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Daniel Meurois-Givaudan

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On 6 Ottobre 2015
Last modified:12 Gennaio 2016

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Benvenuti a questo nuovo articolo di approfondimento, questo dedicato al libro di Daniel Meurois-Givaudan Il Vangelo di Maria Maddalena, sorta di rilettura, per il tramite degli archivi dell’akasha, del Vangelo di Maria...

Il Vangelo di Maria Maddalena - Daniel Meurois-Givaudan (spiritualità)Titolo: Il vangelo di Maria Maddalena (L’Evangile de Marie-Madeleine… selon le livre du temps).
Autore: Daniel Meurois-Givaudan.
Argomenti: storia, spiritualità.
Editore: Edizioni Amrita.
Anno: 2000.
Voto: 8.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Benvenuti a questo nuovo articolo di approfondimento, questo dedicato al libro di Daniel Meurois-Givaudan Il Vangelo di Maria Maddalena, sorta di rilettura, per il tramite degli archivi dell’akasha, del Vangelo di Maria, Maddalena per l’appunto, giuntoci incompleto dal ritrovamento dei manoscritti del Mar Morto.

Il presente libro di Daniel Meurois-Givaudan è composto in sostanza di tre parti: il vangelo in questione, stavolta integro e un poco diverso dalla versione copta giuntaci dai manoscritti ritrovati (l’autore dice di aver di aver visto invece dei testi in greco antico), delle scene con Maria Maddalena e alcuni discepoli di Gesù, anch’esse prodotte dalla visione degli annali dell’akasha, e infine una parte di commento dello stesso Daniel Meurois-Givaudan.
Per non far torto a nessuna delle suddette tre parti, in codesto articolo proporrò qualche citazione di ciascuna.

Partiamo dal boss, quindi da Gesù, che in queste prime tre citazioni ci parla della natura duale dell’esistenza, e del fatto che in realtà l’Unità sta nella Molteplicità, e che sta al nostro occhio vedere la prima nella seconda, ciò in cui consiste, alla fine, ogni percorso di elevazione spirituale… pena il rimanere nella sofferenza.

“Non andate nelle spaccature. Perché, in verità, non vi è frontiera.
Soltanto gli occhi creano la frontiera, perché non vedono il dentro che sta nel fuori.”

“L’occhio crea il mondo, che fa i mondi.
L’Uno nutre il molteplice, e il molteplice rimanda sempre all’Uno.
Vi annuncio: non separate. Spostatevi tra le separazioni. È in questo modo che voi vi porrete in voi.
Questa è la via della quiete, perché la quiete è un centro nel cambiamento.”

“Le frontiere sono la sofferenza, perché la sofferenza è il tu e l’io che sognano come se fossero due.”

In questo senso, tutto è perfetto, e niente è sbagliato: l’errore non esiste in questa creazione divina e perfetta. E ce ne accorgeremo quando lasceremo morire la nostra personalità-ego duale…

“Simone Pietro chiese: ‘Poiché ti dici messaggero e interprete dei fenomeni di questo mondo, dicci dunque: qual è la natura dell’errore?’.
Il Maestro alzò la mano e disse: ‘L’errore non esiste. Perché siete voi soltanto che lo fate esistere’.”

“Bisogna morire di molte morti per conoscere la luce della nascita.”

Come si fa?
Non tramite riti esteriori, né scimmiottando qualche maestro, ma andando dentro e capendo dentro.

“Colui che vuole comprendere per conoscere, alla fine si rende conto che non deve seguire le mie orme, bensì lasciare le sue spostandosi all’interno delle mie, perché è dentro che troverà se stesso, perché è dentro che si trova la gioia perduta, perché è sempre dentro che si trova la porta verso l’esterno dei mondi. L’esterno che è il vero interno.
Così, la gioia non sorride a colui che raccoglie le mie parole, bensì a colui che si sposta all’interno.”

Fatto Gesù, dedichiamo ora alcune citazioni a Maria Maddalena, tutte con un unico denominatore comune: lo stato di consapevolezza, la presenza, che poi è ciò che ha cercato di insegnare ogni grande maestro della storia (e che cerca di insegnarci continuamente l’Esistenza intera).

“Nessuno può impedire al vento di soffiare, e quando il vento sembra calmarsi, è solo per ricominciare quando gli parrà, perché esso è come il movimento della Vita che si infila ovunque, per insegnare.”

“Come si solleva un velo? Ma… quando si prende coscienza che si tratta di un velo! Allora si comincia con l’accorgersi che, nel mezzo, c’è un buco. Questo buco p formato dai nostri interrogativi, dalle nostre insoddisfazioni.
Quando vi lancerete nel vuoto designato da quel buco scoprirete il velo di un’altra realtà, e saprete di aver eliminato una forma che non era voi.
Per eliminare un velo e tuffarsi in ciò che sembra il vuoto bisogna aver sperimentato lo squilibrio ed essercisi soffermati abbastanza.”

“Ricordate: per trovare lo spazio interiore che si fa beffe delle Ere e del loro flusso di sofferenza, bisogna sollevare il velo del Presente.
Vi dico che è nel’essenza del Presente che si trova il principio della vita infinita.”

“Allora Myriam si tirò il velo sul volto e così parlò: ‘Il Beato mi ha insegnato il viaggio dell’anima che si scopre e si contempla. È il viaggio dalle cortecce verso la linfa. Quello che traccia la chiave della porta della consapevolezza’.”

“Tutto ciò che mi soffocava è stato prosciugato e tutto ciò che mi velava l’orizzonte con frontiere è evaporato perché ho voluto guardarlo.
Così la mia bramosia se n’è andata.
Così sono uscita dal cerchio dell’ignoranza.
E così l’orgoglio si è esaurito.”

E terminiamo quindi con le considerazioni di Daniel Meurois-Givaudan… curiosamente, a mio avviso meno profonde rispetto a quelle dei “suoi” Gesù e Maria Maddalena, proprio come se il livello di consapevolezza fosse sceso di qualche gradino (cosa su cui naturalmente lui stesso concorderebbe).

Prima citazione: ancora su separazione, dualità, ego e sofferenza.
“La nostra anima alimenta la malattia e la morte in sé non appena creiamo una separazione, non appena costruiamo una frontiera, e giudichiamo condannando.
Lo stato di guerra inizialmente è simile a un seme piantato nel nostro suolo interiore; come tutti i semi, prima metterà radici dentro di noi, e solo in un secondo tempo i rami spunteranno alla luce del sole, all’esterno.
Quando seminiamo morte e sofferenza intorno a noi, è perché già le abbiamo accolte dentro, sicché siamo già a nostra volta malati e moribondi.”

Seconda citazione: uno e molteplice, sofferenza e consapevolezza.
“L’Uno nutre il molteplice, e il molteplice rimanda sempre all’Uno.
Qualsiasi rivolta contro la materia non può che allontanarci dalla meta, alimentando ulteriormente il meccanismo della separazione.
Se la densità, quale ci appare quotidianamente, illustra perfettamente le forze di dissoluzione o di frazionamento, opera però anche in modo molto sottile per la ri-unione finale. È il famoso solve et coagula degli alchimisti. Per viverne pienamente l’aspetto iniziatico senza subirne il giogo, bisognerà dunque imparare a giocarne il gioco in modo consapevole.
L’intensità della nostra sofferenza e il nostro incatenamento ad essa sono n buona parte dovuti alla nostra ignoranza totale dell’aspetto illusorio di tutto quanto viviamo.
Sono consapevole che sia più facile dirlo che metterlo in pratica. Tuttavia, mi pare che il fatto di porre le basi per una comprensione costituisca un indispensabile preliminare all’integrazione di nuovi concetti.
Aver accesso alla conoscenza offerta a un dato momento da ciò che possiamo chiamare la mente superiore, il nous, passa obbligatoriamente da un primo approccio ad opera della mente ordinaria. Si comincia con il concepirne l’idea, la sia lascia maturare alla luce del cuore, e soltanto dopo si passa all’integrazione, diventando testimoni o “prova vivente”.”

Terza citazione: il percorso individuale e la presa di responsabilità.
“A guardare la cosa da vicino, l’itinerario di Saul di Tarso non ha molto in comune con quello dell’apostolo Giovanni e, se vogliamo rimanere nel’ambito dei personaggi di spicco del cristianesimo, la sensibilità di San Francesco è ben diversa da quella di Bernardo di Chiaravalle. Allora?
Non bisogna guardare né questo né quello; resta da contemplare soltanto il nostro centro. Il nostro vero Insegnante, la nostra guida assoluta, è tutta interiore.
Non si tratta di un rifiuto e tanto meno di una denuncia dei “modelli” che possono ispirare la nostra esistenza, ma di un modo per ricordarci una verità fondamentale: l’ascensione è affar nostro, di fronte a noi stessi.
Questa affermazione rimette tutta la responsabilità nelle nostre mani, ci restituisce il nostro potere. A un dato momento, lungo il percorso della nostra crescita, non si tratta più di delegare una possibile apertura del nostro cuore a qualcun altro: il dito che indicava l’Istruttore si volge allora nella direzione di colui che lo puntava.
Chiunque prenda le redini di se stesso diventa adulto.”

Quarta citazione: umanità e divinità… in una considerazione davvero semplice e illuminante.
“È abbastanza stupefacente constatare come l’appellativo del Cristo di ‘Figlio dell’Uomo’ non scatena nessuna reazione. Sarà forse perché è usato dai testi canonici con tale frequenza che, essendoci ormai abituati alla sua presenza, non ci vien fatto ormai di rifletterci su.
Ma perché, dunque, colui che ci è sempre presentato come ‘Figlio di Dio’ è chiamato anche ‘Figlio dell’Uomo’? Non sarà che l’uomo è Dio?
Se abbiamo cura di mettere la maiuscola all’iniziale di uomo, pare proprio di sì. Il principio dell’uomo, realizzato nella sua perfezione totale, è Uno con il principio divino. Non vi sono differenze né frontiere… e tutta la nostra tragedia deriva dal fatto che ci è così difficile comprendere questa verità.”

Sesta citazione: la gioia e il caso.
“La gioia non è una grazia divina distribuita “a caso”: le persone portatrici di gioia sono quelle che, grazie alla fiducia e all’abbandono dei loro timori patologici, accettano di aprirsi interiormente ai rischi che la vita mette sulla loro strada.
Siamo fatti per aprirci, altrimenti ci spegniamo.
La fiducia è la porta che si affaccia prima sulla gioia e poi sull’entusiasmo.”

Settima e ultima citazione: ancora umanità e divinità.
“Il Creatore sonnecchia dentro di noi esattamente come noi dormiamo in Lui.
È una questione di risveglio.”

Bene, con il davvero bello e ispirante Il Vangelo di Maria Maddalena di Daniel Meurois-Givaudan (e colleghi) abbiamo terminato. A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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