Dall’abito della donna sfuggiva un seno rigonfio, e da questo seno Siddharta beveva, e il latte di questo seno aveva un sapore forte: sapeva di donna e di uomo, di sole e di bosco, di animale e di fiore, di ogni frutto, di ogni piacere, rendeva ebbi e privi di coscienza.
Quando Siddharta si risvegliò, il fiume scintillava chiaro attraverso la porta della capanna, e nel bosco echeggiava l’oscuro grido di una civetta.”

La consapevolezza aumenta ancora, e ora Siddharta partecipa dell’esistenza, mentre prima era addormentato.
“Ad ogni passo del suo nuovo cammino Siddharta imparava qualcosa di nuovo, perché il mondo era trasformato, e il suo cuore ne era affascinato.
Vedeva il sole sorgere sui monti boscosi e tramontare oltre le lontane spiagge popolate di palmizi. Vedeva di notte le stelle prendere il loro posto in cielo e la falce della luna nuotare come una barca nell’azzurro. Vedeva alberi, stelle, animali, nuvole, arcobaleni, rocce, erbe, fiori, ruscelli, fiumi. Vedeva la rugiada brillare sui cespugli al mattino; in lontananza gli alti monti azzurri e bianchi; gli uccelli cantavano; le api ronzavano; il vento spirava argentino nelle risaie.
Tutto questo multiforme e variopinto era sempre esistito! Sempre i fiumi avevano scrosciato e le api ronzato, ma per Siddharta non era stato che un velo ingannevole davanti agli occhi, considerato con diffidenza e destinato ad essere penetrato ed annientato dal pensiero poiché non era la realtà, dal momento che la realtà era al di là delle cose visibili.
Adesso, però, il suo occhio liberato indugiava al di qua. Vedeva e riconosceva ciò che era visibile. Cercava la sua patria in questo mondo. Siddharta vedeva le scimmie saltare tra gli alti rami del bosco, udiva il loro strepito selvaggio. Vedeva un montone inseguire una pecora e congiungersi con lei. Nella luce calante della sera vedeva un luccio cacciare tra le canne della palude e i pesciolini sciamare impauriti davanti a lui.
Tutto ciò era sempre stato e lui non l’aveva visto! Non aveva partecipato.
Ora sì, vi partecipava, ne faceva parte. Luce e ombra attraversano il suo occhio, stelle e luna gli attraversavano il cuore.”

Propongo adesso un interessantissimo dialogo tra Siddharta e la cortigiana Kamala, in cui il primo spiega alla seconda che nella vita non è mai una questione di fortuna, cui credono solo gli ingenui, ma un fatto di attrazione energetica… e soprattutto degli ostacoli che noi poniamo ad essa.
“– Hai avuto fortuna, Siddharta: davanti a te si apre una porta dopo l’altra. Come fai, hai forse un incantesimo?
– Ieri ti ho detto che so pensare, aspettare e digiunare, e tu trovasti che ciò non serve a niente. Invece serve a molto, Kamala, lo vedrai. Ieri l’altro ero ancora un mendicante cencioso, già ieri ho baciato la Kamala e presto sarò mercante, avrò denaro e tutte quelle cose alle quali tu dai tanto valore.
– È così, ma come avresti fatto senza di me? Che cosa faresti se Kamala non ti aiutasse?
– Cara Kamala, quando venni nel tuo boschetto feci il primo passo: era mio proposito imparare l’amore da questa bella donna. Dal momento in cui mi posi questo scopo, seppi anche che l’avrei raggiunto. Sapevo che mi avresti aiutato, lo sapevo dal tuo primo sguardo all’ingresso del boschetto.
– E se io non avessi voluto?
– Ma tu hai voluto. Vedi, Kamala, se tu getti un sasso nell’acqua, questo va a fondo il più rapidamente possibile. Così avviene quando Siddharta ha uno scopo, una meta. Siddharta non fa niente: aspetta, pensa, digiuna, ma attraversa le cose del mondo come una pietra attraversa l’acqua: senza far nulla, senza muoversi. Viene attirato, si lascia cadere. Il suo stesso scopo lo attira, poiché nella sua anima non c’è nulla che possa contrastare questo scopo.
Questo è ciò che Siddharta ha imparato presso i samana, ed è ciò che gli stolti chiamano magia, pensando sia opera dei demoni. Ognuno può fare delle magia, ognuno può raggiungere le proprie mete… se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare.”

Due righe per illustrare il principio ciclico dell’esistenza, per cui le cose (=energie) non risolte, ritornano fino a che non sono sciolte ed elevate.
“Non era una commedia, una cosa strana e sciocca questa ripetizione, questo correre fatalmente in cerchio?
Sì, era così: tutto ciò che non era stato sofferto e risolto fino alla fine ritornava: sempre si soffrivano le stesse pene.”

Ultime due citazioni: nella prima, attraverso una metafora col fiume e la natura, viene descritta la totalità dell’esistenza.
“Il fiume tendeva alla meta: Siddharta lo vedeva affrettarsi, quel fiume fatto di lui stesso e dei suoi e di tutti gli uomini che aveva conosciuto. Tutte le onde e l’acqua si affrettavano verso le loro mete, tante mente: verso la cascata, il lago, i torrenti, il mare, e tutti gli scopi venivano raggiunti, e ad ognuno ne seguiva uno nuovo. E l’acqua diveniva vapore, saliva al cielo, diventava pioggia, e precipitava già dal cielo, diventava fonte, diventava poi ruscello, quindi fiume, e quindi di nuovo tendeva alla meta, di nuovo scorreva.
La voce nostalgica però era cambiata. Ancora risuonava dolorosa e affannata, ma altre voci si univano ad essa: voci di gioia e di dolore, voci buone e cattive, ridenti e piangenti, cento, mille voci.
Siddharta ascoltava; aveva spesso ascoltato le mille voci del fiume, ma oggi esse avevano un suono nuovo: ora non riusciva più a distinguere quelle liete da quelle dolorose, quelle infantili da quelle virili, adesso erano una sola cosa, risa, pianti, grida di pianto e lamenti dei morenti. Tutto era una sola cosa, tutto era collegato, tutto era intrecciato. E se Siddharta ascoltava attentamente questo fiume, questo canto fatto di mille voci, allora si accorgeva che il grande canto delle mille voci altro non era che un’unica parola, un’unica sillaba: l’om, la perfezione.”

Nella seconda, Siddharta riassume al suo vecchio amico Govinda ciò cui è arrivato a sentire.
“L’amore, o Govinda, mi sembra essere la cosa principale.
Comprendere il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere cosa per grandi pensatori.
A me, però, importa soltanto poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare lui e me e poter guardare a lui e a me e a tutti gli esseri con amore, e ammirazione, e rispetto.”

E, detto questo, l’approfondimento dell’audiolibro di Siddharta di Hermann Hesse è terminato.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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