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Selene Calloni Williams, Paola Bertoldi

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On 20 Ottobre 2010
Last modified:15 Dicembre 2015

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L’articolo di oggi è un po’ particolare, visto che non andiamo a vedere un libro di pnl o sulla legge d’attrazione, ma, al contrario, ci dedichiamo a una disciplina ancora non notissima: le costellazioni familiari.

Costellazioni familiari e approccio immaginale (psicologia)L’articolo di oggi è un po’ particolare, visto che non andiamo a vedere un libro di pnl o sulla legge d’attrazione, ma, al contrario, ci dedichiamo a una disciplina ancora non notissima: le costellazioni familiari.

In particolare, vi segnalo il corso per facilitatori in psicogenealogia e costellazioni familiari ad approccio immaginale, tenuto da Selene Calloni Williams e Paola Bertoldi (Selene Calloni Williams è stata la prima ad introdurre l’approccio immaginale all’interno del counselling transgenerazionale e delle costellazioni familiari).

Ma andiamo con ordine.
I primi a concepire la famiglia come una sorta di sistema e ad applicare ad essa la teoria dei sistemi furono i vari Paul Watzslawick, Gregory Bateson, Janet Helmick Beavin, Don Jackson, e in generale gli altri ricercatori della Scuola di Palo Alto.
Dunque, la famiglia è da loro concepita come un sistema complesso, con le sue regole e le sue precipue caratteristiche, che nascono dal sistema stesso e che contribuiscono a conferirgli una sua “intelligenza”.

A questo punto interviene la psicogenealogia o psicologia transgenerazionale (e qui come non citare la scuola di Anne Ancelin Schützenberger, analista e autrice de La sindrome degli antenati), che si accosta ai cosiddetti “legami affettivi invisibili” che legano le persone ai propri antenati, spingendole a vivere la loro vita come una sorta di riedizione del mito transgenerazionale.

In pratica, tutti noi saremmo spinti a recitare dei ruoli che perpetuano pensieri ed emozioni (in una parola, il destino) dei nostri avi, e questo per via di un inconscio “obbligo d’amore” nei loro confronti.
Per dirla in soldoni, gli antenati influenzerebbero così le generazioni successive.

Per risolvere tale legame, all’interno delle costellazioni familiari ad approccio immaginale si utilizzano diversi strumenti, come ad esempio il genogramma e lo psicodramma, unitamente ad altre metodologie frutto di ricerche presso svariate popolazioni (come le tribù animiste del Myanmar).

Veniamo ora all’approccio immaginale, nato all’interno della psicologia analitica di Jung e poi proseguito con gli studi di psicologia archetipica di Hillmann.
In tale approccio il corpo e il mondo sono interni alla psiche, fatto che riecheggia quelle correnti filosofiche e di pensiero che ritengono che la realtà sia una “immaginazione psichica”.

Secondo tale ottica, quindi, le cose sono sì oggettive, ma siamo comunque noi a produrre la realtà, e non “risultati” della stessa.
Per citare Aurobindo, “noi siamo i maestri delle cose, non le vittime delle loro reazioni”.

Il metodo simboloimmaginale ha proprio lo scopo di riappropriarsi della realtà intesa come effetto della propria psiche, trovando in se stessi le forze per interagire su di essa in modo positivo e fattivo in un’ottica di crescita personale.

Sempre per dirla in soldoni, l’obiettivo finale del metodo simboloimmaginale è depotenziare le proprie paure, che sono l’ostacolo al proprio sviluppo e al proprio successo personale.

Come sempre, ogni spunto è utile perché aumenta le nostre opportunità; chi volesse saperne di più può approfondire qui: www.nonterapia.ch.

Fosco Del Nero

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