Product by:
Paramhansa Yogananda

Reviewed by:
Rating:
4
On 26 Dicembre 2013
Last modified:29 Gennaio 2014

Summary:

L’articolo di approfondimento odierno in teoria è molto facile da fare: basta scegliere alcune delle tante storie-fiabe raccontate da Yogananda nel libro Piccole, grandi storie del Maestro.

Yogananda - Piccole, grandi storie del Maestro - Paramhansa Yogananda (spiritualità)Titolo: Yogananda – Piccole, grandi storie del Maestro.
Autore: Paramhansa Yogananda.
Argomenti: spiritualità.
Editore: Ananda Edizioni.
Anno: 2013.
Voto: 7.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’articolo di approfondimento odierno in teoria è molto facile da fare: basta scegliere alcune delle tante storie-fiabe raccontate da Yogananda nel libro Piccole, grandi storie del Maestro.
Molte sono belle e assai didattiche, per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Sfortunatamente, sono pur sempre delle fiabe, per quanto brevi, e in un articolo solo ce ne stanno al massimo due, e verrà lungo.
Fa nulla, ne ho scelte per l’appunto due e ora ve le propongo.

La prima si intitola La rana del pozzo e la rana del mare.
“C’era una volta una rana che viveva nel mare, godendosi la libertà dell’immensa distesa d’acqua e di una spiaggia sconfinata.
Quando usciva dalla sua enorma casa acquatica, si sdraiava al sole sulla calda sabbia dai riflessi d’argento. Spesso, mentre sonnecchiava felice sulla spiaggia, sentiva il gracidio di una moltitudine di rane in un pozzo vicino.
Un giorno, incuriosita, la rana del mare rinunciò al suo sonnellino e saltellò fino all’orlo del pozzo, per dare un’occhiata alle sue sorelle. Non appena la sua testa fece capolino nell’apertura, tutte le rane del pozzo le diedero il benvenuto gracidando all’unisono nella lingua delle rane: “Povera derelitta senza casa, salta dentro con noi e goditi l’ospitalità della nostra spaziosa dimora!”.
La rana del mare, sorridendo, scosse la testa e declinò gentilmente l’invito, dicendo: “Grazie, amiche, magari un’altra volta”.
Mentre tornava alla spiaggia, la rana del mare riuscì a stento a trattenere una risata ricordando la voce della Signora Fanfarona, la regina delle rane del pozzo, che diceva: “Vieni nella nostra grande casa!”.
Poi, però, dispiaciuta per l’ignoranza delle sue sorelle e mortificata nel vederle vivere ammassate come sardine in quel minuscolo pozzo, la rana del mare pensò tra sé e sé: “Forse potrei compiere una buona azione, portando quelle poverette nella mia casa ampia e spaziosa”. Con quel pensiero, tornò sui suoi passi e fu nuovamente accolta con calore e invitata a entrare nel pozzo.
Tuttavia, quando vi saltò dentro, invece di cadere nell’acqua atterrò accidentalmente sulla schiena di un’altra rana, poihcè quel piccolo spazio era talmente affollato che le schiene delle rane coprivano ogni millimetro d’acqua. La Signora Fanfarona le venne incontro saltellando sulla schiena di alcune rane-schiave e le diede il benvenuto.
Dopo averla intrattenuta con vermetti speciali e altre prelibatezze, le chiese: “Amica mia, da dove vieni?”.
La rana del mare rispose: “Da un luogo molto vasto, chiamato mare”.
“A qual fine ci onori della tua visita?”
La rana del mare rispose: “Per portarvi tutte nella mia casa del mare, dove non morirete soffocate, ma potrete vivere libere e sicure”.
Allora l’orgogliosa regina delle rane rispose “Ti prego, mostrami prima le dimensioni del tuo mare”. Fece un salto di un metro e le chiese: “Il tuo mare è grande così?”.
La rana del mare, con un accenno di sorriso sulle labbra, rispose: “No, amica mia, il mare è molto più grande!”.
Allora la rana del pozzo fece un salto di due metri e chiese: “È grande così?”.
La rana del mare, con un sorriso ancora più grande, rispose: “No, no, amica mia, è molto più grande!”.
Allora la rana del pozzo saltò fino al centro del pozzo e con voce roca chiese: “Il tuo mare è grande così?”.
La rana del mare, ridendo forte, disse: “No, no, no, amica mia, è molto, molto più grande”.
Infastidita, la povera rana del pozzo chiamò a raccolta tutte le sue forze e saltà fino all’estremità opposta del pozzo, dicendo: “Il tuo mare osa forse essere grande così?”.
La rana del mare, ormai ridendo a crepapelle, rispose con superiorià: “No, no, no, amica mia, il mio mare è molto più grande di un miliardo di pozzi come questo!”.
A questo punto la rana del pozzo, fuori di sé dalla rabbia, dichiarò con audacia: “Impostora! È impossibile, nulla potrebbe essere più grande del nostro enorme pozzo!”.
Dopo molte ore di schermaglia verbale nel linguaggio delle rane, la rana di mare convinse la rana del pozzo e le sue sorelle a recarsi alla spiaggia. Nel vedere quell’enorme distesa d’acqua, la rana del pozzo si inchinò ai piedi della rana del mare ed esclamò: “Potente sorella rana, davvero la tua dimora acquatica è molto più grande di quanto potessimo mai immaginare. Non ce ne saremmo mai rese conto, se fossimo rimaste nella nostra piccola prigione. Solo confrontando la nostra minuscola casa nel pozzo con la tua enorme dimora nel mare, abbiamo avutola fortuna di comprendere la piccolezza della nostra abitazione.”
Così la rana del mare strinse la mano alla rana del pozzo e al suo seguito, e da allora in poi vissero tutte felici e contente nel grande mare sconfinato.
Questa storia ci mostra come le persone mondane, che vivono nel pozzo sovraffollato della felicità dei sensi, accalcandosi e sbraitando per ottenere un angolino di pace, non comprendono le esperienze della persona spirituale, che pratica la comunione con Dio e nuota nel mare della Beatitudine. L’uomo legato alle cose del mondo e irretito dai sensi può comprendere la limitatezza della sua misera felicità solo immergendo la propria coscienza nell’oceano della Beatitudine, che può essere raggiunto unicamente attraverso la meditazione.
Salta fuori dal pozzo delle tue limitazioni e immergiti nel mare dell’infinita Saggezza e Beatitudine, le cui onde si infrangono incessantemente sulle rive del silenzio interiore, cosparse degli innumerevoli granelli di sabbia dei tuoi pensieri pacificati.”

La seconda, invece, si intitola Guru Nanak e il vero altare di Dio… e fortunatamente è un po’ più breve!
“Nanak, un grande santo e riformatore spirituale, era adorato da devoti di ogni casta e credo. Indù e musulmani si radunavano senza distinzione intorno a lui e, pur avendo usanze e tradizioni religiose diametralmente opposte, erano accolti dal guru con lo stesso amore.
Nanak viveva nella Verità e dissolveva il bigottismo degli eterogenei seguaci con la sua profonda virtù e compassione, con i suoi poteri miracolosi e con la sua condotta esemplare, infondendo nel loro cuore l’Unità e l’Onnipotenza di Dio e uno spirito di fratellanza universale.
Un giorno Nanak, durante il periodo dedicato all’adorazione nella moschea musulmana, anziché inchinarsi davanti all’altare si sdraiò con i piedi rivolti verso di esso, fingendo di dormire. I fanatici musulmani, molto attenti ai rituali esteriori, invece di concentrarsi su Dio si misero a osservare attraverso le palpebre socchiuse l’audacia di quello strano individuo, che era sdraiato e non seduto, dormiva anziché pregare e, soprattutto, era così sacrilego da rivolgere i piedi verso l’altare.
Il capo della fazione ortodossa, quasi fuori di sé dalla collera, si avvicinò a Nanak e lo rimproverò aspramente: “Sfrontato peccatore, sposta i tuoi piedi dall’altare di Dio. Se non lo farai, marcirano!”.
Calmo e composto, con la voce colma d’infinito potere e autorevolezza, Nanak gli chiese: “Scusatemi tanto, ma dove dovrei rivolgere i miei piedi? In quale direzione non esiste un altare della presenza di Dio? Io lo vedo a nord, a sud, a est, a ovest, sopra, sotto, dentro, fuori e tutto intorno a me. Se solo poteste indicarmi un luogo dove non c’è Dio, sarei felicissimo di rivolgere lì i miei piedi. Le vostre menti, impegnate a pregare Dio esteriormente, non colgono la sua presenza neppure nell’altare davanti a voi; le vostre teste sono rivolte verso l’altare, ma le vostre anime e le vostre menti irrequiete sono lontane da Dio. Io sono felice che perfino i miei piedi siano immersi nel potere di Dio, che tutto protegge e tutto guida”.
Il sacerdote, apparentemente sconfitto e incapace di trovare una risposta al monito del maestro, fu sopraffatto dalla collera ed esclamò: “Peccatore, sposta subito i tuoi piedi dall’altare di Dio!”. Detto questo, afferrò i piei di Guru Nanak e li tirò con forza lontano dall’altare… ma accadde un miracolo! Mentre i piedi del santo venivano spostati da ovest a est, l’altare e tutta la parete del tempio si spostarono verso nord.
Nel vedere ciò, i seguaci del sacerdote chiesero al loro capo di comportarsi con umiltà e di riconoscere il grande potere di quell’uomo di Dio. Così il sacerdote e i suoi seguaci si prostrarono ai piedi di Guru Nanak, che li benedì e disse loro: “Figli del Padre Onnipresente, realizzate innanzitutto la presenza di Dio dentro di voi, nell’altare del vostro cuore. Se lo troverete lì, attraverso quella finestra interiore lo scorgerete nascosto nell’Onnipresenza. Chi confina Dio entro le mura della propria immaginazione, non lo troverà mai. Chi invece abbatte le mura dell’esperienza sensoriale con la mazza del silenzio intuitivo che tutto dissolve, trova Dio ugualmente presente in tutto lo spazio, senza limitazioni. Come l’acqua imprigionata si riversa in ogni direzione, allorché l’ostacolo viene rimosso, così la coscienza può espandersi e diffondersi nell’onnipresente coscienza dello spirito, quando gli argini del bigottismo e dell’irrequietezza vengono abbattuti”.”

Finito… e le mie dita ringraziano. :)
Con Yogananda – Piccole, grandi storie del Maestro del maestro indiano Paramhansa Yogananda è tutto.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

Share Button

Altri articoli che potrebbero interessarti...