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Osho

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On 7 Ottobre 2021
Last modified:7 Ottobre 2021

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Ci apprestiamo a cominciare l’articolo di approfondimento dedicato al libro di Osho "Tornare alla sorgente", l’ennesimo libro del maestro indiano che ho letto e proposto ai miei lettori.

Tornare alla sorgente - Osho (meditazione)Titolo: Tornare alla sorgente (Coming home).
Autore: Osho.
Argomenti: spiritualità, meditazione.
Editore: Mondadori.
Anno: 2018.
Voto: 8.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardino, Amazon.

 

Ci apprestiamo a cominciare l’articolo di approfondimento dedicato al libro di Osho Tornare alla sorgente, l’ennesimo libro del maestro indiano che ho letto e proposto ai miei lettori.
Stavolta si tratta di un libriccino piuttosto breve e agile, ma comunque ho tratto da esso un gran numero di citazioni; come sempre, alcune le propongo qui, mentre altre compariranno nella pagina facebook.

La prima citazione proposto afferisce alla meditazione e alla sorgente originale.
“Tornare consapevolmente alla sorgente essenziale, ecco ciò che chiamo meditazione.
In quella sorgente, non solo del tuo essere ma del cosmo stesso, troverai la fiamma eterna dell’esistenza. Le cose vanno e vengono, le onde si sollevano e si abbassano, ma ogni cosa rimane perennemente radicata nel nulla.
Il nulla è semplicemente nulla, non si pone il problema di alcun radicamento: non viene e non se ne va. Al nulla non accade nulla… permane semplicemente, in un silenzio assoluto.”

Il secondo brano riguarda invece la sofferenza… e il suo enorme valore evolutivo.
“Devi conoscere la sofferenza, solo così saprai cos’è la felicità. Occorre uno sfondo: ogni esperienza richiede uno sfondo, per risaltare. Un Buddha deve vivere nel mondo per riconoscere la sua natura essenziale.
Tu devi vivere nel mondo per scoprire chi sei, altrimenti sarà impossibile.”

Passiamo dalla sofferenza alla beatitudine… ciò che peraltro è il risultato del percorso evolutivo umano.
“La beatitudine non appartiene al corpo né alla mente; ecco perché ha una profondità abissale, infinita. È la tua stessa anima, la tua natura essenziale, il tuo essere.
Il piacere va e viene, la felicità accade e poi scompare; la beatitudine è per sempre.
Perfino quando non ne siamo consapevoli è presente, come una corrente sotterranea: occorre solo scavare un po’.”

Torniamo ora alla meditazione e alla ricerca interiore, con una bella metafora sulle radici dell’albero.
“La ricerca del vero a cui ti invito è volgersi verso l’interno, esplorare la propria interiorità. Io non sono contrario all’esteriorità – il mondo esteriore è bellissimo – ma se non conosci la tua interiorità, il tuo mondo interiore, la tua sfera esteriore non potrà essere davvero bella. L’esteriorità può avere profondità, bellezza, gioia, soltanto se sei radicato nelle tue intime risorse interiori.
Se un albero vuole elevarsi alto nel cielo, se vuole toccare le stesse e sussurrare alle nuvole, deve prima scendere in profondità nel terreno con le sue radici: più sono profonde, più si può elevare.
La stessa cosa vale per l’interiorità e l’esteriorità: più sono profonde le radici nella dimensione interiore, più articolato sarà il tuo approccio alla dimensione esteriore. Se le radici toccano veramente la tua sorgente di beatitudine, i rami all’esterno avranno una fioritura stupenda.”

Proseguiamo l’approfondimento di Tornare alla sorgente. Il brano successivo ci parla della sacralità.
“La sacralità non è racchiusa unicamente nella dimensione interiore; anche l’esteriorità è sacra. D’altra parte, come prima cosa, di certo le tue radici devono crescere, solo allora i rami potranno seguire: se l’albero sviluppa prima il tronco, potrà solo cadere; non riuscirà a ergersi in tutta la sua maestosità.
Inizia, dunque, diventando più meditativo, sempre più estatico; allora, in modo del tutto naturale, svilupperai una nuova crescita all’esterno: sarai più vigoroso e ti eleverai sempre più in alto. E quando le radici sono nutrite interiormente dalla beatitudine, prima o poi i rami si colmeranno di fiori… è inevitabile!
Quello è il momento in cui si diventa un Buddha, un Cristo, uno Zarathustra.”

Ora seguono due parole sulla consapevolezza e lo sforzo necessario per coltivarla.
“Per essere consapevole all’inizio devi fare uno sforzo. Quando quello sforzo penetrerà e trasformerà una porzione del tuo essere, te ne puoi scordare: quella parte rimarrà cosciente. Non sono possibili delle ricadute, non c’è modo di ricadere nell’inconsapevolezza. A quel punto, puoi operare su un’altra parte del tuo essere; piano piano, passo dopo passo, si inizia a penetrare all’interno della propria dimora. E più scendi in profondità nel palazzo del tuo essere, più diventi estatico: il giorno in cui tutto il tuo essere si rivela ricolmo di luce è un giorno di giubilo!
E ciò che intende Gesù quando dice “Il regno di Dio è dentro di te. Ma sii sveglio”, e lo ha ripetuto mille e una volta: “Svegliati, rimani sveglio!”.”

Passiamo a cose pratiche: che c’è da fare in pratica?
“Io non suggerisco alcuna disciplina, non do mai alcun ideale. Do semplicemente una piccola strategia che dev’essere praticata, elaborata all’interno del tuo cuore; ovvero: sii più attento e più presente.
Fa’ tutto ciò che vuoi, ma fallo con una maggior consapevolezza.
Trasforma ogni opportunità in un espediente per diventare più consapevole, e ben presto in te fluirà una consapevolezza sempre più ampia, arriverà a inondarti…
A quel punto avvertirai le mani dell’intera esistenza che ti stanno aiutando. E nel momento in cui si percepiscono quelle mani divine, nasce la fiducia: adesso sai di non essere solo.”

Stiamo per concludere con Tornare alla sorgente: leggiamo ora un paio di righe sul testimone… e quindi parliamo ancora di osservazione e di consapevolezza.
“Ricorda: cristallizza sempre di più il testimone, la consapevolezza, la presenza consapevole, in modo che il tuo essere interiore, la tua interiorità, diventino una luce, una luminosità così piena e straripante da poter essere condivisa con gli altri.
Essere nell’oscurità è vivere al minimo, essere ricolmi di luce è vivere al massimo.”

L’ultima citazione proposta è su uno dei punti forti di Osho: meno sogni, meno mente, più realtà, più consapevolezza.
“Più metterai in disparte la mente, maggiore sarà la luce che si sprigionerà in te; infatti, quando sei libero da interferenze oniriche, le porte sono aperte, le finestre sono aperte… e il cielo ti raggiunge, il sole sorge e giunge fino al tuo cuore. La luce arriva fino a te.
Verrai colmato sempre più di verità, a mano a mano che sei sempre meno ricolmo di sogni.”

Abbiamo così concluso l’approfondimento di Tornare alla sorgente di Osho.
Alla prossima occasione.

Fosco Del Nero

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