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Il bambino zoppettino

Mindfulness - Joseph Goldstein (buddhismo)Titolo: Mindfullness (Mindfullness – A practical guide to awakeking).
Autore: Joseph Goldstein.
Argomenti: buddhismo, spiritualità.
Editore: Ubaldini-Astrolabio.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Bentrovati con l’approfondimento di Mindfullness, libro di Joseph Goldstein.
Il libro porta il titolo Mindfullness, pratica divenuta negli ultimi anni piuttosto famosa, ma in realtà propone contenuti tipicamente buddhisti, con tanto di citazioni di Buddha e monaci vari.
Qua tuttavia non proporrò citazioni dei vari Rinpoche, ma solamente brani dello stesso Joseph Goldstein

Andiamo a cominciare con una citazione su karma e percorso evolutivo.
“Secondo la legge del karma, la sola cosa di cui possiamo dirci a buon diritto proprietari sono le nostre azioni e le loro conseguenze; i risultati delle azioni ci seguono come un’ombra, oppure, per usare un’antica metafora, come la ruota del carro segue l’impronta del bue che lo tira.
Questo principio è così fondamentale e ricco di implicazioni da essere ripetutamente sottolineato da Buddha e dai grandi illuminati fino a oggi. I primi versi del Dhammapada lo esprimono così: ‘La mente è il precursore di tutte le cose. Se parli o agisci con mente impura, la sofferenza segue coma la ruota lo zoccolo del bue. La mente è il precursore di tutte le cose. Se parli o agisci con mente serena, la felicità segue come un’ombra fedele’.”

Il secondo brano afferisce la concentrazione interiore, concepita come un vero e proprio bastione difensivo.
“Uno dei grandi doni di una concentrazione consolidata è che aiuta a tenere a bada gli impedimenti mentali. È come alzare uno steccato che tiene fuori gli intrusi.
Attenuando temporaneamente l’attenzione e la brama, l’avversione e l’irrequietezza,ci predispone ad apprezzare piaceri mentali più sottili. E questo, a sua volta, ci fa sentire più motivati a sviluppare la concentrazione. Con il tempo, il livello medio di concentrazione si alza, modificando il nostro modo di sentire e di stare al mondo. Creiamo un ambiente interiore di pace.
Pur non essendo il fine ultimo della pratica, la concentrazione ha un ruolo essenziale nella via del risveglio.”

Parliamo ora di permanenza e impermanenza… e anche di attaccamento.
“Quando capiamo fino in fondo che ciò che è soggetto a sorgere è destinato a cessare, che tutto ciò che nasce è destinato a svanire, la mente è disincantata. Il disincanto porta al distacco. E attraverso il distacco la mente si libera.
È indicativo che nella nostra lingua le parole “disincantato”, “disilluso” e “distaccato” hanno spesso connotazioni negative. Ma se guardiamo meglio il loro significato, emerge un legame con la libertà. Disincanto significa spezzare l’incantesimo, svegliarsi a una realtà più piena e più ampia. È il lieto fine di tanti grandi miti e fiabe. Essere disillusi non è sinonimo di scoraggiamento o delusione. È riprendere contatto con ciò che è vero, senza illusioni. E distaccato non significa indifferente o apatico. Piuttosto, è una mente di grande apertura ed equanimità, priva di attaccamento.”

Proseguiamo l’approfondimento di Mindfulness, con un brano sulla presenza e sulla sua natura cumulativa (grazie a Dio, altrimenti saremmo fritti… e già lo siamo abbastanza).
“L’energia della presenza mentale, molto semplicemente, viene da noi accumulata. Possiamo iniziare con un oggetto primario di attenzione, come il respiro o la posizione seduta. Usare un particolare oggetto per concentrare e calmare la mente è comune a molte tradizioni spirituali. San Francesco di Sales scrisse: “Se il cuore va errando o vien distratto, riportalo gentilmente al punto e rimettilo alla presenza del suo Maestro. E anche se non hai fatto altro per un’ora che riportare il tuo cuore alla presenza di nostro Signore, anche se esso se ne va ogni volta che lo riporti, la tua ora sarebbe sempre ben impiegata”.
Quando la mente si è un poco calmata, possiamo iniziare a prestare attenzione a qualunque altro oggetto che diventi più predominante. Potrebbero essere sensazioni fisiche, suoni, o i pensieri e le immagini che si avvicendano nella mente. E via via che la presenza mentale si rafforza, lasciamo andare completamente l’oggetto primario per praticare una consapevolezza non selettiva, in cui semplicemente siamo consapevoli di ciò che sorge attimo per attimo.”

La citazione susseguente ci parla in breve del potere del respiro.
“L’umile respiro è un oggetto di meditazione eccellente perché è sempre presente ed è adatto a ogni tipo di personalità. Conduce sia alla concentrazione profonda, sia alla visione penetrante. È l’antidoto alla distrazione e ai pensieri discorsivi, ed è un fattore stabilizzante al momento di morire.
Non solo l’ultimo respiro della nostra vita può essere consapevole, ma anche l’ultimo respiro della nostra giornata.”

Il penultimo brano proposto afferisce ai desideri sensoriali.
“Come può essere eliminato il desiderio dei sensi una volta sorto?
Dato che questo tipo di desideri nascerà certamente, come ci comportiamo quando sono presenti?
In molti testi buddhisti appare Mara, personificazione dei desideri del regno sensoriale, ma egli perde ogni potere nel momento in cui viene riconosciuto: ‘Mara, ti vedo’ è la tipica frase che esprime il riconoscimento e che ho trovato molto utile nella mia pratica. Nel momento in cui siamo consapevoli del desiderio sensuale quando è già sorto, non siamo più persi nel desiderio, smettiamo di alimentarlo e di identificarci con esso. Essere consapevoli del desiderio ci permette di coglierne la natura impermalente e impersonale.
Il Buddha parla anche di “custodire le porte dei sensi”, ossia essere consapevoli nel momento preciso del contatto con ciascuno dei sensi. Parlò di moderazione nel mangiare e di associarsi ad amici saggi come metodi per prevenire il sorgere dei desideri dei sensi.”

Chiudiamo con i sette fattori del risveglio della cultura buddhista, qua elencati uno ad uno.
“I sette fattori del risveglio sono qualità mentali definite come i sette tesori di un Tathagata (appellativo usato dai Buddha per riferirsi a se stessi) e si dice siano peculiari all’insegnamento di un Buddha.
Il Buddha definì questi sette fattori “anti-impedimenti” perché controbilanciano le forze mentali che ci tengono nell’illusione. Sono chiamati “fattori del risveglio” perché portano la mente verso il nirvana, la libertà.
Quali sono?
La presenza mentale, l’investigazione, l’energia, il trasporto, la calma, la concentrazione e l’equanimità.”

Abbiamo terminato con il buon Mindfullness di Joseph Goldstein.
Al prossimo articolo di approfondimento

Fosco Del Nero

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Gli specchi esseni - Giovanna Garbuio (esistenza)Titolo: Gli specchi esseni.
Autore: Giovanna Garbuio.
Argomenti: spiritualità, esistenza.
Editore: Edizioni Il Punto d’Incontro.
Anno: 2018.
Voto: 7.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Il libro che vi propongo questa volta è Gli specchi esseni di Giovanna Garbuio, di cui ho già recensito Ho-oponopono – La pace comincia da te, Le storie di Maui (entrambi scritti con altri due autori) e Il viaggio di Maui (questo scritto da sola).

Dei tre precedenti, quello che mi è piaciuto di più è Le storie di Maui, testo che propone un grande numero di storielle e racconti molti dei quali altamente educativi e ispiranti… ma veniamo ora a Gli specchi esseni, testo che evidentemente si rifà ai famosi “sette specchi esseni” resi famosi da Gregg Braden.

Una piccola genesi: in realtà non esiste un elenco di tali specchi esseni, nel senso che non esiste alcun manoscritto contenente i suddetti principi; Braden li ha estrapolati dai celeberrimi Manoscritti del Mar Morto (la cosiddetta “Biblioteca Essena”) e li ha resi una sorta di vademecum evolutivo utile a orientarsi nella vita e ad apprendere quanto essa ci mostra tramite il principio speculare, per l’appunto.

In breve i suddetti specchi sono i seguenti:
1 – Ciò che è simile a me in un dato momento.
2 – Ciò che giudico negli altri.
3 – Ciò che vorrei essere o ritrovare.
4 – Le compulsioni e le dipendenze.
5 – Il rapporto con i genitori come credenze personali su noi stessi e sulla divinità.
6 – L’oscura notte dell’anima: le sfide da superare.
7 – La perfezione di ogni cosa e l’unicità di ogni percorso.

Giovanna Garbuio li riprende e li illustra, avvalendosi anche di numerose citazioni, di autori vari ma soprattutto di testi assai belli come il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Verità, il Vangelo di Maria (che rappresentano i cosiddetti Vangeli gnostici), e ancora citazioni di Eugnosto il beato, dell’Apocalisse di Giacomo, del Trattato tripartito e altro ancora.
Alle spiegazioni aggiunge anche degli esercizi per ciascuno specchio, per un totale di circa 160 pagine.

Fatta la descrizione del testo, veniamo al mio commento.
Ne Gli specchi esseni ci sono molte cose utili, davvero tante, vi sono citazioni molto belle (alcune davvero colossali, che ho utilizzato io stesso ne Il significato esoterico dei Vangeli, in Parole di Forza e in Parole di potere) e vi sono apprendimenti importanti da fare propri, cosa che rende il libro meritevole di lettura.
Tuttavia, il testo presenta anche delle criticità, e anche abbastanza evidenti, che vado ad elencare.

La prima è che si inizia a parlare degli specchi esseni a pagina 60, mentre prima si parla dello sciamanesimo kahuna (lo sciamanesimo hawaiano); ciò rende il titolo del libro sbagliato, o in alternativa sbagliati i contenuti, perlomeno quelli che non c’entrano con gli specchi esseni e la cultura essena. Avendo voluto mantenere lo stesso titolo, sarebbe servito perlomeno un sottotitolo che sintetizzasse che si andava a fare un raffronto tra le due discipline; tra l’altro anche durante la trattazione degli specchi esseni spesso fanno capolino termini della tradizione hawaiana… che al lettore potrebbe benissimo non interessare e che è facile che rendano la lettura poco scorrevole per i poco avvezzi a tale terminologia e tale cultura (che a me è sempre piaciuta, anche prima che divenisse famosa, ma ciò non toglie che si tratta di fatto di un miscuglio non annunciato al lettore).

La seconda criticità è che gli specchi passano da sette a quattordici, i secondi sette “derivati dalla consapevolezza degli esseni, degli hawaiani e di diversi altri popoli, come pure dall’esperienza”, per citare il libro stesso: ossia ci si prende la libertà di alterare in qualche modo un lavoro altrui, diventato peraltro nel tempo una sorta di elenco codificato, ingrandendolo… e utilizzando principi di altre tradizioni esistenziali, altro errore procedurale (che era presente anche ne Le storie di Maui, che pure come detto ho apprezzato molto nei contenuti). Peraltro i sette specchi “aggiuntivi” sono a tratti una ripetizione o una variazione sul tema di quelli di base, o al contrario poco convincenti. Insomma, sarebbe stato meglio probabilmente rimanere sui sette e ampliare la loro trattazione.

Terzo punto: gli esercizi allegati ai vari specchi sono debolucci. Qualcuno è valido, mentre qualcun altro pare messo lì essenzialmente per dovere di riempimento.

Quarto punto: in alcuni tratti del testo, come quello sulle energie interiori, vi sono errori concettuali legati alla scienza esoterica.

Con tali precisazioni tuttavia non voglio affatto stroncare Gli specchi esseni, il quale anzi, come detto, reputo testo utile e valido (non a caso ha avuto un buon successo di pubblico e io stesso gli ho assegnato una valutazione assai buona), quanto piuttosto sottolineare che il libro di Giovanna Garbuio sarebbe potuto essere migliore con qualche accorgimento procedurale.
Nel caso, buona lettura.

Fosco Del Nero

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Autobiografia di uno yogi - Paramhansa Yogananda (spiritualità)Titolo: Autobiografia di uno yogi (Autobiography of a yogi).
Autore: Paramhansa Yogananda.
Argomenti: biografia, yoga, meditazione, esistenza, spiritualità.
Editore: Astrolabio.
Anno: 1951.
Voto: 9.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

Questa è la seconda volta (o forse terza?) che leggo Autobiografia di uno yogi, il classico spirituale di Paramhansa Yogananda; quando lo lessi la prima volta ancora non avevo l’abitudine di scrivere un articolo di approfondimento dedicato a ciascun libro recensito… per cui rimedio ora e a distanza di tanti anni scrivo il suddetto approfondimento.

I brani meritevoli sarebbero tanti; per diminuire i candidati escludo le citazioni non di Yogananda (e attribuite ai vari Sri Yukteswar, Lahiri Mahasaya, Babaji, etc) e propongo solamente frasi dello stesso maestro indiano… e anche così la cernita sarà impegnativa.

Il primo brano introduce l’elemento centrale di fondo: siamo immersi in un mondo di sogno e d’illusione: da un lato abbiamo le attrazioni del mondo e dall’altro la ricerca interiore.
“Gli inganni dei sensi sono simili all’oleandro sempreverde, che esibisce rosei fiori profumati, ma nasconde ovunque il suo veleno.
Il regno del benessere risanatore si trova dentro di noi, e irradia quella felicità che cerchiamo ciecamente fuori di noi, in mille direzioni diverse.”

Quale è la conseguenza di rivolgersi solo o prevalentemente al mondo terreno?
“Negli uomini soggetti a maya il flusso dell’energia vitale si è diretto verso il mondo esterno; accade così che le correnti vitali si consumano e si sprecano nell’attività sensoriale.
La pratica del kriya inverte la loro direzione; la forza vitale viene mentalmente guidata verso l’universo interiore, dove si riunisce alle sottili energie spinali. Con questo potenziamento della forza vitale, il corpo e le cellule cerebrali dello yogi sono rinnovati da un elisir spirituale.”

Per portare avanti la ricerca occorre disciplina.
“Le parole discepolo e disciplina sono collegate etimologicamente e praticamente.
Senza una buona dose di severità, il duro nocciolo dell’egotismo è difficile da rimuovere; ma quando questo accade, il Divino trova finalmente libero accesso, mentre i suoi tentativi di penetrare nel cuore di pietra restano vani.”

E anche una certa dose di solitudine, giacché il percorso è sempre un percorso solitario.
“La solitudine è necessaria per prender dimora stabile nel Sé, ma i maestri ritornano poi nel mondo per servirlo.
Perfino i santi che non compiono azioni esteriori elargiscono al mondo, con i loro pensieri e le loro sacre vibrazioni, maggiori e più preziosi benefici di quanti ne possa dare la più strenua attività umanitaria compiuta da persone non illuminate. “

Dolore e difficoltà sono necessari al percorso umano; non lo sarebbero per forza in teoria, ma in pratica lo son quasi sempre.
“Se non ci fosse la sofferenza l’uomo si preoccuperebbe ben poco di ricordare che ha abbandonato la sua dimora eterna.
Il dolore è uno sprone per ricordare.
L’unica via di scampo è la saggezza.”

Propongo ora due citazioni sul kriya yoga, la tecnica di evoluzione proposta da Yogananda. Nella prima citazione si pone l’accento sul percorso evolutivo.
“La tecnica del kriya yoga è semplice, ma ha il potere di accelerare l’evoluzione spirituale dell’uomo.
Le scritture induiste insegnano che l’ego, una volta incarnato impiega un milione di anni per raggiungere la liberazione da maya. Il kriya yoga permette di abbreviare considerevolmente questo periodo naturale. Ben sappiamo che è possibile accelerare la crescita delle piante ben oltre il loro ritmo normale; allo stesso modo anche lo sviluppo psicologico dell’uomo si può accelerare con un metodo scientifico.
Sii costante nel tuo sentiero, e potrai raggiungere il guru di tutti i guru.”

Nella seconda invece su benessere e longevità.
“Esiste un rapporto matematico fra il ritmo con cui l’uomo respira e le variazioni dei suoi stati di coscienza; sono molti gli esempi che si potrebbero portare al riguardo. Quando una persona è completamente concentrare su qualcosa, ad esempio quando cerca di seguire una complicata argomentazione intellettuale o di compiere un’attività fisica che richiede accuratezza e impegno, il suo respiro rallenta automaticamente. Per riuscire a concentrarci dobbiamo respirare lentamente; a una respirazione rapida o irregolare si accompagnano inevitabilmente stati emotivi dannosi, come la paura, la concupiscenza, la collera.
La scimmia, solitamente irrequieta, in un minuto respira 32 volte, a differenza dell’uomo che in media respira 18 volte. L’elefante, la tartaruga, il serpente e altre creature note per la loro longevità hanno un ritmo respiratorio più lento di quello umano. per esempio la tartaruga gigante, che può vivere fino a 300 anni, respira solo 4 volte al minuto.
Gli effetti rigeneranti del sonno sono dovuti al fatto che l’uomo in quel lasso di tempo non è consapevole del corpo e del respiro. quando dorme, l’uomo diventa uno yogi; ogni notte compie inconsciamente il rito yogico di liberarsi dall’identificazione con il corpo e di fondere la forza vitale con le correnti risanatrici della regione cerebrale, che è la dinamo principale, e delle sei dinamo ausiliarie dei centri spinali. Inconsapevolmente, mentre dorme, si ricarica dell’energia cosmica che sostiene ogni forma di vita.”

Ora due parole sulla perfezione della giustizia divino-universale.
“La fede in una giustizia che compensa naturalmente i torti patiti (pagando spesso con una moneta imprevedibile) acquieta l’indignazione che impulsivamente proviamo di fronte all’ingiustizia umana.
“A me la vendetta, sono io che contraccambierò”, dice il Signore (Romani, 12, 19).
Che bisogno c’è allora delle povere risorse dell’uomo? Ogni forza dell’universo concorre immancabilmente ad assegnare a ciascuno ciò che gli è dovuto.”

Che si può dire anche…
“Le scritture induiste spiegano che la legge equilibratrice del karma è la legge dell’azione e della reazione, della causa e dell’effetto, della semina e del raccolto. La giustizia naturale opera in modo che ogni uomo, con i propri pensieri e le proprie azioni, sia l’artefice del proprio destino.
Quali che siano le forze universali messe in azione da lui stesso, saggiamente o stoltamente, queste forze dovranno ritornare al punto di partenza, cioè a lui, come un cerchio che inesorabilmente si chiude.
Comprendere che il karma è la legge di giustizia posta alla base delle disuguaglianze della vita serve a liberare la mente umana dal risentimento nei confronti di Dio e degli uomini.”

O anche…
“Ogni forza dell’universo concorre immancabilmente ad assegnare a ciascuno ciò che gli è dovuto.”

E ora due parole su karma, reincarnazione e desideri umani.
La legge karmica esige che ogni desiderio umano trovi il suo appagamento finale.
I desideri non spirituali sono perciò la catena che lega l’uomo alla ruota delle rinascite.

Che si può dire anche…
“Gli esseri umani si reincarnano sulla Terra finché non riconquistano consapevolmente la propria condizione di figli di Dio.”

Segue una citazione sulle catene egoiche da distruggere.
“Per diventare amico di Dio, l’uomo deve vincere i demoni, che sono i mali del karma, ovvero delle azioni che lo inducono costantemente a una supina acquiescenza verso le illusioni del mondo di maya. Il ricercatore sincero che conosce la ferrea legge del karma si sente spinto a trovare la via per liberarsi definitivamente dai vincoli karmici.
Poiché questa schiavitù degli esseri umani è radicata nei desideri della mente ottenebrata da maya, l’obiettivo primario dello yogi è il controllo della mente. Cadono così tutti i veli dell’ignoranza karmica e l’uomo può finalmente conoscere se stesso nella propria essenza originaria.”

Che si può dire anche…
“Una volta uscita dal bozzolo dei tre corpi, l’anima si sottrae per sempre alla legge della relatività e diventa l’ineffabile Eterno.”

Le ultime due citazioni di Autobiografia di uno yogi sono la prima lunga e in punti e la seconda corta e sintetica.
“Il sistema dello yoga di Patanjali è conosciuto con il nome di “Sentiero degli otto passi”.
I primi passi sono:
1. yama (regole di condotta morale),
2. niyama (precetti religiosi).
I passi successivi sono:
3. asana (posizione corretta; la colonna vertebrale deve rimanere eretta e il corpo immobile in una posizione comoda per la meditazione),
4. pranayama (controllo del prana, le sottili correnti vitali).
Gli ultimi passi sono forme di yoga vero e proprio:
6. dharana (concentrazione, ovvero fissità della mente su un unico pensiero),
7. dhyana (meditazione),
8. samadhi (esperienza supercosciente).
Questo è il “Sentiero degli otto passi” dello yoga, che conduce alla meta finale dell’Assoluto, in cui lo yogi realizza la verità al di là di ogni percezione intellettuale.”

“Tutti i pensieri vibrano nel cosmo in eterno.”

Bene, abbiamo terminato (almeno per ora) con Autobiografia di uno yogi di Paramhansa Yogananda.
Al prossimo articolo e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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tarocchi

Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

[Osho – La via del cuore]

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