Review of: Io sono Ramtha
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Ramtha

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On 21 Settembre 2015
Last modified:4 Gennaio 2018

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Ci risiamo: ogni volta che leggo un libro di Ramtha il successivo articolo di approfondimento è un "dramma", dato il numero enorme di citazioni che mi segno e che mi ricopio a mano.
È stato così anche per Io sono Ramtha...

Io sono Ramtha - Ramtha (esistenza)Titolo: Io sono Ramtha (I’m Ramtha).
Autore: Ramtha.
Argomenti: esistenza.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 1986.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Amazon.

 

Ci risiamo: ogni volta che leggo un libro di Ramtha il successivo articolo di approfondimento è un “dramma”, dato il numero enorme di citazioni che mi segno e che mi ricopio a mano… a beneficio sia dell’articolo di approfondimento sia della pagina facebook.
È stato così anche per Io sono Ramtha, con tutto che si trattava di un libercolo piuttosto breve!

Ad ogni modo, in questo ovviamente c’è tanta bellezza, per cui lo faccio volentieri, pur se la cosa mi prende molto tempo.

Come in altri casi similari, sceglierò pochi brani tra le molte decine che mi sono segnato, e per i rimanenti sarà pagina facebook.

Cominciamo con una breve citazione relativa all’intuizione e alla guida interiore.
“Non riceverete mai la risposta giusta, mai la sentirete finché non rivolgerete la domanda a voi stessi, poiché lì dentro sta la risposta. Soltanto lì dentro.
Non fatevi prendere dalla paura e dalla smania di correre da un’entità all’altra per avere dei consigli. Chiedete a voi stessi, al Padre che è dentro di voi. Vi darà la pace e l’integrità e l’amore e la risolutezza che nessun altro vi può dare, eccetto voi stessi.”

Secondo brano, e subito una dichiarazione bella forte, uno dei punti principali dell’insegnamento di Ramtha: Dio vive dentro ogni persona.
“Ciò che si chiama Dio, che è stato tanto equivocato, di cui si è detto che vive fuori del vostro essere, in realtà è dentro di voi.
La vita è la grandiosa esperienza in cui si colloca il regno dei cieli. E una volta che siete consapevoli di essere Dio, saprete anche che ciò che emana dal profondo del vostro essere è divino.
Troverete la gioia.
Per chi ascolta, il Cristo interiore emergerà.
Avete vissuto sette milioni di anni e mezzo alla ricerca del paradiso. Ma esso è sempre stato dentro di voi, mai al di fuori.”

E, a riprova di ciò, ecco la conseguenza…
“Senza di te il fiore non sboccia.
Senza di te le stagioni non arrivano.
Senza di te i granelli di sabbia nel mare non aumentano e non si spostano con la marea.
Senza di te il gelo alla finestra non diventa cristallino.
Senza di te la bellezza di un uccello scarlatto non viene mai notata.
Questo regno, nella sua interezza, è stato creato da te e per te.
Ricordalo.”

Di tutto ciò, però, l’individuo deve prendere consapevolezza
“Quando impari ad amarti e guardi nello specchio e vedi la bellezza grandiosa che tu sei, e vedi il meraviglioso maestri che sei divenuto, ami tutto ciò che sei: la capacità di pensare, di contemplare, di progettare, di creare, e impari ad amare quell’entità e a vederti perfetto nell’ora, quell’amore permeerà se stesso di ciò che si definisce gioia divina.
E la gioia divina non può vedere negli altri altro che la gioia divina, indipendentemente da come essi la esprimono.”

E se non lo fa, rischia di vivere nella paura e nella scarsità.
“Ricorda una cosa: non avere mai timore di nulla.
Non c’è niente di ciò che è stato creato all’interno di quella che si definisce la totalità di Dio che potrebbe mai privarti della vita, poiché se Dio avesse creato una fonte maggiore in grado di privarti della vita o della tua forza vitale, allora egli l’avrebbe creata per distruggere se stesso, e non l’ha fatto.
Non c’è niente che valga la pena di temere, poiché non esiste nulla che ti strapperà alla vita: tu esisterai per sempre. E regnerai su ogni cosa.
La paura ti rende schiavo; allora diventi una vittima. Diventa un grande signore e di fronte a ciò che le masse potrebbero temere non avere paura; poiché la tua vita è assicurata per l’eternità.
E non giudicare nessuno, poiché ricorda: ciò che dici di loro lo dici di te stesso, e riguardo a ciò che tu dici sul Cristo del tuo essere, egli dirà “così sia”, e il tuo giudizio sarà il suo giudizio.”

Ma, comunque viva e a qualunque punto del percorso di risalita alla divinità sia, egli è comunque amato.
“Tu sei amato più di quanto io possa dirti.
Non avete creato una parola in grado di rendere questa emozione.
Vi amo perché siete preziosi, siete i creatori dei fiori più belli, avete creato i regni più ragguardevoli, avete manifestato i palazzi nei vostri cieli, avete nidificato tra le stelle.
Il Dio di cui vi parlo vi ama di un amore più grande di quanto voi possiate misurare. È il terreno su cui voi camminate, l’aria che respirate. È il colore della vostra pelle, la magnificenza del vostro sguardo, la delicatezza del vostro tocco. È la vita che voi siete.”

Ultima citazione tratta da Io sono Ramtha. Questa è la più lunga ed è una sorta di poesia esistenziale davvero bella
“Camminare da solo nella foresta vuol dire camminare indisturbato,
scalare la vetta di una montagna imponente,
e sentire il vento, il freddo gelido come forti dita tra i capelli,
e respirare un soffio impeccabile,
e vedere valli lontane, molto lontane,
sedersi in un rivolo d’acqua che scorre per sempre, per sempre, per sempre,
posare un pensiero su una foglia che passa diretta verso l’oceano,
essere colmi della gioia di mezzanotte,
danzare come regine elfiche in notti stellate,
intossicarsi della luce della luna argentea
che cresce e cala fino all’alba,
cavalcare un grande focoso destriero che corre nel vento
e sentire la criniera che ti sventola sul torace e sul volto
mentre percorri prati, colline e valli,
e cavalcare selvaggi e liberi,
essere un grande veggente
che può vedere il mondo invisibile che danza e che gioca,
senza pregiudizi, senza violenza, senza miseria.
Andare e sedersi davanti a un fuoco scoppiettante,
osservare le scintille e le braci che ardono e fumano,
come una qualche remota città,
avere morbide pantofole e buon tabacco
e il profumo di vecchi libri e buona pelle,
avere un bricco di tè e sorseggiarlo,
guardare dietro di te verso la finestra, che ahimé ha le tende tirate,
e vedere l’attimo eterno che danza nella mezzanotte,
e il silenzio di quel momento disturbato solo dall’urlo di un uccello notturno
che vola nel bosco screziato,
e sentirsi venir meno,
e ahimé osservare che ciò che ti rimane,
e tutto ciò che sei,
e tutto ciò che stai apprezzando è semplice;
lo splendore di quel momento impregnato di vita
reca una gioia inaspettata che supera ogni comprensione.”

E con questo brano ho concluso con Io sono Ramtha, uno dei primi testi di Ramtha (datato 1986).
Al prossimo articolo e buone cose a tutti.
Fosco Del Nero

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