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L’avventura indaco-cristallo – Celia Fenn (new age)

20 Giu 2018 | Bambini indaco, New age

Product by:
Celia Fenn

Reviewed by:
Rating:
1
On 20 Giugno 2018
Last modified:22 Settembre 2022

Summary:

Il libro di oggi è L’avventura indaco-cristallo, scritto da Celia Fenn nel 2005.
Sottotitolo: “Bambini e adulti indaco e cristallo, i pionieri della nuova era”.

L’avventura indaco-cristallo - Celia Fenn (new age)Titolo: L’avventura indaco-cristallo (The indigo crystal adventure).
Autore: Celia Fenn.
Argomenti: esistenza, new age.
Editore: Stazione Celeste Edizioni.
Anno: 2005.
Voto: 3.5.
Approfondimento: qui.
Dove lo trovi: Macrolibrarsi, Giardino dei libri, Amazon.

 

Il libro di oggi è L’avventura indaco-cristallo, scritto da Celia Fenn nel 2005.
Sottotitolo: “Bambini e adulti indaco e cristallo, i pionieri della nuova era”.

Ormai parecchi anni fa mi ero letto I bambini indaco, il testo di Lee Carroll e Jan Tober che aveva dato inizio al fenomeno conoscitivo sui bambini indaco.
Conoscitivo, ossia libri, articoli, etc. Al contrario, il fenomeno in senso stretto, definizione compresa, l’aveva segnalato per prima tale Nancy Ann Tappe, una sensitiva che decenni fa per la prima volta vide un bambino con il colore indaco dominante nell’aura, e che man mano che il tempo passava notò la cosa ripetersi più e più volte, sempre più spesso, tanto da ipotizzare una nuova genia di incarnazioni o evoluzioni umane, a cui per l’appunto ha attribuito il nome di “bambini indaco”.

Il resto è storia: la cosa ha solleticato la fantasia di tanti, e così, dopo i “bambini indaco”, sono arrivati i “bambini cristallo”, poi i “bambini arcobaleno”, i “bambini cristici”, e forse anche qualche altro tipo di bambini che mi è sfuggito (può essere “diamante”?).

Il libro di Celia Fenn si rivolge ai primi due gruppi di bambini, precisando che i secondi hanno seguito i primi come una sorta di evoluzione spirituale di consapevolezza.
E fin qui ci sta benissimo, dal momento che la razza umana sta tendendo verso l’evoluzione, si sta salendo dal basso, quindi è perfettamente sensato che s’incarnino anime più pronte, diciamo così.

Il problema de L’avventura indaco-cristallo è che, come la quasi totalità di letteratura su questo argomento e altri argomenti un po’ “fantastico-narrativi”, si perde nel più denso fumo new age: imprecisione, confusione, persino contraddizione palese con principi esistenziali affermati nel corso dei millenni dai più grandi maestri della storia.

E chi sono in fin dei conti Gesù, Buddha, Yogananda, Krishnamurti, se possiamo leggere e credere a quel che dice Celia Fenn con le sue canalizzazioni della dea Hathor, delle varie entità dimensionali, nonché sulla base delle sue idee sui suddetti bambini?

Idee che peraltro partono contraddicendo il dato di fondo dei bambini indaco: l’aura non c’entra niente, essi possono avere il “raggio dorato”, il “raggio magenta” e il “raggio azzurro”. In pratica tutti e tre i colori primari, il che vuol dire, con le varie sfumature, praticamente ogni colore esistente (vogliamo poi togliere il purissimo bianco, che magari è facile associare ai bambini cristallo? E se avanza qualcosa ci sono pur sempre gli accoglienti bambini arcobaleno con tutti i loro colori).
Inoltre, la descrizione di bambini indaco e cristallo della Fenn è puerile, e praticamente va a includere quasi tutti i bambini del mondo (tranne forse quelli perfetti e perfettamente stabili)… con una predilezione particolare per quelli sensibili e tendenti alle questioni artistiche e spirituali… ossia esattamente il lettore medio del settore new age.
Ci mancava “con una scarsa capacità critica” e il quadro sarebbe stato perfetto.

Ovviamente la Fenn è una cristallo, e come tutti gli appassionati della letteratura new age fa a gara a chi è più indaco e cristallo, oppure a chi ha più figli indaco o cristallo, e ci dice come superare la transizione verso una consapevolezza superiore (tredici dimensioni, per la precisione, e ovviamente le conosce tutte e tredici)…
… peccato che faccia ciò da uno stato di consapevolezza discretamente basso, pieno per l’appunto di confusione e debolezze new age.

E arriva ad affermare quello che tanti amano sentire per giustificare i problemi della loro esistenza: i dolori fisici e le malattie del corpo sono un segno dello stato indaco, o della transizione da indaco a cristallo, o comunque di un alto livello di consapevolezza, e ugualmente le turbe psichico-emotive sono un segno di tale grande sensibilità indaco-cristallo, per non parlare del disagio interiore relativo a questo brutto brutto mondo (quando tutti i maestri ci hanno sempre detto che tutto è bellezza e amore e che più si è svegli più si vede tale bellezza… e con questo vi ho dato un criterio infallibile per valutare il livello di coscienza che c’è in un libro o in un conferenziere, il che rende questa recensione una delle più utili tra le milleduecento presenti nel sito).

Quando poi l’autrice arriva, dall’alto della sua consapevolezza cristallo, a dire che mangia pesce, beh, quello è il top… e anche qua andiamo a contraddire tutti i mistici e i maestri riconosciuti di tutti i tempi, da Yogananda a Osho, da Krishnamurti ad Aivanhov, da Swami Muktananda a Sri Ramana Maharshi, che hanno sempre caldamente caldeggiato il vegetarianesimo.
Ma magari a Celia Fenn gliel’ha detto la dea Hathor di mangiare pesce, e ci starebbe anche visto che la dea Hathor era un gatto.

Arrivato a un certo punto avanzato del libro, mi stavo persino preoccupando, poiché non avevo ancora incontrato l’espressione “principe” della spiritualità fumosa new age, ossia “il mio sentire” (questo criterio è basato sulla mia esperienza, prendetelo con beneficio d’inventario e non offendetevi se anche voi utilizzate la suddetta espressione)… quando ecco che finalmente la trovo verso fine libro, a pagina 111: e anche questo ci sta, perché 111 è un numero maestro che indica un’abbondante presenza angelica, quindi siamo a posto.

Fantastica anche l’altra idea del tutto antievolutiva: “molti operatori di luce ed esseri cristallo, per aiutare il pianeta a rilasciare le emozioni basse, stanno canalizzando la tristezza del collettivo attraverso i loro corpi”. Per cui non preoccupatevi se siete tristi e se i vostri corpi sono malati: è probabile che siate bambini cristallo che stanno canalizzando tutto ciò per il bene del pianeta. Anche questo in barba a tutti gli insegnamenti di tutti i maestri di ogni luogo e tempo su consapevolezza, serenità, beatitudine, centratura interiore, gioia, visione di bellezza, etc.

Percorso evolutivo, niente; lavoro e padronanza sui tre corpi, niente; principi esistenziali proposti, non niente ma poco (occorre essere onesti: qualcosa c’è, pur in mezzo a tanta nebbia… ma pure questi sono concetti risaputi nell’ambito esistenziale, e peraltro proposti sempre con toni profetici e un po’ pomposi, laddove la consapevolezza elevata si esprime sempre con la forza della semplicità e della chiarezza di visione, e qua c’è un altro criterio per valutare testi ed energia).

Insomma, L’avventura indaco-cristallo di Celia Fenn è un cumulo di luoghi comuni new age e misticheggianti… che mi stupisce esser stato pubblicato da Stazione Celeste Edizioni, casa editrice che ha sì una tendenza verso canalizzazioni e simili, ma che offre una qualità media decisamente più alta di questa (La via del risveglio planetario, Uno, Maestri nella nuova energia, Superanima Sette – La scuola celeste… ma anche le altre pubblicazioni che ho letto, pur se non strepitose, avevano un buon valore e sempre qualcosa di buono da offrire).

Farò quel che potrò per curare il canonico articolo di approfondimento, e magari da quelle poche citazioni valide che estrarrò sembrerà addirittura che L’avventura indaco-cristallo sia un bel testo, ma voi tenete presente questa recensione, e poi come sempre fate di testa vostra… e seguite il vostro sentire (non i consigli evolutivi di Yogananda, Krishnamurti e Buddha, mi raccomando, ma il vostro sentire).

Fosco Del Nero

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