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Parole di Potere

Colorpower - Mariella D’Amico (colori)Titolo: Colorpower.
Autore: Mariella D’Amico.
Argomenti: benessere, colori, energia.
Editore: L’Età dell’Acquario Edizioni.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’approfondimento odierno è dedicato al libro di Mariella D’Amico Colorpower.
Andiamo subito a leggerne alcuni brani, per capire di cosa si tratta e per avere subito qualche elemento di lettura utile.

Il primo brano proposto lo propongo non perché sia rilevante riguardo al tema oggetto della trattazione, ma perché è constatazione interessante relativamente allo stato di dormiveglia delle persone.
“Mi capita spesso, quando presto consulenza per le scelte cromatiche degli ambienti, di far compilare ai miei clienti un breve questi natio, in cui chiedo di descrivere le stanze dove trascorrono il loro tempo.
Sui colori della propria casa sono abbastanza ferrati: li hanno scelti in prima persona, o hanno partecipato un po’ più attivamente alla loro definizione, quindi in qualche modo ce li hanno presenti. Quando si passa alla descrizione dei colori dell’ufficio o del luogo di lavoro, dove spendono almeno otto ore di ogni giornata, cadono un po’ dalle nuvole e cominciano a farfugliare: “Mah, non saprei… beige o grigino… bianco, sì, bianco!”. Poco tempo fa, dopo aver dato una risposta simile a questa, un cliente il giorno successivo al test ha rettificato: “Architetto, oggi ho guardato il colore del mio ufficio: non è beige come le avevo detto, è rosso scuro!”.
Io subito ho riso. Poi ho pensato che se alle persone capita così spesso di non ricordare i colori di una stanza dove trascorrono la maggior parte del tempo per settimane, mesi o anni, vuol dire che molti attraversano il mondo senza guardarlo.”

Con il secondo brano andiamo “in medias res”: in antichità luce e colori erano noti e usati a scopo terapeutico… come sarà anche in futuro in una società più sveglia e consapevole.
“Anche la civiltà egizia usava i colori a scopo terapeutico. Nel papiro di Ebers, che è uno dei documenti medici più antichi (risale al 1550 a.C.), si scopre che unguenti, minerali, pietre preziose e cristalli colorati ridotti in polvere erano normalmente usati per curare le persone. Heliopolis, a nord-est del Cairo, capitale del regno della quinta dinastia, fu il maggior centro religioso del culto del dio-sole e importante luogo in cui si praticava la cromoterapia. Gli egizi credevano fermamente al potere benefico e curativo dei raggi solari, tant’è che il sole divenne anche una delle divinità più importanti (Ra). Nell’intero Egitto si crearono templi con vetri colorati alle finestre, attraverso le quali il sole filtrava e raggiungeva i corpi delle persone, curandoli: a Karnak e Tebe ci furono i più famosi. Gli archeologi hanno stabilito che molti di questi luoghi di culto e di cura venivano costruiti in maniera tale che i raggi del sole fossero scomposti e potessero essere usati per le terapie. Essi pensavano che il blu fosse relazionato alla mente, il giallo influenzasse lo spirito e il rosso condizionasse la parte fisica.
Gli egizi, ma anche gli assiri e i babilonesi, esponevano regolarmente i loro corpi al sole e fecero di quest’abitudine una vera e propria terapia, convinti del potere curativo e benefico dei raggi solari.
I greci appresero molte delle conoscenze dell’antico Egitto. Anche loro utilizzavano minerali, cristalli, gessi colorati, indumenti e unguenti per le loro terapie: tra gli studiosi più noti ricordiamo Pitagora, che credeva di poter curare le malattie con l’aiuto del colore, della musica e della poesia.
A Ippocrate, fondatore della medicina moderna, si può attribuire l’uso del colore nelle diagnosi.”

Nella citazione seguente seguono alcuni numeri e un invito assai sensato.
“Le ultime generazioni di ragazzi trascorrono sempre meno tempo all’aria aperta e, dopo ore passate nell’edificio scolastico, continuano a rimanere in ambienti confinati, davanti al televisore o al pc.
Uno studio del 2009 evidenzia che un ragazzo americano trascorre in media 2372 ore all’anno davanti ad apparecchiature elettroniche (pc, cellulare, tv, videogiochi): sono quasi tre mesi e mezzo, per 24 ore al giorno!
La situazione non migliora per gli adulti che per la maggior parte della giornata sono al lavoro, a contatto anche loro con apparecchiature elettroniche, in ambienti spesso mal illuminati e con colori totalmente inadeguati.
L’unico periodo dell’anno in cui il tempo trascorso al sole prevale sulle ore passate al chiuso è l’estate. È ovvio che concentrare l’esposizione nei quindici giorni di vacanza può risultare nocivo: la pelle e il corpo non sono preparati a questo eccessivo irraggiamento, che dovrebbe essere invece più regolare e più giornaliero. La luce del sole è gratuita, a disposizione di tutti e produce una serie di vantaggi enormi per la salute dell’uomo… perché non approfittarne?”

Poche citazioni, ma corpose: in questa penultima tratta da Colorpower leggiamo alcune ricerche ed esperimenti sul potere rilassante del colore rosa, i quali mostrano, e anzi provano, come sarebbe cosa saggia per l’essere umano utilizzare ciascun colore non a caso (inconsapevolezza) ma in ragione della sua vibrazione di fondo (conoscenza e consapevolezza).
“Il dott. Alexander Schauss, attraverso numerose sperimentazioni, ha evidenziato che dopo una breve esposizione al rosa definito Baker-Miller si rileva una riduzione della frequenza cardiaca, del polso e delle forze, con un conseguente stato di rilassamento. Nel 1979 questa tonalità di rosa fu testata da Schauss in un istituto di correzione a Seattle: dopo circa 150 giorni di monitoraggio si evidenziò che non ci furono più episodi di violenza aggressività da part dei detenuti che all’arrivo in carcere sostavano per circa un quarto d’ora in una salta di confinamento iniziale, interamente rosa. Una semplice esposizione di quindici minuti era sufficiente a sedare anche i casi più difficili e l’effetto durava anche per mezz’ora dall’uscita dalla stanza.
Furono eseguiti altri test da diversi terapeuti alle prese con persone violente e tutti hanno ottenuto lo stesso effetto nell’arco dei quindici minuti. L’effetto calmante del rosa non può essere controllato con uno sforzo conscio ed è efficace anche sui daltonici.
In un articolo del Corriere della Sera si legge che il rosa è stato recentemente utilizzato a Zurigo nella centrale della polizia denominata ZAS, dove vengono portati i giovani fermati in città perché ubriachi o sotto effetto di stupefacenti. Una delle dodici celle, che accoglie i reclusi più violenti, è stata interamente dipinta di rosa. Beat Kach, responsabile della centrale, ha dichiarato che “anche il cliente più difficile si è tranquillizzato in questa cella rosa”.”

Ultimo brano: questo a molti sembrerà inutile, ma lo propongo perché è interessante notare come certi popoli prediligano alcuni colori: ciò ovviamente dice molto sull’energia dominante in quei popoli.
“In molti paesi europei oggi il blu è primo in classifica tra i colori preferiti.
Alcune indagini hanno rilevato che sia in Europa che negli Stati Uniti, in ordine di preferenza, il colore più amato è il blu (più del 50%) seguito dal verde (meno del 20%), bianco e rosso (circa l’8% l’uno), con gli altri a seguire. Questa graduatoria è sostanzialmente modificata se si intervistano i bambini, perché il rosso nei primi anni di vita prevale nettamente sulle altre tinte. Crescendo, nella preadolescenza, qualcuno comincia ad apprezzare maggiormente i colori freddi, dopodiché, secondo il carattere e altre variabili, i gusti cambiano da persona a persona.
Fanno eccezione alla classifica di cui sopra Spagna e America Latina, dove al primo posto c’è il rosso, seguito da giallo e blu.
In Oriente, per esempio in Giappone, troviamo il bianco (30%), il nero (25%), il rosso (20%).”

Abbiamo terminato con Colorpower di Mariella D’Amico.
Al prossimo articolo di approfondimento.

Fosco Del Nero

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La mente tranquilla - Gyalwa Dokhampa (spiritualità)Titolo: La mente tranquilla (The restful mind).
Autore: Gyalwa Dokhampa.
Argomenti: spiritualità, buddhismo.
Editore: Astrolabio-Ubaldini Edizioni.
Anno: 2013.
Voto: 6.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

C’è una cosa curiosa nella letteratura esistenziale-spirituale: i singoli autori, pur essendo singoli autori, conservano l’impronta del loro background culturale-formativo, tanto che sarebbe abbastanza facile riconoscerne la provenienza dalla lettura dei loro libri pur senza sapere nomi, cognomi, titoli e riferimenti vari.
Questo, va da sé, è tanto più netto quanto maggiore è la corrispondenza tra il singolo autore e la corrente in cui si inserisce: buddhismo, teosofia, advaita vedanta, etc.

Inoltre c’è un’altra cosa da dire: non solo le singole persone hanno un loro livello di consapevolezza, frutto del loro percorso e delle loro conquiste interiori, ma hanno un tale livello anche gli aggregati umani, ovviamente secondo medie e range: parlo delle organizzazioni religiose, delle tradizioni spirituali, dei popoli, degli ambienti sociali, lavorativi, etc.

Il caso de La mente tranquilla, scritto nel 2013 da Gyalwa Dokhampa, monaco buddhista, è abbastanza emblematico in tal senso, nel senso che il libro grida “buddhismo” da ogni poro, e purtroppo è il buddhismo religioso o semi-religioso, del livello più comune e popolare, e non il buddhismo più esistenziale ed esoterico, che poi sarebbe la corrente spirituale dello zen.

Intendiamoci: il buddhismo, come anche le altre religioni strutturate, ha i suoi bei punti positivi, in questo caso in termini di non violenza, tolleranza, pace, serenità, per cui non è che la disciplina in generale o questo libro in particolare siano inutili, anzi.

Tuttavia, considero La mente tranquilla a malapena un testo di genere evolutivo-esistenziale per come concepisco il genere in questione. Diciamo che il libro contiene più buon senso che non concetti esistenziali elevati, per dirla così.

Ma diamo qualche dettaglio in più: La mente tranquilla si compone di circa 160 pagine di formato un poco più grande della media, quello classico di Astrolabio-Ubaldini, e scritte discretamente fitte, e anche questo è cosa tipica dell’editore in questione.

Il libro si concentra sui principi del buddhismo, sulla natura della mente e sulla pratica nella vita quotidiana, e in questo senso ha una sua validità… come la hanno tutti i testi, giacché ciascuno andrà a impattare su un certo target di pubblico.

Al fine di calmierare la mente e di vivere più sereni, sono suggeriti anche diversi tipi di meditazione.

Presenti anche citazioni altrui: Dalai Lama, Gyalwang Drupka, Sogyal Rinpoche, Henry Thoureau… e, a proposito, potreste sapere il livello di consapevolezza e il tenore energetico di un libro anche solo sapendo che personaggi cita.

La mente tranquilla di Gyalwa Dokhampa, in conclusione, è un testo che ha una sua validità e numerosi spunti validi, pur se non troppo sostenuto nell’energia e nella sapienza, da cui la valutazione sufficiente ma non oltre.

Fosco Del Nero

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Esegesi 4 - Igor Sibaldi (approfondimento)Titolo: Esegesi 4 – Il confine di Spacelandia.
Autore: Igor Sibaldi.
Argomenti: esistenza, religione, spiritualità.
Editore: Anima Edizioni.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Recensione: qui.
Dove lo trovi: MacrolibrarsiIl giardinoAmazon.

 

L’articolo odierno è l’approfondimento dedicato al video di Igor Sibaldi Esegesi 4, edito da Anima Edizioni nel 2012.

La prima citazione proposta tuttavia non è presa da video, ma dal libretto di accompagnamento; essa sottolinea come gli insegnamenti di Gesù fossero molto pratici, e attuabili, e non mera filosofia. La definizione di Sibaldi di “Regno dei Cieli” è più psicologica che esistenziale, ma il concetto vale comunque come sprone evolutivo.
“Scribi e farisei sono, nei Vangeli, i massimi esperti e i più rigorosi cultori della Legge, e con Regno dei Cieli si intende, nei Vangeli, non un qualche oltretomba, ma un modo di vivere, scoprire, pensare, nel quale l’unica autorità riconosciuta è quella del proprio personale rapporto con tutto l’universo (in pratica, è quella sensazione che si prova quando, guardando il cielo, di giorno o di notte, ci si sente a posto, ampi, colmi di senso e commossi).
Superare quegli “scribi” e quei “farisei” oggi è tanto difficile?
Se lo fosse, Gesù non ne avrebbe parlato in quel suo discorso davanti a una folla numerosa”

La seconda citazione è più breve, e ugualmente è diretta a chi intende non rimanere fermo e andare avanti.
“Le scritture sono per pochi e sono per qui pochi che decidono di non farsi dirigere.”

Il terzo brano si focalizza sul fattore tempo, e afferma che non si tratta di un nemico invincibile.
“Sia Mosè sia Gesù dicono che l’uomo è libero dal tempo, è più grande del tempo, se può accorgersene.
Non deve obbedire meccanicamente al tempo.”

Andiamo avanti con Esegesi 4: lo spezzone successivo concerne il punto di vista dell’essere umano, e i limiti visivi che esso si autoimpone.
“Fin da piccoli noi siamo abituati a vedere nelle cose non quello che nelle cose c’è davvero, ma quello che noi pensiamo che ci debba essere.
Si dice per esempio che il bravo pittore è quello che dipinge un albero come lo vede; invece il pittore mediocre è quello che quando dipinge un albero dipinge quello che sa già dell’albero.
Noi vediamo il mondo per lo più nel secondo modo; si tratta di imparare a vedere la realtà non in base a quello che va o a quello che non va, secondo la nostra scala di valori, ma in base a quello che è.”

Segue un piccolo spunto-esercizio: sullo specchio, sul proprio sguardo e sul quel che si vede in esso.
“È un buon esercizio guardarsi allo specchio e cercare di vedersi con uno sguardo limpido: guardare lo specchio e non vedere più il proprio nome e cognome, la propria professione, nazionalità, guardare lo specchio e non aspettarsi di trovare il corrispondente di quello che è scritto sulla nostra carta d’identità, e non cercare nello specchio le tracce del passato, di tutto quello che abbiamo passato negli anni, di tutte le cose che ci siamo raccontati riguardo a noi, guardarsi allo specchio e vedere quello che c’è. Anzi, vedere quello che ci sarà.”

Citazione lampo sui testi sacri in generale… che sono stati scritti per un buon motivo.
“La domanda da farsi leggendo un testo sacro è “Che cosa c’entro io con quello che sto leggendo?”.
Questo è importante: se una cosa è vera, è vera sempre.”

Il penultimo brano parla di condizionamenti, tempi attuali e vita eterna.
“Cosa succede se riusciamo a toglierci da tutti i condizionamenti?
Succede che innanzi tutto ci sentiamo diversi dal nostro tempo in cui questi condizionamenti agiscono, diversi dalla nostra epoca, ma essere diversi dalla propria epoca è un primo passo per essere se stessi, una continua scoperta interiore ed esteriore, che può essere descritto come un essere fuori dal tempo, non da un tempo ma da tutto il tempo.
Sto parlando di quello che nei Vangeli si chiama “vita eterna”.
La vita eterna di solito s’immagina come una vita che ha inizio dopo la morte e che continua per sempre, ma non è così. Il termine che Gesù usa nei Vangeli per indicare la vita eterna non indica la vita personale, individuale, che in greco si chiama “bios”, che è quella vita che a un certo punto finisce con la morte e che è cominciata con la nascita; il termine è usato nei Vangeli per indicare la vita eterna è “zoè aionios”, che vuol dire “immensa energia vitale”, che ha un tempo diverso dal tempo della nostra mente consueta.”

L’ultima citazione proposta sottolinea la differenza di concetto nel considerare la divinità: ora Dio unico praticamente antropoformizzato, e prima energia onnipresente e onnipervadente.
“«Il mondo è pieno di Dei» (Platone, Leggi).
Cosa vuol dire “Il mondo è pieno di Dei”?
Gli Dei antichi erano un po’ diversi dai nostri; l’idea del divino per gli antichi era diversa dalla nostra. Per noi Dio è trascendente e al di là di tutto; invece per gli antichi il Divino era non qualcosa di al di là della natura, di soprannaturale, ma era qualcosa di molto naturale, era la parte di natura ignota che c’è in tutto.
In una foglia, in un albero c’è qualcosa di più di quello che vediamo.”

Abbiamo così concluso con Esegesi 4, video di Igor Sibaldi.
Al prossimo approfondimento e buone cose a tutti.

Fosco Del Nero

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BAG

tarocchi

Non occorre cambiare il mondo.

Cambia semplicemente te stesso e avrai cambiato il mondo intero, perché tu ne fai parte. Se anche un solo essere umano cambia, il suo mutamento si irradierà in migliaia e migliaia di altre persone. Diventerà la scintilla di una rivoluzione che potrà generare un nuovo tipo di essere umano.

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