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Gabriella Mereu

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4
On 22 febbraio 2012
Last modified:4 febbraio 2015

Summary:

Con l’articolo di oggi andiamo a dare uno sguardo ravvicinato al libro di La terapia verbale - La medicina della consapevolezza grazie a un paio di spunti estrapolati dal libro di Gabriella Mereu.

La terapia verbale - La medicina della consapevolezza - Gabriella Mereu (approfondimento)Titolo: La terapia verbale – La medicina della consapevolezza.
Autore: Gabriella Mereu.
Argomenti: salute, psicologia, medicina.
Editore: Gabriella Mereu.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino dei libri.

 

Con l’articolo di oggi andiamo a dare uno sguardo ravvicinato al libro di La terapia verbale – La medicina della consapevolezza grazie a un paio di spunti estrapolati dal libro stesso.

Nel primo Gabriella Mereu ci parla della differenza, a suo modo di vedere, tra malattie acute e malattie croniche, e peraltro si pone un quesito quasi cospirazionistico.
Nel secondo, invece, ci svela quella che secondo lei è la principale causa delle malattie nell’essere umano.

Prima citazione.
“La malattia acuta è quella che dura per poco tempo, quella cronica dura molti anni o anche tutta la vita. Alla luce di quello che so adesso, e ho appena detto, potrei già fare un’ipotesi sul perché certe malattie sono acute, come ad esempio l’influenza, e da acute possono diventare croniche, come per esempio la bronchite. Altre sono giò considerate croniche ad vitam, come per esempio il diabete.
Le malattie acute, secondo l’esame che ho fatto su certi pazienti, derivano da un’emozione latente nell’inconscio che si risveglia in seguito ad uno stimolo con un valore simbolico emozionale o che poggia su una credenza popolare: un mal di testa da vento, un dolore reumatico da umido, un mal di gola da corrente d’aria, una rinite da pollini. Le malattie croniche sono tali, da quel che ho visto dai miei studi di comparazione grafologia su scritti dei pazienti, perché poggiano su un terreno patogeno di tipo psicologico, un terreno depressivo che sviluppa una malattia cronica. L’origine della cronicità della malattia in alcuni casi potrebbe però essere un’altra e la spiegazione molto più banale della precedente. Questa mi è venuta in mente dopo aver letto nel bellissimo libro La mia voce ti accompagneràdi come lo psichiatra Milton Erickson era riuscito a guarire un’acne. L’autore narra di un caso di acne in un adolescente, guarito senza medicinali, solo perché il paziente non si era guardato allo specchio per due settimane. Mi hanno poi riferito della guarigione spontanea di malattie croniche come lupus e tumori, solo perché il malato “non ci aveva più pensato dopo aver cambiato vita”. Mi è allora venuto da pensare che la convinzione che una determinata malattia sia inesorabilmente cronica non fa altro che confermare, nell’inconscio del paziente, la sua cronicità: se il paziente non ci pensasse più potrebbe anche guarire spontaneamente.
E se le analisi e i controlli a cui sono sottoposti i malati non servissero ad altro che a confermare in loro, attraverso la paura, sentimento di origine della malattia stessa, la cronicità di essa?”

Seconda citazione.
“La causa più frequente delle malattie, per me, non sono i virus, ma i parenti. È, infatti, sempre da una relazione, da un legame, che si sviluppano i sintomi. Questo fatto è rivelato dalla lettura dei casi clinici che, per me, come ho già detto, equivale alla lettura della metafora della malattia, allo studio comparato delle grafie dei pazienti coi loro parenti e alle circostanze in cui le patologie sono incominciate e si mantengono. In ordine di patogenicità, la persona più pericolosa come causa di malattie mentali è fisiche è la mamma. La suocera e il marito stanno a pari merito, poi ci sono i cognati, il consorte e, in ultimo, i figli, specialmente quando si fanno più grandi e quando i genitori invecchiano. La statistica segue proprio quel detto “più i parenti sono vicini più fanno male”. Anche i colleghi di lavoro e i vicini di casa possono causare le malattie qualche volta, ma questi ultimi possono essere cambiati, i parenti no. Il sentimento più frequentemente causa di malattia è il sentimento di abbandono. Questo può essere distinto in paura di abbandono ed effettivo sentimento di abbandono per una separazione o lutto. Un altro tema frequente è il sentimento di repressione per paura di contravvenire alle aspettative delle persone vicine e della società in genere. In questo sentimento rientrano varie paure che poi scatenano le malattie. Le più frequenti sono: paura di far una brutta figura e, quindi, di essere svalutato agli occhi degli altri, sensi di colpa per aver agito in maniera lasciva con fatti o con pensieri e, quindi, aver disubbidito alla religione cristiana, parente stretto di questa paura è il timore di non fare bene il proprio dovere che può portare a forme ossessive. Da questo deriva la pignoleria e la mania di controllare e criticare che sono sentimenti patogeni per chi li porta e per quelli che ne fanno le spese. Il sentimento più patogeno e padre di tanti altri sentimenti e guai, in genere, è quello dell’orgoglio. L’orgoglio porta con sé l’invidia, il risentimento, l’attitudine al comando, che sono altrettanti sentimenti forieri di malattie. L’orgoglio, inoltre, è l’ostacolo maggiore alla mia terapia. Il paziente orgoglioso, quando mi rivolgo a lui nella mia maniera semplice e diretta, mi guarda dall’alto in basso e non si lascia penetrare dal mio messaggio, anche a costo di continuare a stare male. Questi sentimenti soffocano il bambino che è in noi, che poi ci fa i dispetti con le malattie. Perché lui desidera solo stare tranquillo, godere dei piaceri e giocare. Nelle mie terapie, spesso, gli parlo direttamente e lo apostrofo. Mentre al paziente do del lei, rivolgendomi a lui do del tu. Quando il paziente ride significa che ci siamo intesi e mi sta rispondendo.”

Terminato con La terapia verbale – La medicina della consapevolezza di Gabriella Mereu, a presto con nuovi articoli di approfondimento.

Fosco Del Nero

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