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Parole di Potere

L’avventura indaco-cristallo - Celia Fenn (new age)Titolo: L’avventura indaco-cristallo (The indigo crystal adventure).
Autore: Celia Fenn.
Argomenti: esistenza, new age.
Editore: Stazione Celeste Edizioni.
Anno: 2005.
Voto: 3.5.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Il giardino, Amazon.

 

Il libro di oggi è L’avventura indaco-cristallo, scritto da Celia Fenn nel 2005.
Sottotitolo: “Bambini e adulti indaco e cristallo, i pionieri della nuova era”.

Ormai parecchi anni fa mi ero letto I bambini indaco, il testo di Lee Carroll e Jan Tober che aveva dato inizio al fenomeno conoscitivo sui bambini indaco.
Conoscitivo, ossia libri, articoli, etc. Al contrario, il fenomeno in senso stretto, definizione compresa, l’aveva segnalato per prima tale Nancy Ann Tappe, una sensitiva che decenni fa per la prima volta vide un bambino con il colore indaco dominante nell’aura, e che man mano che il tempo passava notò la cosa ripetersi più e più volte, sempre più spesso, tanto da ipotizzare una nuova genia di incarnazioni o evoluzioni umane, a cui per l’appunto ha attribuito il titolo di “bambini indaco”.

Il resto è storia: la cosa ha solleticato la fantasia di tanti, e così, dopo i “bambini indaco”, sono arrivati i “bambini cristallo”, poi i “bambini arcobaleno”, i “bambini cristici”, e forse anche qualche altro tipo di bambini che mi è sfuggito (può essere “diamante”?).

Il libro di Celia Fenn si rivolge ai primi due gruppi di bambini, precisando che i secondi hanno seguito i primi come una sorta di evoluzione spirituale di consapevolezza.
E fin qui ci sta benissimo, dal momento che la razza umana sta tendendo verso l’evoluzione, si sta salendo dal basso, quindi è perfettamente sensato che s’incarnino anime più pronte, diciamo così.

Il problema de L’avventura indaco-cristallo è che, come la quasi totalità di letteratura su questo argomento e altri argomenti un po’ “fantastico-narrativi”, si perde nel più denso fumo new age: imprecisione, confusione, persino contraddizione palese con principi esistenziali affermati nel corso dei millenni dai più grandi maestri della storia.

E chi sono in fin dei conti Gesù, Buddha, Yogananda, Krishnamurti, se possiamo leggere e credere a quel che dice Celia Fenn con le sue canalizzazioni della dea Hathor, delle varie entità dimensionali, nonché sulla base delle sue idee sui suddetti bambini?

Idee che peraltro partono contraddicendo il dato di fondo dei bambini indaco: l’aura non c’entra niente, essi possono avere il “raggio dorato”, il “raggio magenta” e il “raggio azzurro”. In pratica tutti e tre i colori primari, il che vuol dire, con le varie sfumature, praticamente ogni colore esistente (vogliamo poi togliere il purissimo bianco, che magari è facile associare ai bambini cristallo? E se avanza qualcosa ci sono pur sempre gli accoglienti bambini arcobaleno con tutti i loro colori).
Inoltre, la descrizione di bambini indaco e cristallo della Fenn è puerile, e praticamente va a includere quasi tutti i bambini del mondo (tranne forse quelli perfetti e perfettamente stabili)… con una predilezione particolare per quelli sensibili e tendenti alle questioni artistiche e spirituali… ossia esattamente il lettore medio del settore new age.
Ci mancava “con una scarsa capacità critica” e il quadro sarebbe stato perfetto.

Ovviamente la Fenn è una cristallo, e come tutti gli appassionati della letteratura new age fa a gara a chi è più indaco e cristallo, oppure a chi ha più figli indaco o cristallo, e ci dice come superare la transizione verso una consapevolezza superiore (tredici dimensioni, per la precisione, e ovviamente le conosce tutte e tredici)…
… peccato che faccia ciò da uno stato di consapevolezza discretamente basso, pieno per l’appunto di confusione e debolezze new age.

E arriva ad affermare quanto tanti amano sentire per giustificare i problemi della loro esistenza: i dolori fisici e le malattie del corpo sono un segno dello stato indaco, o della transizione da indaco a cristallo, o comunque di un alto livello consapevolezza, e ugualmente le turbe psichico-emotive sono un segno di tale grande sensibilità indaco-cristallo, per non parlare del disagio interiore relativo a questo brutto brutto mondo (quando tutti i maestri ci hanno sempre detto che tutto è bellezza e amore e che più si è svegli più si vede tale bellezza… e con questo vi ho dato un criterio infallibile per valutare il livello di coscienza che c’è in un libro o un un conferenziere, il che rende questa recensione una delle più utili tra le milleduecento presenti nel sito).

Quando poi l’autrice arriva, dall’alto della sua consapevolezza cristallo, a dire che mangia pesce, beh, quello è il top… e anche qua andiamo a contraddire tutti i mistici e i maestri riconosciuti di tutti i tempi, da Yogananda a Osho, da Krishnamurti ad Aivanhov, da Swami Muktananda a Sri Ramana Maharshi, che hanno sempre caldamente caldeggiato il vegetarianesimo.
Ma magari a Celia Fenn gliel’ha detto la dea Hathor di mangiare pesce, e ci starebbe anche visto che la dea Hathor era un gatto.

Arrivato a un certo punto avanzato del libro, mi stavo persino preoccupando, poiché non avevo ancora incontrato l’espressione “principe” della spiritualità fumosa new age, ossia “il mio sentire” (questo criterio è basato sulla mia esperienza, prendetelo con beneficio d’inventario e non offendetevi se anche voi utilizzate la suddetta espressione)… quando ecco che finalmente la trovo verso fine libro, a pagina 111: e anche questo ci sta, perché 111 è un numero maestro che indica un’abbondante presenza angelica, quindi siamo a posto.

Fantastica anche l’altra idea del tutto antievolutiva: “molti operatori di luce ed esseri cristallo, per aiutare il pianeta a rilasciare le emozioni basse, stanno canalizzando la tristezza del collettivo attraverso i loro corpi”. Per cui non preoccupatevi se siete tristi e se i vostri corpi sono malati: è probabile che siate bambini cristallo che stanno canalizzando tutto ciò per il bene del pianeta. Anche questo in barba a tutti gli insegnamenti di tutti i maestri di ogni luogo e tempo su consapevolezza, serenità, beatitudine, centratura interiore, gioia, visione di bellezza, etc.

Percorso evolutivo, niente; lavoro e padronanza sui tre corpi, niente; principi esistenziali proposti, non niente ma poco (occorre essere onesti: qualcosa c’è, pur in mezzo a tanta nebbia… ma pure questi sono concetti risaputi nell’ambito esistenziale, e peraltro proposti sempre con toni profetici e un po’ pomposi, laddove la consapevolezza elevata si esprime sempre con la forza della semplicità e della chiarezza di visione, e qua c’è un altro criterio per valutare testi ed energia).

Insomma, L’avventura indaco-cristallo di Celia Fenn è un cumulo di luoghi comuni new age e misticheggianti… che mi stupisce esser stato pubblicato da Stazione Celeste Edizioni, casa editrice che ha sì una tendenza verso canalizzazioni e simili, ma che offre una qualità media decisamente più alta di questa (La via del risveglio planetario, Uno, Maestri nella nuova energia, Superanima Sette – La scuola celeste.. ma anche le altre pubblicazioni che ho letto, pur se non strepitose, avevano un buon valore e sempre qualcosa di buono da offrire).

Farò quel che potrò per curare il canonico articolo di approfondimento, e magari da quelle poche citazioni di valore che estrarrò sembrerà addirittura che L’avventura indaco-cristallo sia un bel testo, ma voi tenete presente questa recensione, e poi come sempre fate di testa vostra… e seguite il vostro sentire (non quello di Yogananda, Krishnamurti e Buddha, mi raccomando, ma il vostro e basta).

Fosco Del Nero

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Diario di un amarolista - Franco Calorio (salute)Titolo: Diario di un amarolista.
Autore: Franco Calorio.
Argomenti: urinoterapia, benessere, salute.
Editore: Blu International Studio.
Anno: 1997.
Voto: 6.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiAmazon.

 

Eccoci qui con l’articolo di approfondimento di Diario di un amarolista, breve libro di Franco Calorio.

Libro breve, e articolo di approfondimento breve (ma neanche tanto), che peraltro ho orientato non tanto alla pratica tecnica di amaroli (che poi è il bere la propria urina), quanto al contorno concettuale.

Il primo concetto da cui si discosta l’autore del testo, ma non solo lui ma qualsiasi persona savia, è l’uso non motivato di medicinali (laddove non motivato significa qualsiasi caso che non sia un caso di vita o di morte).
“Noi italiani siamo tra i primi in classifica nel consumo procapite annuo di prodotti medicinali.
A nulla è valsa l’introduzione della quota ticket; non ci ha spaventato, anzi il nostro bisogno di avere una rifornitissima dispensa è, se possibile, aumentato.
E così eccoci improvvisati “farmacisti”, ad ingurgitare questo o quel prodotto a seconda dei casi e del momento; pronti a delegare ad un “chimico”, che mai abbiamo conosciuto, il delicato compito di ricerca della nostra salute.
Poveri noi… e poveri “chimici”; come possono trovare una soluzione che possa adattarsi a migliaia di persone?
Ognuno di noi è un’entità distinta e separata, che può avere reazioni diverse di fronte allo stesso medicinale… basta leggere il grande numero dei probabili effetti collaterali per avere una paura terribile!
Ma, imperterriti, noi pretendiamo che ci diano qualcosa da tenere nella nostra dispensa, e loro ubbidiscono.”

Seconda citazione, questa dedicata ad alcol, fumo… e a quanto lo stato ci vuole bene e si preoccupa della nostra salute.
“Alcol e fumo, credo, non hanno bisogno di presentazioni.
La loro azione distruttiva nei confronti della circolazione sanguigna, della respirazione, della digestione e di tutte le funzioni vitali del nostro organismo è fin troppo nota. Ce lo dicono tutti, anzi forse proprio per questo non ci facciamo più caso e non prestiamo tutta l’attenzione che l’argomento meriterebbe.
Del resto, lo stesso “stato”, che da una parte ci mette in guardia dall’uso delle sigarette, ne detiene anche il monopolio!
Lo “stato”, che ci avvisa della nocività dell’alcol, ne permette poi non solo l’uso o la produzione (siamo o non siamo in un paese libero?), ma addirittura una martellante pubblicità.
E noi, poveri utenti, aggrediti proprio in casa nostra attraverso le immagini televisive, fatichiamo a distinguere il vero dal falso. Martellati in continuazione da sempre più perfezionate pubblicità, molti sono attratti e tentati di imitare gli improbabili personaggi degli spot, nel tentativo di avere più attenzioni e consensi, nella disperata speranza di “avere qualcosa in più”.
Senza pensare che il risultato sarà quello di sacrificare la nostra salute.”

Terzo brano, questo dedicato alla carne, e anche qui si va sull’ovvio.
“Un piccolo cenno lo merita la carne.
Noi non siamo in possesso della macchina adatta per l’utilizzo di questo alimento; infatti, la nostra struttura fisica non ci permette di rincorrere, catturare, uccidere, scuoiare, masticare e digerire un animale. Noi non siamo predatori.
Non creda il “carnivoro” di poter aggirare l’ostacolo. La masticazione potrebbe essere affidata ad uno strumento tipo tritacarne, ma la digestione no. La digestione è solo nostra e solo noi possiamo portarla a compimento; senza l’aiuto di utensili o di attrezzature varie.
Il nostro intestino è troppo lungo per poter accettare un prodotto di questo tipo e non è adatto. Le sue curve, le sue anse, la sua conformazione, rallentano il transito degli alimenti, e la carne continua all’interno di noi il suo processo di putrefazione iniziato nell’attimo stesso in cui l’animale ha cessato di vivere.
Questo è il punto: chi si alimenta di carne, in verità, costruisce le proprie cellule con un prodotto in putrefazione. Basterebbe pensare a questo… come si può sperare o addirittura pretendere di avere un corpo sano?”

La penultima citazione è di tipo motivazione: Franco Calorio ci dice che quando si intraprende un percorso è importante motivarsi a camminare. Non importa come, ma basta farlo.
“Il tempo mi ha insegnato che la sola cosa che conta è portare avanti la pratica.
Qualsiasi siano le modalità ed i trucchi psicologici che ognuno di noi sa inventare, bisogna portare avanti la pratica, lasciando che diventi una delle abitudini quotidiane.”

L’ultima citazione torna sulla questione alimentare, e concerne la grande possibilità che ha l’uomo di danneggiarsi, e al contempo la scarsa visione globale di cui egli dà prova in questo periodo storico (per fortuna in evoluzione in senso olistico e naturalistico).
“L’uomo, purtroppo o per fortuna, si adatta ad un’infinità di prodotti alimentari ed ha la grande capacità di annullare la quasi totalità dei residui negativi, trasformandoli.
È questo che ci danneggia, perché non i accorgiamo subito se quello che stiamo mangiando ci procurerà un danno nel tempo o se è veramente qualcosa di cui avevamo bisogno.
Ecco che le malattie, giusto sfogo e conseguente reazione di un organismo affaticato, si presentano in tutta la loro forza per permettere al corpo di purificarsi, sfogando l’accumulo di tossine alimentato per lungo tempo.
Così, senza motivo apparente, un nostro organo comincia a non funzionare come dovrebbe e poco alla volta si blocca, producendo oltre al dolore fisico immediato una cattiva interazione con l’interno sistema.
Non servirà a nulla intervenire solo sull’organo in questione. Faceva parte di una catena che, tenuta sotto tiro, s’è rotta proprio in quel punto perché più debole. Ma ogni altro anello ha subito uno stiramento e sarà quindi diventato potenzialmente il prossimo motivo di cedimento. Si innesta così una lunga serie di “guasti” non più riparabile da nessuna medicina.
Per correre ai ripari, dopo ovviamente aver provveduto ad una accurata revisione o quantomeno alla valutazione degli alimenti che consumiamo abitualmente, occorre preoccuparci che l’intestino funzioni in modo corretto, evitando il ristagno di materia fecale, fonte di nutrimento putrefatto e fermentato, quindi malsano per le nostre cellule.”

Quanto alla pratica di amaroli in senso stretto, la citazione costante dell’autore è semplicemente quella di “iniziare e praticare”, e in tal senso ve la riassumo così.

E, detto questo, abbiamo terminato con Diario di un amarolista di Franco Calorio.

Fosco Del Nero

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Labirinto - Il sentiero sacro - Lauren Artress (crescita personale)Titolo: Labirinto – Il sentiero sacro (Walking a sacred path).
Autore: Lauren Artress.
Argomenti: crescita personale, spiritualità.
Editore: Edizioni My Life
Anno: 1995.
Voto: 4.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Il giardino, Amazon.

 

Bentrovati.
Oggi siamo in compagnia del libro Labirinto – Il sentiero sacro, scritto nel 1995 da Lauren Artress.

Il tema del labirinto mi ha sempre affascinato, per cui mi sono accostato con curiosità a questo testo che lo esaminava in chiave esistenziale…
… rimanendo però fortemente deluso (si fa per dire) dal testo in questione, per differenti motivi.

Il primo, semplicemente, è un basso livello di consapevolezza, che si riflette in ogni cosa scritta. E su questo non c’è niente da fare: una persona può parlare di cibo o di spiritualità, di sport o di film, ma ciò che dirà rifletterà inevitabilmente il suo stato di coscienza di quel momento.

Il secondo motivo di disappunto è dato dalle molte imprecisioni presenti: il libro è un gran miscuglio di concetti, disposti senza troppa competenza, e con una certa confusione tra le varie correnti religiose-spirituali.

Ancora, le citazioni: un famoso proverbio recita “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Questo vale anche per chi si cita: i livelli di coscienza elevati citano sempre personaggi ed energie elevate. E via a scalare.
Quando si citano psicologi e scienziati, va da sé, si è ancora su un piano prettamente mentale-di personalità-egoico… e infatti il libro lo testimonia quasi ad ogni frase, con gli spunti di valore davvero pochi e immersi in un mare di acqua stagnante.

Questo, beninteso, non intacca minimamente l’intento dell’autrice, che è chiaramente positivo, cosa evidente, né intacca anche la validità dello strumento proposto, il labirinto come strumento meditativo-introspettivo-esistenziale.

Anche se, pure qui, vanno dette delle cose. La prima è che il termine “labirinto” è usato un po’ a sproposito, giacché qua non si intende il labirinto come comunemente inteso, ma un percorso univoco, in stile Chartres, per intenderci.
Anzi, non in stile Chartres, ma proprio quello.
La seconda cosa è che ogni mezzo esteriore è una stampella, che sia una religione o un labirinto…
… e a tal riguardo va detto anche che l’autrice Lauren Artress è un sacerdote della Chiesa Episcopale, ha studiato psicanalisi ed è psicoterapista, e qua torniamo al discorso di prima su citazioni e ambiti di riferimento.

Ok, in tutto ciò sembra che abbia demolito Labirinto – Il sentiero sacro, e da un certo punto di vista è così, ma quando leggete una recensione tenete sempre presente non solo l’oggetto della recensione, ma anche lo stato di coscienza di chi la scrive.
Se questo libro non è utile a me, non è detto che non lo sia ad altri (anzi, sarà per forza utile a qualcuno, altrimenti non sarebbe nemmeno venuto ad esistere), e lo stesso dicasi per la pratica della camminata nel labirinto o per qualsiasi altra cosa.

In definitiva, il libro di Lauren Artress è ben poca cosa dal punto di vista degli insegnamenti esistenziali e del percorso evolutivo consapevole, ma potrà pure essere utile in un certo gradino del percorso, e comunque è discretamente interessante per l’aspetto storico dei labirinti nel mondo, il quale però non è stato molto approfondito.

Ultima cosa da segnalare, positiva: bella copertina e ottima impaginazione editoriale

Fosco Del Nero

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BAG

tarocchi

 Evolution Personality Test

Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

[Osho – La via del cuore]

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