SCHEDA DI “LA MONTAGNA SACRA”.
Titolo: La montagna sacra (La montaña sagrada).
Genere: spiritualità, surreale.
Regista: Alejandro Jodorowsky.
Anno d’uscita: 1973.
Attori: Alejandro Jodorowsky, Horacio Salinas, Zamira Saunders, Valerie Jodorowsky, Ana De Sade, Jacqueline Voltaire, Juan Ferrara, Leticia Robles, Adriana Page.
Valutazione qualitativa (1/5 stelle): ⭐.
Livello di interesse esistenziale (1/5 stelle): ⭐⭐⭐⭐⭐.
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TRAMA DI “LA MONTAGNA SACRA”.
In estrema sintesi, La montagna sacra segue le vicende di una sorta di ubriacone-ladro, peraltro molto somigliante a Gesù, che compie un viaggio alquanto vivace, passando tra disavventure di vario tipo, tutte quante a sfondo pseudo-religioso, per poi approdare presso un alchimista, in un’alta torre, e dopo ancora alla scalata della Montagna Sacra, in compagnia di altri ricercatori (anch’essi persisi nella materia, nonché affiancati ai pianeti e alle loro energie)…
… i quali, a fine film, si imbatteranno nello stesso Jodorowsky, in veste di maestro-dispensatore di verità, il quale rivelerà loro la natura illusoria della materia.
VALUTAZIONE DI “LA MONTAGNA SACRA”.
Sapendo in partenza dei contenuti del film La montagna sacra, nonché apprezzando in generale la figura di Alejandro Jodorowsky, guardai una prima volta il suddetto film oramai tanti anni fa, ma, onestamente, mi fece abbastanza schifo. Intendo, a livello visivo-cinematografico.
L’ho riguardato di recente per avere una seconda valutazione, più “matura”… ma anche stavolta La montagna sacra non mi è piaciuto per nulla. Sempre in senso cinematografico. Non perché quasi non vi siano dialoghi e non sia un film nel senso stretto della parola, ma proprio perché lo considero brutto visivamente parlando.
L’elemento di uccisione e sfruttamento animale, quasi onnipresente nella pellicola (ricordiamo: pellicola girata in Messico all’inizio degli anni “70), non agevola certo in tal senso, specialmente considerando che dovrebbe trattarsi di un film evolutivo-spirituale (ma sfruttamento, sopruso e prevaricazione stanno agli antipodi della consapevolezza: questo molti non lo hanno ancora compreso).
Ciò detto, ne La montagna sacra di simboli evolutivi ce ne sono, e parecchi.
Il momento simbolicamente più importante è quello in cui il protagonista del film, recatosi da un alchimista, vede trasformare i suoi rifiuti organici in oro, ciò che è un chiaro riferimento al passaggio alchemico dal piombo all’oro.
Abbiamo poi molti altri elementi: si va da citazioni evangeliche sino all’enneagramma, per non parlare dei continui riferimenti agli archetipi dei tarocchi (argomento notoriamente di specifico interesse del regista-autore), in un melange molto colorito, molto vario e molto crudo, con tanto di scene che molti troveranno disturbanti.
In tutto ciò, la nudità generale, maschile e femminile, passa quasi in secondo piano.
I temi sono essenzialmente quelli della falsa religione, della ricerca individuale, della trasmutazione interiore e dell’illusorietà dell’esperienza fenomenica.
SCENE O CITAZIONI DA “LA MONTAGNA SACRA”.
Ho riportato di seguito alcune frasi del film, finale compreso.
“Il pesce pensa al suo cibo, non al pescatore.
È il maestro che cerca il discepolo.”
“I tarocchi ti insegneranno a creare un’anima.”
“Tu vuoi conoscere il segreto, ma l’uomo non può fare nulla da solo.
Per compiere l’opera alchimistica, avrai questi compagni.”
“Io riesco ad avanzare solo orizzontalmente, non dal basso in alto.”
“Non hai saputo dimenticare il tuo corpo.
Devi liberarti da quell’amore.
Ora ciò che ami di più ti vieta di arrivare in cima.”
“Niente ha fine. Venimmo alla ricerca del segreto dell’immortalità, per essere Dei, ed eccoci qui, mortali, più umani che mai.
Se non trovammo l’immortalità, almeno trovammo la realtà. Incominciando in una favola, abbiamo trovato la vita, ma… questa vita è realtà?
No, è un film. Non siamo che immagini, sogni, fotografie.
Non dobbiamo restare qui, prigionieri: romperemo l’illusione. Questa è magia!
La vita reale ci attende.”
Molto significativa la scena in cui il ladro distrugge lo specchio che l’alchimista gli porge, in quanto non sopporta il suo riflesso (evidente applicazione del principio speculare).
CONCLUSIONE.
Il film in questione ha tanti contenuti, ma il confezionamento esteriore francamente non è di mio gusto; d’altronde, dal personaggio in questione (scrittore, tarologo, drammaturgo, conferenziere, etc) non è lecito attendersi un film classico, diciamo.
Per certi versi, La montagna sacra mi ha ricordato un altro film d’autore, anch’esso molto visivo e dal taglio spirituale, ossia Il colore del melograno: tra i due, ho preferito il primo in quanto a contenuti, ma largamente il secondo in quanto a estetica.
Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce
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