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Parole di Potere

Phantom self - David Icke (approfondimento)Titolo: Phantom self.
Autore: David Icke.
Argomenti: cospirazionismo, politica, società, esistenza.
Editore: Macro Video.
Anno: 2016.
Voto: 4.5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

La valutazione di Phantom self di David Icke è stata piuttosto severa, non tanto per i suoi contenuti, che anzi sono più “avanti” di quelli del primo David Icke (e anche del secondo), ma soprattutto per un discorso tecnico legato proprio alla progettazione del dvd.

A riprova di ciò, il presente articolo di approfondimento mostrerà svariate citazioni, un po’ prese dal libretto e un po’ prese dal video, di sufficiente interesse… pur non essendo certo David Icke un maestro.

Partiamo dalla frase con cui inizia il prodotto, che sta a metà via tra Matrix ed evoluzione personale.
“Siate l’anomalia, l’aberrazione, l’errore, l’inconveniente, la diversità, il dato indecifrabile.
Lasciate che guardandovi scuotano le loro teste uniformate.
Lasciate che si vergognino di voi. Che si imbarazzino. Che si incazzino.
Vi insulteranno. Voi lasciateli fare. Lasciateli che si prendano gioco di voi.
Che vi additino. Che ridano. Resistete al loro scherno.
Siate la loro vittima, il loro zimbello. Siate ai loro occhi un clamoroso fallimento.
Una tigre non perde il sonno curandosi di ciò che pensano le pecore.
Andate avanti.
Siate la cicatrice sul loro modo di vedere le cose e sulla loro normalità!
Vi detesteranno. Vi temeranno. Desidereranno essere come voi.”

Segue una frase su conoscenza e potere personale.
“Le persone dicono che la conoscenza è potere, ma non è così: è l’utilizzo delle conoscenze che è potere.
Avere una conoscenza e non utilizzarla è come non averla.”

Torniamo per un attimo al David Icke cospirazionista, giusto per chiarire com’è la questione secondo lui.
“Tutte le vite sono importanti, e tutti ci siamo dentro.
Questa non è una cospirazione per rendere schiavi i bianchi, i neri, gli italiani, gli australiani, gli ebrei; questa è una cospirazione per rendere schiavi tutti noi.”

Ancora…
“Tutta la società umana è una fasulla e simulata realtà “informatica” che la gente considera reale.
Il mondo è un’Alcatraz planetaria ideata di proposito.”

E ancora… ma stavolta in modo umoristico.
“Non sono in prigione.
Posso andarmene quando voglio-no.”

E ancora… ma stavolta in modo sarcastico..
“Vai al lavoro. Sposati. Fai dei figli. Segui la moda. Sii normale. Rimani con i piedi per terra. guarda la tv. Obbedisci alla legge. Risparmia per la vecchiaia.
Ora ripeti dopo di me: “Io sono libero”.”

Viene adesso una citazione sulla scelta delle proprie priorità.
“Per la maggior parte della gente, l’esplorazione di sé e della realtà è ben lungi dall’essere una priorità.
“Chi sono io?” spesso è l’ultima domanda che ci si pone, e non la prima come invece dovrebbe essere, per lasciare ampiamente il posto a interrogativi considerati essenziali del tipo: quale lavoro devo fare? Quale vestito mi devo mettere? Quale cellulare devo comprare? Come posso fare un sacco di soldi? Chi sposerò? Dove andiamo sabato sera?
Lo sport, ad esempio, per molti è assai più importante e prioritario di domande come “cos’è la realtà?”.
Non sto dicendo che questi argomenti siano da accantonare, o che lo sport non possa essere un passatempo o una bella attività, ma in assenza di una prospettiva più ampia la nostra visione periferiva può bloccarsi e noi perdiamo la capacità essenziale di riuscire a vedere ciò che le autorità non vogliono che vediamo.”

Parlando di personalità-ego e di sé superiore-anima… anche se David Icke ha coniato dei termini suoi, forse per questioni di copyright.
“Per essere in questo mondo, ma non completamente di questo mondo (in termini di percezione della realtà), dobbiamo rimanere connessi con il nostro Sé Infinito.
Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, gli individui vengono manipolati affinché rimangano isolati all’interno di una bolla di limitata consapevolezza basata sull’autoidentità: il Sé Fantasma.
Una volta presi in trappola, costoro vivono una falsa identità che li rinchiude saldamente dentro una prigione percettiva dominata dal “piccolo io”, dal senso di impotenza e da una vita di limitazioni.
Quando siamo connessi al nostro Sé Infinito vediamo il mondo per ciò che é. Nel momento in cui perdiamo questa connessione vediamo il mondo per come ci dicono che sia.”

Stiamo per concludere con Phantom self. Se finora l’articolo di approfondimento è stato divertente, adesso chiudiamo in modo un po’ più sostenuto, mostrando il lato più bello di Icke.

Primo invito relativamente ai bambini.
“Cominciamo dal non far addormentare i bambini.
Teniamoli svegli fin dalla prima infanzia.
Se i nostri figli non dimenticano mai quello che sono, questo è il dono più grande che possiamo dare loro.”

Secondo invito relativamente a noi stessi.
“Quando noi stiamo insieme, la tirannia finisce.
Quando noi amiamo, la tirannia finisce.
Ti offro pace. Ti offro amore. Ti offro amicizia.
La mia saggezza fluisce dalla sorgente più alta. Io riconosco quella sorgente in te.
Lavoriamo insieme.
Io sono amore.
Tu sei amore.
Noi siamo coscienza infinita… semplicemente ce n’eravamo dimenticati.
L’amore infinito è l’unica verità, tutto il resto è illusione.
Siamo uno.”

Terzo invito, relativamente alla rivoluzione che attende l’umanità.
“Siamo uno.
Ma non lo dobbiamo affermare come concetto intellettuale.
Viviamolo nelle relazioni con gli altri.
Amiamoci: questa è la rivoluzione, la rivoluzione della coscienza.”

Con il video Phantom self di David Icke abbiamo terminato.
A presto.

Fosco Del Nero

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I racconti di Belzebù a suo nipote - George Ivanovitch Gurdjieff (esistenza)Titolo: I racconti di Belzebù a suo nipote.
Autore: George Ivanovitch Gurdjieff.
Argomenti: esistenza, quarta via.
Editore: Neri Pozza.
Anno: 1925-1930.
Voto: 7.5.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Fino a questo momento mi ero accostato a G.I. Gurdjieff “per interposta persona”, ossia tramite i resoconti dei suoi allievi, in primis P.D. Ouspensky (Frammenti di un insegnamento sconosciuto, La quarta via, ma anche il film Incontri con uomini straordinari e altre fonti, dalla musica di Franco Battiato ai testi di Salvatore Brizzi e altro ancora, compresa un’amica che è stata a lungo all’interno di una sorta di comune-scuola di quarta via).

Di recente ho deciso di dare un’occhiata di persona, e ho voluto seguire la trilogia predisposta dallo stesso maestro armeno, che comincia con un libro mica da ridere, già nel titolo: I racconti di Belzebù a suo nipote.

Il titolo, di per se stesso provocatorio, è nulla in confronto a ciò che aspetta il lettore al suo interno, cosa che chiarisce in modo molto chiaro quanto intendeva Ouspensky quando diceva che “monsieur Gurdjieff” rendeva ai suoi allievi il lavoro complicato e impegnativo (anche in banalità come nell’avvisarli tardi e all’improvviso di una riunione del gruppo), proprio per testarne la motivazione e accrescerne la forza e l’attenzione grazie alla pratica di uno sforzo.

Beh, tutta la lettura de I racconti di Belzebù a suo nipote è la pratica di uno sforzo, e anzi lo sforzo è richiesto già prima di cominciare, nel momento di decidere di leggere un mattone (infatti è rosso) di quasi 1000 pagine stampate in modo discretamente fitto.

Presa la difficile decisione, occorre affrontare come prima cosa una lunghissima introduzione, in cui non viene detto niente di rilevante e che sembra scritta a bella posta per scoraggiare e fiaccare lo spirito dei più.
Se si resiste a tale parte introduttiva (di circa 120-130 pagine…), si constata un linguaggio pesantissimo, fatto di frasi lunghissime, ricche di subordinate, aggravate dal punto di vista dell’uomo contemporaneo da un linguaggio antico, e ulteriormente appesantite da moltissimi termini inventati, una moltitudine… che a volte Gurdjieff spiega e a volte no, in modo da mantenere sempre viva l’attenzione del lettore.
Peraltro, l’autore consiglia di leggere il libro tre volte in modo da padroneggiarne per bene i contenuti… una vera e propria impresa titanica. Anzi, tre imprese, giacché un’impresa è anche solo la singola lettura, tanto che perfino nei centri di Quarta Via si salta sovente la lettura di tale libro, ricorrendo invece a qualche riassunto (il che fa ridere solo a dirlo, ma vabbè). In effetti, ci saranno forse venti o trenta persone in tutta Italia ad aver letto  I racconti di Belzebù a suo nipote

Detto della struttura e dello stile volutamente complesso, criptico, pesante e fiaccante, veniamo ora ai contenuti del libro…
… che, tecnicamente, è un libro di fantascienza, dal momento che racconta la storia di un alieno, di nome Belzebù, un essere umanoide con tanto di corna e coda, il quale illustra al suo caro nipote Hassin le caratteristiche psicologiche degli strani esseri che abitano il pianeta Terra, i quali ha avuto il caso di conoscere per via di numerose discese sul pianeta lungo molte migliaia di anni, essendo Belzebù un essere dalla lunga durata di vita.

Con questo escamotage, che peraltro per certi versi sa di ufologia ante litteram (ante litteram si fa per dire, visto che vi sono testimonianze ufologiche in ogni luogo e in ogni tempo, anche antichissimo, geroglifici egizi compresi), G.I. Gurdjieff mostra al lettore le distorsioni di vita del genere umano del passato e del presente (siamo intorno al 1930), mostrando al contempo, pur senza dirlo mai a chiare lettere, la direzione opposta verso cui andare.

In ciò, il maestro armeno fa in tempo a parlare di tutto (vorrei ben vedere, in 1000 pagine), e soprattutto di cose pratiche: alimentazione, vestiario, igiene, sessualità, usanze sociali, sport, guerre.
Ma soprattutto, tra le righe, invita a una visione ampia dell’esistenza e all’aumento della consapevolezza, che in fin dei conti è l’unico modo affinché le cose migliorino da ogni punto di vista: salute personale, salute collettiva, guerre, educazione, società, compassione, etc.
In tutto ciò, non manca un certo lieve umorismo, che contribuisce a rendere più gradevole la lettura del mattone rosso.

Non mi dilungo nella recensione del libro, lasciando solo un mio breve commento finale, sul fatto che valga la pena leggerlo o meno. Di mio, caldeggio sempre la lettura dei grandi insegnanti del passato, perché se erano grandi c’era e c’è tuttora un motivo, e la loro consapevolezza permane nelle opere che hanno lasciato.
Tuttavia, hanno senso anche gli insegnanti del presente, pur se fossero meno grandi, in quanto parlano con un linguaggio e degli esempi più vicini all’essere umano di oggi. In questo senso, la forbice, la distanza con i tempi presenti de I racconti di Belzebù a suo nipote è enorme, letteralmente, e quel che è sicuro è che per la gran parte delle persone la lettura del suddetto libro sarebbe tempo impiegato non al meglio. Senza contare che qualcuno potrebbe anche avere già assimilato quanto espresso da Gurdjieff, e allora la lettura sarebbe ancora meno utile. E senza contare che la gran parte delle persone non ce la farebbe proprio a leggerlo.

Come sempre, ognuno deve decidere per sé, sapendo in questo caso che i contenuti ci sono, che il lettore sarà costretto a un grande sforzo e che, rimanendo attento, certamente apprenderà qualcosa su vari livelli (e comunque lo sforzo è sforzo e produce risultati da sé).
Nel caso, un consiglio: cominciare il libro tenendo un breve dizionario dei termini inventati da Gurdjieff (indimenticabili i “partk dolg-doveri esserici”, per non parlare dell’“organo kundabuffer”, che credo mi perseguiterà per tutta la vita).

Andrò a leggermi ora il secondo libro della trilogia prevista da Gurdjieff stesso, ossia Incontri con uomini straordinari, seguito poi a sua volta da La vita è reale solo quando io sono.
Ne approfitto anche per sintetizzare l’obiettivo dei tre libri come riferito da Gurdjieff stesso: il primo avrebbe dovuto demolire le convinzioni errate dell’uomo moderno, il secondo avrebbe dovuto preparare il terreno per nuovi apprendimenti, e il terzo avrebbe dovuto effettivamente portare i suddetti nuovi insegnamenti.

Vi sarebbero inoltre altri due libri esterni alla trilogia prevista da Gurdjieff per trasmettere il suo insegnamento: il primo è Vedute sul mondo reale, mentre il secondo è Il nunzio del bene venturo (in realtà la sua prima pubblicazione, ma poi da lui stesso fatto ritirare dal commercio).

Nel caso siate dei coraggiosi, buon divertimento con I racconti di Belzebù a suo nipote di George Ivanovitch Gurdjieff.

Fosco Del Nero

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Libri di sviluppo personale che vale la pena rileggere - 5Era da parecchio tempo che non proponevo un “numero” della rubrica “Libri di crescita personale che vale la pena rileggere”, per il semplice fatto che non avevo riletto più niente.

Riletto o rivisto, giacché l’ambito della rubrica si è esteso anche ai dvd, che anzi nel caso presente sono anche in maggioranza, essendo due su tre.
I seguenti tre, per la precisione:
Alchimia contemporanea, di Salvatore Brizzi,
Il manuale del giovane mago, di Cornelius Rumstuckle,
Stati di coscienza superiore, di Osho.

Alchimia contemporanea
Lo avevo visto per la prima volta secoli prima, e nel mentre Brizzi aveva fatto molta strada, per cui mi era venuta la voglia e la curiosità di rivederlo, per vedere e confrontare.
Il video (che curiosamente nel mentre è stato tolto dal mercato) è sempre valido e presenta contenuti di valore… anche se occorre dire che vi è una grande distanza tra il Brizzi di allora e quello di adesso.
Ottimo segno, ovviamente, a parte un dettaglio su cui tuttavia non mi dilungo.

Il manuale del giovane mago
Cambiamo decisamente genere, e passiamo ad un libercolo curiosissimo, destinato esplicitamente a infanzia e adolescenza, che comunque, zitto zitto, le sue belle cose le dice, e che anzi considero una lettura estremamente educativa per i piccoli… ma anche per i grandi, giacché parla di presenza, energia interiore, visualizzazione, rilassamento-meditazione, etc.
Certo, in modo infantile e immaginifico, ma intanto ne parla.
Curiosità: l’autore è un autore che, sotto pseudonimo, era lo scrittore di librogame che preferivo da bambino-ragazzino, ossia J.H. Brennan… non un caso.

Stati di coscienza superiore
Cambiamo nuovamente genere, e di parecchio, venendo a Osho, che rimane il personaggio più mitico di tutti.
Ho deciso di rivedermi tutti i dvd di Osho che avevo, e ho cominciato con Stati di coscienza superiore, che poi, per coincidenza, era anche il primo che avevo visto ormai molti anni fa.
Era peraltro la mia prima esperienza con Osho, dal momento che non avevo letto nessun suo libro, ed è stato divertente per me rileggere la mia recensione di allora.
Video abbastanza lungo e impegnativo da vedere per la solita energia di silenzio e presenza di Osho, ma anche divertente a tratti, per la solita simpatia del maestro indiano.

Ed ecco che abbiamo concluso questa piccola e variegata reprise dei tempi andati (in un doppio senso, giacché, e questa frase la sto aggiungendo in tempo reale, ogni articolo che pubblico è stato scritto circa due anni prima della pubblicazione, il che, per la cronaca, rende il sito temporalmente sfasato rispetto al me attuale, come una luce che arriva da una stella distante un paio di anni luce).

Fosco Del Nero

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BAG

tarocchi

Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

[Osho – La via del cuore]

Parole di Potere

Il cammino del mago

Il mondo dall'altra parte

Copertina Parole di Forza

Copertina Il significato esoterico dei Vangeli

Copertina Corso di esistenza

Copertina Accademia della Guerra

Copertina Accademia della Guerra

Copertina Il Mondo Arcobaleno

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