SCHEDA DI “POM POKO”.
Titolo: Pom Poko (Heisei Tanuki Gassen Ponpoko).
Genere: anime, animazione, fantastico, commedia, drammatico, musicale.
Regista: Isao Takahata.
Anno d’uscita: 1994.
Valutazione qualitativa (1/5 stelle): ⭐⭐⭐⭐⭐.
Livello di interesse esistenziale (1/5 stelle): ⭐.
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TRAMA DI “POM POKO”.
La trama di Pom Poko è la seguente: la colonia dei tanuki viveva tranquilla nelle montagne intorno, quando le stesse sono invase dagli uomini e dal loro progetto di espansione urbana. Il progetto umano è quello di realizzare dal niente una città, Tama New Town, di circa 300.000 abitanti.
Va da sé che i tanuki non gradiscono questa espansione e decidono di contrattaccare. In seno alla colonia, tuttavia, vi sono due correnti di pensiero: quelli che vorrebbero un’azione forte e violenta, atta a dissuadere definitivamente gli uomini, e quelli che preferirebbero una linea più morbida, utile a far capire agli umani che non sono graditi, senza tuttavia scatenare una vera e propria guerra.
Queste due linee di pensiero (che rappresentano le fazioni umane più estremiste e più moderate) si alternano, con i tanuki impegnati sia in vere e proprie azioni distruttive, sia in messinscene dal taglio più burlesco. In entrambi i casi, essi si avvalgono di un loro potere, coltivato all’occorrenza: la metamorfosi.
Sì, perché nel film i tanuki, come altri animali (le volpi per esempio), possono mutare il loro corpo, assumendo le sembianze più disparate, tanto che la zona acquisterà presto la fama di luogo infestato dai fantasmi (divertente in particolare la scena del poliziotto e delle persone senza faccia).
Il contrattacco dei tanuki subisce però un inconveniente: la cultura umana si affaccia lentamente nella loro vita, sotto forma di televisione, hamburger, patate fritte, etc. In sostanza, essi non vogliono più che gli uomini se ne vadano, per non dover rinunciare a queste cose, che si procurano di soppiatto, ma desiderano che non invadano ulteriormente i loro territori.
L’essere umano, come plausibile, non si ferma, e in breve i tanuki avranno intorno a sé molto cemento e poco cibo. Chiameranno dunque in soccorso tre procioni-santoni esperti nell’arte della metamorfosi…
VALUTAZIONE DI “POM POKO”.
Pom Poko nasce da un’idea di Hayao Miyazaki, ma è poi sviluppato e diretto da Isao Takahata. L’impronta del primo, comunque, si vede tutta, sia nella tematica ambientalista, sia nel tono delle vicende, a metà tra impegno e umorismo.
Tecnicamente, Pom Poko è un film fantastico, giacché i protagonisti dello stesso sono i tanuki, dei cani-procioni parlanti e dotati di poteri magici.
I disegni sono ottimi, anche se la cosa era quasi scontata, trattandosi di un prodotto dello Studio Ghibli, e anche le animazioni sono fluide e convincenti.
Ciò che colpisce maggiormente di Pom Poko è il mix tra commedia e dramma: entrambi gli elementi sono molto forti e il film d’animazione sa far ridere quanto riflettere, in particolare sull’avidità umana (si potrebbe persino dire la sua ignoranza) e la sua incuranza nell’invadere e distruggere gli habitat altrui.
Inevitabilmente, si finisce per tifare per i tanuki, che sono vittime dell’urbanizzazione umana e che sono descritti come una razza allegra e positiva nonostante le difficoltà. Il genere umano, da questo quadro, non esce molto bene.
Commovente, pur nella sua semplicità, il finale del film, con una canzone essa stessa miscuglio tra spirito drammatico e ludico.
SCENE O CITAZIONI DA “POM POKO”.
Come tutti gli altri film dello Studio Ghibli che ho inserito nell’elenco dei film “esistenzialmente interessanti”, l’interesse non è dovuto a tematiche evolutive di per sé stesse, ma ad argomenti e valori dalla forte connotazione etica, tipici di tutta la produzione dello studio di animazione: il rispetto per la natura, il rispetto per le varie forme di vita, l’arroganza e l’avidità umane, la distruzione che la tecnologia rischia di portarsi appresso (in questo caso, la distruzione di un intero habitat naturale; in altri film, la distruzione dovuta alla guerra e alle sue armi).
Se questi sono i temi generali, validi per qualunque tipo di pubblico, in ambito giapponese il film acquisisce un ulteriore significato: la perdita del Giappone rurale, con le sue abitudini e il suo folklore, sottomesso alla frenesia dello sviluppo del dopoguerra.
Sono temi sempre molto attuali… che rimarranno tali sino a che l’intera umanità – dal momento che siamo entrati ormai in un’epoca globale in cui non ci si può disinteressare di quello che fanno le altre nazioni – non si sarà evoluta dal punto di vista coscienziale.
Altro concetto interessante: i tanuki cercano di utilizzare i loro poteri “spirituali” creando bellezza e arte, ipotizzando che la vista del “meraviglioso” ispiri gli umani e li porti a riconsiderare il tutto, ma inutilmente. Peggio, sono loro a essere influenzati verso il basso dall’alimentazione industriale umana e dal suo intrattenimento mediocre. Un monito interessante.
CONCLUSIONE.
All’interno della produzione ghibliana, vanno distinti i film di Hayao Miyazaki e gli altri. Tra gli altri, Pom Poko è forse il mio preferito, per qualità e per contenuti. Se la gioca probabilmente con I racconti di Terramare, che tuttavia è favorito dal fatto di essere un fan della saga letteraria della Le Guin.
Il già citato finale, scena e canzone, è la sintesi perfetta del film e forse anche della storia dell’umanità: da un lato espansione, da un altro lato sofferenza… ma, nonostante tutto, la vita va avanti e bisogna fare il meglio che si può nelle condizioni in cui ci si trova, a volte persino mischiandosi tra la folla per mimetizzarsi e sopravvivere (come le volpi insegnano ai tanuki).
Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce
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