SCHEDA DI “MIRRORMASK”.
Titolo: Mirrormask.
Genere: fantastico, fantasy, drammatico, psicologico.
Regista: Dave McKean.
Anno d’uscita: 2005.
Attori: Stephanie Leonidas, Jason Barry, Gina McKee, Rob Brydon, Dora Bryan, Robert Llewellyn, Andy Hamilton, Fiona Reynard.
Valutazione qualitativa (1/5 stelle): ⭐⭐⭐⭐.
Livello di interesse esistenziale (1/5 stelle): ⭐⭐.
Dove lo puoi acquistare: https://amzn.to/4nptCGr.
TRAMA DI “MIRRORMASK”.
Vediamo in sintesi la trama di Mirrormask: Helena è un’adolescente un po’ particolare, per il semplice fatto che la sua vita è particolare. Figlia di due artisti circensi, ha la sua camera in una roulotte e si giostra tra i suoi bellissimi disegni e le apparizioni al circo come giocoliera ed equilibrista.
Un giorno, però, proprio durante uno spettacolo, sua madre si sente male e viene ricoverata d’urgenza in ospedale, con la prognosi di un cancro da operare e, si spera, da asportare, fatto che non solo getta nella disperazione la figlia e il marito, ma che manda all’aria anche i programmi di quest’ultimo relativamente al circo che dirige.
Il periodo di attesa di notizie da parte dell’ospedale diventa per la ragazzina un momento di fuga dalla realtà sotto forma di sogno: Helena, sempre in pigiama e babbucce, finisce in una sorta di mondo fantasy dai toni in parte luminosi e in parte oscuri (come sembra essere la stessa ragazza), nel quale conosce presto il vivacissimo Valentine, anch’egli giocoliere, con cui intraprende la ricerca della cosiddetta “maschera sogno” (“mirrormask”, un nome che simbolicamente parlando è tutto un programma), la quale serve a salvare il reame del sogno, minacciato dal Nulla e dagli sgherri della Regina Nera.
VALUTAZIONE DI “MIRRORMASK”.
Mirrormask è un film semisconosciuto, nonostante sia un piccolo gioiello e, personalmente, gli sono molto affezionato, tanto da averlo visto diverse volte, sia in lingua originale (le prime due) sia in italiano (la terza: meglio in inglese, devo dire).
Intanto, il suo pedigree: il film è tratto da un romanzo scritto da Neil Gaiman, celebre scrittore di opere tendenzialmente per ragazzi, come Nessun dove, Stardust (da cui è stato tratto l’omonimo film fantasy), Coraline (da cui è stato tratto l’omonimo film d’animazione) e questo stesso Mirrormask (film fantasy in parte animato).
Nato romanzo, Mirrormask era divenuto poi un fumetto, disegnato da Dave McKean… il quale è anche il regista del film Mirrormask… il quale peraltro ha un’aria semifumettistica, quindi tutto torna. I due, inoltre, sono anche i creatori del fumetto di successo Sandman, a confermare la loro grande verve creativa.
A tale “cast” si aggiunge il nome della Jim Henson Company, il gruppo creatore dei Muppets, nonché di meraviglie cinematografiche come Labyrinth (che considero uno dei film più belli e ispirati di tutti i tempi) e Dark crystal (non all’altezza di Labyrinth, ma comunque bello e originale).
Se la sceneggiatura di Mirrormask è fantasy, dai toni spesso cupi ma a volte attraversato da luci scintillanti e irresistibili (e suoni pure), la sostanza della storia è psicologica: il film in pratica racconta la crescita interiore di Helena, che si divide tra la brava bambina che era stata in passato e i desideri da adolescente ribelle e deviata che rischia di diventare, tra desideri personali, interesse nascente per i ragazzi (surreale a tal riguardo la scena dell’astronave di Valentine, suo completamento maschile, di forma perfettamente fallica). Il finale del film fornirà una sorta di soluzione intermedia.
La battaglia interiore della ragazza, scatenata anche dalla malattia della madre, ci dona un film bellissimo e ispirato, nonché particolarissimo, che forse non ha avuto troppa diffusione proprio per la sua particolarità.
Oltre all’elemento della dualità tra luce e ombra, centrale nel film, da citare anche quello dell’addormentamento: la “regina luminosa” si è addormentata, e così le forze dell’oscurità hanno potuto avanzare. Esattamente quello che accade all’essere umano: quando si assopisce la luce, avanzano le tenebre: questo, da solo, è un insegnamento di grandissima portata.
A proposito di “addormentamento”, l’essenza centrale del film è un sogno e la cosa viene spesso sottolineata: anche questo può esser facilmente letto in senso simbolico.
A proposito di simboli: dal sogno si esce trovando e imparando a utilizzare la “maschera di specchio”. Un nome che è assai probabile che nasconda a sua volta un simbolo (la maschera della personalità, il rispecchiamento del mondo esterno, la connessione tra mondo interiore e mondo esteriore).
Ancora: nella storia riveste un ruolo importante una certa chiave, che prima va trovata e poi va inserita in una serratura, anch’essa da individuare. Andiamo di simbolo in simbolo: ogni essere umano è chiamato a trovare la “chiave della propria esistenza”, ossia il proprio percorso.
SCENE O CITAZIONI DA “MIRRORMASK”.
Ecco alcune citazioni tratte dal film. La prima illustra perfettamente l’energia di fondo dell’opera. A cominciare il dialogo è Helena, a cui risponde la Regina, la quale è l’alter ego di sua madre nel sogno. Tale dialogo, oltre a fornirci una chiave di lettura del film, nella sua formulazione semplice ci fornisce un grande insegnamento su attaccamento-amore condizionato da un lato e libertà-amore incondizionato dall’altro.
“- Tua figlia non è un cagnolino. Non è neanche più una bambina ormai. Tu devi lasciarla crescere!
– Cioè lasciare che scelga cosa mangiare, come vestire, prendere le sue decisioni… amarla ma senza possederla?
– Sì, è esattamente ciò che intendo.
– Assolutamente impossibile!”
“- Le ombre mi hanno quasi divorato la casa ieri.
– E nessuno fa niente per questo?
– Da quando la Regina si è addormentata non possono fare molto.”
“- Queste ombre da dove vengono?
– Dalla terra delle tenebre.”
“Questo è solo uno stupido sogno.”
“Questa è la Città della Luce.
Oltre il confine c’è la Terra delle Ombre.”
“Questo è un fatto assodato: questo è un sogno.”
“Questa maschera di specchio… ci deve essere un modo di usarla per uscire di qui.”
CONCLUSIONE.
Mirrormask è un film non adatto a tutti: non è adatto agli adulti più materiali e superficiali, ossia i più, ma non è adatto nemmeno ai bambini, nonostante la genesi fantasy e mezzo animata: il tono del film (aspetto e contenuti) è infatti in parte oscuro, coerentemente col percorso di crescita della protagonista.
La presenza di numerosi simboli rafforza un target più “qualificato” della media, diciamo così.
Ultimo appunto, questo di tipo tecnico: il commento sonoro, anch’esso originale, a tratti è eccessivamente invadente o dissonante con le scene cui è stato abbinato.
Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce
- LIBRO PER APPROFONDIRE: Film che aprono la mente… o il cuore.
- Se vuoi rimanere aggiornato col sito, iscriviti alla newsletter.



















0 commenti