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Parole di Potere

Perché ridurre i cibi cotti - René Andreani (salute)Titolo: Perché ridurre i cibi cotti.
Autore: René Andreani.
Argomenti: alimentazione, salute.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2014.
Voto: 6.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Perché ridurre i cibi cotti, scritto da René Andreani, è un libro piuttosto particolare: intanto nelle dimensioni, dato il formato molto ampio in base e altezza, cui si accompagna invece uno scarso spessore, avendo il testo appena sessantaquattro pagine.

Tali pagine sono peraltro ricchissime di fotografie, o di disegni, ma anche di titoli e di testo scritto in grande, cosa che rende il libro essenzialmente molto corto e leggibile in poco tempo.
Anzi, in tal senso dico subito che il prezzo di 20 euro è a dir poco esagerato (parliamo di testo equivalente a una quarantina di pagine standard).

Detto questo, passiamo ai contenuti di Perché ridurre i cibi cotti, che per buona parte si deducono dal titolo: si parla di alimentazione, e nel dettaglio dei vantaggi di un’alimentazione basata su cibi crudi, o comunque non sottoposti a cotture elevate, sarebbe a dire oltre i 40 gradi, soglia che inizia a depauperare i cibi stessi.

Il libro di René Andreani, peraltro, non si limita a riportare il concetto e qualche statistica di studi del settore, ma avrebbe l’ambizione di essere una sorta di manuale di salute e vitalità a 360 gradi (e infatti il sottotitolo è Manuale per la vitalità e il benessere), tanto che si sofferma a parlare anche del sonno, dell’attività fisica, dell’amore, dei divertimenti.
E ancora: propone qualche ricetta, fornisce una sorta di test del benessere e dedica spazio persino al metodo Bates di allenamento e recupero della vista!

Insomma, troppo in relazione alla brevità del testo e anche piuttosto confuso, nell’organizzazione degli spazi e nella scrittura.

Aggiungo inoltre che l’autore spreca parte del poco spazio a disposizione nel cercare di giustificare le sue scelte e i suoi cambiamenti alimentari che, dopo un periodo fruttariano in cui a quanto pare aveva allontanano amici e parenti, son passati a re-includere anche carne, pesce e latticini, un po’ per questione di gusto e un po’ per un discorso di relazioni personali. Il tutto giustificato dal motto “niente fanatismi”.
Quando sento persone portare avanti questo argomento (“niente fanatismi, niente estremismi”), mi viene sempre da sorridere e rispondo sempre allo stesso modo, che lascia inevitabilmente il segno perché è al contempo semplice e vero (la verità è sempre semplice): se un certo cibo è adatto al corpo umano e un altro invece fa male, non è fanatico mangiare sempre il primo ed evitare sempre il secondo: non è fanatismo, ma è puro buon senso. Se voglio sconfiggere la violenza e la tortura (in me e fuori di me), non è fanatico evitare sempre cibi e comportamenti che la incoraggiano e la sovvenzionano: è semplicemente coerenza. Se io sono per il rispetto delle donne, e quindi contro la violenza sulle stesse, non è che una volta al mese vado in giro a violentarne qualcuna perché altrimenti sarei un fanatico della non violenza. Non siamo fanatici perché respiriamo sempre, o perché ci laviamo sempre i denti e il corpo, o perché beviamo acqua tutti i giorni: sono buone abitudini, senza le quali saremmo morti o malati. Il punto è decidere cosa è bene e cosa è male per la vita, nostra e delle creature che abbiamo intorno, e poi portare sempre avanti la scelta di fondo: è coerenza e forza di volontà, non fanatismo. Il fanatismo, invece, consiste nel non essere disponibili ad ascoltare opinioni e fatti; una volta ascoltati e valutati, da lì seguono decisione personale e coerenza… oppure incoerenza, o scarsa forza di volontà.

Detto questo, Perché ridurre i cibi cotti di René Andreani non è un testo inutile, e anzi contiene molte cose corrette e sensate, tanto sull’alimentazione quanto su altre questioni.
Ha però le tare di cui ho detto, nonché il fatto di essere piuttosto basico: chi già conosce i principi di fondo del vegetarianesimo-veganesimo e della tendenza crudista non troverà in questo libro nulla di nuovo.

Fosco Del Nero

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Respirazione olotropica, teoria e pratica - Stanislav Grof, Christina Grof (sapprofondimento)Titolo: Respirazione olotropica, teoria e pratica (Holotropic breathwork).
Autore: Stanislav Grof, Christina Grof.
Argomenti: respirazione, crescita personale, salute, benessere.
Editore: Urrà Edizioni.
Anno: 2010.
Voto: 5.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Eccoci qui con l’articolo di approfondimento dedicato al libro Respirazione olotropica, teoria e pratica, scritto da Stanislav Grof e Christina Grof.
Questa volta l’articolo di approfondimento è stato molto semplice da comporre, dal momento che mi ero segnato pochissimi brani.
Non perché il testo sia inutile, giacché è molto utile per coloro che sono interessati a praticare la respirazione olotropica, ma perché è assai avaro di ciò che ci interessa, ossia frasi dal contenuto e dal valore esistenziale.
Tuttavia, ho estratto comunque qualcosa di utile a tal scopo.

La prima citazione sintetizza il fatto che molte tradizioni spirituali, per non dire tutte, hanno accostato o perfino parificato l’uomo all’essenza divina.
“Gli stati olotropici di coscienza hanno la capacità di aiutarci a riconoscere che noi non siamo semplici ego incapsulati nella nostra pelle e che, in ultima analisi, siamo commensurabili al principio creativo cosmico stesso. O che, per usare la definizione nel filosofo francese Pierre Teilhard de Chardin, “non siamo esseri umani che hanno esperienze spirituali, spiamo esser spirituali che hanno esperienze umane”.
Questa idea sorprendente non è del tutto nuova. Nelle antiche Upanishad indiane, la risposta alla domanda “Chi sono io?” è “Tat tvam asi”, succinta sentenza sanscrita che significa letteralmente “Tu sei quello”, o “Tu sei la divinità”, suggerendo che noi non siamo Namarupa, mente e corpo, ma che la nostra identità più profonda è situata in una scintilla divina all’interno del nostro essere più intimo (Atman), che è definitiva identico al principio supremo universale (Brahman). E l’induismo non è l’unica religione ad aver fatto questa scoperta. La rivelazione che riguarda l’identità dell’individuo rispetto al divino è l’estremo segreto che giace nel cuore mistico di tutte le grandi religioni spirituali. Il nome di tale principio può quindi essere Tao, Buddha, Cristo cosmico, Allah, Grande Spirito, Sila o molti altri.
Le esperienze olotropiche sono potenzialmente in grado di aiutarci a scoprire la nostra vera identità e il nostro status cosmico.”

Secondo brano, discretamente lungo: parliamo dell’etimologie antiche vicine ai concetti di respiro, soffio vitale, vita.
“Nelle società arcaiche e preindustriali, il respiro e la respirazione hanno giocato un ruolo particolarmente importante nella cosmologia, nella mitologia e nella filosofia, ma sono stati anche uno strumento di rilievo nelle pratiche rituali, spirituali e di guarigione. Le tecniche di respirazione sono state impiegate, in molti periodi storici e in molte culture diverse, per indurre stati olotropici di coscienza a fini religiosi o terapeutici. Dagli albori della storia, quasi ogni importante sistema psicospirituale che ha cercato di comprendere la natura umana ha visto il respiro come un collegamento cruciale tra il mondo materiale, il corpo umano, la psiche e lo spirito. un dato che si riflette chiaramente nelle parole che in molte lingue vengono usate per “respiro”.
Nella letteratura indiana antica, per esempio, il termine “prana” non significava soltanto aria e respiro a livello fisico, ma anche l’essenza sacra della vita. in modo simile, nella medicina tradizionale cinese, la parola “chi” si riferisce, oltre che all’aria che immettiamo nel corpo attraverso i polmoni, all’essenza cosmica e all’energia vitale. In Giappone, il termine corrispondente è “ki”. Il ki gioca un ruolo di estrema importanza nelle pratiche spirituali e nelle arti marziali giapponesi. Nell’antica Grecia, la parola “pneuma” significava sia aria e respiro sia spirito o essenza vitale. I Greci consideravano anche il respiro strettamente correlato alla psiche, tanto che il termine “phren” era utilizzato per indicare sia il diaframma, il più grande muscolo coinvolto nella respirazione, sia la mente (come risulta evidente nel termine “schizophrenia”, letteralmente “mende divisa”). Nell’antica tradizione ebraica, il termine “ruach” era usato per descrivere tanto il respiro quanto lo spirito creativo, considerati identici. La citazione che segue, dal libro della Genesi, mostra la stretta relazione tra Dio, respiro e vita: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente”. In latino il respiro e lo spirito avevano lo stesso nome: “spiritus”. Analogamente, nelle lingue slave, i due concetti condividono la stessa radice. Nella medicina e nella tradizione hawaiana autoctone, il termine “ha” indica lo spirito divino, il vento, l’aria e il respiro. lo troviamo nel popolare saluto hawaiano “aloha”, un’espressione usata in molte occasioni e contesti diversi. In genere, viene tradotta come “presenza del respiro divino”. Il suo contrario, “ha’ole”,che letteralmente significa “senza fiato” o “privo di vita”, è un termine che gli indigeni hanno applicato agli stranieri di pelle bianca fin dall’arrivo dell’infame capitano britannico James Cook nel 1778. Gli sciamani hawaiani kahuna, “custodi del segreto”, usano gli esercizi di respirazione per generare energia spirituale (mana).”

Il terzo brano spara sulla Croce Rossa, e sintetizza in modo umoristico la differenza tra il trattamento medico del sintomo e della causa… fatto di cui siamo sicuri che prima o poi si renderanno conto anche i dottori.
“La differenza tra un trattamento sintomatico e uno causale si può illustrare con l’esperimento di immaginazione che segue. Immaginiamo di guidare una macchina. Non sappiamo molto di come funziona, ma sappiamo che se sul cruscotto si accende una luce rossa siamo nei guai.
Improvvisamente ne appare una; anche se non lo sappiamo, indica che abbiamo quasi finito l’olio. Portiamo l’auto dal meccanico per sapere cosa succede. Lui guarda il cruscotto e dice: “Una luce rossa? Nessun problema!”. Strappa il filo elettrico che la collega, la luce rossa sparisce e ci rimanda in strada.
La persona che “risolve” il problema in questo modo non è esattamente l’esperto che vorremmo per aiutarci. Abbiamo bisogno di qualcuno che intervenga in modo da far sì che il segnale non abbia alcuna necessità di apparire, non di uno che renda impossibile la sua apparizione senza occuparsi del problema che l’ha prodotta.
Il parallelo tra questa situazione e la limitazione della terapia del disagio emotivo e psicosomatico alla soppressione farmacologica dei sintomi risulta ovvio.”

Penultimo brano: il famoso wu wei, l’agire senza agire, l’inserirsi nel flusso della vita.
“Un’autoesplorazione responsabile e concentrata può aiutarci a superare il trauma della nascita e a creare un profondo collegamento spirituale. Questo ci fa muovere nella direzione di ciò che i maestri spirituali taoisti chiamano “wu wei” o “quiete creativa”, che non è un’azione che comporti un ambizioso sforzo determinato, ma un “fare nell’essere”. La stessa cosa viene talvolta chiamata “il corso dell’acqua” perché imita il moto dell’acqua in natura. Invece di concentrarci su un obiettivo predeterminato, cerchiamo di sentire in che modo si muovono le cose intorno a noi e come possiamo integrarci al meglio in quel movimento. È anche la stessa strategia utilizzata nelle arti marziali e nel surf. Richiede un’attenzione dedicata al processo più che all’obiettivo o al risultato.
Quando riusciamo ad accostarci alla vita in questo modo, realizziamo molto di più con uno sforzo minore.
In più, le nostre attività cessano di essere egocentriche, esclusive e competitive come sono invece quando perseguiamo obiettivi personali, per diventare inclusive e sinergiche. Il risultato non ci porta soltanto soddisfazione come individui, ma è utile anche per l’intera comunità.”

E andiamo a concludere con una frase breve sull’illusorietà di confini e separazioni.
“Tutti i confini nell’universo sono arbitrari e a un livello più profondo tutto il creato rappresenta una rete cosmica unificata.”

Abbiamo terminato con Respirazione olotropica, teoria e pratica di Stanislav Grof e Christina Grof.
Al prossimo approfondimento e nel mentre buona respirazione a tutti.

Fosco Del Nero

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Parlare con gli animali - Amelia Kinkade (comunicazione)Titolo: Parlare con gli animali (Straight from the horse’s mouth).
Autore: Amelia Kinkade.
Argomenti: animali, comunicazione, meditazione, esp.
Editore: Eifis Edizioni.
Anno: 2005.
Voto: 7.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Parlare con gli animali di Amelia Kinkade è un libro a dir poco particolare.
Intanto, motiviamo perché viene inserito in questo sito, laddove apparentemente il testo sembra aver poco a che fare con la crescita personale: perché, nonostante il focus centrale del libro e le intenzioni stesse dell’autrice siano diretti al rapporto con gli animali, in realtà il testo va a lavorare su ambiti che sono crescita personale: compassione, meditazione, visione e ascolto interiore.

Peraltro, lo fa non solo a parole, ma con un ricco apparato di esercizi che son essenzialmente esercizi di meditazione, rilassamento e visualizzazione interiore.

In tutto il libro, inoltre, è diffusa un’energia di amore e compassione che da sola basterebbe a qualificare Parlare con gli animali come libro di crescita personale… e non a caso è stato pubblicato da un editore che si occupa di crescita personale, Eifis Edizioni.
A questo riguardo, non posso esimermi da sottolineare una cosa: tanto il testo è ben curato come formato editoriale, ed è bello a vedersi e a maneggiarsi, quanto è poco curato nella traduzione, e anzi è colmo di errori grammaticali pacchiani: soggetti al plurale e verbi al singolare, relativi sbagliati, parole utilizzate male, virgole che separano soggetto e verbo e via discorrendo in quantità industriali. In altri libri dell’editore in questione avevo avuto persino la sensazione che a tradurre in italiano fosse stato uno straniero, tante erano le imperfezioni nella nostra lingua; quali che siano le identità dei traduttori, consiglio vivamente una maggiore cura nei testi.

Torniamo ora ai contenuti di Parlare con gli animali: il libro contiene poco più di 300 pagine, con teoria, esercizi e soprattutto l’esperienza diretta dell’autrice: un’esperienza che metterà a dura prova la vostra fiducia, ve lo dico subito, o nella veridicità di quanto riportato o nella comprensione di chi parla.
Alcune cose, peraltro, cozzano contro principi esistenziali ben noti, come il percorso evolutivo, per il quale alcune specie sono più indietro e altre più avanti: nell’intelligenza come nell’evoluzione. A sentir quel che dice Amelia Kinkade, gli animali avrebbero invece la medesima intelligenza umana.
Insomma, viene il dubbio che l’autrice ci abbia messo del suo nell’interpretare e nel dar voce a questo o quell’animale, ma questo non toglierebbe nulla tanto alla compassione quanto alla possibilità di connettersi in qualche modo con il regno animale e riceverne informazioni… e stando alle testimonianze riportate nel libro l’autrice ne riceverebbe e molte e molto precise, per quanto di tipi diversi (frasi vere e proprie, immagini, nomi, predizioni per il futuro, e altro ancora), tanto da aver avuto grandi successi in ambito di salute, per esempio, o in ambito investigativo, per dirla così.

In conclusione, Parlare con gli animali di Amelia Kinkade non è certamente un libro per tutti, come interesse e soprattutto come applicazione, e su questo punto vi confesso di non aver interesse neanche io. Tuttavia, gli strumenti da applicare ci sono, e di mio posso dirvi che son belli e positivi.
In ogni caso, la lettura del libro ha il suo interesse per chiunque ami gatti, cani e gli animali in generale.

Fosco Del Nero

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BAG

tarocchi

Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

[Osho – La via del cuore]

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