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Parole di Forza - Fosco Del Nero (esistenza)Titolo: Parole di Forza.
Autore: Fosco Del Nero.
Argomenti: esistenza, spiritualità, evoluzione personale.
Editore: Edizioni L’Età dell’Acquario.
Anno: 2017.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’articolo di oggi è per me speciale, giacché con esso vi presento il mio nuovo libro, che porta il nome di Parole di Forza.

Si tratta di un testo di saggistica esistenziale, che segue così Corso di esistenza e Il significato esoterico dei Vangeli, e che ha avuto una genesi un po’ particolare.

Mi trovavo nel sud dell’India, ed ero ancora alle prese con un altro libro, Il mondo dall’altra parte, un romanzo di narrativa spirituale scritto a quattro mani… e proprio le quattro mani, al posto delle solite due, ne avevano reso la gestazione assai lunga.
Tanto lunga che ho fatto prima ad avere l’idea di Parole di Forza (Kerala, sud dell’India, chiamato “La terra degli Dei”) e poi a scriverlo (Kashmir, nord dell’India, chiamato “Il paradiso in Terra”) che non a terminare il libro precedente (che comunque, per la cronaca, uscirà a breve anch’esso).

Precisamente, e come curiosità, aggiungo che Parole di Forza è stato scritto a Srinagar, la capitale del Kashmir, il luogo in cui secondo alcuni studiosi vi sarebbe la tomba di Gesù Cristo.

Ma torniamo al libro: si tratta di un testo di saggistica esistenzial-spirituale nato con l’intento di essere un Libro di Potere, ossia un libro con un’energia elevata (e questo lo valuterete voi) e con insegnamenti agili e pronti, sintetici ma al contempo potenti (e anche questo starà a voi valutarlo).

La sua struttura è molto semplice: esso propone 120 citazioni di grandi maestri spirituali, di insegnanti e autori vari, del passato o del presente, scelte per la loro forza e per la loro particolare concisione.
Ad esse ho affiancato un mio commento, utile ad allargarle ulteriormente e a spiegarle nel dettaglio.

Ecco alcuni degli autori utilizzati: Gesù Cristo, Buddha, Osho Rajneesh, Paramhansa Yogananda, Hakim Sanai, Jiddu Krishamurti, Ramtha, Anthony De Mello, Eckhart Tolle, Sri Nisardagatta Maharaj, Swami Mutkananda.
Ma i nomi sono molti di più, giacché a ciascuno ho dedicato solo poche citazioni.

Il libro, lungo circa 150 pagine, si presta sia alla lettura tradizionale, pagina per pagina, sia a una lettura estemporanea e casuale, magari una citazione-insegnamento al giorno, sia a una lettura molto agile con la sola citazione, sia a una lettura più dettagliata con citazione e commento.

A fine testo, in appendice, ho poi aggiunto un antico testo iniziatico di grande potenza e bellezza, talmente poco famoso che mi sembrava doveroso concedergli un po’ di spazio e di visibilità.

Parole di Forza è nato con l’intento di essere un compagno di viaggio, un libro da tenere vicino, da leggere ogni tanto, o anche solo da avere a vista per la sua energia forte e ispirante.

Spero che sia utile a tanti.

Fosco Del Nero

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I segreti del viaggio interiore - Swami Muktananda (esistenza)Titolo: I segreti del viaggio interiore (I have become alive).
Autore: Swami Muktananda.
Argomenti: spiritualità, esistenza.
Editore: Edizioni Mediterranee.
Anno: 1985.
Voto: 8.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Il giardinoAmazon.

 

I segreti del viaggio interiore è uno di quei libri che mi ha fatto sudare in quanto a numero di brani di valore… che mi sono ricopiato uno ad uno, un po’ per questo articolo di approfondimento, un po’ per la pagina facebook.
Ma, d’altronde, Swami Muktananda aveva fama di risvegliato, e in effetti il testo è pervaso da un’energia piuttosto sostenuta.

Andiamo dunque a vedere alcune citazioni tratte dal libro, cominciando con un brano “introduttivo” sull’esistenza umana… e su chi è vivo e chi è morto.
“La vita umana è sublime. È misteriosa e degna di essere conosciuta.
È il fiore della felicità che sboccia, la fiamma di Dio.
Ma la vita rivela i suoi misteri solo a colui che realmente vive.
La vita è grande solo per colui che è veramente vivo.
Cosa significa essere veramente vivi?
Essere veramente vivi significa conoscere il proprio Sé, conoscere la Coscienza che pervade ogni cosa nell’universo e che vive all’interno del cuore umano.
Una persona che non riconosce il proprio Sé, una persona che si identifica con il corpo, una persona che pensa che solo la vita mondana sia reale e che Dio non esista: una tale persona non vive realmente.
Quando un essere umano è molto lontano dal Sé, come può essere considerato vivo?
Una persona che non riceva l’ispirazione del Sé, una persona che si consideri differente dal Sé, non è affatto un essere vivente.
È morta, sepolta, sotto una spessa coltre di ignoranza.”
Continuiamo a parlare di ignoranza, con una citazione da un libro dal titolo impronunciabile.
“C’è un aforisma nel Pratyabhijnahrdayam, il grande testo dello shivaismo del Kashmir, nel quale viene spiegato che quando la Coscienza inganna se stessa con il suo stesso potere e dimentica la sua vera natura, il Signore supremo diventa un’anima individuale.
Noi siamo il grande Sé, ma siamo rimasti intrappolati nell’inganno dell’ego e, come risultato di ciò, siamo divenuti anime individuali limitate. Questa è la condizione che i grandi esseri hanno chiamato ignoranza. Questo è lo stato di schiavitù.
Noi non ci accorgiamo di come l’ego ci inganni. È quel limitato senso di “io”, il falso sé individuale, che fa sorgere in noi la convinzione che il Sé, in realtà senza morte, immutabile, eterno, sia nato in un certo tempo e possa morire in un altro. È quell’ego che ci ha reso piccoli e che gelosamente custodisce la nostra miseria, perché sa che, se la nostra piccolezza se ne andasse, anche lui dovrebbe partire.”

A proposito di inganni dell’ego, ecco la morte.
“Ad un santo una volta fu chiesto cos’è la morte, ed egli disse: ‘L’unica morte che conosco è la morte del proprio ego, della propria presunzione, della propria arroganza. Non vi è altra morte’.”

E ancora sul binomio ego-morte.
“La compagnia dell’ego è la compagnia della morte.
Torniamo alla vita solo quando ci liberiamo dell’ego, questo falso senso dell’“io” che si identifica con questo corpo perituro e che pensa che la nostra identità di uomo o di donna sia ciò che realmente siamo. È solo allora che ci liberiamo dalla schiavitù.
Così, come quando ci liberiamo della rabbia scopriamo l’amore, quando ci liberiamo dell’ego scopriamo quell’ambito in noi che è pura Coscienza, che è Dio.”

Segue adesso una citazione più lunga, peraltro riferita a un personaggio storico della cristianità, Sant’Agostino. Con essa passiamo dalla “morte dell’ego” alla “vita dell’anima”.
“Agostino, un grande santo della cristianità, trascorse l’intera sua vita alla ricerca della pace interiore. Egli cercò l’appagamento nei piaceri dei sensi. Mangiò e bevve molto e sperimentò molte altre cose nella vita. Perseguì anche diverse pratiche spirituali, ma rimaneva sempre insoddisfatto. Nella sua ricerca, passava da una città all’altra, da una foresta all’altra. Studiò ogni possibile testo di religione e di scienza, finché il peso della sua conoscenza acquisita non divenne intollerabilmente grande. Continuava a non trovare pace.
Un giorno, mentre passeggiava sulla riva del mare, Agostino vide un ragazzo in piedi sulla rena, che teneva in mano una coppa. Il ragazzo aveva l’aria preoccupata ed ansiosa e Agostino si chiese come un ragazzino potesse essere così pensieroso.
Perciò lo avvicino è gli chiese: “Cosa ti succede? Perché hai l’aria così triste?”.
Il ragazzo disse: “Sto cercando di mettere l’oceano nella tazza. Ma, per quanto ci provi, non c’è verso di contenerlo. L’oceano è così grande e la mia tazza così piccola”.
“Perché non butti la tazza nell’oceano?”, disse Agostino.
Pronunciando quelle parole Agostino ebbe un lampo di comprensione. Capì che stava facendo esattamente la stessa cosa di quel fanciullo. Stava cercando di contenere l’infinità beatitudine di Dio nella minuscola coppa del suo senso di “io” individuale. E, appena se ne accorse, gettò la coppa del suo ego. Subito dopo scoprì che poteva contenere l’oceano. Realizzò la sua unità con Dio.
La verità è che noi siamo tutti come quel ragazzo. Ci sono milioni e milioni di noi in piedi sulla riva dell’oceano della Coscienza, cercando di metterlo nella propria tazza. Continuiamo a spiare le tazze dell’uno e dell’altro, a paragonarle e a discuterne. Alcuni di noi si sentono fieri perché la loro tazza è più grande di quella di un altro e alcuni di noi sono invidiosi perché pensano che la tazza di qualcun altro sia più grande della loro. Ciò che non capiamo è che nessuna delle nostre tazze può contenere il vasto oceano di Dio.
Se noi gettassimo le nostre tazze nell’oceano, se immergessimo il nostro ego nella beatitudine di Dio, non piangeremmo e non ci lamenteremmo più della separazione del nostro ego. Saremmo una cosa sola con quell’oceano.”

Il medesimo concetto è successivamente riassunto in un brano più breve, forse più incisivo proprio per la sua brevità.
“Se prendi un piccolo vaso, non importa dove vai a riempirlo: a un rubinetto, una fontana, al fiume, o nell’oceano. Puoi riempire il vaso solo fino all’orlo.
Non puoi riempirlo oltre le sue capacità.”

Ed è poi ripresentato in altra forma metaforica: non più acqua, ma seme. Il concetto però è il medesimo.
“Quando un seme è piantato nella terra, perde in essa la propria individualità. Ma, dopo un po’, germoglia e diventa una bellissima pianta.
Solo perdendo la propria individualità il seme può svilupparsi in una pianta. nello stesso modo, solo immergendo il nostro ego limitato nel Sé, possiamo svilupparci nel Sé.
Fintanto che è l’ego è vivo, noi siamo creature mortali limitate. Andiamo da morte a morte, nasciamo solo per morire e moriamo per rinascere. Ma quando l’ego muore, quando il nostro senso di limitatezza non c’è più, anche la nostra morte muore e noi diveniamo immortali.”

Ecco ora una sintetica cartina di tornasole con cui misurare dove si è (comprensione e realizzazione) lungo il percorso spirituale.
“La spiritualità non è altro che una consapevolezza del fatto che la Verità vive all’interno e all’esterno.
Possedere una vera consapevolezza spirituale significa vedere materia e coscienza come una cosa sola.”

L’uguaglianza dentro-fuori ci conduce inevitabilmente al tema dell’amore. E a come lo si ricerca nella propria vita: amore mondano esteriore o amore-consapevolezza interiore?
“L’amante proietta l’amore del suo stesso cuore, l’amore che è dentro di lui, sull’amata, e sperimenta in cambio soddisfazione e felicità. L’amata fa la stessa cosa; proietta il proprio amore sull’amante e sperimenta soddisfazione e felicità.
Ma questo non è ciò che insegna il Vedanta o lo Yoga. Il Vedanta dice che dovresti continuamente indirizzare l’amore che è dentro di te sul tuo intimo Sé e trovare la tua felicità, la tua gioia, all’interno del tuo stesso cuore, e non in qualcun altro. Altrimenti proietti l’amore che hai dentro di te su un altro individui e pensi che la tua felicità, la tua gioia vengano da questa persona.
L’amore che ricevi da un altro non dura. Cresce e cala come la luna; dipende dall’altro. Non è un sostegno affidabile; è precario e temporaneo.
Dovresti sperimentare quell’amore che si trova nel tuo stesso cuore.”

E, a proposito del dualismo dentro-fuori, ecco quali sono le conseguenza in un caso e nell’altro.
“Se guardate voi stessi con un atteggiamento di disprezzo, vedrete anche il resto del mondo in quella luce. Proietterete il vostro stato d’animo sugli altri, e allora vedrete in loro la stessa miseria che vedete in voi stessi. Comincerete a trovare difetti negli altri, a guardarli con l’occhio del peccato e a scoprire impurità in ogni cosa che vi circonda.
Perciò, prima di tutto, dovreste riconoscere la vostra grandezza, la vostra divinità. Solo allora capirete la divinità degli altri.
Una volta che avete cominciato a rendervi conto che Dio stesso dimora all’interno del cuore umano, una volta che avete cominciato a rispettarvi, automaticamente rispetterete gli altri. E così comincerete a vedere che il mondo è bellissimo e che altrettanto bello sarà il vostro atteggiamento verso gli altri.”
Ci avviciniamo alla conclusione dell’approfondimento di I segreti del risveglio interiore.
La penultima citazione è brevissima, e ci propone un’altra uguaglianza: stavolta tra noi e la natura, che ci riflette esattamente le nostre energie interiori (come tutto nell’esistenza).
“La maniera in cui noi trattiamo la natura si riflette nel suo comportamento nei nostri confronti.
Oggi avvengono tante catastrofi perché trattiamo la natura e il nostro prossimo senza rispetto.”

L’ultima citazione è una storia. Curiosa invero, ma che ci suggerisce per l’ennesima volta che l’ego va messo da parte.
“C’era una volta un tempio dell’amore. Qualcuno andò alla porta è bussò.
Una voce da dentro chiese: “Chi sei?”.
“Sono un filosofo.”
“Non vi è posto in questo tempio per i filosofi”, disse la voce, “È meglio che tu vada ad insegnare all’università.”
Poi un altro bussò alla porta, e la stessa voce chiese: “Chi sei?”.
“Sono un insegnante di religione.”
“Perché avremmo bisogno di un insegnante di religione qui? Faresti meglio ad andare da qualche altra parte, a ingannare la gente con i tuoi insegnamenti.”
Una terza persona bussò e la voce chiese: “Chi sei?”.
“Un hatha yogi.”
“Che ce ne facciamo di un hatha yogi? Dove finisce l’hatha yoga, comincia l’amore. Vattene.”
Una quarta persona venne e di nuovo la voce chiese: “Chi sei?”.
“Sono un intellettuale; esamino ogni cosa con il mio intelletto penetrante.”
“Che ce ne facciamo qui dei tuoi giochi intellettuali? Quando l’intelletto si confonde e giunge al termine della propria intelligenza, comincia l’amore.”
Arrivò allora una quinta persona e bussò alla porta. Bussò forte e la voce dall’interno chiese: “Chi sei?”.
“Io sono un grande cercatore; sono il grande discepolo di un grande guru.”
“Vattene immediatamente”, disse la voce, “Non abbiamo bisogno del discepolo di un grande guru qui.”
Un’altra persona bussò: “Chi sei?”, chiese la voce.
“Sono io.”
“Perché ti sei portato l’io qui? Di che utilità sarà il tuo io in questo posto?”
Un’altra persona bussò. “Chi sei?”, chiese la voce.
“Huuh”.
“Chi sei?”.
“Huuuh”.
Il portone si aprì, e gli fu concesso di entrare nel tempio dell’amore.
Per trovare l’amore del Sé dovete lasciarvi tutto alle spalle. Se portate un peso qualsiasi nel vostro cuore, non potete raggiungere l’amore interiore. Dovete liberarvi dell’ego. Solo allora potrete sperimentare quell’amore.”

E con I segreti del risveglio interiore di Swami Muktananda abbiamo terminato.
A presto e buone cose a tutti voi.

Fosco Del Nero

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Transurfing vivo - Oltre i confini della Matrix - Vadim Zeland (legge di attrazione)Titolo: Transurfing vivo (Zhivoj Transjerfing).
Autore: Vadim Zeland.
Argomenti: esistenza, benessere, salute.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2004.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati. La recensione di oggi è dedicata a Transurfing vivo di Vadim Zeland.

Premetto intanto che ho letto quasi tutti i libri di Zeland pubblicati finora in italiano, sarebbe a dire, in ordine di lettura: Lo spazio delle varianti, Il fruscio delle stelle del mattino e Avanti nel passato, La gestione della realtà, Le mele cadono in cielo, Scardinare il sistema tecnogeno.
E per non farmi mancare niente anche i Tarocchi dello spazio delle varianti.

Fin dall’inizio ho apprezzato il linguaggio e lo stile di Zeland, tanto scorrevole e curato da sembrare una sorta di saggistica poetica. E questo oltre ai contenuti, rivolti alla felicità e al benessere delle persone.

Col tempo, però, mi sono un po’ distaccato da filoni quali nuovo pensiero, legge di attrazione o transurfing, divenuti per me meno interessanti… pur se indubbiamente utili per il percorso evolutivo di tante persone.

Zeland, però, continuo a leggermelo perché mi piace…

… anche se, a dire il vero, in questo Transurfing vivo l’autore russo abbandona il tono discorsivo-poetico-narrativo della sua originale trilogia (poi espansa in molti altri libri), per approdare a tematiche decisamente più concrete, nonché per rispondere a domande dei suoi lettori, nonché per riportare ricette di cucina tra le varie appendici del libro.

Il motivo di tale cambio di stile è presto detto: nelle opere iniziali Zeland dice di essersi occupati dell’aspetto sottile, o energetico se si preferisce chiamarlo così, o esistenziale, mentre in questa si è occupato invece dell’aspetto concreto, materiale: cibo, acqua, pulizia del corpo, pratiche energetiche, etc.

Il risultato è che, dal punto di vista dello scorrimento della lettura, questo è probabilmente il più noioso tra i libri di Zeland, ma è pur vero che esso ha un grande valore nel far comprendere alle persone che i problemi interiori-energetici-esistenziali-spirituali hanno sempre e comunque un aggancio-corrispondenza fisica, e che tale corrispondenza fisica è il risultato del cibo che si mangia, dell’acqua che si beve, e in generale della pulizia o non pulizia del proprio corpo.

Un concetto non da poco, che peraltro trova fondamento in tante discipline esoteriche antiche (pure nei Vangeli, per dirne una).

In questo senso, il libro ha un grande valore, anche se poi temo che rimanga assai complesso, tanto nella questione acqua quanto nella questione cibo, riportando cose su cui peraltro non concordo troppo.

Ma, dettagli a parte, singole ricette a parte, Transurfing vivo di Vadim Zeland è un testo importante per ri-svegliare alla realtà delle cose, e difatti, se moltissimi lo hanno apprezzato, altri invece hanno reagito ad esso con fastidio o con paura, segno che il libro risveglia qualcosa… che si sia pronti o meno per accettarlo è un altro discorso.

Fosco Del Nero

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Il cibo degli Dei - Jasmuheen (benessere personale)Titolo: Il cibo degli Dei (The food of God).
Autore: Jasmuheen.
Argomenti: spiritualità, alimentazione, benessere.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2003.
Voto: 5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci qua con l’approfondimento del libro di Jasmuheen Il cibo degli Dei, testo che ha numerosi spunti utili, ma sistemati all’interno di una cornice e di un linguaggio un po’ confusi, da cui la valutazione non ottimale.

Ad ogni modo, tale articolo di approfondimento sarà utile ad inquadrarlo meglio per capire se fa al caso della singola persona, che valuterà per sé, come sempre.

La premessa di tutto il lavoro di Jasmuheen è questa, al contempo pratica ed esistenziale.
“È interessante esaminare l’idea di “normalità”, in altre parole ciò che è considerato accettabile dallo status quo.
Nel mondo moderno è “normale” soffrire di malattie, di collassi del sistema biologico e di decadimento. È normale morire intorno ai settant’anni e passare attraverso alti e bassi emozionali. La violenza e le sofferenze dei nostri figli sono tollerate come un fatto quotidiano.
Personalmente, mi piace pensare che, quando impareremo a non bloccare più il flusso di nutrimento interiore, queste cose diventeranno anormali e non più scontate. Per questo ci serve un’educazione che ci ispiri a comprendere e a fare scelte più positive, scelte che sono più facile da mettere in atto se comprendiamo i cicli naturali della consapevolezza umana.”

Segue la triste condizione limitante in cui si trova attualmente l’umanità.
“In Occidente molte persone, a causa di una mancanza di consapevolezza della connessione mente/corpo, di schemi di ragionamento interiori ripetitivi e limitativi, di giudizi su di sé e sugli altri, di pensieri negativi, etc, hanno creato confusione nelle cellule del proprio corpo, i cui codici di programmazione in origine erano strutturati per operare senza alcun limite.
Abbiamo vissuto così a lungo con convinzioni limitative – messe in discussione soltanto raramente – che il nostro sistema fisico, emozionale e mentale si è riprogrammato in direzione dell’atrofia e del decadimento.
Una delle fonti più potenti di nutrimento emozionale e mentale è il modello di pensiero che scegliamo.
Il vero potere di riprogrammare il biosistema e il successo di qualunque codice devono iniziare con la fede nel fatto che siamo Dei in una forma fisica, perché soltanto allora il biosistema ci obbedirà.”

Viceversa, il secondo step del percorso evolutivo è quello identificato in questo brano.
“Quando il bisogno di sopravvivenza è stato soddisfatto, e a volte persino quando si sta ancora lottando per farcela, un individuo può decidere di cercare la prosperità e non soltanto la sopravvivenza.
Questa fase successiva spesso si verifica quando si avverte la mancanza di nutrimento emozionale, mentale e/o spirituale, oppure a causa di una esperienza di quasi morte. Qui le domande che ci poniamo sono: “Chi sono?”, “Perché sono qui?”, o anche “Certo ci deve essere di meglio nella vita che pagare le bollette e tirare su una famiglia”.
Domande o affermazioni di questo tipo sono suggerite da quella parte di noi che è illimitata e onnisciente. Essa esiste sulla Terra come essere divino che sta facendo una esperienza umana e vuole che ci svegliamo e diventiamo più consapevoli.
Quando pensiamo in questa maniera, diamo stimolo alle onde cerebrali perché si spostino verso la zona alfa, l’area di una coscienza più riflessiva e meditativa che spesso apre le porte a un afflusso del sapere superiore.
In questa fase arriviamo anche alla consapevolezza “io e loro”, propria del dualismo yogico; comprendiamo cioè che non siamo il centro dell’universo, che esistono altri con bisogni propri, e che possiamo coesistere con loro in armonia o in conflitto.
In quest’area della consapevolezza le scelte da fare diventano evidenti: iniziamo a comprendere che non siamo vittime, ma padroni del nostro destino.
In questa fase di solito siamo coscienti dei benefici derivanti dall’assunzione di alimenti freschi e sani, e magari anche da una dieta senza carne; di quelli che conseguono il trattare il corpo come un tempio, fare esercizio fisico e praticare regolarmente yoga e meditazione, nonché i periodi passati in solitudine e contemplazione; forse ci rendiamo persino conto del nutrimento che riceviamo quando siamo gentili e compassionevoli con gli altri e con noi stessi.
Comprendiamo a questo livello che la vita è lo specchio della coscienza e che siamo noi a controllare il viaggio della consapevolezza.”

Vi propongo di seguito un brano sull’importanza del cuore e dell’energia ad esso circostante.
“Un cuore puro è importante perché apre le porte dei campi e permette l’espressione delle potenzialità più alte; saggezza autentica e potere divino sono dati soltanto a chi sa valutare e usare questi doni con equilibrio.
I veri doni sono dati dei misteri e dei regni più alti arrivano sempre a chi ama ed è saggio e puro di cuore.
Un cuore colmo di odio, dubbio, scetticismo o giudizio, o un cuore che si è barricato perché è stato ferito e si protegge, dev’essere guarito prima di poter avere accesso ai regni più alti e gloriosi.
Stiamo parlando del cuore psichico che, quando è protetto o bloccato, alla fine crea problemi al cuore fisico. Quando ciò si combina con una dieta tossica, un pensiero tossico o schermi tossici delle emozioni, si arriva all’alta incidenza di attacchi cardiaci, in aumento nel mondo moderno.
I problemi di cuore sono il killer numero uno degli uomini e delle donne occidentali.”

Ed ecco un consiglio pratico (uno dei tanti del libro, esercizi compresi) riguardo all’amore e all’amore incondizionato.
“Per chi afferma che è troppo difficile amare gli altri incondizionatamente, consiglio di aprire la porta a questa forza iniziando con l’amore per un animale domestico.
La creazione di uno stretto legame d’amore con un animale come un cane, un gatto o un topolino ci dà un barlume di ciò che è l’amore incondizionato, specialmente se ci diamo il tempo di apprezzare i doni offerti da una relazione stretta con queste creature.”

Sempre in tema di energie, ecco alcune righe sull’influenzamento energetico, un concetto assai semplice ma mai troppo pubblicizzato.
“Quando un gruppo di persone si riunisce, esse si scambiano atomi di vita, il che è una delle ragioni per cui le persone che vivono insieme tendono ad assomigliarsi.
Questo è il significato occulto del detto “Dimmi con chi vai…”, che riflette l’unione del biocampo personale con il campo sociale.
Analogamente, il nutrimento autentico per l’anima e per le cellule passa attraverso il sistema dei chakra quando le porte interiori sono aperte.”

E guardiamo la cosa anche da un punto di vista più ampio…
“Attraverso le continue reazioni ai fatti della vita ridefiniamo in ogni momento il nostro campo energetico interiore, il biocampo personale – lo spazio aurico che ci circonda – e anche il biocampo comunitario.
Sappiamo che ogni pensiero, parola o azione lascia un marchio energetico su questi campi, e che il totale di tutti questi imprinting ha un impatto sui campi planetari.
Per il semplice fatto di esistere, influenziamo i campi.”

E, riguardo al discorso delle energie e del loro manifestarsi come pensieri o emozioni, ecco il solito consiglio, datoci migliaia di volte nel corso dei secoli: presenza e autosservazione.
“L’ideale sarebbe osservare ogni pensiero, emozione o istinto che emerge nella mente perché, quando lo facciamo coscientemente, la negatività automaticamente diminuisce e, grazie al controllo della mente e dei pensieri, prevalgono pensieri ed emozioni positive.
Alla fine potremo elevarci al di sopra degli attaccamenti, preferenze, avversioni e simpatie, perché una persona equilibrata si comporta, pensa e agisce in modo distaccato.
Per ottenere una buona salute mentale ed emozionale bisogna sviluppare una consapevolezza costante tramite la meditazione regolare, l’autolimitazione, un cuore puro e una mente soddisfatta.”

Faccio seguire tre consigli pratici che Jasmuheen indirizza ai suoi lettori.
Il primo è una tecnica di auto-amore.
“Ogni mattina e ogni sera dedica 5 minuti per dire al corpo che lo ami, ripetendo sinceramente molte volte: “Corpo, ti amo. Corpo, ti amo. Corpo, ti amo”.
Se lo dirai con sincerità, apprezzando veramente ogni parte del corpo, dalla testa a i piedi, dopo un po’ di tempo sentirai il corpo formicolare in risposta come se volesse dire: “Davvero? È proprio vero?”, e la tua risposta ovviamente sarà “Sì!”.
È una tecnica molto semplice, ma una delle più efficaci per ottenere la cooperazione del biosistema fisico in modo da cocreare salute e felicità.
In metafisica l’amore è la base di ogni cambiamento ed espansione.”

Il secondo ci porta nel bel mezzo della natura, il fattore energizzante probabilmente più importante tra tutti.
“Trascorrere del tempo in silenzio nella natura è uno degli alimenti più sorprendenti per l’anima.
Ci consente di ottenere pace, calma, solitudine e di nutrirci delle particelle di prana generate in natura dagli alberi, dalla luce del Sole e dalla Terra.”

Il terzo riguarda l’importanza dell’alimentazione nella creazione di determinate energie.
“L’adozione di una dieta vegetariana è di solito una scelta naturale per chi è sintonizzato con le frequenze di gentilezza e compassione, specialmente quando è stato educato alle alternative possibili e ha preso la decisione cosciente di non sostenere più l’uccisione della vita.
Per chi è interessato soltanto a godere di salute e felicità, pace e prosperità, fare qualche esperimento con i cibi crudi o persino con la sola frutta per alcuni periodi può essere di grande giovamento per il biosistema, perché più la forma fisica è pulita e leggera, meglio ci si sente a tutti i livelli.
Chi impara a dominare la sua natura inferiore, riceve inoltre molte ricompense a livello alchemico.”

E l’ultima citazione è davvero breve, e ci riporta allo stato di presenza consapevole.
“Camminare sulla Terra senza cercare più nulla è un miracolo, perché ci permette di apprezzare il presente, ciò che esiste in questo momento.”

Bene, con Il cibo degli Dei di Jasmuheen abbiamo terminato.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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 Evolution Personality Test


Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

[Osho – La via del cuore]

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