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Parole di Potere

Prima di Io Sono - Mooji (esistenza)Titolo: Prima di io sono (Before I Am).
Autore: Mooji.
Argomenti: advaita vedanta, esistenza.
Editore: Ubaldini Editore.
Anno: 2012.
Voto: 8.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati con questo nuovo articolo di approfondimento: esso sarà dedicato a Prima di Io Sono, di Mooji.

Per questo articolo ho fatto una scelta un po’ particolare: lascerò le citazioni più “serie”, numerose dal momento che il testo è di valore e pieno di spunti validi, alla pagina facebook, mentre questo articolo sarà composto da alcune citazioni di storielle o metafore.
Molto serie come contenuti, ovviamente, ma più leggere come forma.

La prima citazione è una metafora sulla natura della mente e dei pensieri; non è una storiella, ma sarà utile a molti, da cui l’inserimento nell’articolo.
“Immagina di stare sulla banchina di un binario, alla stazione. Uno alla volta i treni arrivano, si fermano, le porte si aprono e si chiudono, e poi il treno riparte. Ma tu non devi salire a bordo.
Allo stesso modo, osserva soltanto l’attività del pensiero che appare sullo schermo della coscienza, senza però stabilire una connessione con tale attività. Non devi collegarti ad essa.
Vedrai che pensieri e sensazioni se ne vanno da soli, senza che li si debba costringere.
Resta neutrale, stai con la consapevolezza; sii la consapevolezza stessa.”

Passiamo ora alle storielle vere e proprie.
Partiamo da un brano che ci parla sempre della mente… e in modo davvero divertente e direi persino memorabile.
“Ascolta questa storia: c’è un uomo che ha preso un po’ di lezioni di guida e finalmente può affrontare la strada. Una mattina sta guidando in autostrada accanto all’istruttore e inizia a piovere. L’istruttore gli dice di azionare il tergicristallo, ma appena quello entra in funzione, l’uomo inizia a seguirlo con gli occhi e la macchina sbanda da una parte all’altra, con gli altri automobilisti che si mettono a suonare il clacson, pensando che sia ubriaco.
“Possiamo spegnere il tergicristallo?”, chiede l’uomo, “Mi distrae.”
“Guarda solo la strada e non ti distrarrà”, gli suggerisce l’istruttore.
“Almeno credo di dover tornare sulla corsia dei veicoli lenti”, riprende il primo.
“No”, risponde l’altro deciso, “concentrati sulla strada.”
“Non ci riesco”, fa l’uomo irritato, “i miei occhi si fissano automaticamente sul movimento del tergicristallo. Lo possiamo spegnere?”
“No, devi imparare a guidare con il tergicristallo acceso”, gli fa notare l’insegnante, “Concentrati solo sulla strada.”
“Ma è troppo pericoloso; non riesco ad andare dritto!”
“Stai solo attento alla strada, lascia perdere il tergicristallo.”
“È rischioso, farò un incidente!”, grida l’uomo. Gli altri automobilisti adesso gli strillano addosso e imprecano contro di lui: “Fatti da parte, razza di ubriacone!”.
La pioggia è torrenziale e il maestro di guida mette il tergicristallo alla massima velocità: “Concentrati solo sulla strada e rilassati.”
L’uomo al volante, sebbene in preda all’ansia, si fida delle parole calme dell’istruttore. Poco a poco la macchina riprende ad andar dritta dato che l’autista in qualche modo riesce a mantenere l’attenzione sulla strada, nonostante la gran velocità del tergicristallo. Si rilassa un po’. Adesso quel movimento non lo distrae più.
Con te è la stessa cosa. Concentrarsi sulla strada nel tuo caso vuol dire concentrarsi sull’osservatore neutrale invece che sui pensieri, sulle circostanze e i problemi apparenti. Rimani nell’osservatore. Non seguire il flusso della mente; non sei questo flusso. Mantieni l’attenzione dentro la consapevolezza.”

Seconda storiella: ci spostiamo dalla scuolaguida in strada a uno studio di un medico.
Anche in questo caso, la storiella è sia divertente sia istruttiva, e ci parla dell’ego.
“Ti racconto una storia: pieno di dolori, un signore va da dottore.
“Cosa posso fare per lei?”, gli chiede il medico.
“Mi fa male tutto”, fa l’uomo, “Se mi tocco qui”, e indica vicino al cuore, “mi duole. E se mi tocco qui”, spiega con il dito sul naso, “mi fa male.”
Il dottore è perplesso, ma continua a osservare il pazienza. Quello si tocca lo stomaco: “Ahi, mi fa male da morire!”, poi il sopracciglio, e si lamenta ancora.
Il medico lo visita a fondo e alla fine dice: “Senta, non riesco a trovare nulla che non va nelle zone del corpo che ha indicato. In realtà, è il dito che si è rotto!”.
L’‘io’ è il dito. Ovunque vada l’io, sorgono problemi.”

Le ultime due citazioni-storie sono più lunghe.
In questa penultima ci postiamo nella corte di un re dell’Oriente; passiamo dalla mente-ego delle precedenti citazioni all’essenza universale e alla consapevolezza.
“C’era una volta un re che desiderava raggiungere l’illuminazione. Si sentiva molto attratto dalla tradizione spirituale e filosofica dell’advaita vedanta, secondo cui esiste una sola realtà indivisa e onnicomprensiva, e noi stessi siamo tale realtà. Il re amava le conversazioni di argomento religioso e la compagnia di saggi e santi.
Un giorno un monaco nudo si mise di fronte all’entrata del palazzo. Aveva i capelli lunghi, le unghie lunghe e ricurve e portava con sé solo un bastone. Sembrava uno che viveva nella foresta.
Battè tre colpi sul gran portale del palazzo.
Una guardia venne ad aprire e dopo averlo squadrato dalla testa ai piedi, gli chiese: “Che vuoi?”.
“Ho un appuntamento con il re”, furono le parole del monaco.
“Aspetta qui”, rispose la guardia richiudendo la porta.
“Sire, c’è un monaco nudo fuori dal palazzo, e dice che ha un appuntamento con sua maestà”, riferì la guardia.
Al re piaceva scherzare, ma siccome stavolta era un po’ disorientato, ordinò alla guardia di chiedere allo straniero se fosse un ministro del regno. E così fece l’uomo: “Sei un ministro del re?”.
Il monaco scosse lentamente la testa e indicando il cielo rispose: “Sono al di sopra”.
La guardia comunicò al re questa risposta: “Sire, dice che è superiore a un ministro”.
“Superiore a un ministro? È un mio consigliere?”
“Sei un consigliere del re?”, domandò la guardia, tornata all’entrata del castello.
E ancora ricevette la solita replica: “Sono al di sopra”.
“Vostra maestà, il monaco nudo dice di essere superiore a un consigliere.”
“Davvero? Ma allora è un sacerdote? O forse un profeta?”, indagò il re.
“Sei un sacerdote o un profeta?”, lo interrogò la guardia.
“Al di sopra”, accennò il monaco col dito indice puntato.
“Al di sopra di un profeta?”, esclamò il re raddrizzandosi un po’, “Ma allora deve essere il sovrano di un altro paese.”
“Sei il sovrano di un altro paese?”, chiese la guardia, che era un po’ scettica riguardo al monaco.
“Sono al di sopra”, le fu risposto di nuovo.
Quando la cosa giunse al re, lui si alzò del tutto e tirandosi dietro lo strascico delle vesti si incamminò a grandi passi verso il portale del palazzo.
“Sopra a un re c’è solo Dio”, dichiarò il sovrano quando vide il monaco, dritto nella luce lunare: “Sei Dio?”
Ci fu un lungo e intenso silenzio.
Alla fine il monaco, gli occhi pieni di un bagliore selvaggio, proferì le parole: “Sono al di sopra”.
Il re fu colpito dalla forza e dalla presenza di quello strano monaco, ma non riuscì a trattenere la sua curiosità.
“Che cosa?”, esclamò con stupore e soggezione, “Nulla è al di sopra di Dio.”
Il viso del monaco si illuminò di un sorriso sottile: “Quello sono io”, fu il responso strabiliante.”

L’ultima citazione è ultima in senso stretto, dal momento che praticamente Prima di Io Sono si conclude con essa… ed è un gran bel finale, devo dire.
Andiamo stavolta nell’oceano a conoscere un’onda un po’ particolare.
“C’era una volta un’ondina ormai sfinita e turbata dal continuo andirivieni tra spiaggia e orizzonte.
Un giorno venne a sapere del Grande Oceano: un luogo dove non si vagava senza tregua alla mercé della corrente, e dove tutto era calmo e pieno d’amore. Sorse così in lei un immenso desiderio di trovare questo posto tranquillo, pur non sapendo da dove cominciare.
“Conoscete la strada per il Grande Oceano”?, chiedeva ad altre onde che passavano di là.
Un’onda anziana, appesantita da una quantità di alghe marine, le rispose: “Ne ho sentito parlare di questo Oceano, ma è molto lontano e ci vogliono tante vite per raggiungerlo”.
Un altro flutto gorgogliò: “Ho sentito dire che se siamo gentili e delicati, se facciamo davvero i bravi, al momento di morire ci ritroveremo lì, nel Grande Oceano”.
“Siete delle illuse, non esiste il vostro Oceano”, aggiunse con cinismo un gorgo vorticante.
“Ehi, vieni con me”, fece la voce cordiale di un’onda fresca e vivace, “conosco un flutto molto saggio che c’è stato davvero al Grande Oceano, e lo conosce bene. Te lo presento!”.
E partirono entrambe. Ma proprio al momento di andarsene un’altra onda brontolò: “Pazze siete! Perché sprecare tutte queste energie alla ricerca di un posto leggendario? Perché non vi accontentate di ciò che avete?”.
Giunta ben presto alla dimora del flutto saggio, l’ondina gli chiese: “Per favore, potresti mostrarmi il Grande Oceano?”.
Il flutto saggio scrosciò a ridere spruzzando tutto intorno la superficie acquosa: “Ma cosa credi che sia questo Oceano, bambina mia?”.
“Ho sentito dire che è un luogo meraviglioso, pieno di gioia, amore e pace costante”, fremette l’ondina.
Il flutto saggio continuò a ridere: “Amica mia, tu cerchi il Grande Oceano, ma sei tu stessa questa oceano; è buffo che tu non lo sappia!”.
Questo aumentò la confusione dell’ondina, che si irritò anche un po’: “Ma come può essere una cosa del genere? Io non vedo nessun oceano, vedo soltanto onde su onde”.
“Ma è perché pensi di essere un’onda anche tu”, rispose il flutto saggio sorridendo.
Al che l’ondina riempì di schizzi uno scoglio vicino, per la frustrazione: “Non capisco una parola di quello che dici! Me lo puoi far vedere il Grande Oceano sì o no?”, insistette impaziente.
“va bene, va bene, piccola amica; sei molto determinata, tu!”, replicò il flutto saggio, “Ma prima ti dispiacerebbe tuffarti a massaggiarmi i piedi, che mi fanno tanto male?”.
L’ondina si immerse e scomparve come onda.
E in quell’istante scoprì che il Grande Oceano non era altro che se stessa; aveva solo sognato di essere un’onda separata. Con questa consapevolezza si gustò il gioco di danzare in ogni onda, con gioia immensa.”

E con questo ultimo brano abbiamo terminato col bellissimo libro di Mooji Prima di Io Sono, testo davvero consigliato.

Fosco Del Nero

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Il gusto della gioia - Zoè Matthews (alimentazione)Titolo: Il gusto della gioia.
Autore: Mahiya Zoé Matthews.
Argomenti: alimentazione, salute.
Editore: Ananda Edizioni.
Anno: 2009.
Voto: 8.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Il giardinoAmazon.

 

Avevo da ormai molto tempo a casa Il gusto della gioia, il libro su alimentazione e cibo scritto da Mahiya Zoé Matthews ed edito da Ananda Edizioni.

E Mahiya Zoé Matthews è per l’appunto uno dei cuochi di Ananda Assisi, il centro Ananda italiano interno all’organizzazione fondata da Swami Kriyananda, l’allievo di Paramhansa Yogananda.

Ci ho messo un po’ a leggerlo, dunque, anche se l’ho sempre tenuto a vista, giacché il libro è bello anche solo da vedere, come peraltro capita solitamente per i libri di Ananda Edizioni, sempre ben curati nel formato, nei colori, etc.
Il gusto della gioia pare ancora più curato del solito, ed è un trionfo di foto, colori, inserti… editorialmente parlando, parliamo di un gran prodotto.

Veniamo ora ai contenuti: il testo è suddiviso in quattro parti essenzialmente, di cui due principali: la prima parte (circa 130 pagine) è argomentativa in relazione ad alimentazione e principi nutritivi (e chi già ha letto per conto suo Yogananda sa già dove si va a parare, ossia vegetarianesimo con tendenza vegana e crudista, e ovviamente largo spazio a frutta e verdura); la seconda parte (circa 20 pagine) propone alcune testimonianze direttamente da Ananda Assisi; la terza parte (210) è dedicata a numerose ricette, sia di cotto che di crudo; la quarta e ultima parte del testo (30 pagine) è costituita da un ricco apparato di appendice.

C’è molto materiale interessante in ognuna di queste parti, devo dire, tanto che senza dubbio il lettore, a proposito di cibo, troverà pane adeguato ai suoi denti, quali che siano. E in tutto aleggia un’atmosfera davvero bella e positiva… anche se la questione del vegetarianesimo o veganesimo rimane un po’ come un’ombra irrisolta sullo sfondo… e in ciò pure il dubbio su cosa avrebbe consigliato Yogananda nei tempi odierni, giacché ai suoi tempi i suoi consigli furono, per sua stessa ammissione, condizionati dalla società che egli aveva davanti.

Ma tale questione è un dettaglio all’interno di un’opera valida sia sotto l’apparato conoscitivo, sia sotto quello esecutivo delle ricette, per quanto da questo secondo punto di vista vi è il sospetto che alcune preparazioni siano adatte più ai cuochi di ristoranti o mense che non alla persona qualunque.

Nel complesso, comunque, Il gusto della gioia e la simpatica Zoè Matthews sono promossi con ottimi voti… e anzi vien la curiosità di provare la cucina di Ananda Assisi.

Fosco Del Nero

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Tantric sex - Eugene Gold, Cybele Gold (sessualità)Titolo: Uomini e Dei della Terra.
Autore: Biagio Russo.
Argomenti: storia.
Editore: Drakon Editori.
Anno: 2016.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati a questo nuovo articolo di approfondimento, dedicato a Uomini e Dei della Terra, libro di Biagio Russo del 2016 pubblicato da Drakon Edizioni. Articolo di approfondimento che, a dire il vero, inizialmente non era affatto previsto, dal momento che si tratta di un autore di genere storico-archeologico-linguistico, ma che compilo con piacere.

A dire il vero, le citazioni proposte sono piuttosto semplici, ma utili soprattutto per coloro che hanno ancora bisogno delle prove scientifiche, non avendo ancora accesso a piani di conoscenza più rarefatti.

Il primo brano proposto riguarda il binomio mente-cuore.
“L’azione della mente, congiunta con quella del cuore, fornisce all’uomo un potere grandioso, armonioso e incommensurabile.”

La seconda citazione continua a parlare del cuore, e nel dettaglio lo incorona come elemento più importante del corpo umano. Non per semplici motivi fisici, ma per ragioni più “energetiche”.
“Il campo elettromagnetico del cuore è il più grande e il più potente tra tutti quelli del corpo umano. la sua posizione “dominante” gli consente di esercitare quell’effetto che Christiaan Huygens, fisico e matematico olandese, inventore dell’orologio a pendolo, riscontrò ed approfondì con studi appositi: il fenomeno del trascinamento (entrainment in inglese).
Questo evento, riscontrabile in tutti i tipi di oscillazione, sia essa meccanica, sonora, elettrica, elettromagnetica, luminosa o nucleare, è considerato essere ricorrente nella natura. Esso si manifesta quando due sistemi oscillanti che interagiscono, pur avendo diversi e indipendenti periodi oscillatori, assumono lo stesso ritmo oscillatorio sincronizzandosi: il sistema più grande e con il ritmo più forte “trascina” l’altro.
Di fatto il sistema oscillante più grande, ossia il cuore, attraverso il proprio ritmo più forte, il battito cardiaco, aggancia e trascina il cervello, dando vita a quel fenomeno che nella musica è definito “risonanza”.
In buona sostanza, il cervello risponde al cuore e si fa trascinare.”

Il terzo brano cita alcuni grandi scienziati del passato riguardo all’energia, e vi aggiunge un concetto, sintetizzando il tutto.
“‘Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma’, scriveva Lavoisier nel XIII secolo.
‘Tutto è energia’, diceva Einstein nel XX secolo.
‘La materia in sé non esiste. Ogni materia nasce e consiste solo mediante una forza’ (dove “forza” sta per “energia”), enunciava Max Planck nel 1944.
Lavoisier, Einstein, Planck: tre scienziati – ma ce ne sarebbero tanti altri – che hanno scritto intere pagine della storia dello scibile umano, con questi enunciati, di una semplicità bella e sconcertante, ci indicano la dimensione in cui viviamo. Ma molto prima di loro gli antichi Egizi indicavano simbolicamente l’eternità con il “serpente che si morde la coda”, l’uroboro, che manifesta, già solamente con la sua forma, la teoria dell’eterno ritorno, un ciclo che ricomincia dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine; un simbolo usato per descrivere il mondo, l’universo e soprattutto l’unità di tutte le cose.
Ed è proprio sull’unità tra esseri umani che dovremo necessariamente far leva per raggiungere il nostro obiettivo finale. Solo aprendo il nostro cuore e la nostra mente riusciremo a comprendere quello che gli scienziati ancora non riescono a spiegare.
‘Il fattore più importante nella formazione dell’esistenza umana è la creazione di un fine. La nostra mente conseguirà la più alta realizzazione quando metterà la sua conoscenza al servizio del bene, dell’armonia con gli altri esseri umani. Ed è qui che si colloca il merito e il valore di un essere umano.’ (Albert Einstein)”

Andiamo avanti, con un passo su paura e manifestazione energetica.
“È la paura che divide, che contrappone gli uni contro gli altri, che impedisce la ricongiunzione con l’Uno e, di conseguenza, il raggiungimento di una vita in armonia con il Tutto.
Il pensiero e le emozioni sono energia che noi non vediamo, perché prodotta nell’invisibile, tuttavia essa genera effetti reali. Banalmente, ma non troppo, tutto ciò che decidiamo di fare, ogni nostra azione, nasce prima nei nostri pensieri e solo dopo è eseguita, cioè prende forma.”

E siamo arrivati alla fine dell’approfondimento di Uomini e Dei della Terra.
L’ultimo brano estratto da esso propone un altro binomio: paura da un lato e sentiero evolutivo dall’altro.
“Molte persone purtroppo temono di guardarsi dentro, temono quello che hanno dentro, ma, come dicevano gli Antichi Maestri del lontano passato, “è l’unico posto dove troverai tutto quello che ti serve”.
Per questo è nostro dovere “cercare dentro”, per riconquistare la nostra libertà, per noi e per le future generazioni che verranno.
Noi “dentro” abbiamo il Divino, siamo frazioni del Divino, con tutte le sue prerogative. Dobbiamo solo ricordare chi siamo.”

E così abbiamo terminato con Uomini e Dei della Terra di Biagio Russo.
A presto e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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BAG

tarocchi

Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

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