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Roberto Giacobbo

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3
On 1 Ottobre 2009
Last modified:15 Dicembre 2015

Summary:

Da poco ho intravisto per caso questo libro illustrato intitolato L’atlante dei mondi perduti, e, vista la mia innata curiosità per il mistero e le civiltà antiche, lo ho comprato.

L’atlante dei mondi perduti - Roberto Giacobbo Titolo: L’atlante dei mondi perduti.
Argomenti: archeologia, storia, mistero.
Autore: Roberto Giacobbo.
Editore: Giunti Editore.
Anno: 2009.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Il giardinoAmazon.

 

Da poco ho intravisto per caso questo libro illustrato della Giunti Editori, intitolato L’atlante dei mondi perduti, e, vista la mia innata curiosità per il mistero e le civiltà antiche, lo ho comprato, incoraggiato certamente dalla bella veste editoriale e dalle numerose foto.

Peraltro, mi ricordo che fin da bambino sono stato attirato da tutto ciò che era misterioso, per cui probabilmente era destino (ok, il destino non esiste, ma è un modo di dire :p).

Anche se, a dirla tutta, il fatto che il libro fosse curato da Roberto Giacobbo all’interno del programma televisivo-editoriale Voyager non è che mi esaltasse proprio.
Ok, si presentano come programma d’avanguardia assai aperto a nuove idee e teorie, ma poi vedi che…

Ma partiamo dal volume in sé: la macroaree de L’atlante dei mondi perduti corrispondono ai cinque continenti, per ognuno dei quali sono analizzati, in 4-8 pagine, i principali siti archeologici.
L’analisi è composta da:
– la teoria storica maggiormente accreditata,
– alcune teorie alternative,
– un ricco apparato di foto.

L’approccio di Giacobbo è abbastanza prudente, nel senso che ogni tanto vengono accennate alcune delle teorie alternative (che, guarda caso, sono le uniche capaci di spiegare molte cose, mentre la storia ufficiale fa acqua da tutte le parti), per quanto si rimanga ad un livello base, in un duplice senso:
– non si affrontano i temi veri, quelli, per intenderci, tipici della storia alternativa-cospirazionismo,
– tra le righe si percepisce uno schieramento a favore della “scienza ufficiale” e contrario alle “ridicole” teorie alternative.

Insomma, sia la trasmissione che questo libro mi danno la sensazione di un progetto che tenta di sfruttare l’alone di mistero che circonda molti siti archeologici e molte civiltà del passato, e che interessa moltissime persone, ma senza affrontare veramente l’argomento.

Per esempio, sono un po’ stufo di vedere i disegnini di come uomini del neolitico (che quindi secondo la scienza ufficiale avevano appena scoperto l’agricoltura e che certamente non avevano grandi tecnologie a loro disposizione) avrebbero costruito monumenti imponenti, spostando blocchi di pietre di decine e centinaia di tonnellate per chilometri e incastrandoli tra di loro con una precisione millimetrica che anche oggi si farebbe fatica a produrre…

Vabbé, poco male: avevo comprato L’atlante dei mondi perduti soprattutto per le bellissime foto e per la testimonianza di quanto molto ci sia ancora sconosciuto (alcuni siti archeologici e molte cose per esempio non le conoscevo).

Se, poi, uno è interessato ad approfondire, lo può certamente fare altrove: Peter Kolosimo, Graham Hancock, Colin Wilson, etc.

Fosco Del Nero

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