Review of: La quarta via
Product by:
Piotr Demianovich Ouspensky

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Rating:
4
On 9 aprile 2018
Last modified:9 aprile 2018

Summary:

La quarta via di Piotr Demianovich Ouspensky è un libro piuttosto ponderoso e concettuale, e per certi versi anche noioso e pesante, ma certamente non si può dire che manchi di citazioni valide...

La quarta via - Piotr Demianovich Ouspensky (evoluzione personale)Titolo: La quarta via (The fourth way).
Autore: Piotr Demianovich Ouspensky.
Argomenti: esistenza, evoluzione personale.
Editore: Astrolabio.
Anno: 1957.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

La quarta via di Piotr Demianovich Ouspensky è un libro piuttosto ponderoso e concettuale, e per certi versi anche noioso e pesante, ma certamente non si può dire che manchi di citazioni valide e interessanti, tanto che me ne sono segnato numerose per questo articolo di approfondimento e per la pagina facebook.

Vado dunque a proporne alcune, partendo dalla classica suddivisione interna alla “Quarta via” degli stati di consapevolezza dell’uomo, da addormentato a sveglio.
“Siamo fatti in modo tale da poter vivete in quattro stati di consapevolezza, ma, così come siamo, ne usiamo soltanto due: uno quando dormiamo, l’altro quando siamo ciò che chiamiamo “svegli”: cioè quando possiamo parlare, ascoltare, leggere e così via.
Ma questi sono soltanto due dei quattro stati possibili. Il terzo stato di consapevolezza è assai strano. Se qualcuno ci spiega cos’è il terzo stato di consapevolezza, cominciamo col pensare di averlo. Il terzo stato può essere chiamato consapevolezza di sé e la maggior parte delle persone, se interrogate, dice: “Certo che siamo consapevoli!”.
Occorre tempo sufficiente, o ripetuti e frequenti sforzi di osservazione di noi stessi, prima che riconosciamo il fatto di non essere consapevoli, di esserlo soltanto potenzialmente. Se ci viene chiesto, diciamo “Sì, lo sono”, e in quel momento lo siamo, ma il momento successivo cessiamo di ricordare e non lo siamo più.
Quindi, nel processo di osservazione di noi stessi ci rendiamo conto di non essere nel terzo stato di consapevolezza, di vivere soltanto in due stati. Viviamo o nel sonno o nella veglia; il che è chiamato consapevolezza relativa.
Il quarto stato, chiamato consapevolezza obiettiva, ci è inaccessibile perché può essere raggiunto solamente mediante consapevolezza di sé, divenendo cioè prima consci di noi stessi, in modo che in seguito possiamo riuscire a raggiungere lo stato obiettivo di consapevolezza.
così, oltre che con l’osservazione di noi stessi, cerchiamo di essere consci di noi stessi mantenendo la sensazione di “io sono qui”: nient’altro.”

O, per dirla in un modo più sintetico…
“L’uomo, prima che gli si dia la possibilità dello studio di sé, trascorre tutta la sua vita nel sonno.
Egli ha l’aspetto di uno che è desto, ma in realtà non è mai sveglio, oppure occasionalmente si sveglia per un momento, si guarda attorno e ricade nel sonno.”

Il successivo brano riguarda un elemento conseguentemente importante: non si può avanzare lungo il proprio percorso di risveglio senza uno sforzo volontario. Le cose non arrivano da sole.
“Normalmente la parola “evoluzione”, applicata all’uomo o a qualsiasi altra cosa, presuppone un tipo di evoluzione meccanica; intendo dire che determinate cose, per effetto di certo leggi note o ignote, si trasformano in altre e così di seguito.
Ma l’evoluzione dell’uomo, se avviene, può essere soltanto il risultato di conoscenza e sforzo; finché l’uomo sa soltanto ciò che può sapere in maniera comune, per lui non c’è, e non c’è mai stata, evoluzione.
Lo studio serio comincia in questo sistema con lo studio della psicologia, cioè con lo studio di noi stessi, in quanto la psicologia non può essere studiata, come invece può esserlo l’astronomia, fuori di noi.
L’uomo deve studiare se stesso.”

Corollario di quanto detto: lo sforzo è interno, e dunque la guerra è interna.
“Dovete comprendere che le cose esterne sono le meno importanti di tutte.
Le cose importanti sono quelle interne, la guerra interna.”

Ancora sull’importanza dello sforzo nel conquistare una sempre maggiore presenza.
“Lo sforzo di ricordare voi stessi è la prima cosa, perché senza di esso nessun’altra cosa ha il minimo valore.
Esso deve essere la base di tutto.
Solamente in questo modo potete passare dallo stato meccanico a uno stato più conscio.”

E ancora, per la serie “repetita juvant”.
“Lo sforzo è la nostra moneta.
Se vogliamo qualcosa, dobbiamo pagare con lo sforzo.
In base all’intensità dello sforzo e al tempo dello sforzo otteniamo risultati.
Lo sforzo richiede conoscenza.
Gli sforzi che possiamo fare sono sforzi di osservazione di sé e di ricordo di sé.”

Tutto in definitiva è correlato al livello di consapevolezza della singola persona.
“Tutto dipende dal livello di essere.
Non possiamo sapere di più a causa del nostro livello di essere.
Tuttavia la più piccola differenza nel livello di essere spalanca nuove possibilità alla conoscenza e al fare.”

Compreso ciò che la persona vede della vita.
“Non siamo capaci ci vedere livelli di essere superiori al nostro.
Possiamo giudicare il livello di essere soltanto al nostro stesso livello o a livello inferiore. È importante ricordare questo principio.”

E quando l’uomo è poco consapevole, gli capitano molti “accidenti”, come dice Ouspensky.
La vita dell’uomo-macchina, dell’uomo che non può “fare”, che non ha volontà o scelta, è controllata dall’accidente, perché le cose nella vita ordinaria accadono meccanicamente, accidentalmente; in esse non c’è ragione.
E, proprio come la vita esterna dell’uomo è controllata da influenze esterne accidentali, così la sua vita interiore è anch’essa controllata da influenze sia interne che esterne che sono ugualmente accidentali.
Comprenderete ciò se vi rendete conto di cosa significa che l’uomo è addormentato, che egli non può “fare”, non può ricordare se stesso, quando pensate al costante flusso inconsapevole di pensieri nell’uomo, ai sogni ad occhi aperti, all’identificarsi e al considerare, alle conversazioni mentali che avvengono in lui, alla sua costante deviazione verso la linea di minor resistenza.
La gente crede che gli accidenti siano rari, ma in realtà la maggior parte delle cose che le accade è accidentale.”

L’unico modo per evitare gli “accidenti” è… indovinate un po’? Lavorare su se stessi: ricordo, autosservazione, non identificazione, forza di volontà, amore incondizionato.
Facciamo un altro ripassino.
“La consapevolezza è una forza e la forza può essere sviluppata soltanto superando gli ostacoli.
Due cose possono essere sviluppate nell’uomo: consapevolezza e volontà.
Se l’uomo supera l’inconsapevolezza, possiederà consapevolezza.
Se supera la meccanicità, possiederà volontà.
Se comprende la natura dei poteri ch può raggiungere, gli sarà chiaro che questi non possono essere dati; questi poteri devono essere sviluppati con lo sforzo.”

Altro ripasso sul lavoro interiore, per chi si fosse distratto.
“Nel momento in cui uno comincia a lavorare e cercare di ricordare se stesso, a tentare di non identificarsi, di ricordare il sistema, comincia immediatamente l’attrito.
L’attrito crea energia.
Se le cose sono facili, non c’è attrito. Ma se mettete bastoni tra le ruote della meccanicità, questo crea attrito, che a sua volta crea energia.”

E chiudiamo con il solito discorso sullo sforzo, che coincide con l’impiego di energia, applicandolo alla questione del denaro, che come noto è un’energia come le altre, né più né meno, anche se in tanti nell’ambito “spirituale” la vorrebbero despiritualizzare, ossia vorrebbero escludere dal creato divino questa o altre porzioni del creato, a loro libera scelta e piacimento.
“Il pagamento è un principio. Il pagamento è necessario alle persone, perché senza pagare non ottengono nulla. L’idea del pagamento è importantissima e deve essere compreso che il pagamento è assolutamente necessario.
Si può pagare in una maniera o in un’altra e ognuno deve scoprirla da solo. Ma nessuno può ottenere nulla per cui egli non paghi.
Le cose non possono essere date, possono essere solamente comprate. Se si ha conoscenza, non si può darla a un’altra persona, perché soltanto se la paga l’altra persona può averla. Questa è una legge cosmica.
L’idea del pagamento è fortemente sottolineata nel Nuovo Testamento (Matteo, 13). L’uomo deve essere un buon mercante, deve sapere cosa comprare e quanto pagare.
Le cose non possono cadere dal cielo, non possono essere trovate, debbono essere comprate.
Ciò che uno può ottenere è proporzionale a quanto egli è preparato a pagare. E uno deve pagare in anticipo: non si fa credito.”

E così abbiamo (finalmente) terminato con il tomo La quarta via di Piotr Demianovich Ouspensky, libro tanto ricco di nozioni quanto poco divertente da leggere.

Fosco Del Nero

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