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Energia, salute, evoluzione

Frammenti di un nuovo insegnamento - Fabio Grimaldi (esistenza)Titolo: Frammenti di un nuovo insegnamento.
Autore: Fabio Grimaldi.
Argomenti: quarta via, spiritualità, esistenza.
Editore: Edizioni L’Età dell’Acquario.
Anno: 2017.
Voto: 7
Recensione: qui.
Dove lo trovi:  MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati all’articolo di approfondimento dedicato al libro di Fabio Grimaldi Frammenti di un nuovo insegnamento. Il libro è stato valutato discretamente bene in recensione, e infatti l’approfondimento sarà piuttosto interessante.
Siamo in zona quarta via, addormentamento e risveglio, per la cronaca, come sarà evidente tra breve.

Il primo spunto estrapolato dal testo non poteva che riguarda il punto di partenza, ossia la situazione di addormentamento dell’essere umano… e conseguentemente la sua incapacità di scorgere la bellezza e la perfezione del creato.
“Per addormentamento si intende l’incapacità di percepire il Mondo Reale e la possibilità di vederne solo gli aspetti illusori; anche coloro che pensano di conoscerlo ne stanno osservando solo alcuni elementi.
Il nostro compito è quello di scoprire la verità, di ridurre i veli che nascondono, in modo tale che ai nostri occhi diventi un po’ più confacente alla sua essenza. Una vita nascosta senza la ricerca della verità resta vuota e priva di senso.
Ogni volta che noi scopriamo nuovi aspetti, ci avviciniamo alla sostanza; allora la realtà ci appare per quella che è: infinitamente bella.”

Il secondo brano tratto da Frammenti di un nuovo insegnamento riguarda la solita visione a doppio senso: si vede fuori quel che c’è dentro… e se dentro non c’è amore sarà impossibile riconoscere l’amore negli altri.
“Se una persona compie un atto di Amore nei vostri confronti e voi non siete abituati a interagire con il materiale più delicato di cui esso è composto, non riuscirete a percepirla e potreste anche fraintenderla, poiché non fa parte della realtà nella quale siete abituati a vivere.
Bisogna sempre aver presente che quando non si vede l’Amore all’esterno è perché interiormente non si è in grado di percepirlo; quindi abbandonarsi interiormente a uno o più sentimenti di natura nobile è fondamentale per ottenere un corpo emotivo che possa interagire con i piani superiori, quelli in cui la bellezza della realtà si manifesta continuamente.
È necessario vivere in Presenza per riconoscere la bellezza in ciò che accade nella vita quotidiana; altrimenti si verrà ributtati meccanicamente nel solito mondo in cui giudizio e lamentela hanno il sopravvento.”

Proseguiamo con una citazione sulla legge di compensazione, che ci immerge nella dualità del mondo fenomenico.
“Secondo la Legge di Compensazione esistono e tipologie di emozioni, quelle più elevate, che provengono dall’anima, e quelle che invece sono figlie della personalità; nella seconda categoria rientrano quelle emozioni che appartengono al mondo della dualità (come, ad esempio, la rabbia, l’ira il rancore, ma anche la lamentela, l’iperattività, la gelosia, ecc) e che quindi sono sottoposte alle sue regole.
Ogni volta che un essere umano prova sentimenti di questo tipo accumula una certa quantità di euforia, se si è provata frustrazione, o di depressione, se ci si è trovati in uno stato di esaltazione, nella stessa misura e intensità.
Invece le emozioni superiori, poiché appartengono al mondo dell’anima, nel cui piano di esistenza la dualità non esiste, non hanno alcuna contraddizione; anzi permettono di percepire sempre più chiaramente i piani superiori.”

Andiamo avanti: la citazione successiva afferisce alle forme pensiero e al loro nutrirsi delle nostre energie, proprio come se fossimo delle batterie e loro delle entità che si nutrono di noi.
“Le forme pensiero che creiamo con le nostre emozioni pesanti, come l’ira o il rancore, si collocano accanto a noi e continuano a richiederci energia; per poterla ottenere, manipolano la nostra attenzione in modo tale che si riattivino gli stessi meccanismi che ci hanno condotto a provare determinati sentimenti, per potersi così cibare dell’emozione che si emette in quel momento.
Questo è l’unico modo che tali entità hanno per rimanere in vita poiché, non avendo alcuna possibilità di nutrirsi autonomamente, hanno bisogno dell’energia altrui. Allora quando ci troviamo immersi in un sentimento negativo dimentichiamo la nostra vera natura e usciamo dal Mondo Reale, identificandoci con l’inimicizia e l’ostilità sorte improvvisamente al nostro interno.
Ma quando c’è un punto d’osservazione ben strutturato, si diventa consapevoli di ciò che accade in ogni istante e quindi vi è la possibilità di porvi rimedio. Non si può assolutamente proseguire lungo un cammino spirituale, se si lascia spazio al proprio interno a queste entità che provocano volontariamente emozioni negative con cui spesso si finisce per identificarsi. Perciò, più ci si nutre di sostanze duali, più queste entità si rafforzano e acquisiscono una maggiore influenza sui corpi; le droghe che portano a tossicodipendenza creano delle forme pensiero parassite enormi da cui è veramente difficile riuscire a disintossicarsi. Depurarsi a livello fisico è solo l’inizio e la parte più semplice, poiché gli altri due corpi possono essere attaccati da tutto ciò che si aggira sul piano astrale e mentale del pianeta.
Da queste entità predatrici ci si può salvare solo accogliendo la bellezza dentro di sé, vivendo così nel Mondo Reale e non in quello fittizio.”

Stiamo per concludere con Frammenti di un nuovo insegnamento: il penultimo brano ci parla della situazione di equilibrio instabile dell’uomo… o quantomeno dell’uomo che ha visto che ha un lavoro da svolgere.
“L’equilibrio instabile è il risultato di un conflitto interiore in cui la volontà di svolgere un Lavoro su di sé si contrappone alla meccanicità.
Noi tutti siamo attratti dalla luce e quindi percepiamo una spinta verso la crescita della consapevolezza, ma allo stesso tempo nutriamo interesse per l’ombra, ovvero il mondo di Matrix. Gurdjieff avrebbe definito questo stato “doppia cristallizzazione”. Gli esseri umani vivono in una perenne condizione di equilibrio fra queste due forze, su cui regolano la loro intera esistenza.
Fino a quando non si entra in contatto con energia molto potenti, l’equilibrio instabile non viene modificato.
Le persone sono solite ascoltare quasi solo a livello mentale ed emozionale inferiore; per questo motivo la possibilità che si verifichino grossi cambiamenti interiori è molto bassa.”

L’ultima citazione ritorna alla prima, e alla capacità di vedere molta o poca bellezza nell’esistenza… e di conseguenza al modo in cui ci approcciamo ad essa.
“Crescere in consapevolezza serve proprio per poter accedere a nuovi livelli di bellezza, poiché gradualmente si acquisisce la capacità di interagire con aspetti dell’esistenza che prima non erano accessibili.
Nel cammino spirituale il cuore deve pulsare costantemente verso l’Infinito, anche se ciò viene considerato dalla personalità come qualcosa di fastidioso e negativo. Bisogna riconoscere e osservare come questa tensione si manifesta nella propria vita, poiché rappresenta la via che può condurre al divino; mantenendo questo sentimento nel cuore si acquisisce la consapevolezza che è stato proprio l’impulso verso l’Infinito a spingerci ad affrontare un determinato ostacolo che non viene più considerato come qualcosa di negativo, ma come una benedizione.
Ogni problema che dobbiamo affrontare rappresenta comunque un’opera del Padre, sebbene momentaneamente non si riesca a vederne la perfezione; se si cerca di evitare le difficoltà della vita, l’attrito che si genera tra la personalità e la volontà dell’anima conduce alla malattia, ovvero la cosa più risvegliante che possa capitare a un essere umano; quando si sta male, si è costretti a riflettere sulla propria condizione esistenziale, senza avere possibilità di scappare.”

Lo spazio dedicato a Frammenti di un nuovo insegnamento di Fabio Grimaldi è terminato.
Alla prossima occasione e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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Tornare alla sorgente - Osho (meditazione)Titolo: Tornare alla sorgente (Coming home).
Autore: Osho.
Argomenti: meditazione, spiritualità.
Editore: Mondadori.
Anno: 2018.
Voto: 8.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino, Amazon.

 

Ormai ho perso il conto dei prodotti di Osho che sono passati sul sito, giacché tra libri, video e carte ho recensito parecchia roba…
… e ogni santa cosa di qualità elevata, quando più o quando meno, tanto che ormai tendo ad assegnare ai prodotti che portano la sua firma una votazione elevata d’ufficio, ben sapendo che il gradimento individuale sarà dovuto essenzialmente a ciò che serve alla persona (beh, è sempre così peraltro) e non tanto alla consapevolezza di Osho, che c’è sempre.

Tornare alla sorgente è un libro recente, datato 2018, e come tanti dei testi prodotti col “marchio Osho” non è opera diretta del maestro indiano, ma una sorta di collage di suoi brani, presi da altri libri e magari anche da discorsi tenuti dal vivo.

Non a caso, conoscevo già svariate parti che compongono il libro, il quale peraltro non è molto lungo: di formato ridotto, quasi tascabile, e di circa 140 pagine, è scritto con spazi larghi tra le linee, con vari disegni tra i brani stampati e numerose pagine senza testi ma con disegni.
Di fatto, si tratta di un libriccino molto veloce da leggere, ammesso che chi legge se lo voglia leggere velocemente, cosa tendenzialmente non ideale per i testi dei maestri o comunque per i testi che hanno molto da dire o dare.

Se, formalmente, i 13 euro del prezzo sono sproporzionati rispetto al numero di pagine reali stampate (magari qualcuno potrebbe fermarsi a tale rapporto numerico), la qualità dei contenuti nonché la qualità editoriale elevano enormemente il valore di Tornare alla sorgente, che in sintesi propone diversi metodi di meditazione e di indagine interiore. Uno spunto e un metodo, uno spunto e un metodo: il testo va avanti così, e a conti fatti propone molto, pur in uno spazio ristretto.

Tra la qualità editoriale e il valore dei contenuti, Tornare alla sorgente è un prodotto di ottimo valore, e quanto a Osho non val nemmeno la pena di commentare, giacché Osho è Osho.

Buona lettura agli appassionati del maestro indiano o a coloro che cercano alcune strategie di consapevolezza facilmente applicabili e spiegate in modo semplice… o anche a coloro che cercano un libro ben curato e bello a vedersi e a sfogliarsi.

Fosco Del Nero

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Istruzioni per gli angeli - Igor Sibaldi (spiritualità)Titolo: Exotropia
Autore: Fabio Marchesi.
Argomenti: esistenza, scienza, mente.
Editore: Tecniche Nuove.
Anno: 2006.
Voto: 4.5.
Recensione qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino, Amazon.

 

Eccoci qui con l’articolo di approfondimento dedicato a Exotropia, libro scritto da Fabio Marchesi nel 2006.
Come di consueto, andiamo a leggere alcune citazioni tratte dal libro oggetto dell’approfondimento.

Partiamo da una citazione che contiene una storiella, la quale spiega in maniera intuitiva come mai la scienza sperimentale non può e non potrà mai arrivare a comprendere alcuni fenomeni dell’esistenza.
“Lungo una strada, in una sera tarda e buia, un uomo è chinato verso terra intento a cercare qualcosa alla luce di un lampione. Un passante gli chiede che cosa stia cercando.
“Sto cercando la mia chiave di casa, è una piccola chiave.”
Il passante lo guarda e replica: “Se vuole l’aiuto a cercarla”.
“Sì, grazie!”
A quel passante, poi, se ne aggiunge un altro e altri ancora.
Trascorrono diversi minuti, tutti sono chini a cercare quella piccola chiave alla luce di quel lampione, ma nessuno riesce a trovarla.
Trascorre altro tempo fino a quando uno di loro si rivolge all’uomo che ha perso la chiave e gli chiede: “Ma è sicuro di averla persa qui?”.
E lui risponde: “No, l’ho persa più o meno laggiù”.
Tutti sgomenti, allora, si rivolgono a lui: “Ma perché allora la cerca qua?”.
“Perché là è buio, mentre qua si vede.”
I modelli dominanti della realtà che l’uomo ha definito dopo secoli di osservazioni, riflessioni e ricerche prevedono, normalmente, che un fenomeno, per essere considerato scientificamente reale, debba non solo essere osservabile ma anche ripetibile e, possibilmente, dimostrabile; debba comunque poter essere, direttamente o indirettamente, visibile e misurabile, cioè che sia, riferendoci alla storiella precedente, “alla luce del lampione”.
Non solo tutto ciò che non rientra nell’ambito di quell’osservabilità, diretta o indiretta, non viene considerato reale, ma qualsiasi cosa si crede possa esistere (in genere per spiegare altri fenomeni osservabili) viene “cercata” solo dove può essere osservata o misurata e, fino a quando non lo è, se ha un supporto teorico convincente, viene eventualmente considerata un’ipotesi teorica. La sua eventuale successiva osservazione o misurazione, se è possibile, viene considerata la prova “indispensabile” della sua esistenza, ma senza l’ulteriore conferma della sua ripetibilità che possa permettere di fare previsioni, anche una o poche osservazioni non sarebbero comunque sufficienti per ritenere “scientificamente” reale quella cosa.
Ma se quella “cosa” fosse da tutt’altra parte o, semplicemente, non fosse, per sua natura, osservabile, misurabile o ripetibile? Non solo non potrebbe essere mai trovata, vista o misurata ma, altresì, non verrebbe considerata una cosa reale.”

Parlando di cose reali, per quanto strane e curiose, vediamo il caso dei bambù… e la difficoltà della scienza occidentale di approcciarsi a fenomeni come questo.
“Vi sono molti fenomeni che sono riconosciuti come veri solo perché accadono e sono evidenti, ma i modelli tradizionali della realtà non sono in grado di dare ad essi delle vere spiegazioni. Prendiamo ad esempio la fioritura dei bambù: le piante di una stessa specie di canna di bambù sono capaci di fiorire imprevedibilmente e simultaneamente, anche dopo decenni dall’ultima fioritura, ovunque siano nel mondo; ciò accade anche se le piante hanno un diverso DNA.
Molte altre esperienze, come quelle in cui qualcuno possa “percepire” a distanza la sofferenza di una persona che ama, che qualcuno possa sviluppare una malattia per effetto di conflitti emotivi o esperienza traumatiche vissute nel passato o che qualcuno possa vivere coincidenze “imprevedibili” e “incredibili”, e altre che vedremo, vengono comunque ritenute fenomeni casuali. Il tradizionale metodo scientifico di indagine della realtà ha portato l’uomo ad escludere che possano avvenire fenomeni che non siano il solo semplice effetto delle leggi causali in cui ha scelto di credere; ogni fenomeno che non è razionalmente spiegabile da leggi causali viene considerato “casuale” o frutto di autosuggestione, di fantasie, trucchi o mistificazioni.
I modelli comunemente accettati della realtà non prevedono spiegazioni per ciò che non può essere ripetibile e quindi prevedibile forse perché non sanno spiegare come possano avvenire. Quando non si conoscono o non si crede a quelle che possono essere considerate le cause di un fenomeno, si continua a credere nella “fatalità”, nel caso.”

Segue ora un’altra storia, al contempo bella e triste. La cosa bella è data da quanto un singolo uomo, peraltro sconosciuto ai più, abbia contribuito alla medicina; la cosa brutta è data da ciò che ha passato in relazione all’ottusità imperante negli ambienti umani che si basano solo sui sensi.
“Fino al XIX secolo, il fatto che le malattie potessero essere trasmesse e causate da microrganismi come batteri o virus, tanto piccoli da essere invisibili, appariva una cosa inaccettabile o incredibile. Il Dott. Semmelweis (1818-1865) aveva avanzato questa ipotesi quando era primario all’Ospedale Generale di Vienna partendo esclusivamente dalle sue intuizioni e senza alcuna prova sperimentale. Allora, i medici non ritenevano necessario lavarsi le mani prima di visitare i pazienti, nemmeno dopo aver sezionato cadaveri. Il Dott. Semmelweis introdusse nel reparto d’ospedale che dirigeva l’obbligo sia di lavarsi accuratamente le mani con una soluzione disinfettante da lui ideata a base di cloruro di calcio, sia di cambiarsi i camici, spesso sporchi di pus e sangue, prima di qualsiasi contatto con altri pazienti. Secondo Semmelweis un accurato lavaggio con quella soluzione avrebbe eliminato quelle che lui chiamò “particelle cadaveriche”, così piccole da non poter essere viste.
Questa sua iniziativa ebbe due effetti principali: quello di ridurre drasticamente il numero dei decessi nel suo reparto, e quello di cominciare ad essere prima deriso dalla classe medica, poi emarginato e quindi licenziato ed espulso dall’ospedale e dall’università di Budapest.
È difficile negare che l’uomo sia spontaneamente portato a credere che sia reale solo ciò di cui si può avere un’esperienza sensoriale diretta o strumentale. L’uomo è portato ad accettare solo ciò che appartiene alla sua esperienza sensoriale: questo costituisce un limite che gli impedisce di comprendere la natura della realtà in cui vive.”

Segue ora una breve citazione di Exotropia in cui si spiega in cosa consiste la famosa “interpretazione di Copenaghen”: si tratta di un principio di grande importanza concettuale ed esistenziale.
“La maggioranza dei membri della comunità scientifica aderisce alla cosiddetta “interpretazione di Copenaghen” della fisica moderna, secondo la quale, a livello atomico, non esiste semplicemente alcun mondo “reale” fino a quando non viene compiuta una misurazione o un’osservazione.
Prima che ciò avvenga, c’è soltanto una gamma infinita di possibili eventi che possono o no realizzarsi, ed ogni evento successivo ha a sua volta infinite possibilità coesistenti di realizzarsi fino a quando viene effettuata un’osservazione e l’evento viene così, grazie ad essa, “attualizzato”.
L’idea di una realtà esterna che può seguire il suo corso in modo del tutto indipendente da chi la osserva è stata superata da una concezione che fondamentalmente unisce non solo osservatore ed osservato, ma l’intera umanità in una realtà che esiste solo quando qualcuno la osserva, perché la osserva, perché dirige su di essa la sua attenzione.”

Concludiamo con un brano relativo a giudizio, punti di vista, giustezza e perfezione.
“Una persona può vivere un’esperienza emotivamente dolorosa come una separazione “fisica”, la fine di una relazione affettiva in cui può anche avere sofferto molto. Se giudica tale esperienza come fine a se stessa, il giudizio non può che essere negativo, ma se anche solo si avvicina alla possibilità di giudicarla in un contesto “globale” della sua vita e della vita della persona da cui si è “separato”, a volte, spesso con “il senno del poi”, quella separazione vissuta dolorosamente può rivelarsi la cosa più “giusta”, “positiva”, “evoluta” che potesse accadere, a lei e all’altra.
Ogni giudizio, quando è riferito a un fenomeno o ad un’esperienza di vita che si considera “isolato dal tutto” in cui è avvenuto, non può essere obiettivo. Forse anche per questo è difficile credere che la tendenza naturale di ogni cosa, dell’essere umano e dell’intero Universo sia la sua evoluzione.
Molti non credono ad un Dio solo perché associano a “lui” concetti di amore e carità e non si spiegano come allora possano esistere tante esperienze che giudicano ingiuste o dolorose. Giusto o sbagliato, utile o dannoso, bello o brutto, ordinato o disordinato, felice o infelice, più o meno evoluto sono solo giudizi mani che risentono dell’incapacità della mente umana di avere una percezione sensoriale, una visione unitaria del tutto. Una visione capace di rispecchiare e considerare il collegamento che esiste fra ogni cosa che esiste e l’influenza che ogni cosa può avere su ogni altra.
Ogni cambiamento è relazionato, ed in parte dipendente, da ogni altro cambiamento che avviene nell’universo nel rispetto di un unico grande fine a cui l’Universo tende: evolvere. Indipendentemente dalla capacità dell’uomo di comprendere anche solo che cosa significhi “evoluzione”.”

L’approfondimento con Exotropia di Fabio Marchesi è concluso.
Alla prossima occasione e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

[Osho – La via del cuore]

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