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La bottega dei suicidi (film)

13 Feb 2018 | Film

Product by:
Patrice Leconte

Reviewed by:
Rating:
5
On 13 Febbraio 2018
Last modified:16 Febbraio 2026

Summary:

SCHEDA DI "LA BOTTEGA DEI SUICIDI".

La bottega dei suicidi (film)SCHEDA DI “LA BOTTEGA DEI SUICIDI”.

Titolo: La bottega dei suicidi (Le magasin des suicides).
Genere: animazione, grottesco, commedia, musicale.
Regista: Patrice Leconte.
Anno d’uscita: 2012.
Valutazione qualitativa (1/5 stelle): ⭐⭐⭐⭐⭐.
Livello di interesse esistenziale (1/5 stelle): ⭐.
Dove lo puoi acquistare: https://amzn.to/4kMshZ2.

 

 

TRAMA DI “LA BOTTEGA DEI SUICIDI”.

Veniamo subito a La bottega dei suicidi, diretto nel 2012 da Patrice Leconte, e partiamo con la trama del film: siamo in una non precisata città francese in un non precisato tempo futuro, allorquando la popolazione è immersa nella tristezza, tanto che il numero dei suicidi è elevatissimo. Il che non stupisce, contando il livello di grigiore e di depressione di cui tutta la città è permeata.

In tale grigiore collettivo, vi è tuttavia un negozio che prospera, paradossalmente il più colorato di tutti: la Bottega dei suicidi, portata avanti dalla famiglia Tuvache: il padre Mishima (che ricorda da vicino Gomez Addams), la madre Lucrèce (Borgia?), i due figli Marylin (che da grande diventerà una bionda in carne, forse omaggio alla Marylin per eccellenza) e Vincent (che a sua volta è probabilmente un omaggio al Vincent di Tim Burton).

Essi vendono alla gente strumenti per suicidarsi, offrendo a ciascun cliente quanto è più adatto a lui: “Soddisfatto o rimborsato” è  la garanzia di fondo, che loro convertono in “Trapassato o rimborsato”.

Tutto sembra procedere come sempre, fino a che la signora Tuvache partorisce il terzo nato della famiglia: Alan, un bambino che viceversa è l’emblema della gioia, assolutamente fuori posto in quell’atmosfera così lugubre: città in generale e bottega in particolare.

Egli tuttavia non è solo, e altri bambini, pur in minoranza, sono come lui. Proprio loro si daranno da fare per migliorare le cose in città…

VALUTAZIONE DI “LA BOTTEGA DEI SUICIDI”.

Premessa: si tratta di un film d’animazione francese, il che già depone bene in partenza, dato che l’animazione francese è la più brillante in Europa, l’unica in grado di rivaleggiare con quella giapponese (più matura e fantastica) e con quella statunitense (più tecnologica e umoristica).

Per cosa si distingue invece l’animazione francese? Per un certo senso del grottesco/surreale, nonché per un sottofondo spesso educativo. Ripenso in tal senso a piccole opere d’arte come Azur e AsmarI figli della pioggiaKirikù e la strega Karabà.

La bottega dei suicidi è un film d’animazione con la classica tecnica bidimensionale, tuttavia i disegni sono assai particolari e si lasceranno ricordare facilmente.

Altra particolarità del film: non è un musical, ma poco ci manca, visto che sono numerose le scene cantate… alcune davvero memorabili, le quali segnano letteralmente il film: penso per esempio alla canzone in apertura “Contro la crisi e il carovita” o a quella in chiusura “La ruota del destino”, le quali due peraltro riassumono anche l’essenza del film, dall’apertura un po’ lugubre, ma comunque assai ironica, alla chiusura dolce e amorevole, e quasi in modo commovente, occorre dire.

Non mancano altre scene notevoli, come quella in cui Marylin balla nuda.

Il tutto fa de La bottega dei suicidi è un film per persone adulte; ragazzi è il minimo, e occorre che siano ragazzi maturi e con una certa sensibilità alla bellezza, altrimenti si perderebbero l’essenza del film; quanto ai bambini, li lascerei da parte, nonostante l’ottusa abitudine occidentale per cui ancora in tanti parificano l’animazione a prodotti per bambini.

Sarebbe come dire che i fumetti sono per i grandi e i film per i piccoli, o i libri per i piccoli e gli audiolibri per i grandi; idee del tutto arbitrarie, laddove si tratta semplicemente di differenti strumenti espressivi.

Diciamo qualcos’altro de La bottega dei suicidi: l’incipit è ottimo, per quanto un po’ macabro, giacché proietta subito lo spettatore nel mondo che descrive; se il riferimento a La famiglia Addams è piuttosto facile, lo è anche quello a Tim Burton, perlomeno come genere grottesco e un po’ dark; il progetto è assai originale, ma non vale nemmeno la pena di dirlo da quanto è ovvio; l’ironia è presente in tutta la storia e la rende gradevole, anche se non tutto il film procede con lo stesso livello di brillantezza… ma d’altronde, sarebbe stato impossibile, giacché alcune scene sono davvero memorabili.

SCENE O CITAZIONI DA “LA BOTTEGA DEI SUICIDI”.

Giusto un paio di frasi tratte dal film:

“Bella è la vita, senza dolor, viver tranquilli senza che niente ti possa buttar giù.”

“Che senso ha l’avidità?
Ho condannato degli innocenti all’aldilà.”

“L’amore ti aiuterà, la vita sarà più leggera e la paura sparirà.”

CONCLUSIONE.

Nel complesso, La bottega dei suicidi è un piccolo gioiello, e nemmeno tanto piccolo, ennesima dimostrazione di quanto il cinema francese sia ora il leader in Europa; e a livello di animazione per lunga distanza.

Se il prodotto è molto valido in senso cinematografico (sceneggiatura, personaggi, disegni, animazione, musica), lo è anche in senso didattico (alla fine la vita vince sempre, e c’è sempre spazio per un miglioramento, pur negli ambienti più difficili)… pur rimanendo nel recinto del prodotto adatto al largo pubblico.

Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce

 

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